"Perché siamo tutti in pericolo.(...)Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. (...)"
Il dovere della Memoria: Pier Paolo Pasolini, ucciso la notte del 2 novembre 1975 sulla spiaggia dell'Idroscalo di Ostia. "Una storia sbagliata", come canterà Fabrizio De André nella canzone a Lui dedicataì, l'ennesimo delitto italiano di cui ancora oggi è negata-nascosta la Verità.
Pier Paolo Pasolini è "intellettuale scomodo", "Io so ma non ho le prove", uomo dalle mille contraddizioni ma pure colui che in maniera "eretica" analizza e predice la condizione di degrado -civile e morale- a cui la società italiana si va incamminando. Ancora oggi appaiono drammaticamente profetiche le sue analisisui falsi miti della modernità: il nascente fenomeno del "consumismo"; il decadimento dei valori e dei legami affettivi e culturali delle comunità; la "trasformazione antropologica” che gli italiani parevano subire, aderendo a modelli di cui oggi avvertiamo -con colpevole ritardo- la vacuità e la insostenibilità; la "speculazione edilizia" che avrebbe deturpato per sempre luoghi e paesaggi italiani.
Riproponiamo il ricordo per immagini che Nanni Moretti dedicò a Pier Paolo Pasolini, la riflessione di Pasolini su "La forma della città", l'ultima intervista rilasciata a Furio Colombo.
Fra le tante cose su cui Pasolini riflette in quella intervista colpisce un passaggio: "(...) Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. (...)". Ancora una volta, per l'ultima volta, Pasolini appare "profetico" quando vediamo coloro che hanno costruito, e continuano a costruire, carriere e privilegi personali (o di casta) fingendosi difensori dei deboli, paladini di legalità o di buona politica.
Ancora una volta, per l'ultima volta, Pasolini appare "profetico" anche con se stesso: "(...) Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo".
il ricordo di Nanni Moretti
"La forma della città"
La riflessione di Pasolini sul Fascismo e sul paesaggio contenuta nel documentario "La forma della città". Riflettendo sulla forma della città di Orte, Pasolini offre una analisi impietosa e profonda del nascente fenomeno della "speculazione edilizia" alimentata dal "boom economico che l'Italia conobbe negli anni del secondo dopoguerra. Secondo Pasolini, mentre il fascismo non era riuscito a modificare la realtà e la cultura dell’Italia se non per alcuni caratteri esteriori, più pericoloso per il patrimonio culturale italiano appare il processo di omologazione condotto dalla cosiddetta "civiltà dei consumi" (di cui strumento principe è "la televisione" (!) con la sua pervasività e capacità di suggestione e indottrinamento), capace di distruggere e disgregare le realtà locali, il "genius loci", le peculiarità dei territori italiani, appiattendoli e snaturandoli per mezzo di una infinita lottizzazione speculativa. Pasolini si erge così a primo difensore di quello che lui chiama "il passato senza nome", ovvero la forma della città, il paesaggio italiano, ponendo l'attenzione sulla necessità di avere cura del territorio e rispetto verso quel patrimonio "anonimo" frutto della storia di una comunità, fondamento di uno sviluppo meditato e sostenibile.
Furio Colombo:"Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre (1975), fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Voglio precisare che il titolo dell’incontro che appare in questa pagina è suo, non mio. Infatti alla fine della conversazione che spesso, come in passato, ci ha trovati con persuasioni e punti di vista diversi, gli ho chiesto se voleva dare un titolo alla sua intervista. Ci ha pensato un po’, ha detto che non aveva importanza, ha cambiato discorso, poi qualcosa ci ha riportati sull’argomento di fondo che appare continuamente nelle risposte che seguono. «Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo”».
"Perché siamo tutti in pericolo"
- Furio Colombo: "Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò «la situazione», e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La «situazione» con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della «situazione». Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo…"
- Pier Paolo Pasolini: "Sì, ho capito.Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, «assurdo» non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, «la situazione», e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo.
- Furio Colombo: Ecco, descrivi allora la «situazione». Tu sai benissimo che i tuoi interventi e il tuo linguaggio hanno un po’ l’effetto del sole che attraversa la polvere. È un’immagine bella ma si può anche vedere (o capire) poco.
- Pier Paolo Pasolini:Grazie per l’immagine del sole, ma io pretendo molto di meno. Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia. Qual è la tragedia? La tragedia è che non ci sono più esseri umani, ci sono strane macchine che sbattono l’una contro l’altra. E noi, gli intellettuali, prendiamo l’orario ferroviario dell’anno scorso, o di dieci anni prima e poi diciamo: ma strano, ma questi due treni non passano di li, e come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? O il macchinista è impazzito o è un criminale isolato o c’è un complotto. Soprattutto il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. E facile, è semplice, è la resistenza. Noi perderemo alcuni compagni e poi ci organizzeremo e faremo fuori loro, o un po’ per uno, ti pare? Eh lo so che quando trasmettono in televisione Parigi brucia tutti sono lì con le lacrime agli occhi e una voglia matta che la storia si ripeta, bella, pulita (un frutto del tempo è che «lava» le cose, come la facciata delle case). Semplice, io di qua, tu di là. Non scherziamo sul sangue, il dolore, la fatica che anche allora la gente ha pagato per «scegliere». Quando stai con la faccia schiacciata contro quell’ora, quel minuto della storia, scegliere è sempre una tragedia. Però, ammettiamolo, era più semplice. Il fascista di Salò, il nazista delle SS, l’uomo normale, con l’aiuto del coraggio e della coscienza, riesce a respingerlo, anche dalla sua vita interiore (dove la rivoluzione sempre comincia).Ma adesso no. Uno ti viene incontro vestito da amico, è gentile, garbato, e «collabora»(mettiamo alla televisione) sia per campare sia perché non è mica un delitto. L’altro – o gli altri, i gruppi – ti vengono incontro o addosso – con i loro ricatti ideologici, con le loro ammonizioni, le loro prediche, i loro anatemi e tu senti che sono anche minacce. Sfilano con bandiere e con slogan, ma che cosa li separa dal «potere»?
- Furio Colombo: Che cos’è il potere, secondo te, dove è, dove sta, come lo stani?
- Pier Paolo Pasolini:Il potere è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori. Ma attento. Uno stesso sistema educativo che ci forma tutti, dalle cosiddette classi dirigenti, giù fino ai poveri.Ecco perché tutti vogliono le stesse cose e si comportano nello stesso modo. Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra di Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo. Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.
- Furio Colombo:Ti hanno accusato di non distinguere politicamente e ideologicamente, di avere perso il segno della differenza profonda che deve pur esserci fra fascisti e non fascisti, per esempio fra i giovani.
- Pier Paolo Pasolini:Per questo ti parlavo dell’orario ferroviario dell’anno prima. Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto ridere i bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c’è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell’isolare la pecora nera. Le vedo anch’io le pecore nere. Ne vedo tante. Le vedo tutte. Ecco il guaio, ho già detto a Moravia: con la vita che faccio io pago un prezzo… È come uno che scende all’inferno. Ma quando torno – se torno – ho visto altre cose, più cose. Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.
- Furio Colombo: E qual è la verità?
- Pier Paolo Pasolini: Mi dispiace avere usato questa parola. Volevo dire «evidenza». Fammi rimettere le cose in ordine. Prima tragedia: una educazione comune, obbligatoria e sbagliata che ci spinge tutti dentro l’arena dell’avere tutto a tutti i costi. In questa arena siamo spinti come una strana e cupa armata in cui qualcuno ha i cannoni e qualcuno ha le spranghe. Allora una prima divisione, classica, è «stare con i deboli». Ma io dico che, in un certo senso tutti sono i deboli, perché tutti sono vittime. E tutti sono i colpevoli, perché tutti sono pronti al gioco del massacro. Pur di avere. L’educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere.
- Furio Colombo: Allora fammi tornare alla domanda iniziale. Tu, magicamente abolisci tutto. Ma tu vivi di libri, e hai bisogno di intelligenze che leggono. Dunque, consumatori educati del prodotto intellettuale. Tu fai del cinema e hai bisogno non solo di grandi platee disponibili (infatti hai in genere molto successo popolare, cioè sei «consumato» avidamente dal tuo pubblico) ma anche di una grande macchina tecnica, organizzativa, industriale, che sta in mezzo. Se togli tutto questo, con una specie di magico monachesimo di tipo paleo-cattolico e neo-cinese, che cosa ti resta?
- Pier Paolo Pasolini: A me resta tutto, cioè me stesso, essere vivo, essere al mondo, vedere, lavorare, capire. Ci sono cento modi di raccontare le storie, di ascoltare le lingue, di riprodurre i dialetti, di fare il teatro dei burattini. Agli altri resta molto di più. Possono tenermi testa, colti come me o ignoranti come me. Il mondo diventa grande, tutto diventa nostro e non dobbiamo usare né la Borsa, né il consiglio di amministrazione, né la spranga, per depredarci. Vedi, nel mondo che molti di noi sognavano (ripeto: leggere l’orario ferroviario dell’anno prima, ma in questo caso diciamo pure di tanti anni prima) c’era il padrone turpe con il cilindro e i dollari che gli colavano dalle tasche e la vedova emaciata che chiedeva giustizia con i suoi pargoli. Il bel mondo di Brecht, insomma.
- Furio Colombo: Come dire che hai nostalgia di quel mondo.
- Pier Paolo Pasolini: No! Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone. Poiché erano esclusi da tutto nessuno li aveva colonizzati. Io ho paura di questi negri in rivolta, uguali al padrone, altrettanti predoni, che vogliono tutto a qualunque costo. Questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere «di che segno sei». Chiunque sia portato in fin di vita all’ospedale ha più interesse – se ha ancora un soffio di vita – in quel che gli diranno i dottori sulla sua possibilità di vivere che in quel che gli diranno i poliziotti sulla meccanica del delitto. Bada bene che io non faccio né un processo alle intenzioni né mi interessa ormai la catena causa effetto, prima loro, prima lui, o chi è il capo-colpevole. Mi sembra che abbiamo definito quella che tu chiami la «situazione». È come quando in una città piove e si sono ingorgati i tombini. l’acqua sale, è un’acqua innocente, acqua piovana, non ha né la furia del mare né la cattiveria delle correnti di un fiume. Però, per una ragione qualsiasi non scende ma sale. È la stessa acqua piovana di tante poesiole infantili e delle musichette del «cantando sotto la pioggia». Ma sale e ti annega? Se siamo a questo punto io dico: non perdiamo tutto il tempo a mettere una etichetta qui e una là. Vediamo dove si sgorga questa maledetta vasca, prima che restiamo tutti annegati.
- Furio Colombo: E tu, per questo, vorresti tutti pastorelli senza scuola dell’obbligo, ignoranti e felici.
- Pier Paolo Pasolini: Detta così sarebbe una stupidaggine. Ma la cosiddetta scuola dell’obbligo fabbrica per forza gladiatori disperati. La massa si fa più grande, come la disperazione, come la rabbia. Mettiamo che io abbia lanciato una boutade (eppure non credo) Ditemi voi una altra cosa. S’intende che rimpiango la rivoluzione pura e diretta della gente oppressa che ha il solo scopo di farsi libera e padrona di se stessa. S’intende che mi immagino che possa ancora venire un momento così nella storia italiana e in quella del mondo. Il meglio di quello che penso potrà anche ispirarmi una delle mie prossime poesie. Ma non quello che so e quello che vedo. Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che non disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. È vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato «la vita violenta».Non vi illudete. E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra, delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.
- Furio Colombo: Ma abolire deve per forza dire creare, se non sei un distruttore anche tu. I libri per esempio, che fine fanno? Non voglio fare la parte di chi si angoscia più per la cultura che per la gente. Ma questa gente salvata, nella tua visione di un mondo diverso, non può essere più primitiva (questa è un’accusa frequente che ti viene rivolta) e se non vogliamo usare la repressione «più avanzata»…
- Pier Paolo Pasolini: Che mi fa rabbrividire.
- Furio Colombo: Se non vogliamo usare frasi fatte, una indicazione ci deve pur essere. Per esempio, nella fantascienza, come nel nazismo, si bruciano sempre i libri come gesto iniziale di sterminio. Chiuse le scuole, chiusa la televisione, come animi il tuo presepio?
- Pier Paolo Pasolini: Credo di essermi già spiegato con Moravia. Chiudere, nel mio linguaggio, vuol dire cambiare. Cambiare però in modo tanto drastico e disperato quanto drastica e disperata è la situazione. Quello che impedisce un vero dibattito con Moravia ma soprattutto con Firpo, per esempio, è che sembriamo persone che non vedono la stessa scena, che non conoscono la stessa gente, che non ascoltavano le stesse voci. Per voi una cosa accade quando è cronaca, bella, fatta, impaginata, tagliata e intitolata. Ma cosa c’è sotto? Qui manca il chirurgo che ha il coraggio di esaminare il tessuto e di dire: signori, questo è cancro, non è un fatterello benigno. Cos’è il cancro? È una cosa che cambia tutte le cellule, che le fa crescere tutte in modo pazzesco, fuori da qualsiasi logica precedente. È un nostalgico il malato che sogna la salute che aveva prima, anche se prima era uno stupido e un disgraziato? Prima del cancro, dico. Ecco prima di tutto bisognerà fare non solo quale sforzo per avere la stessa immagine. Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la Luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi.
- Furio Colombo: Perché pensi che per te certe cose siano talmente più chiare?
- Pier Paolo Pasolini: Non vorrei parlare più di me, forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo.
- Furio Colombo: Pasolini, se tu vedi la vita così – non so se accetti questa domanda – come pensi di evitare il pericolo e il rischio?
- Pier Paolo Pasolini:...
È diventato tardi, Pasolini non ha acceso la luce e diventa difficile prendere appunti. Rivediamo insieme i miei. Poi lui mi chiede di lasciargli le domande. «Ci sono punti che mi sembrano un po’ troppo assoluti. Fammi pensare, fammeli rivedere. E poi dammi il tempo di trovare una conclusione. Ho una cosa in mente per rispondere alla tua domanda. Per me è più facile scrivere che parlare. Ti lascio le note che aggiungo per domani mattina».
Il giorno dopo, domenica 2 novembre 1975, il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini era all’obitorio della polizia.
Come gruppo "Associazione Rita Atria Pinerolo, continuiamo ad occuparci di gestione del territorio poiché, a nostro parere, questo può rappresentare un indicatore utile a individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale. Non solo: avere cura e amore per i territori è un primo fondamentale strumento per opporsi a mafie e al "pensiero mafioso" (fare di tutto per ottenere quel che non si merita).
Continua pertanto la battaglia culturale che vede il Coordinamento Associazioni Pinerolesi (C.A.P.) impegnato a difesa delle cicogne, della ciminiera, dello storico opificio Vagnone, della storia architettonica-urbanistica di Pinerolo: la tutela del patrimonio storico, architettonico e urbanistico della nostra città è salvaguardia della identità stessa della nostra comunità.
"Quale cultura esprime una amministrazione, una comunità, che permette la distruzione di un nido di cicogne, di una ciminiera, di uno storico opificio, per costruire il 17° supermercato pinerolese?" A chi giova?
Un progetto sbagliato, in un luogo non appropriato!
VAGNONE – PREVISIONE INIZIO LAVORI
PREOCCUPAZIONE PER IL DESTINO DELLE CICOGNE
Pare che sia imminente l’inizio dei lavori per la costruzione dell’ennesimo supermercato sull’area dell’ex setificio Vagnone, con buona pace della tutela del commercio di prossimità, della viabilità locale e, non ultimo, della coppia di cicogne che da oltre vent’anni abita la storica ciminiera al centro del sito interessato dai lavori. Permanendo la contrarietà dello scrivente Coordinamento a tale intervento di demolizione di un pezzo significativo del patrimonio storico-industriale della Città di Pinerolo, contrarietà condivisa peraltro da buona parte della cittadinanza attiva di Pinerolo, chiediamo che siano confermatati gli interventi compensativi a seguito della demolizione della ciminiera con conseguente eliminazione del soprastante nido abitato dalla coppia di cicogne.
Ricordiamo che il Comune di Pinerolo aveva previsto obbligatoriamente, a carico dei costruttori, la costruzione di un posatoio per il nido delle cicogne sul territorio, a compensazione dell’abbattimento della ciminiera.
L’’inizialmente prevista localizzazione al parco della Pace era stata poi scartata a seguito di accertata inidoneità del sito, prevedendo quindi, in accordo con i costruttori, la realizzazione del posatoio all’interno del perimetro dell’area ex Vagnone stessa.
Di questa previsione il Coordinamento chiede conferma, chiedendo anche di conoscere la cronologia dei lavori previsti, auspicando che la costruzione del nuovo posatoio avvenga prima della demolizione della ciminiera, per consentire il trasferimento dell’attuale nido sul posatoio stesso, come promesso dai costruttori in vari incontri con gli enti pubblici ed il Coordinamento delle Associazioni Pinerolesi.
Ventimila (20.000!) “pinerolesi fantasmi” continuano a chiedere cemento!
Nuovi condomini nell'area del Turck. Impatti ambientali, economici e sociali: la
necessità di un Consiglio Comunale aperto.
Salvatore Settis, tratto da "PAESAGGIO COSTITUZIONE CEMENTO": "(...)
Solo imparando a muoversi nel labirinto delle norme, dei dati, delle
informazioni e controinformazione, potremo giudicare in prima persona (come è
nostro diritto) che cosa, di quanto ci accade intorno, è giusto o inevitabile e
che cosa è invece il frutto di cinica
speculazione che, peril vantaggio
di pochi, devasta il bene di tutti. Sta di fatto che ogni giorno, sotto gli occhi
di milioni di cittadini, poche migliaia di speculatori senza scrupoli
distruggono il paesaggio italiano.(...) specialmente al Nord, ma non
solo, i delitti contro il paesaggio si consumano non ignorando le regole ma
modificandole, o "interpretandole" con mille artifizi, perché siano al
servizio non del pubblico bene ma del "partito del cemento", invadente e
trasversale.(...)"
area TURK
Ventimila (20.000!) “pinerolesi fantasmi” continuano a chiedere cemento!
Dieci anni fa una coraggiosa sindaca piemontese, Matilde Casadi Lauriano
Po, dando seguito al suo programma elettorale di chiaro stampo ambientalista,
rese nuovamente agricoli dei terreni edificabili. Denunciata per abuso
d'ufficio venne assolta dimostrando un fatto estremamente importante sotto
l'aspetto ambientale:un'amministrazione comunale ha la possibilità imporre un
reale stop al consumo del suolo.
Un'altra coraggiosa sindaca, la bolognese Isabella Conti di San
Lazzaro di Savena, 9 anni fa bloccò addirittura un PEC (Piano Esecutivo
Convenzionato) che prevedeva l'edificazione di oltre 500 alloggi. Anche in
questo caso il TAR diede ragione alla sindaca dimostrando un ulteriore fatto:
anche in presenza di un PEC un'amministrazione può bloccare tutto
salvaguardando il suolo (e non solo). (puoi leggere qui la storia di Isabella Conti)
Perché non si fa tesoro di queste esperienze anche aPinerolo, riducendo significativamente le
aree edificabili attraverso una “coraggiosa” variante al Piano Regolatore?
Invece a Pinerolo abbiamo “ventimila (20.000!) cittadini fantasmi” che continuano a chiederecemento (il piano regolatore -obsoleto e sovradimensionato- prevederebbe
oltre 56.000 abitanti), mentre alcune stime parlano di circa 2.000 alloggi
inutilizzati! Una riduzione delle aree edificabili di certo gioverebbero quindi
ai 36.000 residenti-cittadini reali (!) che non vedrebbero svalutarsi le loro
abitazioni e non assisterebbero ad un incremento di traffico ed inquinamento!
il TURK
A Pinerolo accade invece che un PEC, in via di definizione, preveda
l'edificazione di oltre 400 alloggi nell'ambitissima area del Turck, a due
passi dal centro cittadino. In questo caso, oltre alla svalutazione del
patrimonio edilizio privato ed al peggioramento della viabilità, i pinerolesi
dovrebbero pure farsi carico di importanti opere accessorie (es. rifacimento
del ponte della ferrovia sul Lemina) in forza della attuale bozza di
convenzione tra comune e soggetti attuatori.
Eppure, in passato, nei programmi elettorali accadeva di leggere frasi
come questa: “(…) occorre invertire
la tendenza urbanistica alla dismissione di aree industriali per trasformarle
in residenziale o commerciale e agevolarne piuttosto la riqualificazione
polifunzionale, incentivando l’insediarsi anche di nuove attività
manifatturiere e artigianali compatibili con la residenza”. Si
perseguissero con coerenza i proclami elettorali attuando quei principi nel
caso dell’area Turck, oltre a creare posti di lavoro a “km zero”, si
avrebbero ulteriori vantaggi: la conservazione di uno storico edificio
industriale, che è stato alla base dello sviluppo cittadino; la preservazione
di un polmone verde nel cuore città; la creazione di una “cassa di espansione”
per il Lemina, utile ad assorbire eventuali esondazioni del fiume.
Queste sono solo alcune delle
riflessioni che hanno portato il Coordinamento delle Associazioni Pinerolesi
(C.A.P.) a proporre un consiglio comunale aperto su un tema così importante.
Coordinamento delle Associazioni pinerolesi C.A.P.:
Associazioni: Italia Nostra Sezione del Pinerolese "Ettore Serafino" - LIPU delegazione di Torino Legambiente circolo di Pinerolo - LAC Lega Abolizione caccia Sezione di Pinerolo - Osservatorio 0121 Salviamo il paesaggio - Associazione Provinciale FederTerziario Torino - Comunità Laudato Si' Pinerolo
Gruppi: APP - Ambientalisti per Pinerolo - Ass. Rita Atria Pinerolo
Ringraziamo L'Eco del Chisone e Vita Diocesana per aver voluto dare spazio al tema e alle problematicità denunciate dal C.A.P.
Come gruppo "Associazione Rita Atria Pinerolo, continuiamo ad occuparci di gestione del territorio poiché, a nostro parere, questo può rappresentare un indicatore utile a individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale. Non solo: avere cura e amore per i territori è un primo fondamentale strumento per opporsi a mafie e al "pensiero mafioso" (fare di tutto per ottenere quel che non si merita).
Associazioni e cittadini pinerolesi continuano ad impegnarsi nella difesa di luoghi che amministrazioni comunali vorrebbero distruggere, cementificare, cancellando con essi elementi identitari della comunità, il "patrimonio-bene comune" su cui deve fondarsi la cultura stessa della comunità. Dietro l'aridità dei documenti urbanistici, infarciti di sigle, commi e articoli di leggi, sono "celati" i luoghi che hanno accompagnato la storia di una cittadina quale Pinerolo. Fra questi, e fra i più importanti, l'area TURK.
Siamo ben consci del fatto che tutto ciò a Pinerolo avviene grazie ad un Piano Regolatore vecchio, obsoleto e sovradimensionato, che permette a 20.000 cittadini “fantasmi” (lo strumento urbanistico prevede una città di più di 50.000 abitanti) di continuare a chiedere spazi, volumi edilizi, cemento, etc ...
Perché una comunità, la sua amministrazione, deve inchinarsi a 20.000 "abitanti fantasma"?
Perché non vogliono cambiare il Piano Regolatore Generale di Pinerolo?
Di seguito la lettera aperta che il Coordinamento delle Associazioni Pinerolesi (C.A.P.) indirizza alla cittadinanza di Pinerolo e agli amministratori:
AREA TURCK – LETTERA APERTA ALLA CITTADINANZA
Pinerolo, 9 luglio 2023
Oggetto:
possibili criticità individuabili nell’ambito del procedimento di Verifica di
assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica del Piano Esecutivo
Convenzionato in area RU 5.1 sub. “a” del PRGC della città di Pinerolo, di
iniziativa privata.
Ritenendo
proprio dovere proseguire nell’azione di dialogo con il Consiglio Comunale su alcuni temi di trasformazione urbanistica della città (azione intrapresa attraverso alcuni momenti di confronto con i Capigruppo del Consiglio, in ultimo in data 5 giugno u.s.), proponiamo un contributo di chiarezza, a nostro giudizio, in particolare sul tema richiamato nell’oggetto della presente
lettera, con particolare riferimento alleragioni reali che hanno condotto ad
oggi alle seguenti mancanze:
-
mancata approvazione da parte della giunta comunale del PEC
- mancata sottoscrizione
della Convenzione da parte dei soggetti attuatori
Nell’occasione
chiediamo ai Capigruppo di far pervenire
copia della presente lettera ai componenti i singoli gruppi consiliari.
Nel
tentare di dare un contenuto comprensibile all’affermazione contenuta nella
lettera del Sindaco che ci è stata trasmessa in data 29 maggio u.s. in risposta alla petizione presentata
all’Amministrazione Comunale, che cosi recita (pagina 5 capoverso 2°): “... l’iter di realizzazione dell’intervento
è pieno di insidie determinate proprio dalla duplice difficoltà data, da un
lato, dalle condizioni del mercato immobiliare e, dall’altro, dalla complessità
della realizzazione di alcune opere di urbanizzazione previste (in particolare
le opere di regimazione idraulica) ...” abbiamo ritenuto di approfondire l’argomento, venendo cosi a
comprendere che esistono tuttora delle criticità nella realizzazione del PEC,
criticità che -se non risolte- potrebbero potenzialmente anche essere foriere
di un grave nocumento per la qualità della vita della cittadinanza. Questo
nel caso che il PEC fosse comunque approvato e la Convenzione firmata senza
tener conto delle criticità emerse ed evidenziate, cosi come di seguito sinteticamente
riassunte.
Nell’ambito di un
processo di cittadinanza attiva, la cui positività è stata più volte richiamata
e sottolineata dall’Amministrazione Comunale riteniamo quindi utile portare a conoscenza tutti i Consiglieri Comunali
, se non già edotti, delle situazioni in essere, cosi come
le abbiamo comprese. In particolareintendiamo soffermarci brevemente sui
seguenti aspetti: suolo, vegetazione, aree verdi, biodiversità,
traffico e viabilità,consapevoli che "a monte" di tutto ciò vi è un piano
regolatore obsoleto e sovradimensionato, che permette a 20.000 cittadini
“fantasmi” (lo strumento urbanistico prevede una città di più di 50.000
abitanti) di continuare a chiedere spazi, volumi edilizi, cemento, etc ...
Suolo.
Ci chiediamo se nella documentazione presentata da parte dei soggetti attuatori
siano presenti degli adeguati approfondimenti relativi alla rete fognaria, la cui realizzazione è
pregiudiziale per l’attivazione del PEC; stessa cosa per la rete acquedottistica. Ci chiediamo,
inoltre, se siano chiaramente individuati gli ambiti oggetto delle opere
interrate: in primo luogo per i parcheggi
pertinenziali. Sarebbe opportuna, per non dire indispensabile,
l’indicazione delle linee progettuali che saranno seguite per gli interventi compensativi per la superficie
impermeabile che si verrà a creare, in una zona “delicata”, sul piano
idrogeologico, come l’area RU5.1, che costituisce un ambito di ricarica della
falda freatica. Come noto le misure di compensazione devono essere “omologhe”
ossia in grado di recuperare gli stessi valori e le funzioni ecologiche perse.
Gli interventi di realizzazione di aree verdi in aree che attualmente non sono
compromesse non costituiscono una rigenerazione della risorsa. Questo significa che i soggetti attuatori
devono definire degli accordi con altri soggetti privati, acquisendo delle aree
ad oggi compromesse (di pari superficie di quelle che saranno rese impermeabili
inseguito all’attuazione del PEC), che dovranno essere rinaturalizzate. In assenza
di questi accordi e delle conseguenti azioni di compensazione ambientale non si
vede come il PEC possa proseguire il suo iter. Occorre inoltre ricordare che il suolo libero, anche se
intercluso ed inutilizzato, mantiene
comunque le capacità di filtrazione chimico-fisiche di tamponamento e
microbiologiche/biochimiche di trasformazione, agisce come barriera alla propagazione delle sostanze inquinanti, funge da regolatore dei flussi idrici superficiali
di controllo degli eventi alluvionali, mantiene la capacità di stoccaggio del carbonio e svolge la funzione di mitigazione dei cambiamenti climatici. Devono
essere specificati quali interventi
saranno predisposti a tutela del canale Moirano e come sarà garantita la
continuità ecologica lungo il corso d’acqua dal momento che, se abbiamo ben
compreso, si prevede lo “spostamento del canale d’acqua da via Moirano nel parco
che si intende realizzare, parzialmente intubato con derivazione dal canale
Moirano ed immissione nel torrente Lemina”.
Vegetazione e biodiversità.Nell’area
sono presenti alcuni esemplari arborei di interesse:
un bosco di latifoglie ed una fascia boscata lungo il Lemina da conservare. E’
opportuno che gli interventi in materia siano coordinati con l’individuazione a
livello comunale della Rete Ecologica Locale.
Traffico e viabilità.
Nella precitata lettera del Sindaco (pagina quattro, terzo capoverso) si evince
che l’intero flusso di traffico
aggiuntivo, indotto dalle nuove
costruzioni che saranno realizzate nell’ambito di trasformazione urbanistica, andrà a gravare sul sistema viabile
esistente ovvero sull’asse di corso Piave e vie limitrofe. Il nodo viabile
tra le vie Moirano/Vigone/Buniva/Cravero, presso il quale si registra già
attualmente un livello di saturazione nelle ore di punta della sera, rischia
cosi di subire un ulteriore aumento della pressione motoristica, con un
superamento significativo della capacità teorica di assorbimento del traffico. Non
ci pare realistico un rinvio della soluzione della problematica viabile nel
quadro del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS). E’ fondamentale approfondire da subito gli aspetti legati
all’incremento delle criticità legate al traffico, che devono trovare una loro
soluzione e non possono essere rinviate ad un momento successivo. Chiunque viva e/o operi a Pinerolo ha piena
consapevolezza della situazione viabile di corso Piave e vie limitrofe, non
solo nelle ore di punta serali, ma ad esempio in occasione del mercato di
piazza Vittorio Veneto (in particolare nella giornata del sabato). E’ sensato procedere con l’approvazione
del PEC e la firma della Convenzione in assenza dell’adozione di soluzioni
viabili efficaci e risolutive?
Invitiamo
i Consiglieri Comunali, nell’esercizio del loro diritto/dovere di conoscenza
approfondita dei procedimenti in atto, di acquisire la documentazione esistente
in Municipio, con particolare riferimento alla Verifica di Assoggettabilità alla
Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano Esecutivo Convenzionato richiamato in oggetto, al fine di
verificare la fondatezza o meno delle nostre riflessioni. Un' Amministrazione
informata può (deve!) assumere con consapevolezza le decisioni importanti per
la Comunità che rappresenta.
Un tema cosi
significativo, l’ipotesi di realizzazione di un nuovo quartiere, con un numero
di costruzioni senza pari nella storia edilizia degli ultimi decenni a
Pinerolo, dopo l’edificazione della Tabona,richiede il massimo di trasparenza,
di informazione e di consapevolezza. Pertanto chiediamo ai Consiglieri Comunali di
proporre un Consiglio aperto sull’argomento, preceduto da un’audizione -nelle
Commissioni congiunte Ambiente ed Urbanistica- degli enti coinvolti nel
procedimento di verifica di assoggettabilità del PEC alla Valutazione Ambientale
Strategica.
Coordinamento delle Associazioni pinerolesI C.A.P. :
Associazioni: Italia Nostra Sezione del Pinerolese "Ettore Serafino" - LIPU delegazione di Torino - Legambiente circolo di Pinerolo- LAC Lega Abolizione caccia Sezione di Pinerolo - Osservatorio 0121 Salviamo il paesaggio - Associazione Provinciale FederTerziario Torino - Comunità Laudato Si' Pinerolo
Gruppi: APP - Ambientalisti per Pinerolo - Ass. Rita Atria Pinerolo
Come gruppo "Associazione Rita Atria Pinerolo" continuiamo ad occuparci di gestione del territorio poiché, a nostro parere, questo può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale e, di conseguenza, quello della sua comunità. Non solo: avere cura e amore per i territori è un primo fondamentale strumento per opporsi a "mafie e pensiero mafioso".
Cosicché, a pochi giorni dalla
celebrazione della "Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle
vittime innocenti delle mafie", anche a Pinerolo bisognerebbe ricordare "la
lezione" attribuita a Peppino Impastato a coloro che, con rozzezza culturale che si vorrebbe superata e cancellata, vogliono distruggere quanto resta
della bellezza della città:«Se si insegnasse la bellezza
alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e
l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il
loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si
mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si
dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che
è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. E per questo che
bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si
insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la
curiosità e lo stupore».
Ringraziamo pertanto Patrizio Righero, direttore di Vita Diocesana, per aver voluto dare voce a Marco Calliero, autorevole esponente della cultura pinerolese, "una voce" ancora una volte levatasi a difesa di quel che resta della memoria storica-architettonica-urbanistica della città di Pinerolo, dell'ex-merlettificio TURK. Nell'intervista "Ultima chiamata per il Turk", Marco Calliero ribadisce ancora una volta "di cosa stiamo parlando" quando si parla dell'ex merlettificio Turk: "(...) un importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza dell’antico legame tra la città di Pinerolo e l’industria tessile.L’intero stabilimento è meritevole di essere salvato, e non solo una sua parte, rivestendo quell’interesse particolarmente importante, così come previsto dalla normativa vigente in materia di tutela storico/architettonica.".
Marco Calliero “(…) Non si può più tollerare l'arroganza di coloro che, giustificandosi con la necessità di applicare una normativa, oppure di rispettare bilanci economici, oppure ancora sventolando false urgenze igieniche, hanno deciso e decidono che un luogo giunto a noi dopo secoli non valga più nulla.Questo èun autentico crimine legalizzato ai danni dell'identità del territorio, poiché l'identità è la più preziosa delle eredità tramandate da chi ci ha preceduto(…)”.
Ultima chiamata per salvare il TURK
riportiamo il testo de "Ultima chiamata per salvare il TURK"
Le condizioni dello stabilimento Türck di
Pinerolo, nella sua parte visibile, sono sotto gli occhi di tutti. Il suo
destino ora sembra segnato. Ma in molti non si rassegnano a perdere per sempre
questo edificio, simbolo della storia industriale della città. Tra loro Marco Calliero,
autore del libro “Ruote sull’acqua. Storia e localizzazione dei siti
industriali lungo il Rio Moirano a Pinerolo” e collaboratore dell’Archivio
Diocesano.
Partiamo dall’inizio. Che cosa intendiamo quando parliamo dell’area
Türck? Qual è la sua storia?
Il paratore di panni comunale,
poi ribattezzato Follone, infine evoluto in merlettificio (noto col nome degli
ultimi proprietari, i Türck), per secoli è stato l’ammiraglia della batteria di
officine industriali poste lungo il rio Moirano. L’archivio storico del Comune
conserva numerosi documenti che ne descrivono lo sviluppo architettonico e
tecnologico, le dinamiche imprenditoriali e la produzione. Nacque nel Medioevo,
per iniziativa del Comune, nel contesto dell’arte della lana. I pinerolesi
andavano fieri di questo edificio, tanto da coinvolgere a inizio Settecento il
famoso architetto sabaudo Buniva per i lavori del suo ampliamento; invitando
successivamente i reali per celebrarne i tessuti che vi si producevano per
vestire l’esercito. I Türck a fine Ottocento ne raccolsero l’eredità e la
difesero, fino agli anni Settanta dello scorso secolo. Poi l’aria è cambiata,
ed è iniziata l’era degli individui che gli hanno voluto male.
Dopo il fallimento, com’è stato gestito questo patrimonio immobiliare?
Qual è stato il ruolo delle diverse Amministrazioni comunali nel tempo?
Complice la generale recessione
industriale del tessile, i Türck erano in difficoltà. Nel 1975 il comune di
Pinerolo vincolò tutta l’area fino al Lemina a verde pubblico, impedendo loro di
vendere alcuni lotti di terreni al fine di risanare le loro finanze. Un vincolo
durato due anni, giusto il tempo per condurre al fallimento i Türck. La vasta
area fu messa all’asta e acquisita nel 1979 dalla Società Moirano intenzionata
a costruirvi sopra un nuovo quartiere senza mostrare interesse nella
conservazione della preesistenza. Negli anni Ottanta e Novanta furono prodotte
diverse ipotesi, le quali, oltre l’equilibrio tra strutture residenziali e
servizi, prospettavano il recupero dell’opificio o parte di esso. Tutte furono
scartate: centro culturale, sede universitaria, nuova biblioteca civica, nuovo
tribunale, sede dell’Agenzia delle Entrate. Neppure la buona volontà
dell’assessore Fantone, fautore di una “Variante di qualità”, calmierante le
altezze degli edifici, e di una proposta per il salvataggio dell’involucro
dell’intero edificio sulle orme del progetto Eridania di Parma firmato da Renzo
Piano, avranno buon fine. Già negli anni 1996-1997 la Soprintendenza aveva
chiesto all’Amministrazione comunale che qualsiasi progetto presentato non
compromettesse i volumi e le facciate dell’ex Merlettificio, senza tuttavia
porre alcun vincolo di tutela. L’Università di Torino, rimarcando il valore
assoluto di questa testimonianza della proto industria della lana, a sua volta
assegnò numerose tesi di laurea, senza però ottenere alcun riscontro da parte
del Comune e dei proprietari. Neanche il concorso di idee Lyda Türck, promosso
da Italia Nostra in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Torino e
finanziato dagli eredi Türck negli anni 2014-2015, riuscì a mutare gli intenti
dei proprietari. Tutte queste iniziative solo nel 2021 hanno convinto la
Soprintendenza a porre un vincolo su minime parti del fabbricato. Nel 2008 il
Consiglio comunale ha inserito il Merlettificio in un “Piano di recupero” che
ha aggirato la normativa vincolante del restauro. Il 13 ottobre 2013 un
incendio interessò la porzione ovest dell’edificio. L’incendio venne imputato
alla disattenzione di alcuni occupanti abusivi. L’allora sindaco Buttiero si
affrettò subito dopo a dichiarare che, vista la pericolosità del sito, «è
auspicabile la sua demolizione». A partire dal 2016 la nuova Amministrazione
del sindaco Luca Salvai si è dimostrata in linea con le precedenti, reputando
prioritario porre rimedio alle questioni di degrado, anche a discapito della
conservazione del Merlettificio. Nel settembre 2018 è stato presentato
pubblicamente il progetto dell’arch. Bardini di Asti, che prevede la
costruzione di 869 nuovi vani. A distanza di sessant’anni siamo così di fronte
al rischio che un nuovo scempio venga compiuto. Nel 1960 il sindaco di Pinerolo
Bona passò alla storia (solo per questo, altrimenti nessuno lo ricorderebbe
più) per aver fatto abbattere il seicentesco Hotel di Cavalleria. Un evento
sconcertante, che si stentava a credere che si potesse ripetere.
Per quale motivo il Türck merita di essere tutelato? Quale il suo
significato per la città di Pinerolo?
L’ex Merlettificio è il più
antico opificio di pannolana, tutt’ora esistente, insediato in Piemonte, mentre
gli ampliamenti settecenteschi lo hanno reso il primo lanificio modernamente
inteso dello Stato sabaudo. Allo stato attuale l’edificio si presenta
visivamente integro nella sua mole, comprese le strutture della parte bruciata.
Conserva, in adiacenza alla porzione settecentesca del Follone, gli antichi
macchinari idraulici costruiti sul Moirano, testimoni della trasformazione del
sistema di produzione di energia da idroelettrico in elettrico. L’intero
edificio rappresenta, nella sua integrità e totalità tutt’ora in essere, e
proprio per questa sua conservazione complessiva e per la stratificazione
plurisecolare derivante dalle funzioni proto-industriali ospitate, un
importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza dell’antico
legame tra la città di Pinerolo e l’industria tessile.L’intero stabilimento è meritevole di essere salvato, e
non solo una sua parte, rivestendo
quell’interesse particolarmente importante, così come previsto dalla normativa vigente
in materia di tutela storico/architettonica.
A tuo avviso, a quali rischi va incontro
quest’area paleo-industriale?
Le intenzioni
dell’Amministrazione e dei proprietari si espliciteranno nella quasi totale
demolizione di questo simbolo identitario, eccetto una quinta di muro, un
minimo suo segmento che - c’è da scommettere - verrà buttato giù e ricostruito
e che, assieme a un parco pubblico, costituiscono il “regalo” promesso alla
popolazione. Tutto segue il copione tipico dell’ideologia e prassi di chi, con
disinvoltura, per decenni ha distrutto l’immagine e la bellezza del nostro
Paese. Anche molti cittadini hanno imparato ad argomentare che «non si può fare nulla perché si tratta di un
immobile privato», mentre il basilare principio secondo cui proprio il
privato deve chiedere una concessione -ossia un permesso per fare qualsiasi
cosa- implica che a decidere, almeno sulla carta, sia l’istituzione pubblica. A
meno che quest’ultima predisponga strumenti urbanistici fatti in modo da
lasciare libertà al privato di decidere. Come è successo. E dire che
l’opportunità di mettere mano al Piano regolatore, concretamente e su basi
nuove, c’era. A conti fatti rimane sul
campo un’Amministrazione, competente o incompetente che sia, debole nel
ricoprire la funzione pubblica a cui è stata chiamata.Nel caso del Türck,
l’esecutivo ha gestito talmente bene o male l’affare, a seconda del punto di
vista rispetto l’incolumità del bene maneggiato, che ad averne il potere
sarebbe da chiederne le dimissioni. Purtroppo si può solamente scriverlo.
Associazioni e cittadini pinerolesi continuano ad impegnarsi nella difesa di luoghi che amministrazioni comunali vorrebbero distruggere, cementificare, cancellando con essi elementi identitari della comunità, il "patrimonio-bene comune" su cui deve fondarsi la cultura stessa della comunità. Dietro l'aridità dei documenti urbanistici, infarciti di sigle, commi e articoli di leggi, sono "celati" i luoghi che hanno accompagnato la storia di una cittadina quale Pinerolo. Fra questi, e fra i più importanti, l'area TURK.
Come abbiamo già scritto: "(...)il progetto relativo all'area Turk era stato definito "a guida pubblica", motivo per il quale dovrebbe essere scontato-obbligatorio aspettarsi e riscontrare in quel progetto conclamate utilità a favore della comunità. Tuttavia, esaminando la documentazione progettuale a disposizione, l'impressione che ne abbiamo ricavato è stato quella di essere di fronte all'ultimo atto di una serie di azioni tese anzitutto ad agevolare quanto più possibile quella che molti considerano la più grande speculazione edilizia privata mai avvenuta in Pinerolo"(...). Voci autorevoli (nel campo accademico italiano,e sinanco il TICCIH,Comitato Internazionale per la Conservazione del Patrimonio Industriale)si sono levate pure a difesa dello storico opificio presente nell'area, l'ex merlettificio Turk, vero e proprio monumento-archetipo dell'architettura industriale. Eppure, sinora nulla è valso a fermare quella prevista demolizione, necessaria a consentire la realizzazione del "nuovo quartiere" : uno “scempio culturale", l'ennesimo, compiuto a danno di Pinerolo, cittadina che celebra proprio in questi tempi il millenario della sua fondazione.
Il C.A.P. Coordinamento Associazioni Pinerolesi così si esprime, attraverso un comunicato stampa indirizzato alla comunità, agli organi di informazione, agli amministratori locali:
Area TURCK: PINEROLO
HA BISOGNO DI UN NUOVO QUARTIERE?
NOI DICIAMO DI NO!
volantino del COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI PINEROLESI
Riportiamo il testo del volantino:
Nelle scorse settimane le
proprietà della grande area compresa tra il Lemina ed il Moirano (su
quest’ultimo si affaccia, lungo il corso Piave, l’edificio dello stabilimento
Turck) hanno provveduto ad una pulizia complessiva delle superfici non occupate
dagli ex edifici industriali.
Da più parti quest’azione è stata interpretata come propedeutica alla firma
della Convenzione tra l’Amministrazione Comunale e le proprietà private, al
fine di dare attuazione alle previsioni urbanistiche previste nel Piano Esecutivo
Convenzionato (PEC).
La condizione posta da tempo, da parte della città di Pinerolo, per la firma
della convenzione è la definizione formale di un atto di coordinamento tra le
proprietà stesse, consorzio od altra forma giuridica, al fine di avere un unico
interlocutore privato con il quale confrontarsi.
Se cosi è assisteremo, forse
già entro quest’anno, all’apertura di un grande cantiere, il più grande negli
ultimi decenni di storia recente di Pinerolo, che consegnerà alla città un
nuovo quartiere,che prevede la costruzione di più di 900 nuovi vani, con alcune
“case alte” di nove piani fuori terra.
Questo intervento si
inserisce in una situazione tuttora di crisi del mercato immobiliare
pinerolese, caratterizzato da svariate centinaia di alloggi vuoti (invenduti e
non utilizzati) e rischia di portare ad un ulteriore svalutazione dei valori
immobiliari del patrimonio edilizio residenziale esistente, che costituisce il
risultato concreto dei risparmi di una vita di migliaia di famiglie pinerolesi.
Chi ci guadagnerà da questa grande operazione immobiliare? Alcuni, pochi, tra i soliti e più noti
costruttori di Pinerolo.
Chi ci perderà da questa iniziativa? La Comunità di Pinerolo nel suo
insieme.
Per quali motivi?
oltre al rischio, già richiamato, di svalutazione
dei valori immobiliari del patrimonio edilizio residenziale esistent
sarà sostanzialmente distrutta la
testimonianza più significativa di archeologia industriale del pinerolese, con
l’abbattimento di gran parte dell’ex stabilimento Turck. E’ prevista infatti la
sola conservazione della percezione volumetrica e dei caratteri identificativi
del tipo edilizio originario del cosiddetto Follone ovvero della parte arsa dal
fuoco dieci anni or sono nel 2013.
sarà deteriorato lo sky line della città di
Pinerolo, già fortemente compromesso con la costruzione del “grattacielo”di
diciassette piani, con la costruzione di case “alte” nove piani, quando gli
edifici residenziali di Pinerolo non superano in alcun caso i cinque piani;
sarà fortemente compromessa la viabilità
dell’intero asse di corso Piave e vie limitrofe, dove andranno inevitabilmente
a concentrarsi i flussi di traffico aggiuntivi correlati ai nuovi residenti dei
più di 900 nuovi vani. Questo in quanto l’apertura di un ponte sul torrente Lemina,
con il collegamento della viabilità interna del nuovo quartiere con la via
Toscanini, rimane al momento un’ipotesi progettuale, senza alcuna certezza di
una sua realizzazione;
si correrà il rischio del determinarsi di un
“cono d’ombra”, stante l’altezza di parte dei nuovi edifici e della vicinanza
degli stessi, a discapito della qualità della vita dei frequentatori, in orario
scolastico, dei plessi posti lungo la via Serafino.
Tutto questo
per quali ragioni?
Perchè l’Amministrazione
Comunale, pur approvando una Variante Generale al Piano Regolatore cittadino,
ad oggi di destino incerto, non ha avuto il coraggio di ridurre le capacità
edificatorie abnormi riconosciute a quest’area di trasformazione.
Cosa proponiamo?
Di fermare il procedimento in corso
dello Strumento Urbanistico Esecutivo (S.U.E) e di ripensare le caratteristiche
dell’intervento, nel rispetto dell’iniziativa privata:
conservando l’intera struttura dell’ex
merlettificio Turk
riducendo le capacità edificatorie
riducendo l’altezza degli edifici, rendendola
cosi coerente con le altezze medie degli edifici residenziali esistenti
allontanando le nuove costruzioni dai plessi
scolastici di via Serafino
prevedendo l’inserimento di una quota di
edilizia residenziale pubblica, per le fasce di popolazione altrimenti in
difficoltà economica nell’accesso alla casa
SOGGETTI ADERENTI AL COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI PINEROLESI:
Associazioni e gruppi:
- Italia Nostra Sezione del Pinerolese "Ettore Serafino"