mercoledì 13 giugno 2012

PROCESSO "MINOTAURO": la 'ndrangheta in Piemonte


 PROCESSO MINOTAURO

'Ndrangheta, chieste 73 condanne

Fonte: La Stampa


Il processo si svolge nell'aula bunker del tribunale in corso Regina

L'accusa è associazione mafiosa
L'operazione ha svelato i legami
tra cosche e politica in Piemonte

TORINO
La Procura di Torino ha chiesto la condanna di 73 persone, la maggior parte per associazione di stampo mafioso, nell'ambito dell’inchiesta Minotauro, l’operazione, con 170 indagati, che ha smantellato le cosche della ’ndrangheta in Piemonte svelando tentativi di condizionamento della vita politica locale.
Le richieste sono state formulate per gli imputati che hanno scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato. La pena più alta, 15 anni, proposta per Aldo Cosimo Crea.

Per ricordare Giuseppe Letizia. "La mafia uccide, la speranza non muore".

Per ricordare che "La mafia è una montagna di merda!" (Peppino Impastato)
Fonte: Corleone Dialogos
Corleone: "La mafia uccide, la speranza non muore". Per ricordare Giuseppe Letizia...PDFStampaEmail
articoli - Corleone
Scritto da Clarissa Arvizzigno   
Martedì 12 Giugno 2012 20:59
"La mafia uccide, la speranza non muore", perché Cosa Nostra è capace di ammazzare silenziosa, di stroncare vite, di trucidare corpi celandosi dietro l'ombra dell'omertà, del disonore, che tuttavia scopre un velo di "speranza" come riscatto per il presente che si deve fare certezza per il futuro .
Martedì 12 giugno 2012 l'I.C. Giuseppe Vasi con l'Assessorato regionale della Pubblica Istruzione ha organizzato un incontro con i ragazzi, con i docenti delle scuole corleonesi in memoria di Giuseppe Letizia , giovane vittima uccisa dalla mafia nel 1948.Il terreno confiscato alla mafia in contrada Sant'Ippolito e assegnato all'IPA ora porterà il suo nome. Una morte prematura quella del piccolo Giuseppe, che nel suo apparente "silenzio" sembra riecheggiare quella giustizia pressoché assente nella Corleone di Luciano Liggio e di Michele Navarra. Una giustizia fatta di lupare, di fucili, di violenza che si macchia del sangue di Placido Rizzotto per sopprimere l'eco di una speranza che il giovane sindacalista desiderava divenisse realtà: "Fare del lavoro onesto il fondamento di una Corleone libera dalla mafia." Sono intervenuti tra gli altri il Sindaco di Corleone Lea Savona, il Senatore Giuseppe Lumia e ha coordinato i lavori Pippo Cipriani coordinatore nazionale dell'I. F. Santi.
Il perché della necessità di un diploma di licenza media ad honorem di Giuseppe Letizia è stato spiegato dal Dirigente scolastico, Prof. Leoluca Sciortino con una duplice motivazione. Da un lato, infatti, si rende onore alla memoria di un ragazzino cui è stato sottratto per sempre il diritto all'istruzione, dall'altro ci si serve di questa memoria come chiave di lettura per il presente, come simbolo di riscatto in grado di mobilitare le coscienze pietrificate del popolo corleonese.
"Il lavoro che rende liberi dalla mafia": forse è questo lo spiraglio di speranza, anzi l'arma più efficace per combattere Cosa Nostra, per creare in una realtà inerte delle idee mobili, dei pensieri liberi.
Queste le parole del Coordinatore di Libera Informazione Palermo Giuseppe Crapisi, questo il messaggio che svecchia Cosa Nostra denudandola nella sua misera malvagità: "Libera coniuga memoria e impegno, ricordando come a Corleone nel passato la memoria è stata cancellata dalla mafia; anche Giuseppe Letizia è stato dimenticato, ma ciò che Cosa Nostra ha voluto cancellare è l'idea radicata della vecchia mafia che non tocca donne e bambini. Giuseppe Letizia dà memoria di cosa è stata sempre la mafia. Così, ricordando Verro, Rizzotto, voglio ricordare che la memoria deve essere accompagnata dall'impegno per dare lavoro ai cittadini". 
Tuttavia Corleone non è il paese della mafia bensì dell'antimafia, come ha ricordato l'assessore regionale della Pubblica Istruzione Mario Centorrino.
Si dovrebbe sradicare questa ideologia fin troppo cristallizzata che vede Corleone come capitale della mafia; perché è "l'idea" che servendosi dell'ausilio della memoria plasma l'azione, le dà corpo e dunque la sorregge creando così "un'azione mobile e dinamica" volta a combattere comuni pregiudizi, false opinioni, ma soprattutto le mille facce di Cosa Nostra.

Raffica di incendi nei campi di Libera


Don Ciotti: "Non sono coincidenze"

Dopo Mesagne e Belpasso, gli ultimi due episodi si sono verificati nel Trapanese in contemporanea: un uliveto di Castelvetrano e un altro uliveto a Partanna, zona già colpita dieci giorni fa

di ALESSANDRA ZINITIFonte: LA Repubblica
PALERMO - Nessuno crede alla casualità. Cinque incendi in dieci giorni in oliveti e vigneti confiscati alle organizzazioni criminali e affidati alle cooperative di Libera suonano come una evidente intimidazione. Gli ultimi due episodi si sono verificati nel Trapanese praticamente in contemporanea in un uliveto di Castelvetrano e in un altro a Partanna, poco distante da dove, solo dieci giorni fa, un altro incendio aveva mandato in fumo ettari di coltivazioni dei ragazzi delle cooperative di Libera.

Gli ultimi incendi, che seguono quello di Mesagne in Puglia (il paese venuto alle cronache dopo l'attentato di Brindisi) e quello di Belpasso nel Catanese, preoccupano Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, che dice: "Non possiamo più pensare a delle coincidenze. Non possono lasciarci indifferenti i recenti episodi di vandalismo a danno dei beni confiscati alle mafie, dalla Puglia alla Sicilia, dal Lazio alla Calabria". 

"Quei beni - dice Don Ciotti - non sono solo uno schiaffo alle organizzazioni criminali, ma anche uno strumento per indebolirle in ciò che le rende forti: l'accumulazione illecita di capitali. Libera sente un debito di gratitudine verso chiunque, dalle forze dell'ordine alle istituzioni e amministrazioni local, contribuisce per garantire la sicurezza di quelle realtà, ma alla luce del susseguirsi 
degli incendi e vandalismi è chiaro che qualcosa nel meccanismo di tutela deve essere rivisto".

sabato 9 giugno 2012

Trattativa tra Stato e mafia: indagato l'ex ministro Mancino


Dopo la deposizione in aula al processo Mori, la sua posizione è cambiata. Il pm aveva lasciato chiaramente intendere di ritenere falsa la testimonianza dell'ex titolare del Viminale. Che ancora una volta nega il suo coinvolgimento


L'ipotesi di reato è quella di falsa testimonianza. Con questa accusa è stato indagato dalla procura di Palermo l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta "trattativa" tra Stato e mafia. Ma lui, ancora una volta, nega ogni suo coinvolgimento. L'indagine dovrebbe essere chiusa nel giro di pochi giorni.     La posizione di Mancino, è cambiata nelle ultime settimane, dopo la sua deposizione al processo al generale Mario Mori il 24 febbraio scorso. In tribunale quel giorno i pm Antonio Ingroia e Nino Di Matteo avevano detto che "qualche uomo delle istituzioni mente".


I pm ritengono che Mancino, insediatosi al Viminale il primo luglio 1992, sapesse della trattativa che prevedeva di cedere al ricatto dei boss in cambio della rinuncia all'aggressione terroristica e ai progetti di uccisione di altri uomini politici. E che ora l'ex presidente del Senato ed ex vicepresidente del Csm neghi l'evidenza per coprire "responsabilità proprie e di altri". 
L'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli ha più volte sostenuto di essersi lamentato con lui per il comportamento dei Ros. Nel giugno '92, secondo i magistrati, Mori e il capitano Giuseppe De Donno avrebbero infatti comunicato all'allora direttore degli affari penali del Ministero di via Arenula, Liliana Ferraro l'avvio dell'interlocuzione con Vito Ciancimino "per ottenere una copertura politica - sostengono i pm - dall'ex sindaco mafioso sulla trattativa". 



Mancino ha sempre negato. Il 24 febbraio aveva però detto che Martelli gli avrebbe accennato di "attività non autorizzate del Ros" e che lui gli avrebbe risposto di parlarne alla procura di Palermo. Mancino inoltre ha sempre negato di avere incontrato il giudice Paolo Borsellino il giorno del suo insediamento al Viminale.
La decisione di iscrivere Mancino è stata adottata dai magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, alla vigilia della chiusura dell'indagine sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Tutte le posizioni dei nove personaggi sotto indagine sono ancora al vaglio dei pm: da stabilire infatti, spiega la procura quale sarà, per ciascuno dei coinvolti, l'imputazione finale.
Si va da un ventaglio di ipotesi di reato che, oltre alla falsa testimonianza, abbracciano il favoreggiamento aggravato, il concorso nella violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario o - ipotesi estrema - il concorso in associazione mafiosa.
Nell'indagine sono coinvolti i generali Mario Mori e Antonio Subranni, l'ex tenente colonnello Giuseppe De Donno, l'ex ministro dc Calogero Mannino, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, i boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Nino Cinà. E ora anche Mancino.



Proprio ieri, poi, è stato riascoltato come teste, dai pm del pool, un altro ex ministro dell'Interno, Vincenzo Scotti, a proposito di alcuni fatti da lui raccontati nel recente libro "Pax mafiosa o guerra?", e per altre circostanze raccolte dai magistrati negli ultimi giorni. Obiettivo dell'accusa, chiarire le ragioni del siluramento del "duro" Scotti, sostituito al Viminale, nei giorni caldi del '92, tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, proprio da Mancino. 

venerdì 8 giugno 2012

L'Anpi ricorda le vittime del nazifascismo con una festa che guarda all'attualità


Dal 14 al 17 giugno a Marzabotto la terza festa nazionale 

dell'Anpi. Lo slogan: "La memoria batte nel cuore del 

futuro". Ma nel programma c'è ampio spazio alla contemporaneità

Fonte : LA REPUBBLICA 






L'Anpi ricorda le vittime del nazifascismo  con una festa che guarda all'attualità






"LA MEMORIA batte nel cuore del futuro". Non è solo lo slogan che accompagna la terza festa nazionale dell'Anpi 1, organizza dall'Associazione nazionale partigiani dal 14 al 17 giugno a Marzabotto, dove i tedeschi il 5 ottobre del 1944 uccisero 770 civili. Ma anche un modo per raccogliere sempre più giovani - e non è un caso che siano migliaia i ragazzi e le ragazze iscritti negli ultimi anni a sempre nuove sezioni territoriali - intorno ai valori dell'antifascismo, della Resistenza e della Costituzione. "Cioè i veri capisaldi della democrazia e del suo futuro", come ha sottolineato a Roma, presentando il programma, il presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia

Mentre il programma prevede quattro giorni di dibattiti, lezioni, spettacoli - tra cui un concerto dei Modena City Ramblers - il segnale forte vuole essere anche quello della solidarietà, visto che ci si trova in territorio emiliano: tra gli invitati, anche i sindaci di Novi e di Cento, devastati dal terremoto 2, a cui l'Anpi donerà parte dei fondi raccolti durante la festa. 
Più che testimonianza e ricordo, politica vera: quella che i partiti sembrano fare poco o nulla, e che spiega la grande attenzione - da parte dei giovani e non solo dei vecchi partigiani - verso l'Anpi. I temi su cui si concentreranno i dibattiti sono la richiesta di verità e giustizia per le stragi naziste, il diffondersi dei neofascismi in Europa, il destino delle donne islamiche dopo la primavera araba (non così positivo come ci si augurava durante le rivolte, come ha sottolineato  Smuraglia presentando il dibattito che include giornaliste, studiose, blogger e attiviste, da Farian Sabahi a Francesca Caferri, da Leena Ben Mhenni a Aya Homsi) e, infine, la cultura della legalità contro la mafia (tra gli altri parteciperanno Armando Spataro, Nando dalla Chiesa, Benedetta Tobagi).                                          
"Il tema della giustizia alle vittime - spiega il presidente dell'Anpi - resta la nostra principale preoccupazione. Basti pensare che il prossimo 15 giugno si svolgerà a Roma l'udienza preliminare per la strage di Cefalonia. Un ritardo inaccettabile che l'Anpi farà presente al governo italiano".
Ci sarà spazio anche per parlare di legge elettorale e "voglie" di presidenzialismo - che Smuraglia boccia, come ogni altra suggestione dirigistica che tolga peso alla figura attuale del presidente della Repubblica - nonché di respingere ancora una volta ogni proposta di accorpare in un'unica ricorrenza le date del 25 aprile e 2 giugno, come vorrebbe il Pdl. 
Ma è vero che la crisi economica è uno dei grandi temi e dei rischi da non sottovalutare: e rafforzare la memoria è necessario. Perché "fu la crisi economica e sociale a portare alle grandi dittature dei primi del Novecento. I rigurgiti neonazisti in Grecia, e quello che sta accadendo in Ungheria in questi anni, sono un campanello d'allarme da non sottovalutare".
Anche se la festa è dedicata a tutte le vittime delle stragi nazifasciste (inaugurazione alle 16.30 di giovedì 14 nella sala consiliare del comune di Marzabotto), si parlerà quindi più di attualità che di storia. A partire dalla "normalità" della Resistenza. Quella da cui - insistono i promotori - far ripartire il futuro. 
DONATELLA ALFONSO

Ci auguriamo sia davvero una certezza: Telejato non chiude, assegnate le frequenze


Telejato non chiude, assegnate le frequenze

Fonte: ANTIMAFIADUEMILA

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Pino Maniaci: “E' la vittoria della democrazia” 

di Aaron Pettinari - 7 giugno 2012

Ha vinto la democrazia, Telejato, la tv antimafia diretta da Pino Maniaci, è salva e potrà continuare a trasmettere. Il Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per le Comunicazioni ha predisposto la graduatoria provvisoria delle emittenti televisive locali utile per l'assegnazione, nella Regione Sicilia, delle frequenze televisive in tecnica digitale ai sensi dell'art. 4, del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75.
Il forte ritardo con cui è stata comunicata stava facendo pensare al peggio in quanto il passaggio in digitale dell’emittente a conduzione familiare non era affatto scontata. A spiegarlo era stato lo stesso Maniaci nei mesi scorsi in quanto per le tv comunitarie, cioè senza fini di lucro, come Telejato, avere tutti i requisiti per piazzarsi in graduatoria era davvero difficile. Il paradosso voleva che per cause di bilancio ad essere messa a rischio era la libertà di espressione, di cui la televisione partinicese e lo stesso Maniaci erano diventati simbolo nell'intera Nazione. 
Per la sopravvivenza di Telejato si erano mobilitate molte associazioni e singoli politici con alcune interrogazioni parlamentari. Alla fine il telegiornale più lungo d'Italia ha vinto la propria battaglia ed anzi si rilancerà con un servizio ancora maggiore
Ce l'abbiamo fatta – racconta il direttore Pino Maniaci, preso d'assalto dalle telefonate per commentare il buon esito della vicenda – In primis voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo e che hanno portato avanti con noi questa battaglia di democrazia. Per sostenere gli alti costi del passaggio al digitale e aggiudicarsi un posto in graduatoria, diverse emittenti hanno deciso di creare un consorzio: 36 solo in Sicilia. Tra queste anche noi insieme a televisioni di Sciacca, Messina, Catania e Palermo. Il nostro Consorzio in graduatoria si è piazzato 17° in base ad una serie di punteggi basati sul numero di dipendenti, sul capitale sociale e sulla copertura del territorio”. Alla fine il Consorzio ha ottenuto un punteggio di 32.42 entrando nel numero di emittenti che potrà trasmettere anche con il passaggio al digitale terrestre grazie all'assegnazione di un “multiplex”, di quattro o cinque canali. Particolarmente soddisfatta anche Nadia Furnari, del Comitato “Siamo tutti Telejato”: “Adesso non resta che attrezzarsi per trasmettere in digitale. E’ costoso, ma l’importante è avere ottenuto la possibilità di farlo”. “Come canale trasmetteremo sul 273 – continua Maniaci – ma avremo anche altre trasmissioni oltre al nostro telegiornale. Stiamo pensando ad un canale sarà dedicato ai giovani, un altro alla radio con una collaborazione con radio100passi, quindi con la trasmissione dei consigli comunali della zona. Insomma le idee non mancheranno. Per il resto continueremo comunque la nostra battaglia per la pluralità d’informazione. Faremo da testa d’ariete per tutte quelle altre televisioni comunitarie che, non solo in Sicilia, saranno spente”. I termini dello swicht off  per la Sicilia sono stati posticipati dal 1 giugno al periodo compreso tra l’11 giugno e il 4 luglio con 53 canali che rimarranno fuori dalle trasmissioni. Ma Telejato non sarà più oscurata e questo, si può dire, è davvero un successo di tutta la società civile, antimafia e non solo.

martedì 5 giugno 2012

Minacce di morte al Coordinatore di Libera Reggio Calabria


Libera: «Vicinanza e corresponsabilità a Mimmo Nasone. Non ci faremo intimidire»
Fonte: LiberaInformazione

Reggio Calabria
E' da anni in prima linea, accanto alle vittime di reati di mafia e nei quartieri più difficili di Reggio Calabria, insieme ai giovani. Con lui, donne e uomini liberi  hanno scelto di ricostruire un tessuto civile sano a partire dall'entusiasmo dei giovani, dell'associazionismo, degli imprenditori, degli studenti. Tutto questo mette in pericolo le 'ndrine che hanno deciso di farlo sapere, con una minaccia diretta. Il destinatario è Domenico Nasone, per gli amici “Mimmo” il coordinatore di Libera a Reggio Calabria che è stato raggiunto da una lettera anonima nella quale è stato minacciato di morte. L'intimidazione è stata inviata nella sede dell'associazione in Calabria nel fine settimana ed è stata ritrovata stamani da Nasone che ha provveduto a sporgere regolare denuncia.
« Esprimiamo la nostra totale e piena vicinanza e corresponsabilità al nostro coordinatore – fa sapere subito in una nota l'ufficio di presidenza dell'associazione Libera. La voce e l'impegno di Mimmo Nasone a Reggio Calabria  è  la nostra voce ed è la voce di tutti gli uomini e le donne oneste che in quella terra lavorano quotidianamente per il cambiamento. Nessuno può pensare con tali minacce di ostacolare il percorso tracciato di legalità, verità  e giustizia portato avanti da Mimmo Nasone e da tutta Libera». «La "continuità" della nostra azione civile – concludono -  è l'antidoto migliore contro chi  pensa di intimidirci così vigliaccamente». 
Fra i tanti percorsi di antimafia sociale quotidiana, nelle scuole e sui beni confiscati della provincia, il coordinamento è impegnato come parte civile nel “Processo Meta”, procedimento contro le 'ndrine del territorio infiltrate nel tessuto socio – economico  ed è al fianco della giovane Anna Maria Scarfò vittima di violenze e che dal 2010 vive in una località protetta dopo avere denunciato nel 2002 dodici stupratori. Una delle donne - coraggio che sta tentando di cambiare con la sua testimonianza la cultura mafiosa e omertosa che viene imposta dalle mafie.  Domenico Nasone, inoltre,  è fra gli animatori e i promotori del  percorso "ReggioLiberaReggio” una rete di oltre 50 associazioni impegnate a dire “no” al racket imposto dalla 'ndrangheta e che ha già portato risultati concreti e un percorso di riscatto simile a quello nato a Palermo, sotto la spinta di Addiopizzo e Libero Futuro. Il coordinamento di Libera Reggio Calabria è stato al fianco di Tiberio Bentivoglio, imprenditore antiracket calabrese, che ha denunciato i propri estorsori. Quando nel febbraio 2011 Bentivoglio è stato gambizzato dai boss, Nasone commentò cosi l'attentato: «Ci troviamo a lottare ogni giorno, oggi è toccato a Tiberio ma domani può accadere ad altri. Siamo sul fronte e non possiamo non combattere questa battaglia rimane il fatto che siamo ancora soli e in pochi».
A  Libera Informazione  oggi conferma quell'impegno: «Paradossalmente - dichiara Nasone – queste minacce arrivate nella sede del coordinamento dell'associazione ci fanno capire che stiamo lavorando nella direzione giusta e non possiamo che continuare sempre più, con maggiore forza, a fare quello che è semplicemente il nostro dovere». «In questi anni – conclude Nasone – siamo stati vicini a tante vittime di reati mafiosi, dal racket alle violenze di altro tipo, e ai familiari di vittime della 'ndrangheta. A loro, che in questa battaglia hanno rischiato in prima persona, va il nostro pensiero, e nel loro nome si rinnova il nostro lavoro quotidiano, senza arretramenti, né tentennamenti».
Mimmo Nasone e il coordinamento di Libera Reggio Calabria sono stati e continuano ad essere, ogni giorno, preziosi punti di riferimento anche per tutta l'informazione libera e i cronisti che raccontano ogni giorno di mafie e illegalità in terra di 'ndrangheta. E che provano a raccontare anche il riscatto dall'oppressione dei boss. A Nasone e tutto il coordinamento di Libera a Reggio Calabria e in Calabria va la vicinanza e la corresponsabilità della rete di Libera Informazione