Visualizzazione post con etichetta Vita Diocesana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita Diocesana. Mostra tutti i post

martedì 25 luglio 2023

Ventimila (20.000!) “pinerolesi fantasmi” continuano a chiedere cemento!

Ventimila (20.000!) “pinerolesi fantasmi”  continuano a chiedere cemento! 

Nuovi condomini nell'area del Turck. Impatti ambientali, economici e sociali: la necessità di un Consiglio Comunale aperto.

Salvatore Settis, tratto da "PAESAGGIO COSTITUZIONE CEMENTO": "(...) Solo imparando a muoversi nel labirinto delle norme, dei dati, delle informazioni e controinformazione, potremo giudicare in prima persona (come è nostro diritto) che cosa, di quanto ci accade intorno, è giusto o inevitabile e che cosa è invece il frutto di cinica speculazione che, per il vantaggio di pochi, devasta il bene di tutti. Sta di fatto che ogni giorno, sotto gli occhi di milioni di cittadini, poche migliaia di speculatori senza scrupoli distruggono il paesaggio italiano.(...)  specialmente al Nord, ma non solo, i delitti contro il paesaggio si consumano non ignorando le regole ma modificandole, o "interpretandole" con mille artifizi, perché siano al servizio non del pubblico bene ma del "partito del cemento", invadente e trasversale.(...)"

area TURK

Ventimila (20.000!) “pinerolesi fantasmi” continuano a chiedere cemento! 

Dieci anni fa una coraggiosa sindaca piemontese, Matilde Casa di Lauriano Po, dando seguito al suo programma elettorale di chiaro stampo ambientalista, rese nuovamente agricoli dei terreni edificabili. Denunciata per abuso d'ufficio venne assolta dimostrando un fatto estremamente importante sotto l'aspetto ambientale: un'amministrazione comunale ha la possibilità imporre un reale stop al consumo del suolo.

Un'altra coraggiosa sindaca, la bolognese Isabella Conti di San Lazzaro di Savena, 9 anni fa bloccò addirittura un PEC (Piano Esecutivo Convenzionato) che prevedeva l'edificazione di oltre 500 alloggi. Anche in questo caso il TAR diede ragione alla sindaca dimostrando un ulteriore fatto: anche in presenza di un PEC un'amministrazione può bloccare tutto salvaguardando il suolo (e non solo). (puoi leggere qui la storia di Isabella Conti)

Perché non si fa tesoro di queste esperienze anche a  Pinerolo, riducendo significativamente le aree edificabili attraverso una “coraggiosa” variante al Piano Regolatore? 

Invece a Pinerolo abbiamo “ventimila (20.000!) cittadini fantasmi” che continuano a chiedere  cemento (il piano regolatore -obsoleto e sovradimensionato- prevederebbe oltre 56.000 abitanti), mentre alcune stime parlano di circa 2.000 alloggi inutilizzati! Una riduzione delle aree edificabili di certo gioverebbero quindi ai 36.000 residenti-cittadini reali (!) che non vedrebbero svalutarsi le loro abitazioni e non assisterebbero ad un incremento di traffico ed inquinamento!

il TURK
A Pinerolo accade invece che un PEC, in via di definizione, preveda l'edificazione di oltre 400 alloggi nell'ambitissima area del Turck, a due passi dal centro cittadino. In questo caso, oltre alla svalutazione del patrimonio edilizio privato ed al peggioramento della viabilità, i pinerolesi dovrebbero pure farsi carico di importanti opere accessorie (es. rifacimento del ponte della ferrovia sul Lemina) in forza della attuale bozza di convenzione tra comune e soggetti attuatori.

Eppure, in passato, nei programmi elettorali accadeva di leggere frasi come questa: “(…) occorre invertire la tendenza urbanistica alla dismissione di aree industriali per trasformarle in residenziale o commerciale e agevolarne piuttosto la riqualificazione polifunzionale, incentivando l’insediarsi anche di nuove attività manifatturiere e artigianali compatibili con la residenza. Si perseguissero con coerenza i proclami elettorali attuando quei principi nel caso dell’area Turck, oltre a creare posti di lavoro a “km zero”, si  avrebbero ulteriori vantaggi: la conservazione di uno storico edificio industriale, che è stato alla base dello sviluppo cittadino; la preservazione di un polmone verde nel cuore città; la creazione di una “cassa di espansione” per il Lemina, utile ad assorbire eventuali esondazioni del fiume.

Queste sono solo alcune delle riflessioni che hanno portato il Coordinamento delle Associazioni Pinerolesi (C.A.P.) a proporre un consiglio comunale aperto su un tema così importante.

Coordinamento delle Associazioni pinerolesi C.A.P.:

Associazioni: Italia Nostra Sezione del Pinerolese "Ettore Serafino" - LIPU delegazione di Torino Legambiente circolo di Pinerolo - LAC Lega Abolizione caccia Sezione di Pinerolo - Osservatorio 0121 Salviamo il paesaggio - Associazione Provinciale FederTerziario Torino - Comunità Laudato Si' Pinerolo

Gruppi:  APP - Ambientalisti per Pinerolo - Ass. Rita Atria Pinerolo


Ringraziamo L'Eco del Chisone e Vita Diocesana per aver voluto dare spazio al tema e alle problematicità denunciate dal C.A.P.



domenica 2 aprile 2023

ULTIMA CHIAMATA PER SALVARE IL TURK

Come gruppo "Associazione Rita Atria Pinerolo" continuiamo ad occuparci di gestione del territorio poiché, a nostro parere, questo può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale e, di conseguenza, quello della sua comunità. Non solo: avere cura e amore per i territori è un primo fondamentale strumento per opporsi a "mafie e pensiero mafioso". 

Cosicché, a pochi giorni dalla celebrazione della "Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", anche a Pinerolo bisognerebbe ricordare "la lezione" attribuita a  Peppino Impastato a coloro che, con rozzezza culturale che si vorrebbe superata e cancellata, vogliono distruggere quanto resta della bellezza della città: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. E per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».

Ringraziamo  pertanto Patrizio  Righero, direttore di Vita Diocesana, per aver voluto dare voce a Marco Calliero, autorevole esponente della cultura pinerolese, "una voce" ancora una volte levatasi a difesa di quel che resta della memoria storica-architettonica-urbanistica della città di Pinerolo,  dell'ex-merlettificio TURK. Nell'intervista "Ultima chiamata per il Turk", Marco Calliero ribadisce ancora una volta "di cosa stiamo parlando" quando si parla dell'ex merlettificio Turk:  "(...) un importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza dell’antico legame tra la città di Pinerolo e l’industria tessile. L’intero stabilimento è meritevole di essere salvato, e non solo una sua parte,  rivestendo quell’interesse particolarmente importante, così come previsto dalla normativa vigente in materia di tutela storico/architettonica.".

Marco Calliero “(…) Non si può più tollerare l'arroganza di coloro che, giustificandosi con la necessità di applicare una normativa, oppure di rispettare bilanci economici, oppure ancora sventolando false urgenze igieniche, hanno deciso e decidono che un luogo giunto a noi dopo secoli non valga più nulla. Questo è un autentico crimine legalizzato ai danni dell'identità del territorio, poiché l'identità è la più preziosa delle eredità tramandate da chi ci ha preceduto(…)”.

Ultima chiamata per salvare il TURK

riportiamo il testo de "Ultima chiamata per salvare il TURK"

Le condizioni dello stabilimento Türck di Pinerolo, nella sua parte visibile, sono sotto gli occhi di tutti. Il suo destino ora sembra segnato. Ma in molti non si rassegnano a perdere per sempre questo edificio, simbolo della storia industriale della città. Tra loro Marco Calliero, autore del libro “Ruote sull’acqua. Storia e localizzazione dei siti industriali lungo il Rio Moirano a Pinerolo” e collaboratore dell’Archivio Diocesano.

Partiamo dall’inizio. Che cosa intendiamo quando parliamo dell’area Türck? Qual è la sua storia?

Il paratore di panni comunale, poi ribattezzato Follone, infine evoluto in merlettificio (noto col nome degli ultimi proprietari, i Türck), per secoli è stato l’ammiraglia della batteria di officine industriali poste lungo il rio Moirano. L’archivio storico del Comune conserva numerosi documenti che ne descrivono lo sviluppo architettonico e tecnologico, le dinamiche imprenditoriali e la produzione. Nacque nel Medioevo, per iniziativa del Comune, nel contesto dell’arte della lana. I pinerolesi andavano fieri di questo edificio, tanto da coinvolgere a inizio Settecento il famoso architetto sabaudo Buniva per i lavori del suo ampliamento; invitando successivamente i reali per celebrarne i tessuti che vi si producevano per vestire l’esercito. I Türck a fine Ottocento ne raccolsero l’eredità e la difesero, fino agli anni Settanta dello scorso secolo. Poi l’aria è cambiata, ed è iniziata l’era degli individui che gli hanno voluto male.

Dopo il fallimento, com’è stato gestito questo patrimonio immobiliare? Qual è stato il ruolo delle diverse Amministrazioni comunali nel tempo?

Complice la generale recessione industriale del tessile, i Türck erano in difficoltà. Nel 1975 il comune di Pinerolo vincolò tutta l’area fino al Lemina a verde pubblico, impedendo loro di vendere alcuni lotti di terreni al fine di risanare le loro finanze. Un vincolo durato due anni, giusto il tempo per condurre al fallimento i Türck. La vasta area fu messa all’asta e acquisita nel 1979 dalla Società Moirano intenzionata a costruirvi sopra un nuovo quartiere senza mostrare interesse nella conservazione della preesistenza. Negli anni Ottanta e Novanta furono prodotte diverse ipotesi, le quali, oltre l’equilibrio tra strutture residenziali e servizi, prospettavano il recupero dell’opificio o parte di esso. Tutte furono scartate: centro culturale, sede universitaria, nuova biblioteca civica, nuovo tribunale, sede dell’Agenzia delle Entrate. Neppure la buona volontà dell’assessore Fantone, fautore di una “Variante di qualità”, calmierante le altezze degli edifici, e di una proposta per il salvataggio dell’involucro dell’intero edificio sulle orme del progetto Eridania di Parma firmato da Renzo Piano, avranno buon fine. Già negli anni 1996-1997 la Soprintendenza aveva chiesto all’Amministrazione comunale che qualsiasi progetto presentato non compromettesse i volumi e le facciate dell’ex Merlettificio, senza tuttavia porre alcun vincolo di tutela. L’Università di Torino, rimarcando il valore assoluto di questa testimonianza della proto industria della lana, a sua volta assegnò numerose tesi di laurea, senza però ottenere alcun riscontro da parte del Comune e dei proprietari. Neanche il concorso di idee Lyda Türck, promosso da Italia Nostra in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Torino e finanziato dagli eredi Türck negli anni 2014-2015, riuscì a mutare gli intenti dei proprietari. Tutte queste iniziative solo nel 2021 hanno convinto la Soprintendenza a porre un vincolo su minime parti del fabbricato. Nel 2008 il Consiglio comunale ha inserito il Merlettificio in un “Piano di recupero” che ha aggirato la normativa vincolante del restauro. Il 13 ottobre 2013 un incendio interessò la porzione ovest dell’edificio. L’incendio venne imputato alla disattenzione di alcuni occupanti abusivi. L’allora sindaco Buttiero si affrettò subito dopo a dichiarare che, vista la pericolosità del sito, «è auspicabile la sua demolizione». A partire dal 2016 la nuova Amministrazione del sindaco Luca Salvai si è dimostrata in linea con le precedenti, reputando prioritario porre rimedio alle questioni di degrado, anche a discapito della conservazione del Merlettificio. Nel settembre 2018 è stato presentato pubblicamente il progetto dell’arch. Bardini di Asti, che prevede la costruzione di 869 nuovi vani. A distanza di sessant’anni siamo così di fronte al rischio che un nuovo scempio venga compiuto. Nel 1960 il sindaco di Pinerolo Bona passò alla storia (solo per questo, altrimenti nessuno lo ricorderebbe più) per aver fatto abbattere il seicentesco Hotel di Cavalleria. Un evento sconcertante, che si stentava a credere che si potesse ripetere.

Per quale motivo il Türck merita di essere tutelato? Quale il suo significato per la città di Pinerolo?

L’ex Merlettificio è il più antico opificio di pannolana, tutt’ora esistente, insediato in Piemonte, mentre gli ampliamenti settecenteschi lo hanno reso il primo lanificio modernamente inteso dello Stato sabaudo. Allo stato attuale l’edificio si presenta visivamente integro nella sua mole, comprese le strutture della parte bruciata. Conserva, in adiacenza alla porzione settecentesca del Follone, gli antichi macchinari idraulici costruiti sul Moirano, testimoni della trasformazione del sistema di produzione di energia da idroelettrico in elettrico. L’intero edificio rappresenta, nella sua integrità e totalità tutt’ora in essere, e proprio per questa sua conservazione complessiva e per la stratificazione plurisecolare derivante dalle funzioni proto-industriali ospitate, un importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza dell’antico legame tra la città di Pinerolo e l’industria tessile. L’intero stabilimento è meritevole di essere salvato, e non solo una sua parte,  rivestendo quell’interesse particolarmente importante, così come previsto dalla normativa vigente in materia di tutela storico/architettonica.

A tuo avviso, a quali rischi va incontro quest’area paleo-industriale?

Le intenzioni dell’Amministrazione e dei proprietari si espliciteranno nella quasi totale demolizione di questo simbolo identitario, eccetto una quinta di muro, un minimo suo segmento che - c’è da scommettere - verrà buttato giù e ricostruito e che, assieme a un parco pubblico, costituiscono il “regalo” promesso alla popolazione. Tutto segue il copione tipico dell’ideologia e prassi di chi, con disinvoltura, per decenni ha distrutto l’immagine e la bellezza del nostro Paese. Anche molti cittadini hanno imparato ad argomentare che «non si può fare nulla perché si tratta di un immobile privato», mentre il basilare principio secondo cui proprio il privato deve chiedere una concessione -ossia un permesso per fare qualsiasi cosa- implica che a decidere, almeno sulla carta, sia l’istituzione pubblica. A meno che quest’ultima predisponga strumenti urbanistici fatti in modo da lasciare libertà al privato di decidere. Come è successo. E dire che l’opportunità di mettere mano al Piano regolatore, concretamente e su basi nuove, c’era. A conti fatti rimane sul campo un’Amministrazione, competente o incompetente che sia, debole nel ricoprire la funzione pubblica a cui è stata chiamata. Nel caso del Türck, l’esecutivo ha gestito talmente bene o male l’affare, a seconda del punto di vista rispetto l’incolumità del bene maneggiato, che ad averne il potere sarebbe da chiederne le dimissioni. Purtroppo si può solamente scriverlo.


lunedì 10 gennaio 2022

"Criminalità organizzata dietro l'angolo": l'inchiesta di "Riforma- L'eco delle valli valdesi" sulle mafie presenti nei nostri territori

Ancora una volta ci tocca ringraziare un organo della stampa  locale, "Riforma- L'eco delle valli valdesi", per l'attenzione che dimostra verso il tema delle mafie presenti anche nella nostra regione,nei nostri territori, con la pubblicazione dell'inchiesta Criminalità organizzata dietro l'angolo, inchiesta riportata nell'edizione in edicola . 
Ad un mese dall'intervista rilasciata a Patrizio Righero, direttore di Vita  Diocesana (puoi leggere qui), si torna quindi a parlare di mafie e "pensiero mafioso", temi che altrimenti paiono essere "scomodi"e troppo spesso "scansati e messi da parte" anche nella nostra comunità,. Eppure  quanto dichiarato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2020 da Francesco SaluzzoProcuratore Generale della Repubblica di Torino, non lascia spazio a fraintendimenti: «Non vi è porzione del nostro territorio che sia rimasta immune dalla penetrazione della struttura criminale di natura mafiosa (...) un fenomeno pervasivo, insidioso, pericolosissimo. Di fronte al quale si registra, in molti casi, una certa “neutralità” del territorio e di sue componenti sociali nei confronti di questi personaggi: un atteggiamento spesso ambiguo, altre volte di soggezione, altre volte, purtroppo, come le indagini hanno dimostrato, una accettazione e una condivisione di fini e di strumenti criminali. È la mafia trasparente, che raramente uccide, ma si insinua nel mondo commerciale e cerca al contempo di condizionare la politica come avvenuto a Bardonecchia, a Leinì, Rivarolo e altrove. Sembra dunque mancare una “cultura dell’antimafia” capace di far comprendere la pericolosità di certe relazioni e situazioni, e di conseguenza di denunciarle".
Una dichiarazione, quella delProcuratore Francesco Saluzzo che, a nostro parere, rafforza,  l'auspicio che anche a Pinerolo si creino occasioni di riflessione e dibattito utili ad "una maggiore conoscenza del fenomeno mafioso e delle sue dinamiche, affinché non si riproducano condizioni che favoriscano la sua eventuale presenza e accrescenza".

L'inchiesta  Criminalità organizzata dietro l'angolo si compone di quattro distinti articoli, ognuno dei quali incentrato su un particolare aspetto del tema "mafie":
 
- "Il camaleonte mafioso e liquido" (di Gian Mario Gillio) è il titolo dell'intervista a Gian Carlo Caselli, magistrato Procuratore  della Repubblica di Torino. Ricordiamo le parole che il magistrato pronunciò nell'ambito del processo Minotauro nell'accorata requisitoria contro le cosiddette "relazioni esterne": “(...)La mafia c’è perché c’è mercato per i suoi servizi. Ci sono tante persone che traggono vantaggio dall’esistenza della mafia, persone che non hanno nessun interesse a denunciarla. Persone, politici e amministratori, che la legge penale non può punire perché la loro colpa è lopportunismo”. "Pecunia non olet!"

- "Fatti e  cronache nel Pinerolese" (di Claudio Geymonat): nell'articolo si riportano fatti e personaggi che testimoniano chiaramente della presenza mafiosa. Fra altre cose, ad esempio si ricorda che Vincenzo Riggio, uno dei più importanti narco-trafficanti italiani, aveva qui alcune delle sue proprietà: la cascina di Volvera, sequestratagli nel 1994 e divenuta luogo di aggregazione di Libera ("Cascina Arzilla"), e le due ville, a Valgioie e a Roletto, dove venne nuovamente arrestato nel 2007.

- "Un pastore contro la mafia" (di Claudio Geymonat): si "fa memoria" della storia di Pietro Valdo Panascia a Palermo, che si espose per primo e coraggiosamente contro “cosa nostra”, aprendo una nuova stagione.

-"Sentinella del territorio" (di Claudio Geymonat): è il titolo dell'intervista rilasciata da Arturo Francesco Incurato, referente del gruppo denominato Associazione "Rita Atria" Pinerolo, gruppo che oramai da un decennio si propone dicontribuire al contrasto culturale a mafie e "pensiero mafioso" attraverso incontri nelle scuole, l’attenzione verso la gestione del bene pubblico territorio-paesaggio, l’attenzione verso le crescenti ingiustizie e diseguaglianze all’interno della società.
Di seguito riportiamo il testo integrale dell'intervista.
Due parole sul tuo ruolo nell'associazione. 

Il ruolo del sottoscritto all’interno del gruppo denominato Associazione “Rita Atria” Pinerolo, già presidio “Rita Atria” Pinerolo dell’associazione LIBERA, è quello di referente: una sorta di “portavoce- raccoglitore” delle riflessioni e delle attività nate in questi dieci anni di attività attorno al tema delle”mafie”, tema che -anche a nostro parere- riveste un carattere eminentemente “culturale”. Da questa considerazione preliminare sono derivate le linee di  impegno che si sono succedute in questo decennio della nostra attività: gli incontri nelle scuole; l’attenzione verso la gestione del bene pubblico territorio-paesaggio; l’attenzione verso le crescenti ingiustizie e diseguaglianze all’interno di una società in cui il decadimento dei valori fondanti la nostra Democrazia appare preoccupante.

Le varie relazioni della Direzione investigativa antimafia da anni lanciano l'allarme sulla pervasiva presenza mafiosa in Piemonte come sancito dai noti processi di queste stagioni, e al contempo sottolineano una certa indole a non volere vedere, a non capire o meglio a fingere di non capire. Nel Pinerolese questa tendenza a una certa sottovalutazione pare addirittura ampliarsi: pochi casi di cronaca, poche denunce. Ma siamo un'isola felice ? O la realtà è un'altra? Eppure casi di cronaca qua e là nel tempo (estorsioni, sequestri) dovrebbero destare attenzione. 

Se il Pinerolese fosse davvero “un’isola felice”, libera da presenze mafiose, ovviamente non ci sarebbe che godere e gioire di questo privilegio. Tuttavia quanto accaduto nella nostra regione, in comunità a noi assai vicine, dovrebbe non solo destare attenzione ma pure stimolare ad una maggiore conoscenza del fenomeno mafioso e delle sue dinamiche, affinché non si riproducano condizioni che favoriscano la sua eventuale presenza e accrescenza. Il “sabaudo orgoglio” ostentato dalle comunità e dagli amministratori piemontesi nel recente passato, nei confronti della supposta estraneità della regione al fenomeno mafioso,  è del resto  miseramente crollato dinanzi alle risultanze dell’operazione “Minotauro” (giugno 2011) e del processo che ne è poi seguito. Gian Carlo Caselli , allora Procuratore capo di Torino, nel 2013 riserva a se stesso la  relazione sui rapporti dei mafiosi con la cosiddetta “zona grigia”, requisitoria che si trasforma in una “lezione” che non si deve dimenticare: “Perché la magistratura è stata lasciata sola? (…) La mafia c’è perché c’è mercato per i suoi servizi: ci sono tante persone che traggono vantaggio dall’esistenza della mafia, persone che non hanno nessun interesse a denunciarla. Persone, politici e amministratori, che la legge penale non può punire perché la loro colpa è l’opportunismo”.

Scopi primari della costituzione della vostra associazione: sono cambiati nel tempo rispetto a quanto vi aspettavate? 

Come abbiamo detto più volte detto,l’intento che ci eravamo posti era quello di provare ad essere “sentinelle  del territorio” attraverso un’attività di contrasto culturale conto mafie e “pensiero mafioso”. Il “pensiero mafioso”: così abbiamo definito il pericolo da cui dobbiamo tutti difenderci:  “cercare di ottenere quel che non ci meritiamo”, pensiero  che può albergare in ciascunno di noi, anche in coloro che “mafiosi” non possono essere propriamente detti. “Pensiero pericoloso” perché può indurre ad avvalersi sinanco dei “servizi” che le mafie possono offrire,  a conferma della frase scritta da Rita Atria all’indomani dell’uccisione di Paolo Borsellino:“(…)  La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”.

Pnrr, una pioggia di miliardi sui territori, compreso il nostro: avete già segnali di un'attenzione particolare rivolta a queste ampie possibilità imprenditoriale? 

Auspichiamo e ci auguriamo che le nostre amministrazioni siano in grado di utilizzare le risorse che arriveranno dall’Europa con consapevolezza, capaci di eleborarare progetti e strategie coordinate e complessive, strategie che -per una volta- non si riducano a “grandi opere” a vantaggio  di “soliti noti” quanto piuttosto si realizzino “opere grandi” a vantaggio del bene lungimirante delle comunità. Le recenti dichiarazioni di Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaroe e uno dei magistrati cardine nella lotta alla’ndrangheta e ai suoi “opportunisti”, rilanciano l’allarme: “Questo per le cosche è un momento magico. Punta ai soldi del Recovery, mentre dall’agenda del governo scompare l’antimafia..(…) Oggi hanno una nuova arma: la corruzione.(…)”. Insomma, le parole di Gratteri non fanno che richiamare la storica “regola”: quando le mafie non fanno parlare di sé significa che godono di ottima salute  e conducono ottimi affari!

Credete che le amministrazioni locali, la società civile, parlo sempre delle nostre aree di riferimento, abbiano strumenti per contrastare la presenza di malavita organizzata sui propri territori. 

Il primo baluardo contro le mafie è da molti considerato la nostra stessa Carta Costituzionale. A nostro parere, proprio nei suoi Principi Fondamentali si ritrovano tutti gli stimoli e le indicazioni a cui debbono fare riferimento comunità e amministrazioni che vogliano impegnarsi responsabilmente per costituire una baluardo culturale contro le mafie: la difesa della dignità dell’uomo, il diritto al lavoro, allo studio, alla salute; la tutela del territorio e della cultura; l’importanza della ricerca; i diritti riconosciuti agli stranieri, ai migranti. Pertanto, facile comprendere quanto sia lungo il cammino ancora da compiere per costruire “anticorpi” efficaci che che pongano le comunità  al riparo dalle lusinghe devastanti delle mafie.

 

 




mercoledì 8 dicembre 2021

Associazione "Rita Atria" Pinerolo: "Una sentinella per il paesaggio e per l'ambiente"

Ringraziamo Vita Diocesana, ed il suo direttore Patrizio Righero, per averci invitato ad una riflessione su vari temi,  a partire dall'impegno della nostra associazione  nel contrasto culturale a mafie e "pensiero mafioso" (cercare di ottenere quel che non ci meritiamo). Pur non trattando direttamente di queste ultime entità, è evidenza storica il loro stretto legame con i temi dell'intervista che riportiamo: indipendenza dell'impegno associativo da forze politiche-partitiche; difesa del patrimonio paesaggistico-storico-urbanistico dallo scempio della speculazione edilizia e dall'impoverimento culturale delle comunità; la necessità di politiche coraggiose e sostenibili, necessarie a fronteggiare la crisi epocale che stiamo attraversando: una crisi che pare l'ultimo egoistico atto di un capitalismo e di una "cultura predatoria" a danno  dell'Ambiente, delle comunità e delle classi sociali più deboli. Inquietanti le similitudini con l'azione di mafie e del "pensiero mafioso" (pensiero che può albergare anche in coloro che non potrebbero essere definiti "propriamente mafiosi")!
A distanza di dieci anni dalla formazione del nostro gruppo, ancora piu fondato e necessario appare quindi  l'impegno che ci eravamo allora prefissato (puoi leggere qui): "(...) ci è parso necessaria la presenza -anche nel pinerolese- di un osservatorio che si ponga il compito di monitorare e analizzare i fenomeni presenti sul territorio. Azione che deve avvenire anche nei confronti delle amministrazioni, affinché dichiarazioni di principio e proclamazioni di intenti sul tema della Legalità e sulla necessità di una reale trasparenza nelle scelte della amministrazione della res-pubblica, il bene comune, non siano mere intenzioni verbali e principi enunciativi ma assumano concretezza e attuazione reale. Diventare ed essere “sentinelle del territorio”.

                                                    Pinerolo merita amore!


"Una sentinella per il paesaggio e per l'ambiente"

1.  Iniziamo con Rita Atria. Da presidio di Libera ad associazione "indipendente". Che cosa è successo? È cambiato lo spirito del gruppo? Quali sono gli obiettivi principali? 

Si è  trattato di una vicenda travagliata che ha raggiunto il suo acme allorquando il nostro gruppo ha espresso  ferme riserve  nei confronti di episodi e situazioni nelle quali, da altre parti, pareva accettabile-accettato il collegamento di LIBERA Piemonte con un partito politico. Riteniamo che una associazione che si proclama apartitica debba -per l'appunto- essere e mostrarsi “libera" da legami che rischiano di limitare lindipendenza della sua voce. Per quanto riguarda la nostra attività,  nulla è  cambiato nell'intento  che ci eravamo posti: provare ad essere “ sentinelle  del territorio” attraverso un attività di contrasto culturale a mafie e pensiero mafioso(cercare di ottenere quel che non ci meritiamo), pensiero che può albergare in ciascuno di noi a conferma della frase scritta da Rita Atria allindomani dell'uccisione di Paolo Borsellino:()  La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.


2. Tra le vostre attenzioni c'è sempre stata quella al paesaggio e alla sua bellezza. Quale valutazione date dell'operato dell'amministrazione di Pinerolo in questo senso?

I padri costituenti insegnano che la Bellezza dell’Italia, la tutela del suo patrimonio paesaggistico, storico e artistico, costituiscono il fondamento dei valori etici e morali della Repubblica (art.9 della Costituzione Italiana). Per quanto riguarda l’attuale amministrazione, duole rilevare come una delle bandiere del M5S - lo stop al consumo del territorio- sia stata ammainata con la “Variante 3R” al PRGC: una Variante che lascia praticamente intatti gli indici di cubatura senza far tesoro di esperienze “ coraggiose”, ad esempio quelle delle sindache  Matilde Casa e Isabella Conti, le quali hanno dimostrato essere possibile far ritornare “agricoli”  terreni “edificabili”. A Pinerolo, ove si stimano esserci 2000 alloggi sfitti, dove abbiamo quotidiani problemi di traffico, di inquinamento atmosferico invernale, di allagamenti in occasione di forti eventi atmosferici, sarebbe stato logico “copiare” quelle esperienze virtuose agendo  nel rispetto dell’articolo 41 della Costituzione Italiana:L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale(…)”.

 

3. Veniamo alla questione del Turk. Che cosa è successo dall'incendio ad oggi? Che cosa prevede il Piano Esecutivo Convenzionato tra Comune e proprietà?

Nel 2014 si firmava un protocollo d’intesa tra la giunta dell’allora sindaco Buttiero e la proprietà dell’area Turk. Contestualmente, la ”Variante ponte” promossa dal sindaco concedeva a quell’area inspiegabili privilegi: cubature abnormi e l’assenza del limite in altezza per gli edifici, i quali potevano pertanto superare i canonici 5 piani. Nonostante queste criticità, l’attuale sindaco Salvai ha deciso di “stralciare” l’area dall’ennesima  variante al Piano Regolatore, confermando l’abbattimento dello storico edificio del TURK e l’abnorme edificazione. Esaminando ora il Piano Esecutivo Convenzionato (PEC) presentato si rimane sorpresi anzitutto dalla mancanza di normative stringenti su temi tecnici fondamentali. Inoltre non si offre una soluzione agli inevitabili disagi che provocherà l’enorme cantiere e le centinaia di auto dei nuovi condomini sul già trafficato Corso Piave: si consente infatti l’edificazione della maggior parte degli alloggi SENZA realizzare una strada di accesso alternativa.

 

4. Il M5S dice che non c'è speculazione edilizia perchè «La speculazione edilizia avviene quando il privato acquista un terreno non edificabile che, grazie ad intervento pubblico, diventa edificabile. Con relativo (ed alto) guadagno patrimoniale. L’area in questione è edificabile dagli anni 90». Siete d'accordo?

Una speculazione avviene quando si genera un guadagno tra il costo di acquisto di un bene ed il prezzo di vendita. L’area in questione è edificabile da fine anni ’70, quando il comune rimosse un vincolo a “verde pubblico” gravante sull’area gettando così le basi per una speculazione edilizia. Per contrastare  la “speculazione” sarebbe  quindi sufficiente rimettere il vincolo a “verde pubblico”, con argomentazioni ormai note non solo agli ambientalisti. Infatti quei 12.000 mq di prato + 41.000 mq di bosco contribuiscono non poco alla qualità della vita dei pinerolesi: attenuano il cosiddetto “effetto isola di calore”, la sovratemperatura estiva tipica delle aree urbane ; riducono la concentrazione delle polveri sottili, in aumento a causa dei lunghi periodi di siccità che impediscono il naturale dilavamento da parte della pioggia; limitano gli effetti delle forti precipitazioni, in aumento a causa del “riscaldamento globale”;  abbassano la concentrazione di tutti gli inquinanti atmosferici grazie all’emissione di ossigeno ed al degrado di determinati inquinanti (monossido di carbonio, ozono,ecc.) .

 

5. In quale modo, a vostro avviso, si potrebbe gestire la questione Turk in modo da preservarne la testimonianza architettonica e di rende un servizio alla città?

Il concorso di idee promosso nel 2014 dal circolo pinerolese di Italia Nostra e dagli eredi della famiglia Turk  aveva mostrato soluzioni urbanistiche di qualità che mantenevano e rivitalizzavano l’edificio del Turk, prevedendo contestualmente la creazione di nuovi edifici residenziali. Tuttavia, siccome a Pinerolo non abbiamo bisogno di altri alloggi quanto piuttosto di creare posti di lavoro ,magari a “km zero”, ci permettiamo di offrire una proposta “rivoluzionaria”: rendere nuovamente produttivi gli edifici presenti in quell’area, agevolando al massimo proprietari e potenziali affittuari. Come? Copiando l’esperienza del comune di Pesaro, creando una“no-tax area”: l’ACEA potrebbe fornire energia elettrica e gas a costo industriale, mentre l’adiacente centrale Telecom agevolerebbe la cosiddetta industria 4.0, in forte sinergia con le industrie ed gli istituti tecnici pinerolesi.

6. Allargando il cerchio da Pinerolo a Frossasco. Che cosa comporterebbe a vostro avviso l'avvio del co-inceneritore richiesto da Kastamonu. In che direzione si sta muovendo l'associazione Rita Atria su questo problema?

Il cambiamento climatico, la necessità di de-carbonizzare anche il settore dei trasporti, l’elevatissimo tasso di inquinamento in Pianura Padana, impongono un ritorno ad “economie di prossimità”. Pare  quindi anacronistica la previsione di un impianto colossale come quello di Frossasco, che comporta enormi consumi di gasolio sia per far arrivare da lontano i rifiuti legnosi sia per ridistribuire poi il prodotto finito. Come non bastasse, e nonostante la home-page di Rilegno reciti che “Il 97,1 % delle tonnellate di legno recuperato diventa pannello”, a Frossasco solo il 50 %  del legno recuperato diventerebbe  “pannello” mentre il 25 % verrebbe bruciato in quella che è già la pianura già più inquinata d’Europa(!). Ci pare questa una inaccettabile contraddizione! Auspichiamo invece  una visione politica nuova che privilegi la creazione di piccoli centri di trattamento, con delimitazione de  bacini di raccolta, a tutto vantaggio per l’ambiente e per l’occupazione.

 

mercoledì 11 novembre 2020

"L'Economia del Bene Comune"

L'associazione Direfarecosolidale, in collaborazione con la fondazione Nuto Revelli e con il patrocinio ed il contributo del Comune di Pinerolo,propone un incontro su piattaforma on line sul tema "L'Economia del Bene Comune". L'incontro è previsto per mercoledì 18 novembre alle ore 21 e vedrà la partecipazione di Lidia Di Vece presidente della Federazione del Bene Comune in Italia, un movimento internazionale che propone un modello socio-economico etico, in cui l'economia mette al centro il benessere delle persone e del pianeta ed è basato su cinque valori: Dignità umana, Solidarietà-giustizia sociale, Eco-sostenibilità, Trasparenza, Condivisione democratica.

L’incontro si svolgerà nella “Resi-stanza” della Fondazione Nuto Revelli su Google Meet, luogo “virtuale” ma non neutro dal punto di vista dei valori. Link per la partecipazione:  https://meet.google.com/phs-xdpf-gjb

Lidia Di Vece, presidente della Federazione italiana: ”Il movimento internazionale per l’Economia del Bene Comune, prende le mosse da alcune imprese pioniere in Austria che, grazie alla visione di Christian Felber, intrapresero il processo complesso dell’economia del bene Comune fin dal 2008, dando poi origine ad una contaminazione che dall’Austria si estese alla Germania al Nord Italia e alla Svizzera. L’Italia già in quegli anni, con alcune imprese del Sud Tirolo, aderì al movimento, ma è nel 2014 che si costituisce formalmente la Federazione Italiana. Al momento attuale l’adesione alla Federazione tra soci persone fisiche e aziende è di 80 unità, mentre sono circa una cinquantina le realtà imprenditoriali e organizzazioni che hanno redatto il loro Bilancio del Bene Comune”.


Riportiamo il testo dell'articolo pubblicato da Vita Diocesana, autori Lucy e Francesco Pagani del Centro Missionario Dicesano:

Luigino Bruni, economista e direttore scientifico del progetto Economy of Francesco promosso da Papa Francesco (progetto che si chiuderà con un convegno ad Assisi dal 19 al 21 novembre 2020) descrive con parole molto interessanti il bene comune, cuore della dottrina sociale della Chiesa: la dimensione più importante della nostra felicità è un qualcosa di pubblico, di condiviso, da cui dipendono anche i suoi aspetti individuali. (...) Se ciascuno degli utilizzatori di un bene comune (un pascolo in montagna, un parco, l'ozono nell'atmosfera, un'impresa...) è animato soltanto dalla ricerca del proprio interesse privato, il bene comune viene distrutto, sebbene nessuno dei soggetti lo voglia. Per conservare e custodire un bene comune, invece, tra le persone deve scattare una logica diversa, che qualcuno chiama "logica del noi", e così far diventare quel "bene di nessuno" un bene di tutti.”                                                                                                                                       

A Pinerolo l'Associazione Direfarecosolidale, da diversi anni, pone all'attenzione della cittadinanza la necessità di cambiare passo per conservare e difendere l'ambiente, evitare sprechi, limitare l'inquinamento del pianeta e promuovere il queste finalità è bene comune. Con queste finalità è stato progettato un programma che prevede la proiezione sull'ambiente (rimandati alla prossima primavera per le restrizioni dovute Covid-19) e incontri on-line sul tema "Diverse Economie”. Si inizia mercoledi 18 novembre alle ore 21 con il seminario "L'economia del bene comune" di Lidia Di Vece, Presidente della il Bene Italiana per il Federazione Comune. L'Economia del bene comune (EBC) è un movimento internazionale che propone un modello socio-economico etico, in cui l'economia mette al centro il benessere delle persone e del pianeta ed è basato su cinque valori: Dignità umana, Solidarietà-giustizia sociale, Eco-sostenibilità, Trasparenza, Condivisione democratica.



mercoledì 22 novembre 2017

RAGAZZI STRANIERI O CITTADINI ITALIANI? UNA RIFLESSIONE SULL'ACCOGLIENZA


Questa sera, 22 novembre alle ore 21 nella Sala “Pacem in Terris” del Museo Diocesano di Pinerolo (via del Pino, 49), si terrà una serata dibattito sul tema Ragazzi stranieri o cittadini italiani? Una riflessione sull’accoglienza”. Intervengono il vescovo, monsignor Derio Olivero, e l’ex magistrato Pier Carlo PazèModera Patrizio Righero, direttore di Vita Diocesana Pinerolese.
All’incontro, promosso dall’Azione Cattolica in collaborazione con il Centro Missionario e l’Ufficio Diocesano per la pastorale sociale e del lavoro. 
mons. Olivero insieme al mos. Debernardi


Punto di partenza del confronto la proposta di legge italiana detta dello “ius soli” per concedere la cittadinanza ai figli degli immigrati, ma anche i forti messaggi lanciati da papa Francesco il quale recentemente ha affermato che «è necessario garantire la permanenza regolare al compimento della maggiore età e la possibilità di continuare degli studi. Per i minori non accompagnati o separati dalla loro famiglia è importante prevedere programmi di custodia temporanea o affidamento. Nel rispetto del diritto universale a una nazionalità, questa va riconosciuta e opportunamente certificata a tutti i bambini e le bambine al momento della nascita».

Lo scorso ottobre, anche don Luigi Ciotti, fra i fondatori di LIBERA aveva manifestato il pensiero: “Aderisco con convinzione allo sciopero della fame per l’approvazione dello ‘ius soli’, legge non solo giusta ma responsabile e lungimirante. La condivisione dei diritti e dei doveri è la strada per costruire un futuro di pace e un Paese unito dal bene comune”. (...) il primo ‘ius’ non è quello del suolo, o del sangue, ma quello che parte dal nostro impegno e dalle nostre coscienze”.

mercoledì 11 maggio 2016

Il mondo della cultura per gli otto candidati a sindaco: “La cultura della politica e la politica della cultura”

Sentinelle del Territorio. Anche noi del presidio "Rita Atria" parteciperemo all'incontro "La cultura della politica e la politica della cultura”. A noi stàparticolarmente a cuore, e vediamo perciò con apprensione, la "cultura della comunità e del suo territorio": l'elemento che oramai caratterizza, distingue ed elige i territori stessi. Mentre la comunità pinerolese è alla ricerca di u "brand" che connoti la città ( città della cavalleria? del panettone? della Maschera di Ferro? della bicicletta? città di frontiera? città degli Acaja? città pre-montana? città di fine-pianura? ecc...) "centri minori" che la circondano sono stati capaci di crearsi - a vari livelli- immagine e oggetti culturali riconoscibili. 
Anche questo denota e denuncia la crisi che Pinerolo vive e al cui superamento sono chiamati a contribuire tutti coloro che si vedono come cittadine e cittadini responsabili chiamati. "E' un problema di idraulica o di contenuti?


Fonte Vita Diocesana
Nessuno può dare quello che non ha. Il principio vale anche e soprattutto per la cultura. Per sondare la consistenza delle promesse e delle idee messe in campo dagli otto candidati a sindaco (ai sei noti da tempo si sono aggiunti in extremis Piera Bessone di Pinerolo Attiva e Natale Ubaldo Cacciola dell’UDC), numerose associazioni di Pinerolo e del territorio hanno convocato un’assemblea-confronto. «Le realtà che già operano da anni in diversi campi della cultura – spiegano gli organizzatori – hanno le idee abbastanza chiare sulle necessità e sui urgenze della città. C’è un patrimonio storico da tutelare a valorizzare, spazi da aprire e mettere a disposizione, potenzialità da sviluppare. Per questo serve soprattutto concretezza, che significa tempi certi e risorse reali». Punto di partenza del dibattito sarà il documento “Qualche semplice ma non modesta richiesta (e proposta) per la cultura di Pinerolo e del Pinerolese» sottoposto dalle associazioni ai partiti. (qui il testo del documento riportato da Vita Diocesana). Il confronto “La cultura della politica e la politica della cultura” si svolgerà venerdì 13 maggio alle ore 20:45 nella sala “Pacem in terris” del Museo Diocesano (via del Pino 49, Pinerolo) e sarà moderata dal direttore di “Vita Diocesana Pinerolese”, Patrizio Righero


Qualche semplice ma non modesta richiesta (e proposta) per la cultura di Pinerolo e del Pinerolese
Gentilissimi candidati alle elezioni amministrative pinerolesi,
come presidenti e responsabili di alcune associazioni culturali operanti nella nostra città e sul territorio desideriamo augurarvi la migliore fortuna nella competizione elettorale che state per affrontare. Essendo i nostri enti apolitici e apartitici, non esprimiamo alcuna preferenza per nessuno dei contendenti, ma intendiamo cogliere l’opportunità di rivolgerci pubblicamente a voi per formularvi una sola richiesta esplicita, dalla quale scaturiscono varie proposte che andremo ad articolare subito dopo.
La richiesta è semplice: la vostra attività di governo (e di opposizione) presti la maggior attenzione possibile al mondo culturale di Pinerolo e del Pinerolese.
Siamo qui a dirvi che l’impegno del passato NON BASTA. Non basta perché una politica culturale richiede una vera progettualità, un dialogo ad ampio spettro con il resto di quella che fu la provincia, ora città metropolitana, con la Regione e con le realtà transfrontaliere, una collaborazione fortissima tra pubblico e privato, un’intesa stretta tra amministratori, gruppi e associazioni per lavorare insieme a due obiettivi comuni
a) dare lustro alla nostra città e al territorio pinerolese;
b) fare sì che la promozione della "bellezza" diventi anche un’occasione di rilancio socio-economico, oltre a migliorare la qualità della vita dei cittadini.
Come sapete, noi amiamo operare con continuità nel territorio e per i cittadini: nel silenzio, nelle difficoltà e – a volte – nella disattenzione. Per cui, lasciando da parte i rilievi sul passato, suggeriamo le seguenti proposte, sulle quali ci piacerebbe ascoltare i vostri pareri e per le quali auspichiamo le vostre adesioni.
Di ordine generale
Realizzazione di un “piano di legislatura” per la cultura, con obiettivi precisi, realizzabili e finanziamenti certi, alla cui redazione vengano chiamate le associazioni come espressione della società civile.
Costruzione di un’identità culturale e turistica della città e del territorio spendibile al di là dell’identificazione insufficiente di città della cavalleria (ideazione di un nuovo brand di area).
Promozione della città con la creazione di festival e manifestazioni di rango nazionale e internazionale.
Di natura specifica
Maggiore coordinamento tra le associazioni a opera del comune.
Miglioramento del sistema di informazioni culturali e turistiche del comune anche attraverso la creazione e la promozione, per esempio, di una piattaforma web in cui le associazioni possano inserire la propria programmazione culturale; interazione culturale tra Arte, Musica e Spettacolo sulla linea dei DAMS.
Rilancio turistico della città, gestito dal comune, con l’appoggio delle associazioni e dell’imprenditoria privata.
Proposte di utilizzo dei palazzi storici vuoti o sottoutilizzati (per esempio cosiddetto palazzo Acaja ed ex Tribunale) e censimento dei Beni Culturali del Pinerolese.
Risoluzione dei problemi del polo dei musei pinerolesi e, in particolare, di Palazzo Vittone.
Investimenti adeguati per la valorizzazione delle risorse ambientali, storiche, monumentali, artistiche e musicali della città, anche in relazione con gli organismi diocesani, con la Chiesa Valdese e con i rappresentanti delle altre confessioni religiose presenti sul territorio.
Risoluzione delle questioni relative alla collocazione delle biblioteche e connessione del sistema bibliotecario con quello scolastico.
Valorizzazione delle risorse bibliotecarie ed archivistiche pubbliche e private.
Costruzione di progetti per rendere appetibile e culturalmente spendibile il sistema di alternanza scuola-lavoro previsto dalla normativa scolastica.
Rafforzamento dell’esistente – e silente – Commissione comunale per i Beni Culturali con l’obiettivo di trasformarla in un “pensatoio” permanente per la cultura della città.
Siamo certi della vostra attenzione e contiamo di aver recato, con questo documento, un contributo significativo alla vostra campagna. Come vedete, non vi chiediamo utopie, ma impegno concreto per la città, per i cittadini, per il futuro, senza cattiva retorica, ma rimboccandoci – insieme – le maniche.
Hanno già firmato questo manifesto:
Andrea Balbo, Presidente SSP – Società Storica Pinerolese
Dario Seglie, Direttore CeSMAP – Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica
Marco Civra, Presidente Centro Studi “Silvio Pellico”
Italia Nostra “Ettore Serafino” del Pinerolese
Arturo Francesco Incurato – Referente Presidio LIBERA “Rita Atria” Pinerolo
Sergio Santiano, Presidente dell’Associazione Koiné
Mario Fina, Designer – Art Director
Lega Ambiente Pinerolese
Liliana Rasetti – Direttrice Uni 3 Pinerolo
Tiziano Vindemmio, Presidente Associazione CO.S.M.A. (Comitato Salvaguardia Monumenti Artistici e Ambientali), Barge
Silvio Sorrentino, Presidente dell’Accademia organistica pinerolese
Roberto Inoli, Presidente A.T. Pro Loco Pinerolo