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lunedì 12 settembre 2022

Ex setificio Vagnone: il C.A.P. segnala aspetti di dubbia legittimità degli atti amministrativi; l'Associazione Commercianti boccia l'ipotesi di un ennesimo supermercato.

Continua la battaglia culturale che vede il Coordinamento Associazioni Pinerolesi (C.A.P.) impegnato  a difesa delle cicogne, della ciminiera, dello storico opificio Vagnone, della storia architettonica-urbanistica di Pinerolo: la tutela del patrimonio storico, architettonico e urbanistico della nostra città è salvaguardia della identità stessa della nostra comunità.


la ciminiera dell'ex Setificio Vagnone

Lettera del C.A.P. ad esprimere dubbi di legittimità degli atti amministrativi 

Martedì 23 agosto il C.A.P. ha inviato una lettera al Sindaco della città di Pinerolo, agli assessori all'Urbanistica e patrimonio e all'Ambiente e mobilità sostenibile, agli Enti regionali e della città metropolitana di Torino coinvolti o interessati al procedimento urbanistico in corso afferente il sito dell'ex setificio Vagnone, per segnalare alcuni aspetti di dubbia legittimità gravanti sugli atti amministrativi adottati dall'amministrazione e di prossima, prevedibile, adozione.

In sintesi, la segnalazione del C.A.P. riguarda due aspetti:
  • Il primo aspetto è in relazione all'apparente contrasto fra il Progetto preliminare di variante generale al PRGC, adottato con Deliberazione del Consiglio comunale n.38 del 30 giugno 2021, ed il permesso di abbattere la ciminiera rilasciato a marzo 2022. Il progetto preliminare di variante infatti pone sotto tutela il sito e lo indica di "interesse storico", anche in risposta ad una richiesta da parte della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio della Città metropolitana di Torino e dalla Regione Piemonte, Direzione ambiente, governo e tutela del territorio.
  • Il secondo aspetto riguarda la destinazione d'uso dell'area oggetto dell'intervento di sostituzione edilizia con previsione, per quanto noto, di costruzione di un nuovo supermercato. All'area ex Vagnone risulterebbe infatti attribuita destinazione d'uso residenziale, in conseguenza della quale sarebbe compatibile prevedere solo esercizi commerciali cosiddetti "di vicinato", cioè aventi estensione fino a 250 metri quadrati di superficie, quindi incompatibile con la costruzione di una piattaforma commerciale di medie dimensioni.
Il Coordinamento ha voluto quindi segnalare gli aspetti dubbi sopra esposti affinché l'Amministrazione Comunale possa sospendere in autotutela l'efficacia degli atti emessi, revocandoli (leggasi "permesso di abbattere la ciminiera"), consentendo a tutti i soggetti interessati di ciascun Ente di verificare e chiarire quanto appare in contrasto con il regime urbanistico attualmente operante nel Comune di Pinerolo.

L'Associazione Commercianti boccia l'ipotesi dell'ennesimo supermercato a Pinerolo
I commercianti del centro storico chiedono più amore e rispetto per il loro lavoro

Negli ultimi giorni si è registrato anche il netto pronunciamento dell'Associazione Commercianti del Pinerolese la quale, tramite la sua presidente Manuela Anzalone, ha bocciato l'ipotesi dell'ennesimo supermercato a Pinerolo, ritenendo che il numero delle strutture già presenti sul territorio sia più che sufficiente a soddisfare la domanda degli abitanti. 
Del resto la presenza oramai invadente dei "supermercati" non è elemento che involgarisce e snatura solo il carattere dei luoghi. Evidenti  ed estremamente critiche appaiono anche le ripercussioni sociali ed economiche che il numero abnorme di supermercati impone al tessuto del commercio cittadino, schiacciando e impoverendo sempre più il cosiddetto "commercio di vicinato" che contribuisce invece a rende vivo e vitale anche il centro storico di Pinerolo. 
Negli ultimi ultimi anni il commercio di vicinato ha dovuto sopportare e contrastare eventi epocali -a partire proprio dall'arrivo dei "supermercati", all'avvento delle vendite "on-line", alla pandemia. Contro tutto questo hanno lottato, e continuano a lottare quotidianamente, nostri concittadini i quali hanno investito denaro e passione per costruire e sostenere attività da cui deriva il sostegno economico delle loro stesse esistenze. "Le cicogne Pina e Raul" hanno potuto ascoltare tante storie di commercianti presenti nel centro storico di Pinerolo, i primi ad essere colpiti da un ennesimo supermercato: nostri concittadini i quali, anche loro,  chiedono  "più amore e rispetto" per il lavoro che svolgono ed il contributo quotidiano che la presenza delle loro attività offre al decoro e al mantenimento del centro storico cittadino.
La politica amministrativa locale è quindi chiamata a riflettere sulle ripercussioni sociali e culturali derivanti dalla gestione del territorio. Poiché, a nostro parere, proprio la gestione urbanistica di un territorio può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina non solo il carattere di una amministrazione locale ma anche della sua comunità, ribadiamola domanda: "Quale cultura esprime una amministrazione, una comunità, che permette la distruzione di un nido di cicogne, di una ciminiera, di uno storico opificio, per costruire il 17° supermercato pinerolese?"

alcuni dei negozianti pinerolesi che hanno accolto l'appello in difesa delle "cicogne"






lunedì 18 novembre 2019

PUBBLICO INTERESSE E SPECULAZIONE EDILIZIA NELL’AREA DEL TURCK


Torniamo ad occuparci dell'area TURK. Torniamo ad occuparci di urbanistica  perché a nostro parere "(...) L’urbanistica può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale".
Ricordando che la definizione urbanistica e architettonica dell'area TURK era stata affidata alla “regia pubblica”, insieme alle associazioni ambientaliste di Pinerolo già lo scorso anno auspicavamo si concretizzasse un progetto nel quale risultasse evidente l'aspetto della “pubblica l'utilità”. 
Ci chiedevamo quindi se quanto previsto dalla normativa che regola quell'area ( la cosiddetta "Variante ponte" approvata dalla precedente amministrazione) si inserisse in una visione organica della città e se rispondesse alle reali esigenze della comunità: l'attuale piano regolatore consente infatti di edificare in quell'area ben 869 vani residenziali, oltre a superfici commerciali. Non solo, ma proprio con fine evidente di agevolare l'edificazione dell'area, si è reso possibile anche la demolizione dello storico edificio detto “follone”, più noto come “il TURK”, edificio che incarna parte essenziale della memoria storica della città, edifico lasciato colpevolmente diventare "rudere". (puoi leggere qui)
Gli articoli comparsi ultimamente sulla stampa locale hanno riportato  il tema dell'area TURK alla ribalta. Anche la sezione pinerolese di ITALIA NOSTRA, presidente Maurizio Trombotto,  ha rilasciato un comunicato nel quale ha posto in seria discussione la validità, la sostenibilità, la cultura", espressa del progetto urbanistico edilizio che incombe sull'area TURK così dichiarando: 
"(...) Riproporre come paradigma urbanistico uno sviluppo edilizio fatto di opere (la strada, il ponte sul Lemina, gli argini) che forzano un'area a ricevere molta più volumetria di quanta la città ne può ospitare, è reiterare gli errori del passato.(...)"

Di seguito un collage degli articoli pubblicati da "Eco del Chisone " e "Vita Diocesana"

Da tutto questo sono sorte altre domande che vorremmo porre alla comunità e alla sua amministrazione. A seguire le domande contenute nella nostra riflessione, riportiamo anche il testo integrale del comunicato di ITALIA NOSTRA pinerolese.


Associazione "Rita Atria" Pinerolo: "PUBBLICO INTERESSE E SPECULAZIONE EDILIZIA NELL’AREA DEL TURCK "
A chiosa dell’articolo pubblicato da “Eco del Chisone” due settimane or sono riguardante l'area del Turk, il sindaco di Pinerolo Luca Salvai prospettava l'avvio di una procedura d’esproprio dei terreni necessari alla realizzazione della strada di accesso all'area stessa. L’esproprio in questione, lo ricordiamo, favorirebbe i soggetti privati ( gli attuatori dell’intervento immobiliare) nella lottizzazione dell’area al fine di realizzare 869 vani di nuova residenza. Poiché l’esproprio è uno strumento che la pubblica amministrazione utilizza in casi eccezionali, e per palese e dimostrato "interesse pubblico", sorgono spontanee alcune domande:
a) Dov'è l’interesse pubblico nell'aggiungere così tanti alloggi in una città che già oggi ne conta circa 2000 in affitto o in vendita?
b) Di quanto si svaluterebbe ulteriormente il valore degli immobili dei pinerolesi con l’immissione sul mercato di così tanti nuovi alloggi?
c) Come peggiorerebbe la viabilità in Corso Piave, tenuto conto che ogni famiglia che si dovesse insediare in quell’area comporterebbe mediamente l’aggiunta di 2 auto?
d) Conseguentemente, di quanto degraderebbe la qualità dell’aria, stante la sostituzione dell’attuale "foresta" e dell'adiacente prato (il prato ha 10.000 mq di superficie) presenti ora nell’area, con tutte quelle nuove auto?
e) Quale impatto ambientale avrebbe sulla città l'imponente cantiere necessario per rimuoveredistruggere "la foresta", gli edifici esistenti, e per realizzare i nuovi condomini?
f) Che fine hanno fatto i buoni propositi dell'amministrazione, anche per dare una concreta risposta alle istanze del movimento “Fridays for Future”, di agevolare la ristrutturazione dell'esistente anziché di favorire la costruzione di nuovi edifici?
I contenuti dell'articolo "Non siamo noi gli speculatori", pubblicato la scorsa settimana dallo stesso settimanale "Eco del Chisone", portano poi a formulare altre domande a partire dalla considerazione che anche nell'articolo citato la questione del "pubblico interesse " pare essere posta in dubbio pure dal parroco del Murialdo, Manuel Monti, parrocchia i cui terreni sarebbero fra quelli coinvolti nell’esproprio:
g) Quale interesse pubblico sarebbe quello che”, per permettere a privati la costruzione di nuovi condomini, mette in pericolo gli impianti sportivi esistenti nell’area parrocchiale, impianti di elevato valore sociale giacché su quelli “(…) gravitano circa seicento giovani a cui si aggiungono coloro che frequentano la parrocchia)
h) Se la motivazione dell’esproprio si basa sulla necessità di realizzare una strada per alleggerire il traffico in quella zona allora, per maggior coerenza, non sarebbe più semplice impedire la realizzazione di così tanti condomini, giacché non solo questi vanificherebbero il risultato auspicato ma addirittura aggraverebbero la situazione della viabilità rispetto a quella attuale?
i) Infine la domanda che a questo punto si impone: stante l’enorme offerta di alloggi in affitto / vendita presenti già in città, chi potrebbero essere i "veri speculatori" di cui al titolo del suddetto articolo?

Comunicato di ITALIA NOSTRA, sezione "Ettore Serafino": 
"Riguardo alle recenti notizie di stampa che riferiscono delle difficoltà che incontrano i proprietari dell’area comunemente detta del Turck, nell’acquisizione delle superfici necessarie ad urbanizzare compiutamente la medesima area, come Sezione pinerolese di Italia Nostra non possiamo che vedere confermate in tale circostanza, i dubbi, le riflessioni e le proposte che da anni portiamo avanti.
Come dicevamo nella pubblicazione a supporto del concorso di idee i cui progetti regalammo alla città, il Turck e la sua area resistono, sebbene inerti, da più di 40 anni a tutti i tentativi di trasformazione urbanistica di matrice puramente espansiva, non ultimo a quello proposto.

Questo poiché l'area compresa fra il Lemina ed il Moirano è un vuoto urbano troppo grande da colmare per Pinerolo ma è anche troppo denso di valenze storiche ed ambientali per poter essere facilmente cancellato.
‌L'idea che una strada, quella solo disegnata - non pianificata - nella Variante Ponte, fuori dal comparto edificabile del Turck e senza perequazione possa essere realizzata dai relativi proponenti, è un errore di sintassi urbanistica facilmente prevedibile. E lo sarebbe ancor di più l'esproprio, in quanto non supportato da un adeguato vincolo ad esso preordinato peraltro inaccettabile ove venisse attuato a carico della fiscalità di tutti i cittadini.

La questione non è solo viabilistica ma di sostanza; la bretella parallela alla ferrovia non risolve il problema del traffico, limitandosi a spostarlo, e non incide sull'eccessiva capacità edificabile.
Riproporre come paradigma urbanistico uno sviluppo edilizio fatto di opere (la strada, il ponte sul Lemina, gli argini) che forzano un'area a ricevere molta più volumetria di quanta la città ne può ospitare, è reiterare gli errori del passato.

Preso atto di questo ennesimo fallimento, occorre come più volte detto, ripianificare l'area all'interno della prossima Variante, riducendo le cubature evitando torri incongrue, frazionando i comparti attuativi, stralciando il commerciale a favore dell'artigianato di servizio e recuperando il Follone nel suo complesso. Tutto ciò senza costosi argini, ponti e strade che servirebbero solo a spostare il problema del traffico.
‌Nel frattempo, fiduciosi, confidiamo nella solida cortina dell'ex Merlettificio che, pur sfregiata dalla incuria, ci ripara dalla consueta urbanistica della quantità."

giovedì 18 settembre 2014

Osservazioni alla deliberazione di Consiglio comunale di Pinerolo n. 33 del 29 luglio 2014


Osservazioni alla deliberazione di Consiglio comunale di Pinerolo n. 33 del 29 luglio 2014: «Variante urbanistica ai sensi dell’art. 16bis della l.r. 56/77. Adozione documento di verifica di assoggettabilità allaVAS»


Al sindaco di Pinerolo
Al Presidente del Consiglio Comunale di Pinerolo
Al Responsabile del procedimento

tramite posta elettronica certificata all’indirizzo

i sottoscritti

 - Bertolotti Paolo, nato a Pinerolo il 7 dicembre 1957 e residente in Garzigliana via San Martino, 10, codice fiscale BRTPLA57T07G674I, tel. 3356752257,

- Garnero Enzo, nato a San Secondo di Pinerolo il 27 settembre 1955, e  residente in Pinerolo via Buniva 54, codice fiscale GRNNZE55P27I154Y, tel. 3282168009,

in qualità di componenti del gruppo «Osservatorio 0121», aderente al Forum nazionale «Salviamo il paesaggio – Difendiamo i territori»,

premesso che:
-       -  la deliberazione del Consiglio Comunale di Pinerolo n. 33 del 29 luglio 2014 richiama in premessa la delibera n. 36 del 2-3 luglio 2013 riguardante, per quanto riguarda l’area Portici Blu, l’adozione di variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della l.r. 56/77
-        -  la conferenza dei servizi convocata il 29 agosto 2013 non è mai stata conclusa e che quindi la delibera n. 36 de 2-3 luglio 2013 deve ritenersi decaduta per quanto riguarda la variante Portici Blu
-         la relazione tecnica del giugno 2013 allegata alla sopracitata delibera è stata adottata nella presente delibera e quindi le osservazioni riguardano anche questo documento
-       -  con avviso del Dirigente del Settore urbanistico del Comune di Pinerolo del 08/08/2014 viene comunicato che gli elaborati approvati con la deliberazione consiliare n. 33 del 29 luglio 2014 sono pubblicati sul sito istituzionale della città di Pinerolo per quindici giorni fino al 02 settembre
-         nel medesimo avviso è fissato un periodo di quindici giorni (dal 03 al 17 settembre)  affinché chiunque possa presentare osservazioni alla variante urbanistica deliberata dal Consiglio comunale
-        -  la deliberazione in oggetto riguarda Il "Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni" che dovrebbe essere allegato al bilancio di previsione 2014 (tuttora non ancora pubblicato nell’Albo Pretorio) ed ha l'obiettivo di garantire il riordino, la gestione e valorizzazione del patrimonio del Comune. Esso individua i beni immobili non strumentali all'esercizio delle funzioni istituzionali del Comune, e pertanto suscettibili di essere valorizzati o alienati, tra questi l’area di terreno cosiddetta dei «Portici » via Buniva angolo via Chiappero, che è oggetto delle presenti osservazioni alla variante urbanistica relativa

Tutto ciò premesso si osserva:

1 – Condiderazione iniziale
In un’economia di mercato gli edifici vengono costruiti per essere venduti!
Nel caso in esame, l’intervento previsto nell’area dei “Portici Blu”, è necessario riflettere sulla possibilità di dare compimento a  questa asserzione preliminare (quasi banale). Risulta infatti difficile analizzare la coerenza e le  conseguenze economiche dell’intervento edilizio proposto dall’Amministrazione pinerolese, a causa di contraddizioni che paiono palesi e che vogliamo evidenziare.
Anzitutto, ignorando totalmente i più elementari fondamenti della pianificazione urbanistica, la delibera sui “portici Blu” non fa certo riferimento a una “domanda abitativa da soddisfare” ma definisce -a priori- una ulteriore “offerta edilizia” rappresentata dai molti nuovi vani previsti. Nella realtà, a Pinerolo come altrove, non esiste affatto una richiesta di ulteriori costruzioni, stante la sovrapproduzione edilizia degli anni passati e il grande numero di alloggi vuoti posti in vendita o in affitto, spesso vanamente, dai proprietari. Non solo: a ulteriore conferma di quanto detto, numerose sono concessioni edilizie già approvate ma non ritirate dai proponenti. Soltanto un segmento della domanda di abitazione non trova soddisfazione, un segmento di mercato che la crisi che attraversiamo rende piuttosto consistente e in continua crescita: la richiesta di edilizia economico-popolare, abitazioni di costo contenuto o con affitti calmierati, categoria di abitazioni che tuttavia non sembra rientrare nelle intenzioni dell’Amministrazione a riguardo dell’area in questione.
Anche il procedimento seguito per arrivare a quantificare il presunto valore dell’area dei cosiddetti “Portici Blu” è del tutto inverso a quanto avviene nell’ordinaria gestione del territorio. Nel nostro caso,  per dedurre quanto sia possibile edificare non si parte da una tabella del PRGC (che ovviamente, in questo caso, neppure esiste) ma, capovolgendo il procedimento, si fissano “a priori” le caratteristiche degli edifici dai quali “poi” scaturirà la tabella. Il motivo di questo strano modo di operare è del tutto evidente: si vuole arrivare a una cifra notevole da porre in Bilancio e, in conseguenza di quella, sono ipotizzate le caratteristiche dei “nuovi grattacieli”. Scriviamo “grattacieli” -sia pure commisurati “al metro pinerolese”- perché solo con edifici di elevata altezza si può raggiungere la prefissata rendita fondiaria. Un “modus operandi” capace di suscitare l’invidia di qualsiasi immobiliarista! …
La scelta (per altro obbligata dall’elevato costo di ciascun vano) di destinare una consistente parte degli edifici a uffici e servizi sembra poi andare in direzione contraria a quella consolidatasi negli ultimi anni: l’attuale tendenza, assai evidente in Pinerolo, è infatti quella di trasferire servizi e uffici in periferia, laddove minori sono i costi di gestione e più facile risulta anche trovare-offrire parcheggio agli utenti-clienti.
Da quanto sopra esposto, appare improbabile il coinvolgimento di uno o più operatori capaci di impegnare nell’impresa le risorse economiche necessarie. La crisi di liquidità di cui soffre il mercato (almeno per quel che riguarda il denaro “pulito”) è tale da scoraggiare qualsiasi imprenditore capace di valutare il rapporto costi-benefici: benefici incerti, costi sicuramente assai elevati e aleatori, almeno in parte, anche in virtù delle diverse problematicità che l’area presenta. Allora perché affrontare gli oneri di una variante ( oneri rilevanti a carico della comunità anche a causa dell’affidamento del progetto ad un professionista esterno) se questa difficilmente potrà trovare attuazione?
Perchè compromettere per sempre il carattere di bene comune di una piazza (rendendola edificabile) pur sapendo che il progetto ipotizzato difficilmente verrà attuato?
Infine, ci preme una considerazione di carattere “macroeconomico”. Le cosiddette “politiche della casa” prevalenti (da sempre) in Italia, hanno prodotto in verità effetti deleteri. Esaurito il loro ruolo storico nella fase di ricostruzione del dopo-guerra e nella loro funzione anticiclica durante il “miracolo economico”, hanno finito con l’ingenerare processi di sovrapproduzione del patrimonio edilizio. Si è costruito tanto, troppo rispetto ai bisogni reali. Bisogni che spesso sono stati quantificati neppure correttamente: si vedano, ad esempio, le previsioni del tutto errate del Piano Regolatore della Città di Pinerolo. Rendita fondiaria, tassi di profitti altissimi per i costruttori e rimunerazione di un capitale finanziario che difficilmente trovava altre forme d’impiego, per molti anni l’hanno fatta da padroni senza che le Istituzioni riuscissero a frenare “la colata di cemento” che si è conseguentemente abbattuta sul nostro Paese. Ma le istituzioni hanno mai voluto frenare quella colata di cemento, causa di tanti dissesti idrogeologici e della devastazione di tanta parte del territorio italiano? La domanda è  evidentemente retorica.
Gli effetti di quella politica sono stati anche altri. Alla devastazione del territorio si è aggiunto un massiccio trasferimento di risorse: dal reddito “da lavoro” e dal “risparmio” delle famiglie verso la rendita speculativa. Spinti all’acquisto della casa, all’investimento nel “mattone”, in molti –e soprattutto i proprietari delle abitazioni di minor pregio- oggi si ritrovano con un bene-casa il cui valore è assai inferiore di quanto era stato pagato (o che continua a essere pagato tramite i ratei dei mutui). Un deprezzamento del patrimonio edilizio che, lo ripetiamo, riguarda  soprattutto quella parte di cui sono proprietari i ceti popolari e “medi”, i più colpiti dalla crisi in atto.
Promuovere nuove costruzioni, tutt’altro che necessarie in un mercato stagnante e con una offerta nettamente prevalente sulla domanda, a nostro parere significa perpetuare una politica irresponsabile e che, proprio alla luce di quanto esposto, appare cinica e affatto rispondente ai bisogni delle fasce più deboli della comunità, coloro che -più degli altri- avrebbero invece necessità di una politica accorta e lungimirante.

2 – errata interpretazione legislativa.
- La variante relativa i «Portici blu» si basa sul presupposto della applicabilità alla zona A5.1 «Portici nuovi» del Piano regolatore di Pinerolo della normativa della legge regionale 56/1977, articolo 16 bis, così come modificata dalla L.r. 3/2013. Come è noto le zone di tipo «A» dei piani regolatori costituiscono la zona territoriale omogenea del  «centro storico» (art. 2 del decreto interministeriale. 1444/168)  cioè quella parte del territorio comunale interessate da edifici e tessuto edilizio di interesse storico, architettonico o monumentale.
- La normativa dell’art 16 bis escludeva l’applicabilità della procedura ai VAS (Valutazione Ambientale Strategica) per le varianti derivanti dal piano di alienazione e valorizzazione nei casi di «limitate dimensioni» della variante stessa. Non  è questo il caso in quanto la variante relativa prevede la costruzione di due edifici alti rispettivamente di 37,50 mt (10 piani+2 (pt e ammezzato) f.t) e 26, 50 (6 piani+2 (pt e ammezzato)  f.t.) di grande impatto paesaggistico e ambientale (come scritto, al paragrafo 2, nella “Verifica di assoggettabilità alla VAS dell’area Portici blu”.  L’arch. Guido Geuna definisce la variante “capace di lasciare un segno forte sul paesaggio cittadino.
Recentemente la Corte Costituzionale con la sentenza n. 197 dell’11 luglio 2014, ha cassato le disposizioni regionali del Piemonte (artt. 33-34 della legge regionale n. 3/2013) che prevedevano una generale esclusione dagli obblighi di sottoposizione alla procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) delle varianti agli strumenti urbanistici (P.R.G.) quando minime e relative ad aree di piccole dimensioni. Questi articoli sono proprio quelli che modificano l’art.16bis della L.R. 56/77 a cui si era fatto riferimento per evitare il procedimento VAS. 
- L’area dei «Portici blu» è utilizzata da alcuni lustri, in varie ore del giorno a fini sociali ( punto di incontro di giovani) ed è stata destinata con delibera del Comune ad area mercatale (mercato dei prodotti biologici) ed ospita manifestazioni di animazione culturali del quartiere.
- Non concordiamo, e a nostro parere non è corretto dal punto di vista normativo,  quanto dichiarato nella relazione  quando si afferma che la zonizzazione e le tutela previste per gli interventi indicati dall’art. 24 della L.R. 56/1977 « si limitano ad alcuni edifici e/o particolari scorci ed ambienti; l’area oggetto di variante urbanistica, non essendo compresa tra queste, non risulta soggetta ad alcun vincolo e quindi la sua trasformazione non incide in alcun modo sulle tutele esercitate dal citato articolo 24». Infatti il PRG approvato nel 1998  ha incluso nell’area A5.1(soggetta all’art. 24 della L.R. 56/1977 vedi NTA-PRG) l’area cosiddetta del «grattacielo»,  con annessa «piazzetta», priva di indici edificatori e circondata dai  «Portici blu» disegnati dal prof, Delio Fois. Tutto ciò è indice di una volontà di salvaguardia del luogo, luogo che pertanto gode delle tutele generali del «centro storico».
- Neppure condivisibile è l’argomento contenuto nella Relazione secondo cui « il mancato utilizzo dell’area potrebbe, comunque, indurre la trasformazione di altre aree di elevato pregio agricolo od ambientale». Il PRG di Pinerolo dispone in realtà ancora di molte altre aree disponibili per interventi edilizi di carattere residenziale e commerciale. A queste, si aggiungerebbe l’area dei Portici Blu trasformata in area edificabile non prevista nel PRGC.
Pertanto, qualora si volesse procedere alla modifica della destinazione d’uso della zona  questa dovrà essere effettuata con le procedure dei piani esecutivi e la variante dovrà essere in ogni  caso sottoposta alle procedure relative alla VAS.

3 -  carenza di documentazione
La documentazione pubblicata sul sito istituzionale del Comune è carente per quanto riguarda:
- manca agli atti la perizia estimativa del valore dell’area, comprensiva della dichiarazione dell’esistenza di eventuali servitù fondiarie. E’ noto che l’area è stata oggetto di un contenzioso tra l’Amministrazione comunale, l’impresa costruttrice e a proprietà del «grattacielo» conclusasi con un atto transattivo che ha trasferito la proprietà al Comune. Nel sottosuolo dell’area, stando a quanto dichiarano i residenti sono presenti strutture (vasche) di servizio per il «grattacielo»
manca agli atti la/e delibera/e di acquisizione dell’area «Portici blu» da parte del Comune con il  relativo progetto di sistemazione dell’area e di realizzazione dei Portici
- manca lo studio di conformità alla normativa antincendio degli edifici di possibile edificazione. ed in particolare per ciò che riguarda gli accessi delle autoscale dei VVF dell’intera area A5.1  (grattacielo in particolare) e l’allacciamento alla rete idrica dell’impianto antincendio.
Riteniamo che la conoscenza di questa documentazione sia indispensabile per una valutazione della variante.

4 - osservazioni
La relazione illustrativa afferma che «la variante urbanistica (Portici blu) ha lo scopo di valorizzare l’area, dotandola di una capacità edificatoria a destinazione residenziale ed altre destinazioni compatibili con la residenza, e di attuare una riqualificazione urbanistica ed edilizia di un terreno che costituisce un “vuoto urbano” generato da un intervento “incompiuto poiché l’ampliamento richiesto ed autorizzato del “grattacielo” non è mai stato realizzato».
In realtà il mancato complemento del grattacielo secondo il progetto dell’arch. Casassa, fu dovuto all’opposizione popolare e politica al progetto fin dagli anni 50 del 1900. Dalle cronache dell’epoca si appende che ci fu addirittura una raccolta di firme per contrastare l’opera. Ne sorse un contenzioso concluso con la revoca della licenza edilizia, l’acquisizione dell’area al patrimonio del Comune  e la realizzazione -a metà degli anni ‘80- di un minimo arredo urbano e dei cosiddetti «Portici blu».
Con questa configurazione l’area è stata utilizzata come spazio pubblico dagli abitanti/frequentatori della zona ed è sede, da circa 15 anni, del mercatino biologico che si tiene il primo ed il terzo sabato di ogni mese.
Come abbiamo già detto, secondo la relazione tale area oggi sarebbe un «vuoto urbano», da colmare con altre edificazioni per il completamento del costruito.
Ci permettiamo di non condividere questa considerazione.  Infatti, «vuoti urbani» sono le piazze, i parchi, le strade, gli interstizi non edificati o qualunque altro spazio aperto indipendentemente dalla loro scala.  Ciò che li identifica è la ricchezza di valori che possiedono, in modo più o meno marcato: valori simbolici, di attività o funzioni. Il cosiddetto “vuoto” deve allora essere pensato, percepito e rispettato come uno spazio pubblico multifunzionale: luogo di vita, nel quale ciascun individuo ha la possibilità di trascorrere il proprio tempo “personale”; spazio aggregativo che stimoli la crescita della vita sociale collettiva. Una città intelligente (smart) non ha orrore dei vuoti, ma li «valorizza» a livello culturale e sociale; non li utilizza per creare «moneta urbanistica» che depaupera il patrimonio della collettività, il bene comune.
Inoltre la relazione illustrativa afferma che la «variante si configura come una “ristrutturazione urbanistica” di un’area di “recupero urbano” all’interno della zona normativa A5.1, mediante un intervento edilizio di completamento del tessuto costruito: l’area in oggetto è stata perimetrata come sub-area della zona A5.1 ed identificata con la lettera A (...) trasformandola e dotandola di una capacità edificatoria adeguata e sufficiente per promuovere e realizzare un intervento capace di riqualificare la zona». Nella Relazione sull’assoggettabilità alla VAS, il professionista incaricato, arch. Guido Geuna, precisa che l’operazione permetterebbe una «buona operatività edilizia». Tuttavia  l’operatività edilizia a cui il professionista fa riferimento deriva da una capacità edificatoria in realtà non esistente e non prevista da alcuna normativa in un’area di tipo A.
In altre parole, la variante in oggetto diventa una modalità per realizzare un nuovo tipo di rendita: la «rendita parassitaria di procedura».

5.1- Osservazioni puntuali alla relazione illustrativa

Vista l’importanza degli argomenti si specificano alcune osservazioni puntuali alla “Relazione illustrativa - Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari: variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della L.R. 05 dicembre 1977 n.56” e i rispettivi riferimenti normativi:

Osservazione 1
Nella “Relazione illustrativa al - Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari: variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della L.R. 05 dicembre 1977 n.56” viene eseguita una verifica sugli standard dei servizi come richiesto dalla normativa urbanistica.  Si fa presente che nei vari calcoli non è stata conteggiata la variante della PMT (ex Beloit) approvata dal consiglio comunale lo scorso anno.
Per ottemperare alla legislazione, si richiede che vengano descritte le aree a servizi al fine di evitare gli artifici (anche questi meramente contabili) volti a far quadrare il bilancio degli standard, attraverso il computo di aree del tutto virtuali o inutilizzabili.

Osservazione 2
Dalla relazione illustrativa si apprende che “la variante urbanistica (Portici blu) ha lo scopo di valorizzare l’area, dotandola di una capacità edificatoria a destinazione residenziale ed altre destinazioni compatibili con la residenza, e di attuare una riqualificazione urbanistica ed edilizia di un terreno che costituisce un “vuoto urbano” generato da un intervento incompiuto poiché l’ampliamento richiesto ed autorizzato del “grattacielo” non è mai stato realizzato”.
Riteniamo non corretto richiamare la vicenda del mancato ampliamento del grattacielo come “un incompiuto”. Come tutte le città Pinerolo ha una sua storia di urbanizzazione in particolare questo luogo è rimasto per anni un luogo degradato, ma nella metà degli anni 80 l’amministrazione comunale lo ha valorizzato come luogo acquisendolo nel patrimonio e trasformandolo in piazza completa di aiuole ed arredo urbano con porticato coperto  in continuazione dei Portici presenti. 
La licenza edilizia del 24 novembre 53 che  autorizzava l’ampliamento del “grattacielo” è sicuramente venuta a cadere sotto tutti gli aspetti (procedurale, economico, urbanistico, paesaggistico) con la costruzione della piazzetta e della struttura denominata  “Portici blu”.

Osservazione 3
Nella relazione viene scritto: “L’area pur essendo di proprietà pubblica, non è vincolata con destinazione a spazio pubblico dal vigente PRGC; è utilizzata come “piazzetta” con una frequentazione non significativa da parte della cittadinanza, è “arredata” da aiuole sopraelevate e pavimentata con massetti in calcestruzzo autobloccanti e contornata sui due lati lungo via dal porticato già descritto.”
Probabilmente il PRGC non ha assegnato all’area la destinazione d’uso quale Piazza ma il porticato e le aiuole sono presenti da un trentennio e compaiono nelle tavole grafiche del PRGC. L’amministrazione pubblica che le ha realizzate ha certamente voluto destinare quell’area a piazza (spazio libero, limitato in tutto o in parte da costruzioni, all’incrocio di più strade o lungo il tracciato di una via importante) o piazzetta (piccola piazza).  Affermare che la piazza in questione ha una frequentazione poco significativa non corrisponde a verità: non sono infatti  presenti dati sulla frequentazione della piazza che possano portare a tale conclusione.  Gli scriventi possono tranquillamente affermare il contrario senza timore di essere smentiti.  Ad esempio, a cadenza quindicinale, sotto ai Portici Blu  si tiene un mercatino di prodotti biologici.  Si fa presente inoltre che anche piazzetta Verdi non ha una destinazione precisa nel piano regolatore (almeno sulle mappe cartografiche del PRGC) ma non crediamo che per questo “dettaglio” e/o “dimenticanza” cartografica piazzetta Verdi sia considerata non vincolata a spazio pubblico.

Osservazione n.4
Nella  relazione illustrativa si spiega che “La variante si propone, pertanto, di individuare un’area  di recupero urbano all’interno dell’area  contrassegnata con la sigla A5.1 esistente, trasformandola e dotandola di una capacità edificatoria adeguata e sufficiente per promuovere e realizzare un intervento capace di riqualificare la zona”.
Nella stessa relazione si scrive poi  che “la variante si configura come di “ristrutturazione urbanistica” di un’area di “recupero urbano” all’interno della zona normativa A5.1, mediante un intervento edilizio di completamento del tessuto costruito: l’area in oggetto è stata perimetrata come sub-area della zona A5.1 ed identificata con la lettera “a”.
Anzitutto si fa presente che l’intervento in esame opera una  “trasformazione”  piuttosto marcata. Con la variante proposta dall’Amministrazione, e nel caso in cui questa  venga approvata nonostante le osservazioni contrarie, si concede capacità edificatoria ad un’area che secondo il PRGC e la legislazione regionale - L.R. 56/77- non possiede assolutamente capacità edificatoria. In questo modo si  densifica in modo abnorme il tessuto urbanistico del centro della città aggravandone le condizioni di traffico e vivibilità, aggravando l’impatto di quell’edificio – il cosiddetto “grattacielo”- da molti ritenuto l’oggetto “osceno” del tessuto urbano pinerolese. A nostro parere, una variante urbanistica che voglia intervenire su una parte così critica della città può essere solo, dal punto di vista normativo, di tipo “strutturale”.
.La sub-area “a”, pensata per realizzare “la “valorizzazione dei Portici blu”,  rimane subordinata e interna alla zona A 5.1; zona A5.1 che nelle norme di attuazione del PRG (art.36  comma 2 e art.37 punto C -  NTA - Piano regolatore generale variante di adeguamento al PAI – luglio 2012) e in una tavola da disegno  allegata  viene individuata come “Centro storico commerciale - Portici Nuovi”  da intendersi come ambito prescritto dal PRGC ai sensi dell'art. 24 della LR. n. 56/77 (vedasi tavola PRGC).
Ai sensi della Legge Regionale 56/77 (modificata dalla legge 3/2013),  art. 13 c.5, la “ristrutturazione urbanistica”  non è ammessa nelle zone di tipo A (anche classificate secondo 1444/68 vedasi art 27 comma 5 LR 3/2013 – 13 comma 5 LR 56/77) come lo è la zona dei “Portici blu”  che una tavola del PRGC  individua come zona “centro storico commerciale” da intendersi come «ambito prescritto dal PRGC ai sensi dell'art. 24 della LR. n. 56/77».
Si fa notare inoltre che invocare il “recupero urbano”  per questa area non è corretto in quanto l’area non è affatto degradata. Infatti, per eseguire un recupero l’area dovrebbe essere considerata degradata e, come richiesto dalla legislazione, dovrebbe pertanto essere redatta una analisi (relazione) dello stato di consistenza e di degrado degli immobili e delle opere di urbanizzazione (vedasi tra l’altro art. 41bis-LR 3/13 art 54); relazione che non risulta agli atti. 
Realizzare un completamento del tessuto urbano significa realizzare “nuove opere su porzioni di territorio già parzialmente edificate” (art.13 comma 3 lettera f  L.R. 3/13 art.27), completare quindi aree già edificate (ad. es. completare un edificio esistente) ma non aree inedificate come è di fatto la piazza dei “Portici blu”. Riteniamo quindi che anche il completamento di questa area non è realizzabile e compatibile con la legislazione vigente.
Si tenga poi presente che la normativa regionale per gli interventi ammessi nelle zone A richiede (art. 13 comma 5 L.R. 3/13 art 27) la conformità degli stessi all’art. 24 L.R. 3/13 art.41 (cit. “sono ammessi gli interventi di cui alle lettere a),b),c),d),f) del 3° comma, con le precisazioni contenute nel successivo articolo 24”).  Ricadendo l’area “piazzetta” Portici Blu all’interno dell’art. 24 della LR 56/77 non è possibile sulla stessa area alcuna edificazione e certamente non l’edificazione prevista dalla scheda di variante al P.R.G.C. per la zona Sub area “a”. (vedasi  commi 3-4 art. 24 – L.R. 3/13 art.41).
Ci preme sottolineare che la Variante in oggetto, se approvata, rischia di costituire un “precedente normativo-procedurale” pericoloso in quanto potrebbe costituire “riferimento" per future analoghe iniziative proposte da soggetti privati.
La “Variante” svela quindi apertamente l’inganno lessicale che si attua, giacchè il termine “valorizzazione” non significa affatto rendere più apprezzabile il “bene comune” alla cui tutela gli amministratori sono chiamati. “Valorizzazione” (che qui significa “Vendita”!) è un termine che viene utilizzato nella sua accezione meramente economica-speculativa e corrisponde –banalmente!- all’incremento di valore conseguente al riconoscimento di diritti edificatori ad aree pubbliche che ne erano prive: la «rendita parassitaria di procedura» di cui parlavamo prima.

Osservazione 5
Nella relazione viene scritto: “fissa la dotazione dei parcheggi pertinenziali nelle misure minime di legge.” Richiediamo che, sin dal progetto di pre-fattibilità o preliminare, venga valutata la possibilità di adempiere a questa prescrizione sulla quale l’amministrazione non può, non deve, fare sconti (almeno per quanto riguarda i parcheggi privati). La carenza di parcheggi nella zona, carenza ormai cronica, di certo sarebbe aggravata dalla costruzione stessa per la mancanza di parcheggi privati all’interno del nuovo, ipotizzato, edificio.

 Osservazione 6
Nella relazione illustrativa viene scritto: «le distanze tra edifici ammettendo la possibilità di edificare in aderenza anche in riferimento all’art. n.7 delle norme di attuazione delle N.T.A..”»
Per l’eventuale edificio previsto in variante, essendo in Area di tipo A, la NTA del P.R.G.C. vigente non ammette la costruzione in aderenza. Infatti al punto 8 l’art. 7 afferma: “È ammessa, nelle zone di tipo B, C, D, NF, E ed EM (sempre salvo diversa prescrizione delle tabelle di area) la costruzione in aderenza al confine di proprietà, se preesiste una costruzione a confine senza finestre o con sole luci purché rientri in uno dei seguenti casi: 1) il nuovo edificio non superi l’altezza massima di m. 6,00 dal piano di campagna confinante 2) il nuovo edificio rientri nei limiti della sagoma dell'edificio esistente a confine 3) il nuovo edificio sia in continuità del fabbricato con fronte cieco in corrispondenza di un filo di fabbricazione su strada consolidato o prescritto 4) vi sia presentazione di progetto unitario per i fabbricati da realizzare in aderenza con vincolo a soluzioni progettuali che valorizzino l'unitarietà con l'edificio preesistente (allineamento piani, ritmo aperture, etc.).”
Le questioni relative alle distanze dai confini e tra fabbricati continuano a dare vita in vari ambiti ad un notevole contenzioso giurisdizionale. Facile prevedere che le discutibili prescrizioni contenute nella Scheda di Variante per la nuova zona “A” saranno oggetto  di possibili ricorsi da parte dei proprietari/inquilini del “grattacielo” e del palazzo “Juvenal”, a cui viene sicuramente modificato il paesaggio e la visuale cittadina.

 5.2 Osservazioni puntuali alla verifica di assoggettabilità alla VAS
Osservazione n.1
Nei riferimenti normativi del par. 1 deve essere inserita la sentenza della Corte Costituzionale n. 197 dell’11 luglio 2014 la quale ha cassato le disposizioni regionali del Piemonte (artt. 33-34 della legge regionale n. 3/2013) che prevedevano una generale esclusione dagli obblighi di sottoposizione alla procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.) delle varianti agli strumenti urbanistici (P.R.G.) quando minime e relative ad aree di piccole dimensioni. Così come è costituzionalmente illegittima l’esclusione del Ministero per i Beni e Attività Culturali dai processi di verifica e conformazione delle suddette varianti “minime” ai sovra-ordinati strumenti di pianificazione paesaggistica e territoriale.
Osservazione n.2
Nel par. 2.2 “descrizione e simulazione dell’intervento edilizio” manca completamente la dimensione urbanistica della valutazione, non emergono effetti e impatti urbanistici.
Mancano dati quantitativi e qualitativi importanti:
1.     mancano gli abitanti insediati, le destinazioni d’uso, con particolare attenzione a quella commerciale e a quelle che solitamente creano impatti locali (visitatori, utenti, auto)
2.     mancano valutazioni e stime sullo stato attuale in riferimento alla dotazione di servizi (parcheggi in particolare) e sulle esigenze aggiuntive (nelle schede urbanistiche di variante si deve prevedere la monetizzazione, stante l’impossibilità di adempiere localmente alla richiesta aggiuntiva di parcheggi).
La simulazione (rendering) dell’intervento lascia molto a desiderare e appare oggettivamente “poco realistica”. Infatti, vengono inseriti nel paesaggio -come “funghi” in un prato- solo i fabbricati  che interessano al progettista a sostegno della tesi di riempimento del “vuoto urbano”. Le simulazioni dell’intervento edilizio sono proposte a volte “a volo d’uccello”, altre volte sono “viste ” dal piano stradale, a seconda della convenienza. La documentazione non consente pertanto di verificare oggettivamente neppure quale sia la riduzione di visuale dovuta alla costruzione del nuovo palazzo.
Osservazione n.3
Sono irrilevanti (cap. 11) le informazioni circa “la fase di cantiere”. Non viene previsto un crono-programma, neppure indicativo, che definisca le problematiche di cantiere per tipologia, per successione e per durata dei lavori. Dovrebbero essere indicate sommariamente le attività e le iniziative da porre in atto localmente per ridurre o rimediare agli scompensi: il cantiere, verosimilmente, potrebbe durare anche diversi anni, con la necessità di occupazione di strade e spazi pubblici e conseguente riduzione di sedi viabili, delle quantità di parcheggi disponibili in un’area fortemente antropizzata e con notevole caratteristica commerciale. Il disagio arrecato agli abitanti ed agli esercizi commerciali derivanti dal cantiere non viene assolutamente valutato.
 Osservazione n.4
Non vengono trattati i problemi indotti dagli aspetti strutturali del nuovo edificio (requisiti antisismici, vicinanza/aderenza al grattacielo, estensione delle fondazioni di base).
Sembra siano state accantonate, con eccessiva leggerezza, le problematiche relative al comportamento di edifici di notevole altezza in un tessuto urbano posto in zona sismica. Non è sufficiente seguire la normativa relativa alle distanze per escludere conseguenze in caso di sisma. In particolare, siamo qui in presenza di un edificio (il cosiddetto “grattacielo”) realizzato senza adottare criteri antisismici e coinvolto, almeno a livello di fondazione, dalle costruzioni in progetto. E’ probabile che si crei un’interazione tra queste ed è possibile, di conseguenza, che il grattacielo pre-esistente muti la sua “risposta sismica”. Pertanto, sarebbe necessario effettuare verifiche secondo i cosiddetti “modelli dinamici”, anche se la complessità della situazione prodotta dall’inserimento delle nuove costruzioni rende alquanto aleatorio il risultato giacchè le nuove fondazioni sarebbero contigue a quelle già esistenti e di cui -al momento- non si conoscono neppure le caratteristiche e le condizioni reali.
Osservazione n.5
Nella relazione non è previsto uno studio di conformità alla normativa antincendio degli edifici esistenti e a quelli di possibile edificazione. In particolare, per quanto riguarda gli accessi delle autoscale dei VVF all’edificio del “grattacielo” e l’allacciamento alla rete idrica dell’impianto antincendio.
Gli attuali “Portici blu”, in prossimità del passo carraio, hanno un varco espressamente richiesto a suo tempo dai VVF proprio per permettere l’acceso delle autoscale ed intervenire -in caso di incendio- nel lato interno del grattacielo. Pertanto, nel caso della nuova costruzione l’accessibilità alla facciata retrostante del grattacielo esistente deve essere prevista e garantita, altrimenti verrebbe meno un fondamentale requisito per la sicurezza dell’intero complesso e dei suoi abitanti.
Osservazione n.6
La relazione (cap.2 e 5) parla ripetutamente dello stato attuale usando termini quali “reliquato urbano”, lato “incompiuto”, parzialmente vuoto… con una accezione negativa; anche la descrizione dell’uso attuale tende a derubricare i comportamenti ad attività residuali. Sarebbe invece auspicabile una valutazione più obiettiva sulla qualità e sulle potenzialità dello spazio pubblico, proprio a partire dalle sue condizioni attuali. Consigliamo una visita dei progettisti “sul luogo” per verificare come la piazza sia frequentata in tutte le ore del giorno e che non è assolutamente “vuota” ma sia invece luogo di attività, luogo di sosta, di “respiro urbano”, “di chiacchiere e di relazioni”.
Nella relazione a sostegno del provvedimento non esistono considerazioni-valutazioni sugli eventuali impatti negativi indotti dal riempimento del cosiddetto “vuoto urbano”: riduzione luce, irraggiamento solare, visuali aperte, ecc.. Così come non vengono considerate le interferenze che l’accesso automobilistico al palazzo (parcheggi interrati) può creare sulla mobilità pedonale di contorno (sotto i portici).
Contestiamo le seguenti affermazioni contenute nella relazione:
1.      l’affermazione (ai cap. 3, 5, 6,…) che questa densificazione permette di salvaguardare suoli agricoli in quanto raccoglie una domanda di residenze che altrimenti sarebbe soddisfatta su suoli agricoli esterni; la salvaguardia di suoli agricoli sarebbe molto meglio tutelata riducendo le aree di edificazione previste dal P.R.G.C, un piano regolatore largamente sovradimensionato rispetto alle reali esigenze residenziali della città di Pinerolo;
2.     l’affermazione che la variante (il nuovo edificio) “non modifica il sistema della viabilità” (cap. 3); in un’area già congestionata, un nuovo edificio di 11 piani adibito a residenze ed uffici e senza possibilità di creare parcheggi pubblici, non può che peggiorare ulteriormente la viabilità locale;  
3.     l’affermazione che la variante persegue un controllato ed equilibrato sviluppo del territorio e dei tessuti urbani, perché propone l’utilizzo di un “reliquato” che solo motivazioni diverse da considerazioni di ordine edilizio ed urbanistico hanno fatto si che sia ad oggi ancora oggi inutilizzato. Il suo corretto utilizzo potrebbe incidere significativamente sulla sicurezza e la tutela dell’ambiente fisico e sull’identità culturale dei luoghi. Affermare che riempire “i vuoti” significa perseguire un “controllato ed equilibrato sviluppo del territorio” ci pare affermazione del tutto arbitraria e, dal punto di vista culturale, davvero scandalosa.
Ci chiediamo: in quale modo la realizzazione dell’edificio ipotizzato sulla piazzetta “Portici Blu” riequilibra il territorio o l’area del centro storico pinerolese? L’edificio ipotizzato nella Variante ci pare piuttosto togliere spazio, vivibilità e sicurezza ad un contesto che già oggi presenta situazioni di criticità.
4.     l’affermazione che la variante apporta miglioramento generale al livello di qualità della vita perché consente la realizzazione di un intervento edilizio qualitativamente superiore; il progettista dovrebbe spiegare chi è il soggetto che avrà aumentato il livello di qualità della vita e sulla base di quali parametri oggettivi fondare tale affermazione.  Non pensiamo che gli abitanti del quartiere siano i soggetti a cui il progettista faccia riferimento.
5.     l’affermazione che la variante non va sottoposta a VAS (conclusione del  cap. 18). Poiché la Relazione di verifica di assoggettabilità presentata  risulta alquanto povera di prescrizioni (peraltro non facili da definire) e sicuramente carente nell’approfondimento urbanistico non pensiamo possibile  assecondare tale conclusione e, al contrario, chiediamo sia prevista la procedura VAS anche alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale n. 197 dell’11 luglio 2014.

6 – conclusioni

Con questa variante, Il PRG di Pinerolo porta a 54.605 gli abitanti insediabili, mentre gli abitanti rilevati al censimento 2011 erano 34.854. Il totale delle abitazione è di 20.284 e di queste almeno 4.000 risultano  oggi “non occupate”, o sfitte.
Si tratta dunque di un Piano Regolatore largamente sovradimensionato rispetto alle esigenze residenziali. Purtroppo la politica del diritto all’abitare dei cittadini non è stato in grado di affrontare i problemi dell’abitazione dei ceti meno abbienti colpiti dalla crisi economica  che investe anche il  pinerolese. La precarizzazione della vita lavorativa, l’incertezza di poter disporre di un reddito adeguato, le difficoltà nell’ottenimento di un mutuo bancario, impediscono a molti giovani  sia l’acquisto di una abitazione ma anche, più semplicemente, di  ottenerne una in affitto. Stiamo assistendo al moltiplicarsi di sfratti,  di casi del cosiddetto “disagio abitativo”: difficoltà o impossibilità di pagare fitti e spese a causa di perdita di lavoro o riduzione del reddito famigliare. A tutto questo, le amministrazioni -anche quella di Pinerolo- provano ad intervenire con provvedimenti che tuttavia rischiano di essere di tipo meramente assistenziale.
La variante dei «Portici blu» non risponde in alcun modo al problema che si è evidenziato, l’emergenza abitativa, e che riguarda sostanzialmente il diritto dei cittadini ad avere condizioni di vita dignitose e la conseguente possibilità  di accedere al bene-casa.
La “trasformazione” della piazzetta dei Portici Blu in edifici residenziali e commerciali contraddice il diritto ai servizi collettivi sempre affermato come centrale nella politica amministrativa della città. I cittadini verrebbero infatti (de)privati di uno di quei beni comuni che costituiscono elementi di qualità della vita associata.

7. richiesta

Lo scorso anno è stata fatta una raccolta di firme a sostegno della proposta di deliberazione al Consiglio Comunale, ai sensi dell’articolo 14 dello Statuto della Città di Pinerolo, avente come oggetto “Stralcio dalla deliberazione di Consiglio comunale di Pinerolo n. 36 del 2-3 luglio 2013: «Approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari – triennio 2013/2015 e relativa adozione di variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della l.r. 56/77» della parte relativa alla alienazione della area dei “Portici Blu”, via Chiappero angolo via Buniva e relativa variante urbanistica della zona A5.1del PRGC”.
La maggioranza del Consiglio Comunale il giorno 11 dicembre 2013 ha respinto la richiesta dei 601 cittadini firmatari della proposta di delibera.
Pertanto, visto che la delibera n. 33 del 29 luglio 2014: «Variante urbanistica ai sensi dell’art. 16bis della l.r. 56/77. Adozione documento di verifica di assoggettabilità alla VAS» è la conseguenza di quella decisione, chiediamo di partecipare alla Conferenza dei servizi per poter illustrare le presenti osservazioni al fine di precisarne il significato.
Il territorio, le città e le risorse naturali che consentono la vita associata sono beni comuni non negoziabili. Le istituzioni pubbliche, attraverso le forme della partecipazione attiva della popolazione, ne sono i custodi e i garanti nel quadro delle specifiche competenze. 

Ringraziamo e porgiamo cordiali saluti.

Paolo Bertolotti         e-mail paolobertol@tiscali.it
Enzo Garnero           e-mail garnero.enzo13@gmail.com

In rappresentanza di
Osservatorio 0121 Salviamo il paesaggio difendiamo i territori del Pinerolese

Pinerolo, 15 settembre 2014


martedì 24 giugno 2014

Tullio Cirri, presidente del Consiglio Comunale di Pinerolo.


E' morto questa notte, all'età di 78 anni, Tullio Cirri, presidente del Consiglio Comunale di Pinerolo.
Abbiamo avuto modo di conoscerlo nel corso di questi due anni di attività del presidio "Rita Atria", scambiando a volte con Lui riflessioni su temi e aspetti della politica cittadina, apprezzandone la passione per l'impegno politico.
Il presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo porge sentite condoglianze alla sua famiglia.
Fonte "Eco del Chisone": "(...) da oltre trent'anni figura di spicco della politica cittadina. Da alcuni mesi era stato colpito da una malattia incurabile. Cirri, ex dirigente d'azienda, politicamente ha sempre militato nell'area di centrodestra, iniziò da giovane nella Democrazia Cristiana, poi passò nelle file del Partito Liberale diventandone una delle colonne fino al suo scioglimento. Oggi sedeva sullo scranno più alto del Consiglio come indipendente."

Aspettando Renzo Piano...nuove "case popolari" a Pinerolo?


"Aspettando Renzo Piano"...Sentinelle del Territorio! (le parole riprendono quanto abbiamo scritto l'estate scorsa a proposito delle vicende urbanistiche di Pinerolo) leggiamo della discussione che si terrà nel prossimo Consiglio Comunale per l'individuazione di nuove aree destinate a edilizia popolare a Pinerolo.
Solo pochi giorni sono passati dalla prova d'esame di maturità che vedeva la sua traccia riprendere proprio un articolo scritto già alcuni mesi orsono da Renzo Piano, illustre architetto italiano.  In quell’articolo, Renzo Piano scriveva: “Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro (…) La prima cosa da fare è non costruire nuove periferieBisogna che le periferie diventino città ma senza ampliarsi a macchia d'olio, bisogna cucirle e fertilizzarle con delle strutture pubblicheSi deve mettere un limite alla crescita anche perché diventa economicamente insostenibile(…)”

Ci domandiamo: cosa traggono le classe politiche -anche quelle locali- dalla riflessione di Renzo Piano? Hanno letta quella riflessione?
Ma veniamo all'ipotesi di un nuovo piano di intervento di edilizia popolare a Pinerolo. 
Non dimentichiamolo: le periferie degradate di cui parla Renzo Piano, quelle bisognose di “rammendo e di cura”, sono anzitutto “periferie umane”! Luoghi degradati perché non curati! Luoghi nei quali è stata riposta l’umanità degli "ultimi", una umanità oggi ancor più dolente a causa di una una crisi economica che è una crisi strutturale , di sistema, e che  proprio per questo abbisogna di interventi innovativi e concretamente rispondenti ai bisogni delle persone.
Come rispondere a quei bisogni? 
Si dovrebbe rispondere a quei bisogni anzitutto creando sistemi socio-economici onesti, etici e sostenibili, che consentano condizioni di vita dignitosa per le persone. Non dovrebbe invece essere più consentito sfruttare “le emergenze” ( artificiosamente create)  affinchè il sistema ( sempre il solito) abbia modo di speculare sull’emergenza stessa.
Simbolo di quella periferia “bisognosa” tante volte sono state proprio le cosiddette “case popolari”. Una edilizia di bassissima qualità architettonica e urbanisitica, destinata ai ceti sociali più poveri (quelli che ora i sociologi ci invitano a chiamare " le vecchie povertà") destinata a un degrado inesorabile perchè mai sono state operate le manutenzioni necessarie a quegli edifici, quasi che il degrado materiale-edilizio dovesse mostrare, anticipare o seguire, un marchio sociale, umano. Errori da non ripetere! L'errore da non ripetere è soprattutto quello di creare "ghetti edilizi" che divengono anzitutto, come abbiamo detto,ghetti "di umanità"separati, staccati anche "fisicamente" dal resto della comunità. 
Il sistema "torinese": quando "agiatezza" e "povertà" s'incontravano sulle medesime scale
Dovremmo imparare dalla storia passata perchè non è sempre stato così . Perché non ci ricordiamo del sistema urbanistico e architettonico torinese? Torino: la città dei santi laici! Una riflessione: forse che la “santità laica” di Torino non derivasse anche dalla particolare configurazione urbanistica e architettonica dei suoi quartieri? 
Prima che la speculazione edilizia realizzasse “i quartieri popolari”, a Torino, come in verità anche in altre città, esisteva una stratificazione sociale “verticale”: nello stesso palazzo abitavano e vivevano classi sociali differenti, dal “piano nobile” al “mezzanino”. Esisteva un rapporto continuo, quotidiano, fra classi sociali diverse che derivava proprio del vivere negli stessi ambiti, addirittura nello stesso edificio. Contatti variegati e continui fra agiatezza e povertà , classi sociali che si guardavano con reciproco e necessario rispetto, dove l’una aveva modo e necessità di  confrontarsi e stemperarsi nello sguardo dell’altra, perchè agiatezza e povertà percorrevano le medesime scale! (... anche se l’altezza dei gradini delle medesime aumentava col salire le stesse, giacché l’altezza del piano dell’abitazione era inversamente proporzionale con la classe sociale a cui la famiglia apparteneva).
Le emergergenze! (...create ad arte)
Ma non vogliamo ora percorrere sentieri filosofici o pseudo-spirituali. Parliamo  del cosiddetto “bisogno abitativo”l’ennesimo “slogan”, l’ennesima “emergenza” costruita da un sistema che ha visto privilegiare l’edilizia come speculazione economica-finanziaria piuttosto che progetto razionale in risposta ai bisogni delle comunità. Il risultato è sotto i nostri occhi: tessuti urbani oltraggiati, spesso guastato dalle "cose-case" costruite negli ultimi decenni; un paesaggio deturpato da una infinita e squallida periferia - il cosiddetto urban-sprawl- che ha offeso e devastato i nostri paesaggi. L'infinita periferia della "statale dei Loghi" ( così chiamo la nostra "Statale dei Laghi") ne è la triste rappresentazione!
Proprio all'indomani del tema di maturità un articolo del prof. Piero Bevilacqua, spiega - sommariamente- il carattere e le motivazioni delle tante "emergenze" di questa Italia: il giochetto è sempre  lo stesso ( non sorridete!)  ed è quello di "creare" una emergenza per proporsi poi come colui (o coloro) che salvano dall'emergenza...Vi ricorda qualcosa? Ed ecco servita l'emergenza dell'Expo, del Mose, della Tav, dell'"edilizia popolare" che manca quando -per decenni- si è speculato sul paesaggio devastandolo con case-cose-capanoni industriali-aree industriali-rotonde-centri commerciali...
Soluzioni alternative?
E allora ci chiediamo questo: non potrebbe essere quella particolare connotazione dell’architettura residenziale “torinese” dei secoli passati - la convivenza di classi sociale variegate residenti in uno stesso edificio o complesso residenziale- un tratto e un principio da perseguire in iniziative che si propongono di rispondere alla carente offerta di abitazioni “ a buon mercato” con interventi che rispondano a criteri di alta qualità sociale e architeonica-urbanistica?
Anche perché, proprio a Pinerolo,  alla necessità di dare risposte alla carenza di edilizia  di tipo “economico” si contrappone la situazione paradossale che vede una quota significativa del patrimonio edilizio esistente “sfitto” o “in vendita”,  a prezzi che -colpa la crisi economica- spesso sono oramai concorrenziali rispetto a nuove costruzioni. Nuove costruzioni che comportano, anzitutto e comunque, ulteriore consumo di suolo sia pure "antropizzato" ( che spesso significa: già rovinato!)
Perchè non pensare invece di acquisire edilizia già edificata? Edilizia "in vendita" (ma che spesso rimane invenduta) sgravando così i proprietati dagli oneri sempre maggiori che gravano sul patrimonio immobiliare. Si potrebbe pensare a delle forme di comproprietà sociale, comunità abitative sovvenzionate sfruttando proprio gli edifici esistenti. Il cosiddetto "social housing" altrove è stato proprio usato così: acquisire a prezzi conveniente edilizia già sul mercato per offrire soluzioni abitative, con costi sostenbili, rivolte a chi è in difficoltà.
Numerose amministrazioni italiane , anche in alcuni comuni del pinerolese e della prima cintura di Torino, cominciano a porsi obbiettivi di sostenibilità degli interventi sul tessuto urbano, di "etica" che si rispecchia e si concretizza anche nell'uso, nella cura e nel rispetto del territorio, visto non più come "merce da depredare" ma come risorsa da accudire e proteggere per fondare nuovi sistemi-modi di vita sociale sostenibile. Dalle pianure alle montagne!
Occorre far ripartire l'Edilizia...  
Sul fatto poi che queste nuove edificazioni possano far superare la crisi del settore edilizio fornendo "occasioni di lavoro” è palese l’infondatezza della tesi: basterebbe considerare del quote di patrimonio edilizio “sfitto o invenduto” per capire che una prospettiva di ripresa di medio lungo periodo del settore non ha altra strada se non quella indicata proprio -e primo fra tutti- da Renzo Piano nel suo articolo: manutenzione, riqualificazione, rammendo e completamento del tessuto urbanomanutenzione e rammendo della Bellezza oltraggiata!
Aspettando Renzo Pianocosa scriverebbero,come risponderebbero, nella loro "prova di maturità" i nostri amministratori  e in merito a quella sua riflessione?
presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo