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lunedì 18 novembre 2019

PUBBLICO INTERESSE E SPECULAZIONE EDILIZIA NELL’AREA DEL TURCK


Torniamo ad occuparci dell'area TURK. Torniamo ad occuparci di urbanistica  perché a nostro parere "(...) L’urbanistica può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale".
Ricordando che la definizione urbanistica e architettonica dell'area TURK era stata affidata alla “regia pubblica”, insieme alle associazioni ambientaliste di Pinerolo già lo scorso anno auspicavamo si concretizzasse un progetto nel quale risultasse evidente l'aspetto della “pubblica l'utilità”. 
Ci chiedevamo quindi se quanto previsto dalla normativa che regola quell'area ( la cosiddetta "Variante ponte" approvata dalla precedente amministrazione) si inserisse in una visione organica della città e se rispondesse alle reali esigenze della comunità: l'attuale piano regolatore consente infatti di edificare in quell'area ben 869 vani residenziali, oltre a superfici commerciali. Non solo, ma proprio con fine evidente di agevolare l'edificazione dell'area, si è reso possibile anche la demolizione dello storico edificio detto “follone”, più noto come “il TURK”, edificio che incarna parte essenziale della memoria storica della città, edifico lasciato colpevolmente diventare "rudere". (puoi leggere qui)
Gli articoli comparsi ultimamente sulla stampa locale hanno riportato  il tema dell'area TURK alla ribalta. Anche la sezione pinerolese di ITALIA NOSTRA, presidente Maurizio Trombotto,  ha rilasciato un comunicato nel quale ha posto in seria discussione la validità, la sostenibilità, la cultura", espressa del progetto urbanistico edilizio che incombe sull'area TURK così dichiarando: 
"(...) Riproporre come paradigma urbanistico uno sviluppo edilizio fatto di opere (la strada, il ponte sul Lemina, gli argini) che forzano un'area a ricevere molta più volumetria di quanta la città ne può ospitare, è reiterare gli errori del passato.(...)"

Di seguito un collage degli articoli pubblicati da "Eco del Chisone " e "Vita Diocesana"

Da tutto questo sono sorte altre domande che vorremmo porre alla comunità e alla sua amministrazione. A seguire le domande contenute nella nostra riflessione, riportiamo anche il testo integrale del comunicato di ITALIA NOSTRA pinerolese.


Associazione "Rita Atria" Pinerolo: "PUBBLICO INTERESSE E SPECULAZIONE EDILIZIA NELL’AREA DEL TURCK "
A chiosa dell’articolo pubblicato da “Eco del Chisone” due settimane or sono riguardante l'area del Turk, il sindaco di Pinerolo Luca Salvai prospettava l'avvio di una procedura d’esproprio dei terreni necessari alla realizzazione della strada di accesso all'area stessa. L’esproprio in questione, lo ricordiamo, favorirebbe i soggetti privati ( gli attuatori dell’intervento immobiliare) nella lottizzazione dell’area al fine di realizzare 869 vani di nuova residenza. Poiché l’esproprio è uno strumento che la pubblica amministrazione utilizza in casi eccezionali, e per palese e dimostrato "interesse pubblico", sorgono spontanee alcune domande:
a) Dov'è l’interesse pubblico nell'aggiungere così tanti alloggi in una città che già oggi ne conta circa 2000 in affitto o in vendita?
b) Di quanto si svaluterebbe ulteriormente il valore degli immobili dei pinerolesi con l’immissione sul mercato di così tanti nuovi alloggi?
c) Come peggiorerebbe la viabilità in Corso Piave, tenuto conto che ogni famiglia che si dovesse insediare in quell’area comporterebbe mediamente l’aggiunta di 2 auto?
d) Conseguentemente, di quanto degraderebbe la qualità dell’aria, stante la sostituzione dell’attuale "foresta" e dell'adiacente prato (il prato ha 10.000 mq di superficie) presenti ora nell’area, con tutte quelle nuove auto?
e) Quale impatto ambientale avrebbe sulla città l'imponente cantiere necessario per rimuoveredistruggere "la foresta", gli edifici esistenti, e per realizzare i nuovi condomini?
f) Che fine hanno fatto i buoni propositi dell'amministrazione, anche per dare una concreta risposta alle istanze del movimento “Fridays for Future”, di agevolare la ristrutturazione dell'esistente anziché di favorire la costruzione di nuovi edifici?
I contenuti dell'articolo "Non siamo noi gli speculatori", pubblicato la scorsa settimana dallo stesso settimanale "Eco del Chisone", portano poi a formulare altre domande a partire dalla considerazione che anche nell'articolo citato la questione del "pubblico interesse " pare essere posta in dubbio pure dal parroco del Murialdo, Manuel Monti, parrocchia i cui terreni sarebbero fra quelli coinvolti nell’esproprio:
g) Quale interesse pubblico sarebbe quello che”, per permettere a privati la costruzione di nuovi condomini, mette in pericolo gli impianti sportivi esistenti nell’area parrocchiale, impianti di elevato valore sociale giacché su quelli “(…) gravitano circa seicento giovani a cui si aggiungono coloro che frequentano la parrocchia)
h) Se la motivazione dell’esproprio si basa sulla necessità di realizzare una strada per alleggerire il traffico in quella zona allora, per maggior coerenza, non sarebbe più semplice impedire la realizzazione di così tanti condomini, giacché non solo questi vanificherebbero il risultato auspicato ma addirittura aggraverebbero la situazione della viabilità rispetto a quella attuale?
i) Infine la domanda che a questo punto si impone: stante l’enorme offerta di alloggi in affitto / vendita presenti già in città, chi potrebbero essere i "veri speculatori" di cui al titolo del suddetto articolo?

Comunicato di ITALIA NOSTRA, sezione "Ettore Serafino": 
"Riguardo alle recenti notizie di stampa che riferiscono delle difficoltà che incontrano i proprietari dell’area comunemente detta del Turck, nell’acquisizione delle superfici necessarie ad urbanizzare compiutamente la medesima area, come Sezione pinerolese di Italia Nostra non possiamo che vedere confermate in tale circostanza, i dubbi, le riflessioni e le proposte che da anni portiamo avanti.
Come dicevamo nella pubblicazione a supporto del concorso di idee i cui progetti regalammo alla città, il Turck e la sua area resistono, sebbene inerti, da più di 40 anni a tutti i tentativi di trasformazione urbanistica di matrice puramente espansiva, non ultimo a quello proposto.

Questo poiché l'area compresa fra il Lemina ed il Moirano è un vuoto urbano troppo grande da colmare per Pinerolo ma è anche troppo denso di valenze storiche ed ambientali per poter essere facilmente cancellato.
‌L'idea che una strada, quella solo disegnata - non pianificata - nella Variante Ponte, fuori dal comparto edificabile del Turck e senza perequazione possa essere realizzata dai relativi proponenti, è un errore di sintassi urbanistica facilmente prevedibile. E lo sarebbe ancor di più l'esproprio, in quanto non supportato da un adeguato vincolo ad esso preordinato peraltro inaccettabile ove venisse attuato a carico della fiscalità di tutti i cittadini.

La questione non è solo viabilistica ma di sostanza; la bretella parallela alla ferrovia non risolve il problema del traffico, limitandosi a spostarlo, e non incide sull'eccessiva capacità edificabile.
Riproporre come paradigma urbanistico uno sviluppo edilizio fatto di opere (la strada, il ponte sul Lemina, gli argini) che forzano un'area a ricevere molta più volumetria di quanta la città ne può ospitare, è reiterare gli errori del passato.

Preso atto di questo ennesimo fallimento, occorre come più volte detto, ripianificare l'area all'interno della prossima Variante, riducendo le cubature evitando torri incongrue, frazionando i comparti attuativi, stralciando il commerciale a favore dell'artigianato di servizio e recuperando il Follone nel suo complesso. Tutto ciò senza costosi argini, ponti e strade che servirebbero solo a spostare il problema del traffico.
‌Nel frattempo, fiduciosi, confidiamo nella solida cortina dell'ex Merlettificio che, pur sfregiata dalla incuria, ci ripara dalla consueta urbanistica della quantità."

martedì 1 marzo 2016

CHIAMATA ALLE ARTI...una chiamata fuori tempo utile?

CASERMA BOCHARD: IL PUNTO DI VISTA DI TAC SUL TEMA DELLA PARTECIPAZIONE PUBBLICA. Un punto di vista che ci permettiamo di riportare in quanto, a nostro parere, pone questioni e riflessioni non banali.

Questa sera si terrà infatti l'incontro "CHIAMATA ALLE ARTI", promosso dall'amministrazione e rivolto "(...) alle diverse espressioni della società civile e del mondo imprenditoriale ed associativo locale". L'incontro avverrà a  poche settimane dallo scadere dei termini utili per presentare il progetto di fattibilità che definisca, chiarisca, l'uso (e la relativa sostenibilità) dell'immobile acquisito gratuitamente dal Demanio. 

Il gruppo informale di giovani architetti pinerolesi TAC -Territorio Architettura Cultura- esprime il proprio parere e il timore che la CHIAMATA ALLE ARTI  si riveli  esempio di partecipazione "di facciata", non avendo fornito preliminarmente ai cittadini gli strumenti di conoscenza utili e necessari per rendere concreta quella partecipazione. 

Quel che è oggettivamente certo è il poco il tempo -due mesi- a disposizione degli architetti professionisti "TRA ARCHITETTI Srl" prescelti a gestire questa fase ( terminale?), laddove processi di partecipazione reale ed efficaci richiedono tempi ben maggiori.

"(...) Speriamo allora che il "mare magnum" delle proposte che verranno avanzate, la Bochard possa diventare la nuova base per "andare sulla luna"!"


Fonte: TAC 
CASERMA BOCHARD: 
IL PUNTO DI VISTA DI TAC SUL TEMA DELLA PARTECIPAZIONE PUBBLICA. 
"(...) Nel 2014 lo schema dell’Accordo di Valorizzazione è stato condiviso con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte, l’Agenzia del Demanio e dal Consiglio comunale della Città di Pinerolo ed il 16 dicembre 2014 è stato firmato l’Accordo di valorizzazione per la Caserma, a cui è seguito a luglio 2015 il trasferimento a titolo gratuito dallo Stato al Comune dell’immobile.
Le linee guida di valorizzazione prospettate nell’Accordo prevedono la riconversione e rifunzionalizzazione dell’immobile con la finalità di creare un polo culturale di eccellenza con spazi museali e servizi, in grado di generare ricadute positive su turismo ed economia locale. Tale funzione risulta compatibile con la destinazione prevista a PRGC che qualifica l’area su cui insiste la Caserma Bochard quale area per attrezzature pubbliche di interesse generale.
Nella scheda di approfondimento del Comune di Pinerolo con data 16 dicembre 2014 viene specificato che il programma di valorizzazione consentirà alla Città di avviare un processo di centralizzazione della cultura, permettendo di soddisfare le esigenze dei servizi culturali del territorio. Per la restante parte della Caserma si prevede la valorizzazione in ottica di mercato – prospettando, tra l’altro, anche la possibile alienazione – per sostenere la realizzazione del “polo culturale”.
Inoltre con l’Atto di Indirizzo del 21 aprile 2015, l’Amministrazione Comunale di Pinerolo individua il progetto Bochard quale “opportunità per costruire una idea di città e di territorio possibili e per ragionare, a scala adeguata, sulle priorità da affrontare” e a tale proposito, viene specificato che il progetto si deve “spendere in chiave territoriale e in logica metropolitana (…) deve saper interagire con altre iniziative presenti nel capoluogo e nell’area metropolitana, nonché relazionarsi ai bisogni e alle proposte che possono venire da tutto il Pinerolese.”
Nell’ambito del procedimento è importante evidenziare che il federalismo demaniale fa parte del più generale processo del federalismo fiscale, che vuole assicurare autonomia di entrate e di spesa agli enti locali, al fine di assicurare la massima responsabilizzazione e l’effettiva trasparenza di gestione. L’obiettivo principale del decreto consiste pertanto nel garantire la massima valorizzazione funzionale ed economica del  bene oggetto di trasferimento e qualora l’ente territoriale non utilizzi il bene nel rispetto delle finalità e dei tempi indicati, è previsto uno specifico meccanismo sanzionatorio in base al quale il Governo esercita il proprio potere sostitutivo al fine di assicurare la migliore utilizzazione dell’immobile. E’ inoltre evidente che la previsione di utilizzo del bene debba essere verificata attraverso specifico studio di fattibilità finalizzato a verificare la sostenibilità della proposta, le modalità di attuazione della stessa ed il fabbisogno di risorse finanziare (fund raising).
Secondo quanto emerge nei documenti disponibili la massima valorizzazione funzionale ed economica del bene è stata declinata dal Comune attraverso la previsione di un polo culturale di eccellenza con spazi museali e servizi integrato nell’offerta metropolitana e pertanto in sinergia con gli altri beni culturali (e non) di proprietà dell’ente (quali ad esempio la biblioteca, Palazzo Vittone, le carceri, ecc.). Non vengono rappresentati scenari alternativi e nulla si dice specificatamente riguardo ai possibili costi della riqualificazione, della gestione ed alle modalità di approvvigionamento del capitale necessario.
La totale assenza di coinvolgimento del territorio e degli stakeholders da parte dell’Amministrazione e la serie di notizie estemporanee pubblicate dalla stampa locale quali la realizzazione di housing sociale, il trasferimento dell’Istituto Corelli e/o della biblioteca civica hanno spinto i cittadini – i veri beneficiari del progetto – ad organizzarsi spontaneamente in quelli che potremmo definire gruppi di lavoro.
Tra questi ricordiamo Lapis che ha presentato il 28 febbraio 2015 la sua proposta per un percorso metodologico e procedurale nell’ambito della valorizzazione della Caserma a Polo della cultura prospettando la fattibilità dell’investimento attraverso la realizzazione e gestione di nuovi parcheggi ed anche la stessa TAC che ha presentato il 27 aprile 2015 la proposta di polo di mestieri e saperi (di seguito allegata) rivolta al tessuto artigiano, in grado di finanziarsi sulla base dei flussi economici generati dalla locazione a canoni agevolati degli spazi e di generare esternalità positive sul territorio fornendo servizi attraverso il meccanismo della banca del tempo. E’ inoltre importante segnalare che il 5 settembre 2015 è stato istituito il comitato Pinhub costituito da un gruppo di pinerolesi che intendono confrontarsi su punti di vista, immaginari e proposte in grado di intercettare e mobilitare contributi, alleanze, finanziamenti e investimenti per rivitalizzare l’area della caserma.
Queste esperienze – meritevoli e spontanee – sono espressione della volontà di fare chiarezza sul processo e soprattutto sul futuro dell’immobile che può sì rappresentare un asset strategico per il territorio, ma allo stesso tempo rischia di diventare l’ennesimo sperpero di risorse a seguito di una totale assenza di visione e di coinvolgimento.
Purtroppo queste occasioni di dibattito, favorite solo nella forma dall’Amministrazione, non hanno condotto ad alcun risultato concreto: le proposte avanzate non sono state nella sostanza prese in considerazione dal Comune che, ad oggi, ha l’obbligo di chiarire alla collettività su quali fondamenti si basa la fattibilità del progetto e la conseguente sostenibilità economica.
In tal senso il Comune ha affidato, a distanza di oltre un anno dalla sottoscrizione dell’Accordo di valorizzazione e attraverso la modalità dell’incarico diretto, lo studio di fattibilità allo studio torinese TRA ARCHITETTI Srl – Architettura Condivisa. Tale studio dovrà essere concluso entro aprile e non è chiaro il peso che avrà nella decisone attuativa delle modalità del progetto, anche rispetto ai possibili cambiamenti che interverranno a seguito delle elezioni amministrative previste in primavera.  All’interno del processo programmato da TRA ARCHITETTI Srl è previsto il 1 marzo alle 20.45 presso l’auditorium Baralis l’evento “Chiamata alle Arti”, una call pubblica finalizzata negli intenti a coinvolgere i cittadini.
TAC crede...TAC ritiene...
- TAC crede nella partecipazione fattiva della collettività e a malincuore non parteciperà all’evento.
- TAC ritiene che debbano essere forniti degli strumenti ai cittadini per rendere concreta la partecipazione, in primis il set delle destinazioni d’uso ammesse rispetto ai vincoli da PRGC ed agli impegni presi in sede di sottoscrizione dell’Accordo.
- TAC ritiene che la fattibilità del progetto sia strettamente correlata al fund raising delle risorse, non bastano le idee, ma le buone idee che attraggono capitali ed investitori. Il cittadino può esprimere una preferenza solo se viene chiaramente esplicitato il rendimento, anche in termini sociali, dell’operazione: quali sono i benefici e quanto pesano le esternalità generate dal progetto?
- TAC ritiene che la sostenibilità di un progetto possa essere valutata sulla base di un business plan a vita intera dell’iniziativa, non può considerarsi un risultato un intervento estemporaneo su una porzione dell’immobile o un’apertura limitata al singolo evento.
- TAC ritiene che per definire un corretto budget per l’intervento il primo passo consista nel ragionare sull’effettivo utilizzo della caserma e sui possibili flussi economici che verranno generati dall’eventuale messa a reddito dell’immobile nel rispetto dei vincoli e dell’utilizzo ammesso.
- TAC ritiene che il successo dell’operazione di riqualificazione della Caserma debba essere misurato rispetto al sistema complessivo dei beni di proprietà del Comune. Il bilancio deve tener conto delle eventuali funzioni che verranno spostate all’interno della Bochard e sul riutilizzo degli immobili che conseguentemente verranno dismessi (es. edificio Corelli e Biblioteca).
- TAC ritiene che Pinerolo sia il posto più bello al mondo, ma prima di pensare al turismo si dovrebbero favorire i cittadini ed i lavoratori. Proprio per questo motivo TAC avrebbe preferito partire dal territorio, cosicché l’immobile rappresenti un’opportunità, piuttosto che dall’approccio sino ad ora adottato a livello locale di richiedere la disponibilità di un immobile al Demanio senza aver chiaro il contenuto da insediare e le modalità di copertura dell’investimento. In un territorio in crisi in cui i cittadini hanno bisogni fondamentali (lavoro, assistenza, formazione) è imbarazzante dover rispondere a distanza di oltre un anno dall’assegnazione del bene alla domanda “e ora che ne facciamo della Caserma?”
La “Chiamata alle Arti” di TRA ARCHITETTI Srl, pubblicata sul sito il 23 febbraio, 7 giorni prima dell’incontro, “è rivolta ai più diversi ambiti ed è il più possibile aperta alle diverse espressioni della società civile e del mondo imprenditoriale ed associativo locale”. Speriamo allora che il "mare magnum" delle proposte che verranno avanzate la Bochard possa diventare la nuova base per "andare sulla luna"!

lunedì 12 ottobre 2015

Sentinelle del territorio: Osservazioni alla "Variante Ponte".

SENTINELLE DEL TERRITORIO. Torniamo ad occuparci di Urbanistica perché, come abbiamo scritto sin dall'inizio della nostra attività come presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo, "(...) può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale". 
Ci riferiamo ora alla cosiddeta "Variante ponte", documento approntato dall'Amministrazione con Delibera n. 36 del 08-09/07/2015
Le associazioni pinerolesi che si interessano alla gestione del nostro territorio si erano già espresso su quanto emergeva, a loro parere, dal progetto di Variante redatto dall'amministrazione. (leggi qui l'articolo integrale). 
Ora siamo giunti alla fase di Proposta tecnica del Progetto Preliminare presenta dall'amministrazione in  Consiglio Comunale. Proposta tecnica che non solo riconferma le perplessità già espresse ma le amplifica per i motivi che scriviamo nella introduzione alle Osservazioni presentate (lo scorso 28 settembre 2105): "(...) aver “celato” provvedimenti importanti quali la possibile demolizione del Turk; non aver tenuto conto, nella sostanza, dei pareri espressi dagli Enti sovra-comunali nella Conferenza di Pianificazione; aver permesso che al progetto preliminare si aggiungessero nuovi e diversi interessi privatistici. Tutto questo, come scriviamo in seguito, ci pare inficiare il principio di trasparenza che, accanto al perseguimento dell’interesse pubblico, deve sempre muovere ogni provvedimento dell’Amministrazione."

 "Le pietre che parlano"
Parlando di materia urbanista, lo sappiamo, occorre superare uno scoramento che ogni volta assale: come gran parte della materia legislativa italiana, anche questo campo -l'urbanistica- appare volutamente noioso, ostico, contorto e complesso. Non è un caso che questo avvenga! Nel paese che aveva posto fra i principi fondamentali della sua Carta Costituzionale la tutela del Paesaggio (Art. 9), proprio quelle "vesti", le norme e le leggi, sono state usate in maniera addirittura "perversa".
Lo scriveva chiaramente Salvatore Settis in "Paesaggio, Costituzione, Cemento" ( Ed. Einaudi, pag. 13-16.: "(...) i delitti contro il paesaggio si consumano non ignorando le regole, ma modificandole o "interpretandole" con mille artifici, perchè siano al servizio non del bene pubblico, ma "del partito del cemento" invadente e trasversale (...) Nascondendosi dietro la facile foglia di fico di una normativa più o meno ben fatta, anzi sbandierandola a ogni occasione, amministratori e politici perpetrano manovre e accordi sottobanco, trasformando il paesaggio e le città, corpo vivo della nostra memoria storica e della nostra identità, in merce di scambio elettoralistica". 
Amara l'analisi e la considerazione espressa da Salvatore Settis e le cui conseguenze si presentano quotidianamente al nostro stesso sguardo: il Paesaggio italiano, quotidianamente, viene distrutto spesso dalle leggi e dalle istituzioni che, invece, dovrebbero tutelarlo. 
Amare considerazioni vengono anche dall'osservare il "corpo vivo" della nostra città, Pinerolo,"le pietre che parlano" della sua storia passata e della storia che stiamo vivendo. Parlano i luoghi della città, il paesaggio della città; luoghi che negli ultimi decenni sono stati trasformati, modificati, mutandone spesso violentemente il carattere e la fisionomia. Questo è avvenuto in base a regole-leggi che avrebbero dovuto tener conto della storia e dei valori che quei luoghi esprimevano per la comunità, per assecondarli e difenderli, come presupposto essenziale del perseguimento del "bene-pubblico" nella evoluzione dell'organismo urbano. Occorre ricordare a noi tutti come la città, la sua forma e fisionomia, è sempre espressione dei valori etici e politici di una comunità.
Ancora Settis, parlando dello "sviluppo" degli organismi urbani: “(…) la progressiva trasformazione delle pianure e delle coste italiane in un'unica immensa periferia, non avverrebbe impunemente se vi fosse fra i cittadini una chiara percezione del valore della risorsa e dell'irreversibilità del suo consumo. È oggi più che mai necessario parlare di paesaggio”.

Ne parliamo anche a Pinerolo?
il merlettificio Turk
Noi pensiamo che a Pinerolo (come in altri luoghi) la sua classe politico-dirigente, l'attuale e quelle che si sono succedute negli ultimi decenni, debba ancora dare segni di operare concretamente per la salvaguardia del Paesaggio come "bene comune", come "bene collettivo"!  Eppure, lo stesso Consiglio di Stato lo  ha ribadito (sentenza n. 2222- 29 aprile 2014) : "il paesaggio è bene primario e assoluto. Il paesaggio rappresenta un interesse prevalente rispetto a qualunque altro interesse, pubblico o privato, e, quindi, deve essere anteposto alle esigenze urbanistico-edilizie".
Ma il significato di "Paesaggio", è bene ricordarlo, non si limita al concetto meramente estetico di “bellezza naturale": "(...) il Paesaggio è l'insieme dei valori inerenti il territorio” concernenti l’ambiente, l’eco-sistema ed i beni culturali, i valori che fondano l’identità stessa della nazione." ...e di una comunità! (aggiungiamo noi).
Monte Oliveto
Invece, anche a Pinerolo associazioni e cittadini devono impegnarsi in strenue battaglie per difendere luoghi,  lembi di Paesaggio, che amministrazioni comunali vorrebbero cementificare, modificare, cancellando con essi Memoria e Paesaggio. Dietro l'aridità dei documenti urbanistici, infarciti di sigle, commi e articoli di leggi, sono "celati" luoghi della nostra vita quotidiana: l'edificio del Turk, il centro storico, l'area ai piedi di Monte Oliveto, (la cosiddetta area CP7), area da tutelare secondo il Piano Paesaggistico della Regione e invece area "da cementificare" secondo l'Amministrazione comunale.
Noi auspichiamo che anche a Pinerolo si ribadisca il valore del  Paesaggio come "bene collettivo" su cui si fonda l'identità della comunità:  un bene  tale da essere "non negoziabile", né tanto meno "mercificabile" a vantaggio dei soliti "pochi",   e ne chiediamo la tutela contro speculazioni e interessi  particolari.
Arturo Francesco Incurato 
referente presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo





Osservazioni alla DC n. 36 del 08-09/07/2015, avente ad oggetto le Controdeduzioni alle osservazioni alla Proposta tecnica del Progetto Preliminare ed il Progetto Preliminare della Variante Strutturale denominata “Variante Ponte”, ai sensi dei commi 7 e 8 dell’art. 15 della L.R. 56/1977 e s.m.i
Introduzione
A nostro parere, la variante strutturale denominata “Variante ponte” non risponde alle esigenze di una revisione dell'attuale -ipertrofico- Piano Regolatore, punto qualificante anche del programma elettorale dell'attuale Amministrazione. La Variante è piuttosto la mera addizione di piccoli “aggiustamenti”, volti a soddisfare le molteplici esigenze e richieste pervenute da cittadini e professionisti, senza tuttavia che queste siano inscritte in un disegno-progetto generale, organicamente compiuto.
A questo si aggiunge una considerazione derivante dalle procedure sin qui seguite dall’Amministrazione: aver “celato” provvedimenti importanti quali la possibile demolizione del Turk; non aver tenuto conto, nella sostanza, dei pareri espressi dagli Enti sovracomunali nella Conferenza di Pianificazione; aver permesso che al progetto preliminare si aggiungessero nuovi e diversi interessi privatistici. Tutto questo, come scriviamo in seguito, ci pare inficiare il principio di trasparenza che, accanto al perseguimento dell’interesse pubblico, deve sempre muovere ogni provvedimento dell’Amministrazione.

1. Considerazioni sulle criticità procedurali

1.1 L’oscuramento del ruolo della copianificazione
Fra gli elaborati amministrativi e tecnici della variante non sono compresi i pareri espressi nelle Conferenze di Pianificazione. Ad illustrare i pareri, a rendere evidenti quelle che avrebbero dovuto essere le relative conseguenze progettuali di questo importante momento del nuovo modello di pianificazione urbanistica (la copianificazione appunto), è dedicato unicamente il cap. 3.6 della Relazione Illustrativa. In questo documento tuttavia “i contenuti” dei pareri sono riportati solo attraverso brevissime sintesi, non in forma estesa, e limitatamente ad aspetti ben circoscritti, mentre sono alquanto sfumate le obiezioni esprese alla variante a riguardo delle problematiche urbanistiche e paesistiche.
Vista questa carenza di informazioni della Relazione Illustrativa, e verificato che tali pareri non sono stati neppure resi pubblici, ne consegue che i cittadini e gli stesssi consiglieri (!) sono rimasti all’oscuro dei temi dibattuti nelle Conferenze di Pianificazione e, soprattutto, all'oscuro delle conclusioni che in quella sede sono emerse. Di fatto, cittadini e consiglieri sono stati sostanzialmente esclusi da una partecipazione consapevole alla formazione del piano.
Tutto questo appare in evidente contrasto con la LR. n. 56/77, laddove all'Art. 1 bis si legge: “2. I processi di formazione degli strumenti di pianificazione sono pubblici; l’ente che li promuove garantisce l’informazione, la conoscenza dei processi e dei procedimenti e la partecipazione dei cittadini agli stessi, assicurando, altresì, la concreta partecipazione degli enti, dei portatori d’interesse diffuso e dei cittadini, singoli o associati, attraverso specifici momenti di confronto.” E anche Art. 15: “7. Il soggetto proponente, avvalendosi delle osservazioni e dei contributi espressi dalla conferenza di copianificazione e valutazione, predispone il progetto preliminare del piano che è adottato dal Consiglio.”.
Le criticità procedurali di cui abbiamo detto risultano “imbarazzanti”. Celare gli elementi sostanziali del dibattito svolto nella Conferenza -le compensazioni ambientali, la pianificazione paesistica, le trasformazioni sostenibili, il piano della collina, i corridoi ecologici- ha determinato infatti un duplice effetto: da un lato, come già detto, l'impossibilità di intervenire e dibattere sulla variante con cognizione di causa attraverso le osservazioni e le proposte; dall'altro, l'impedimento a che quei rilievi potessero rappresentare stimolo e buon motivo per intraprendere addirittura una nuova fase nella discussione sulle caratteristiche e la natura della variante stessa.
Ad oggi, la “Variante ponte” appare essenzialmente basata su richieste di trasformazioni episodiche, privatistiche, poco coerenti -se non estranee- ad un credibile progetto urbanistico utile alla città. Tanto che si è portati ad una preoccupante considerazione di carattere generale: difficile intravedere una progettualità che denoti carattere di “interesse pubblico” nel documento in esame.
Oltre alle già citate difformità dagli artt. 2 bis e 15 della LR. n. 56/77, è opportuno segnalare che la mancata pubblicazione di atti (i pareri espressi dalle CdP) essenziali al processo di piano potrebbero costituire una sorta di “patologia amministrativa”, con possibili profili di illegittimità gravanti sull’intero procedimento urbanistico.

1.2 Le interferenze nello svolgimento del processo tecnico-amministrativo
Il procedimento di adozione del progetto preliminare di variante in corso appare viziato da errori in ordine alla sequenzialità e coerenza dei vari passaggi previsti dalla normative in materia, determinando così probabili presupposti di illegittimità. Infatti sono stati impropriamente introdotti emendamenti aggiuntivi, anche durante lo svolgimento del Consiglio Comunale, del tutto nuovi rispetto a quanto definito dalla proposta tecnica. Benché gli ambiti urbanistici della Proposta Tecnica -oggetto di possibili “osservazioni”- non siano rigidamente circoscritti come richiesto per il progetto preliminare (“Le osservazioni devono essere riferite agli ambiti e alle previsioni del piano o della variante;” art. 15, comma 10 della LR. n. 56/77) è evidente, per analogia, che quegli elementi non possano eccedere, essere “qualcosa di più e di diverso, rispetto a quanto previsto nella proposta tecnica della Variante ponte. Quest'ultimo documento infatti già costituisce un progetto articolato e sostanzialmente concluso, come si evince dall’art. 14 comma 3 bis della LR. n. 56/77.

1.3 La sopravvenuta incompletezza del processo valutativo
Le nuove previsioni inserite dopo l’adozione della proposta tecnica, contrariamente a tutto l’impianto progettuale della stessa proposta, non sono state sottoposte alla verifica di assoggettabilità, determinando anche in questo caso un contrasto con la legge (artt. 3 bis e 15, LR. n. 56/77) e quindi un altro presupposto di illegittimità.
Inoltre occorre sottolineare il fatto che le nuove previsioni incrementali (es. la rifunzionalizzazione delle zone D1.1 – cartiera, RU6.4 -Corcos), creando considerevoli effetti (aumenti di superfici residenziali e commerciali), determinano una probabile alterazione del quadro ambientale e quindi la necessità della VAS.

1.4 L’inadeguatezza del parere motivato OTC di VAS
Ulteriore contributo alla debolezza del presente procedimento è dato dal provvedimento n. 32997 del 30/6/2015 dell’OTC per la Valutazione Ambientale, che si limita a ribadire che la procedura di pianificazione non è soggetta alla VAS. Tuttavia, non entrando nel merito delle successive implicazioni urbanistiche, si elude la prescrizione della DGR. 9/6/2008 n. 12-8931: “Richiama, per i casi di esclusione dal processo valutativo, la necessità che i provvedimenti di adozione e di approvazione definitiva della variante di piano diano atto della determinazione di esclusione dalla valutazione ambientale e delle relative motivazioni ed eventuali condizioni”. Infatti la valutazione dei pareri ambientali e le modalità per concretizzarle nell’apparato urbanistico con l’adeguata modalità progettuale e normativa è certamente in carico a tale organo (OTC per la Valutazione ambientale), il cui atto rappresenta il passaggio fra due discipline organicamente integrate, quella ambientale e quella urbanistica. C’è il rischio che tale operazione di modulazione progettuale richieda, a questo punto, una ulteriore valutazione (VAS) aggiuntiva non contemplata dalla legge.
Per tutte le argomentazioni sopra esposte si richiede all’Amministrazione Comunale di revocare la DC n. 36 del 08-09/07/2015

2. Considerazioni sugli apporti esterni alla formazione della variante

2.1 Considerazioni sulle risposte dell’A.C. alle osservazioni e suggerimenti sulla proposta tecnica delle scriventi Associazioni.
Le associazioni richiedevano un corretto ed esaustivo adeguamento della Variante ai piani sovra-ordinati, secondo le modalità chiaramente illustrate nelle norme dei suddetti piani. Dalla conseguente controdeduzione comunale scopriamo invece che l’Amministrazione Comunale ritiene che il recepimento dei piani di Regione e Provincia si realizzi - “sic et simpliciter” - con la sola partecipazione dell'Amministrazione stessa alla Conferenza con questi enti; tutto il resto -integrazione di cartografie, analisi, norme- sembrerebbero dei meri dettagli. Pare così che si voglia affermare il predominio della “forma” (la procedura) sulla “sostanza” (il piano regolatore).
Naturalmente le scriventi Associazioni ribadiscono le richieste già formulate ma che ora sono rafforzate dalla sintonia con le conclusioni della Conferenza di Pianificazione.

2.2 Considerazioni sul recepimento dei pareri della Conferenza di pianificazione
Le richieste formulate a conclusione della Conferenza di Pianificazione dai vari enti avrebbero dovuto creare le condizioni per elevare la qualità del piano sia dal punto di vista metodologico che nel merito del progetto.
Il progetto preliminare si limita invece a recepire le richieste e i suggerimenti di natura disciplinare (essenziali per migliorare i meccanismi gestionali) mentre ignora sostanzialmente le sollecitazioni verso una pianificazione più organica e con una più spiccata caratterizzazione progettuale. Prevale, in più occasioni, il recepimento burocratico che prende forma nel sistematico rimando ad altri strumenti normativi (manuali, linee guida, piani esecutivi, protocolli di intesa). Conseguenza di questo modo di procedere è che, così facendo, si riducono sia i margini di condivisione che quelli di controllo delle trasformazioni urbane da parte della cittadinanza.

3. Osservazioni sui contenuti urbanistici della variante
Esaminati gli elaborati tecnici del Progetto Preliminare le Associazioni scriventi, visto il tenore delle non-risposte ricevute, ritengono di riproporre le osservazioni e suggerimenti già formulati sulla Proposta Tecnica con D.C. n. 4 del 4/2/2015.
Inoltre avanzano le seguenti richieste e suggerimenti:

    1. Zona RU5.1 – ambito Turk: si richiede di ripristinare la normativa precedente che garantiva e tutelava la conservazione dell'edificio, riconosciuto (anche dalla letteratura storica e specialistica) come esempio di archeologia industriale avente rilevante valore storico. Le disposizioni inerenti la tutela del manufatto, essendo state introdotte dalla Regione col provvedimento di approvazione, hanno particolare autorevolezza e quindi non possono essere stralciate. A questo riguardo, riteniamo davvero grave che l’Amministrazione abbia omesso nei suoi elaborati descrittivi (nella Proposta Tecnica e anche nel presente Progetto Preliminare) il richiamo a tale previsione di stralcio, rendendola piuttosto “clandestina”. Non è certo con questo agire che si rende un buon servizio all’immagine del Amministrazione Comunale.
Le stesse disposizioni riguardanti la richiesta di parere da parte della commissione regionale per gli insediamenti d’interesse storico-artistico, paesaggistico o documentario, ex art. 91 bis LR. n. 56/77, essendo stata posta come “facoltativa e discrezionale”, sembrano unicamente un espediente per legittimare, o almeno “agevolare”, la demolizione del Turk!

3.2 Zona CE7.4- Riva di Pinerolo: dal punto di vista urbanistico, si ritiene inaccettabile l’espulsione dall’abitato del campo di calcio (già esistente!), in quando si riducono gli spazi di socialità in un organismo edilizio già poco dotato di spazi di relazione. Eventuali situazioni di conflittualità determinate dall’attuale utilizzo -si tratta comunque di uno spazio destinato ad attività sportive- possono essere risolte in ben altro modo, ad esempio modificando la destinazione d’uso dello spazio pubblico a giardino o parco urbano. Si prospetta invece una operazione che lascia alquanto perplessi: lo spostamento del campo di calcio in area periferica, in sostituzione di un’area degradata (D7.2); la conseguente possibilità di edificare nuove residenze nell'area dell'attuale campo sportivo. A nostro parere, i supposti benefici pubblici derivanti dall'operazione non compensano i costi di impoverimento urbano e di relazione sociale che si vengono a determinare in quella zona; né risultano proporzionali, i supposti benefici, alla cospicua valorizzazione immobiliare che si riconosce al privato, consentendogli la realizzazione (e vendita) di superfici residenziali! Anche in questo caso ci domandiamo: dove è l'interesse pubblico?

3.3 Area per esposizione autoveicoli: si richiede di stralciare la previsione di un’area a temporanea esposizione di autoveicoli (indicata nell’art. 49, comma 13 delle NTA), collocata recentemente in zona agricola del prgc vigente, non essendo neppure chiaro con quale titolo abilitativo sia stato possibile. La previsione dell'area espositiva determina infatti un impatto visivo del tutto negativo proprio all’ingresso della città, in un luogo che, ancora oggi, mantiene una apprezzabile fascia inedificata di protezione, “a verde” e agricola. Quell'area di verde agricolo merita invece di essere tutelata, anche considerando che al suo interno sono presenti cascine ed edifici di valore documentario che caratterizzano il “paesaggio” a cintura della città.

    1. Zona A2.1 – Centro Storico: Anche in questo ambito non sono chiare le operazioni edilizie ed urbanistiche definitivamente approvate, (possibilità di abbattimento e ricostruzione senza vincolo del rispetto delle sagome, altezze, sedimi) frutto di un emendamento presentato in Consiglio Comunale. Le demolizioni e ricostruzioni devono avere carattere di eccezionalità, devono essere dettagliatamente motivate e non possono prescindere da una precisa individuazione cartografica (vedasi articoli legge regionale 56/77 sui centri storici).

    1. Zone NF – Nuclei frazionali: l’eliminazione della normativa di tutela di questi ambiti, e la facoltà di procedere con tutti i tipi d’intervento, può produrre l’alterazione sostanziale dei tessuti di carattere documentario e storico che contraddistinguono questi aggregati. Infatti mancando una perimetrazione cartografica, le disposizioni cautelari previste nell’art. 45 comma 4 tris difficilmente garantiscono la difesa degli insediamenti tradizionali. Riteniamo pertanto necessaria la perimetrazione puntuale degli ambiti meritevoli di conservazione scelti attraverso una procedura partecipata e condivisa con i cittadini.

    1. Zona RU 6.4 – Area ex Corcos: Le scriventi Associazioni ribadiscono quanto espresso nelle osservazioni già presentate. In presenza di un aumento abnorme delle superfici commerciali previste in quell’area, ritengono assolutamente indispensabile un preliminare aggiornamento del Piano del Commercio ed una attenta valutazione circa le ripercussioni che tali superfici possano avere sulle condizioni del residuo tessuto commerciale “di vicinato”. Tali perplessità sono giustificate e sostenute da quanto richiesto nei pareri della stessa Conferenza di Pianificazione.


lunedì 27 aprile 2015

Sentinelle del territorio. Comunicato stampa delle associazioni pinerolesi sulla "Variante ponte"

SENTINELLE DEL TERRITORIO. Torniamo ad occuparci di Urbanistica perché, come abbiamo scritto sin dall'inizio della nostra attività come presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo, "(...) può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale".
Lo scorso 4-5 febraio 2015, il Consiglio Comunale di Pinerolo approvava il documento: «Adozione della proposta tecnica del progetto preliminare della variante strutturale denominata “variante ponte”(...)». 


A circa un anno dalla fine-mandato del Sindaco Eugenio Buttiero, la cosiddetta "Variante ponte" costituisce forse l'ultimo atto, importante, della politica urbanistica dell'attuale Amministrazione cittadina. Una Amministrazione che, proprio nel campo della politica urbanistica, non ha mancato di suscitare perplessità. 
Rileggendo i contenuti del programma elettorale di Eugenio Buttiero egli, al pari di tutti gli altri canditati-sindaci, aveva posto come punto qualificante la revisione dell'attuale Piano Regolatorre Generale, da tutti ( a parole") considerato sovra-dimensionato). Eppure, primo atto dell'attuale amministrazione era stato quello di riproporre l'edificazione della zona CP7, l'are a ridosso di Monte Oliveto (?) e la revisione del Piano Regolatore non è stata attuata. 
Si è preferito invece proporre una "Variante ponte"! 
All'epoca, ci si era chiesto "dove ci avrebbe portato il ponte" ( vedi qui). ed avevamo espresso le nostre riserve (vedi qui) sul contenuto del documento che si andava delineando, in quanto -sostanzialmente- non si teneva affatto conto dei rilievi e delle indicazioni presentate dalle associazioni e dai gruppi che si interessano all'Urbanistica della città.
Riconfermiamo quel giudizio e pubblichiamo il comunicato stampa  oggi rilasciato


Comunicato stampa
 
Le Associazione ed i gruppi che partecipano al Forum pinerolese per l'Urbanistica e il Territorio hanno presentato il 20 aprile scorso le Osservazioni alla “Variante ponte”. Di seguito, i principali temi trattati.

Premessa: a nostro parere, la variante strutturale denominata “Variante ponte” non risponde all'esigenze di una revisione dell'attuale -ipertrofico- Piano Regolatore, punto qualificante anche del programma elettorale dell'attuale Amministrazione. La Variante è piuttosto la mera addizione di piccoli “aggiustamenti”, volti a soddisfare le molteplici esigenze e richieste pervenute da cittadini e professionisti, senza tuttavia che queste siano inscritte in un disegno-progetto generale, organicamente compiuto.

L'effetto “perverso”. Mentre la Variante sembra prospettare una riduzione (minima!) degli “abitanti teorici” ( passando da 54.420 a 52.520 abitanti teorici), in realtà si conferma l'ipertrofia del Piano Regolatore in vigore: a fronte di dati storici demografici che attestano per Pinerolo una popolazione reale intorno ai 36.000 abitanti, si consente ancora il permanere di cubature residenziali sufficienti ai 52.520 “abitanti teorici”. Inoltre il risparmio di consumo di suolo dichiarato dalla Variante è dovuto solo in minima parte alla riduzione della “capacità edificatoria”, mentre in gran parte si basa essenzialmente sulla riduzione di infrastrutture previste nel PRGC: non sono più opere prioritarie la viabilità di bordo sud e la strada al contorno di Villaggio San Giacomo di Riva.
Singole aree: poco razionali! Tali risultano il cambiamento di destinazione d’uso previsto per l’area D 6.9 (area Gallo) da area produttiva ad area di tipo terziario-commerciale  (ennesimo centro-commerciale a Pinerolo?); così come l'aumento del rapporto di copertura dal 33 al 60% previsto per l'area RU 6.4 (area Corcos) determina un consistente incremento degli spazi destinati al commercio. Il tutto a possibile discapito del tessuto commerciale ancora presente nel centro storico della città.
La Variante presentata grava quindi il territorio comunale di un possibile incremento di 16.000 abitanti ( il 44% della popolazione reale residente!), realizzato edificando in aree agricole fertili e ricche di relazioni ecologiche con l’ambiente naturale. La Variante incide parzialmente anche sul sistema viario di penetrazione e di scorrimento, mutandone anche il carattere: da una impostazione “circolare” si passa ad una impostazione “radiale”, variando i luoghi di convergenza del traffico. Questa previsione, e tutte le altre a carattere sub-urbano, implica una modificazione dei flussi viari che possono avere ripercussioni rilevanti sulla mobilità interna e sulla vivibilità dei vari quartieri. 

Chiediamo verifiche e adeguamenti. Riteniamo necessario sottoporre la Variante a procedura di VAS e quindi alla redazione del Rapporto Ambientale. Chiediamo l'adeguamento sostanziale ai Piani Territoriali Regionali e Provinciali ed alle loro prescrizioni; la definizione dei criteri generali di applicabilità delle deroghe previste dalla legge 106/2011, a garanzia della collettività attraverso regole certe di gestione; l'adozione di un piano commerciale complessivo e coerente con la variegata realtà del commercio pinerolese.
Concludendo, quello che pare mancare alla Variante in oggetto è soprattutto l'analisi e la prefigurazione di un “progetto della città” che tenga conto della sua comunità e ne delinei un futuro possibile, sostenibile e desiderabile.

 "Salviamo il paesaggio"
 "Osservatorio 0121"
 "Legambiente" Pinerolo
 presidio LIBERA "Rita Atria Pinerolo


giovedì 13 novembre 2014

Incontro pubblico sull'urbanistica di Pinerolo

Sentinelle del territorio. Invitiamo quindi a partecipare all'incontro pubblico che si terrà questa sera , alle ore 20.45 nella Sala di rappresentanza del Comune di Pinerolo e che avrà come tema il "Documento  programmatico per la pianificazione urbanistica"
Torniamo ad occuparci di Urbanistica perché, come abbiamo scritto sin dall'inizio, "(...) può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale".
In attesa di partecipare all'incontro di questa sera, quanto emerso nelle riunioni della Commissione Urbanistica di Pinerolo dedicate specificatamente al tema in questione, ci induce a pensare che rimanga -purtroppo- ancora valido quanto scritto nel commento  delle associazioni pinerolesi ( qui il testo integrale)   al Documento Programmatico approvato dal Consiglio Comunale di Pinerolo nello scorso aprile  

"(...) pensiamo che le linee programmatiche approvate dal Consiglio Comunale risultino generiche e poco incisive. Ancora una volta manca l’idea, la visione, della Pinerolo “a venire”. Inoltre, se da un lato abbiamo inizialmente apprezzato la dichiarazione  dell’Amministrazione di voler adottare il metodo del confronto nell’affrontare un tema fondamentale quale è tratteggiare la Città “ a venire”, le azioni sinora condotte appaiono ben lontane dalla cosiddetta “urbanistica partecipata” , pratica a nostro parere fondamentale per indirizzare eticamente le “pre-visioni” e il carattere della città futura. Alla necessità di prevedere la partecipazione concreta delle comunità al momento progettuale e decisionale fanno oramai riferimento i migliori e più moderni strumenti di gestione dei territori: partire dall’analisi delle situazioni esistenti; individuare obbiettivi rispettosi della vocazione dei territori, obbiettivi condivisi dalla comunità e “sostenibili”, sia dal punto di punto di vista economico che ecologico.
Questi alcuni dei “fondamenti” necessari per iniziare il processo della revisione - anche “culturale”- dell’attuale Piano Regolatore: un Piano ipertrofico, non rispondente alla realtà attuale,  frutto di una idea meramente speculativa del bene comune “Territorio-Paesaggio”.  Pinerolo ha bisogno di un progetto che ne difenda e ne rivitalizzi la sua Bellezza.
Le Associazioni e i gruppi del forum pinerolese sull'Urbanistica e il Paesaggio  

Infine, riportiamo alcune considerazioni generali di Enzo Garnero, membro del circolo pinerolese dell'associazione "Salviamo il Paesaggio", scaturite dopo l'ultima seduta della Commissione Urbasnisti

·         Il risparmio di consumo di suolo, è dovuto solo in minima parte alla riduzione della capacità edificatoria, mentre  in gran parte è dovuto alla riduzione delle infrastrutture previste nel PRG (non è più prioritaria la viabilità di bordo sud e la strada al contorno di Villaggio San Giacomo di Riva). Le riduzioni di cubatura, specialmente in area CPS1 e prevedendo una riduzione del numero dei piani previsti per le nuove costruzioni, sono piuttosto ininfluenti sul consumo di suolo. (...)

·         Con questa variante viene dichiarata una diminuzione di abitanti teorici di circa 1900 abitanti passando da una previsione del PRG di 54.420 a 52520. Dai dati indicati sempre nella relazione illustrativa gli abitanti di Pinerolo si attestano negli ultimi 15 anni (da quando è stato approvato il PRGC vigente) sui 35-36000 abitanti. Pertanto la diminuzione prevista non tiene conto del reale andamento dell’incremento demografico. 

·         Il cambiamento di destinazione previsto per l’area D 6.9 (area Gallo) da produttiva a commerciale e l’aumento della quota residenziale e terziaria dal 22 al 40%  della RU 6.4 Corcos (con un aumento del rapporto di copertura dal 33 al 60%) determina un consistente aumento dell’offerta commerciale con un ulteriore impoverimento del tessuto commerciale del centro storico. Queste operazioni si devono inscrivere nell’obiettivo dichiarato nel documento di programmazione economica di migliorare la qualità di tutti gli ingressi alla città?




Commento del forum pinerolese alla delibera 
"Linee programmatiche per la pianificazione urbanistica"

Il 25 marzo scorso il Consiglio Comunale di Pinerolo ha approvato le “Linee programmatiche per la pianificazione urbanistica”, documento la cui bozza era stata presentata alla Cittadinanza nel dicembre 2013. Anche le Associazioni e i gruppi che partecipano al Forum pinerolese per l’Urbanistica e il  Paesaggio avevano fatto pervenire proprie osservazioni a quel documento. Fra le Osservazioni presentate, ci pare essere stata realmente accolta solo quella riguardante il Piano Particolareggiato della collina: come richiesto dalle Associazioni, nel documento è stato esplicitato il mantenimento dei vincoli più gravosi in caso di contrasto tra gli strumenti comunali e quelli provinciali.Le altre osservazioni da noi presentate sono state ignorate nella sostanza. In particolare:
  •  Non è stata quantificata, al di là delle dichiarazioni di principio, la quota diriduzione della capacità edificatoria rispetto al piano regolatore vigente e la conseguente riduzione del consumo di suolo. Inoltre non è stata esclusa l’individuazione di nuove aree residenziali.
  •  In relazione alle cosiddette “valorizzazioni immobiliari”, le Associazioni chiedevano fossero definiti criteri oggettivi che provassero l’esistenza di reali condizioni di “interesse pubblico”  nel momento in cui si adottassero varianti urbanistiche puntuali e “permessi di costruire in deroga alle attuali destinazioni d’uso del PRG. Inoltre, si chiedeva di favorire il ricorso allo strumento della “variante” anzicchè i “permessi di costruire in deroga” previsti dalla LR106/2011.
  •  Nella delibera approvata viene ribadita la necessità di reperire una nuova area industriale. Al contrario, le Associazioni chiedevano di verificare la possibilità di riportare in città alcune delle attività di tipo terziario ( uffici, servizi) che – impropriamente!- sono state insediate nell’area industriale della Porporata. Si chiedeva inoltre di evitare ulteriore consumo di suoloagevolando l’insediamento di piccole/medie industrie nelle aree produttive dismesse, già presenti sul territorio. La previsione di una nuova area industriale ci pare ingiustificata e da doversi considerare solo in conseguenza di specifici e reali progetti, o proposte industriali, che possano assicurare un cospicuo e sostenibile sviluppo occupazionale.
  • Nella delibera approvata nulla di concreto anche sul tema della mobilità sostenibile. Le Associazioni chiedevano l’adozione delle soluzione già prospettate nel lavoro condotto dagli uffici comunali con l’ Associazione Salvaciclisti: un progetto  che stimolava soluzioni nuove nel campo dell’ accessibilità e dell’attraversamento dello spazio cittadino.
  • Le Associazioni richiedevano una maggior attenzione al verde cittadino, con la realizzazione di una “fascia verde” attorno al centro abitato a salvaguardia delle residue zone agricole, per riportare in luce le cascine storiche, per valorizzare e salvaguardare i cosiddetti “coni visivi” e il paesaggio della città.
  • Nel capitolo “obiettivi”, la delibera approvata introduce il tema del cosiddetto “miglioramento della qualità degli ingressi in città “. Le Associazioni paventano che sotto quelle parole si celi piuttosto l’alibi per individuare, ri-definire, nuove e grandi aree a destinazione commerciale.
A seguito di quanto esposto, pensiamo che le linee programmatiche approvate dal Consiglio Comunale risultino generiche e poco incisive. Ancora una volta manca l’idea, la visione, della Pinerolo “a venire”. Inoltre, se da un lato abbiamo inizialmente apprezzato la dichiarazione  dell’Amministrazione di voler adottare il metodo del confronto nell’affrontare un tema fondamentale quale è tratteggiare la Città “ a venire”, le azioni sinora condotte appaiono ben lontane dalla cosiddetta “urbanistica partecipata” , pratica a nostro parere fondamentale per indirizzare eticamente le “pre-visioni” e il carattere della città futura. Alla necessità di prevedere la partecipazione concreta delle comunità al momento progettuale e decisionale fanno oramai riferimento i migliori e più moderni strumenti di gestione dei territori: partire dall’analisi delle situazioni esistenti; individuare obbiettivi rispettosi della vocazione dei territori, obbiettivi condivisi dalla comunità e “sostenibili”, sia dal punto di punto di vista economico che ecologico.

Questi alcuni dei “fondamenti” necessari per iniziare il processo della revisione - anche “culturale”- dell’attuale Piano Regolatore: un Piano ipertrofico, non rispondente alla realtà attuale,  frutto di una idea meramente speculativa del bene comune “Territorio-Paesaggio”.  Pinerolo ha bisogno di un progetto che ne difenda e ne rivitalizzi la sua Bellezza.