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martedì 13 settembre 2016

Ma abbiamo idea di quanto continuano a guadagnarci sui migranti? Sette giorni in un inferno ce lo farebbero sapere!

Ecco cosa accade in un ghetto di Stato: "(...) il Cara di Borgo Mezzanone vicino a Foggia, il Centro d’accoglienza per richiedenti asilo, il terzo per dimensioni in Italia. Ce ne sono molti altri di stanzoni ricoperti di corpi. I ragazzi africani vengono sfruttati anche quando dormono. Per trattarli così, il consorzio “Sisifo” della Lega delle cooperative rosse, e la sua consorziata bianca “Senis Hospes”, amministrata da manager cresciuti sotto l’ombrello di Comunione e liberazione, incassano dal governo una fortuna: ventidue euro al giorno a persona, quattordicimila euro ogni ventiquattro ore, oltre quindici milioni d’appalto in tre anni".
Lo denuncia di Fabrizio Gatti, giornalista de L'Espresso,nell'articolo "Sette giorni all'inferno: diario di un finto rifugiato nel ghetto di Stato"
Ci è voluta Mafia Capitale, l'inchiesta che ha portato alla luce gli intrecci criminali che a Roma e dintorni si erano stabiliti fra “pezzi” del mondo della politica amministrativa, della cooperazione sociale e la malavita organizzata, per svelare uno dei tasselli che spiegano, a cosa sono servite in Italia ( e a cosa servono ancora oggi) le cosiddette “emergenze”. In Italia, lo ripetiamo ancora una volta, la regola “numero uno” è quella che recita: le emergenze si gestiscono non si risolvono! E dalla gestione delle emergenze derivano arricchimenti illeciti, immorali, dei soliti noti la cui schiera si è oramai allargata a dismisura.
In una delle intercettazioni scaturite dall'inchiesta Mafia Capitale, Salvatore Buzzi, numero uno della cooperativa “29 giugno” e braccio operativo dell’organizzazione gestore di una rete di cooperative che spaziano dalla raccolta dei rifiuti, alla manutenzione del verde pubblico, fino all’accoglienza di profughi e rifugiati.  , mentre parla al telefono telefono con Pierina Chiaravalle, gli rivolge la frase rivelatrice: “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. ( leggi qui l'articolo de Il Fatto Quotidiano
Ma chi sono coloro che ci guadagnano sugli immigrati? La filiera è lunga, etereogenea, tanto che molti di noi preferiscono fingere di non conoscerne “le stazioni” di quel calvario laico e umanissimo a cui sono sottoposti molti di coloro che sfuggono a miseria e morte certa. E' una filiera che parte dalle figure più laide, i trafficanti di morte, gli scafististi che portano i migranti anche sulle nostre coste, e finisce ripulita e quasi rirriconoscibile, rivestita com'è dalle vesti della legalità in luoghi che a volta assumono dimensioni tragiche tali da minare e mettere in dubbio , a chi abbia la forza di accostasri a quei luoghi, la stessa considerazione del fondamento morale di questo paese e dei suoi rappresentanti istituzionali.
La denuncia di Fabrizio Gatti, giornalista de L'Espresso, è netta: un luogo istituzionale, uno dei C.a.r.a. ( acronimo che sta per "Centro di accoglienza per richiedenti asilo"...è da notare l'uso perverso delle parole!) presenti sul territorio italiano è in realtà un “lager”, gestito da compiacenti cooperative rosse e bianche (quando si tratta di denaro le ideologie si superano d'un fiato!) che lucrano su qugli esseri umani ( per ognuno dei quali ricevono € 22,00 al giorno) permettendo che criminali e organizzazioni malavitose arrivino addirittura a sfruttare quelle donne e quegli uomini costringendoli alla prostituzione oppure obbligandoli a  diventare manodopera schiavizzata nella mani di “caporali”, usata in tante delle aziende agricole locali. 

E noi? Ai “buoni” ( ovviamente è così che ci pensiamo!) basterà sapere che continua “la gestione dell'emergenza” o sapremo, vorremo?, chiedere giustizia e dignità per coloro che sono fra i più deboli?  

Fonte : L'Espresso
 "Sette giorni all'inferno: diario di un finto rifugiato nel ghetto di Stato
gli spazi esterni del C.A.R.A. di Foggia
"La quinta notte apro la porta sull’inferno. Dal buio dello stanzone esce un alito di aria intensa e arroventata che impasta la gola. Si accende un lumino e rischiara una distesa di decine di persone, ammassate come stracci su tranci di gommapiuma. Niente lenzuola, a volte solo un asciugamano fradicio di sudore sotto le coperte di lana. Nemmeno un armadietto hanno messo a disposizione: ciabatte e scarpe sono sparse sul pavimento, i vestiti di ricambio dentro sacchetti di carta. Rischio di calpestare una serpentina incandescente, collegata alla presa elettrica da due fili volanti. Qualcuno sta preparando la colazione per poi andare a lavorare nei campi. Cucinano per terra. Se scoppia un incendio, è una strage...". Continua a leggre qui l'articolo-denuncia di Fabrizio Gatti

domenica 19 giugno 2016

"ELLIS ISLAND - LAMPEDUSA / WELCOME!”

Anche noi siamo lieti di invitarVi: DOMENICA 19 GIUGNO alle ore 21 presso il Salone Polivalente di Pinasca (TO)  avrà luogo la prima rappresentazione del Concerto-spettacolo: "ELLIS ISLAND - LAMPEDUSA / WELCOME!
"(...) Erigere muri, spianare fucili, istigare all’odio e alla divisione, non è mai stato patrimonio di chi vuole creare giustizia sociale, solidarietà e pace tra le nazioni. "
Estratto dal comunicato-invito dello spettacolo: "Si sale a bordo di questo treno di ricordi, di questo barcone di pensieri, di questa nave non abbastanza grande per contenere tutte le storie e le sofferenze dei migranti. Sull’onda di ritmi e melodie più o meno conosciuti, proponiamo un viaggio che ci porterà a sorvolare la terra spesso dimenticata di “quando i migranti eravamo noi”, per una breve storia di genitori, nonni, bisnonni che scrissero pagine necessarie alla crescita del nostro Paese. 
Poi torneremo al presente, a questo confuso incontro di popoli che vede l’Italia e l’Europa tra le mete desiderabili per una sopravvivenza che assomigli al vivere dignitosamente: un lavoro e un tetto, dando quotidiane risposte alla solitudine ed alla speranza di tornare alla propria terra. Questo incrocio di destini, di culture è un presente irreversibile, è futuro ed è già storia, sulle cui ragioni ci si può anche interrogare, ma sono solo le pagine del nostro domani che possiamo scrivere. Erigere muri, spianare fucili, istigare all’odio e alla divisione, non è mai stato patrimonio di chi vuole creare giustizia sociale, solidarietà e pace tra le nazioni. Ritrovare un senso alla partecipazione nella scelta dei valori che fanno l’identità culturale del nostro Paese, sempre più s’impone come un dovere oltre che un diritto. Lo dobbiamo a chi ha costruito per noi e alle generazioni a venire. Ogni volta che si delinea una “guerra tra poveri”, il nemico è alle spalle o sulle nostre teste. Per questo ci è più difficile vederlo."

martedì 29 settembre 2015

"Lampedusa 3 ottobre 2013 - i giorni della tragedia"

Invitiamo alla proiezione del documentario "Lampedusa 3 ottobre 2013 - i giorni della tragedia" che si terrà anche a Pinerolo, sabato 3 ottobre 2015 allo "Stranamore", via bignone n. 89.  
Papa Francesco lo aveva urlato: "...una sola parola: Vergogna" 
In quell'occasione così avevamo scritto: "(...) quando indosseranno le facce "pittate a lutto"- abbiano il coraggio di parlare di bambini, ragazzi, donne e uomini!...non di clandestini! Parlate  i bambini, ragazzi, donne e uomini che raccolgono le loro speranze per deporle su una barca che viaggia nel buio delle coscienze dell'occidente". (leggi qui)
Vergogna!

la locandina dell'evento
Il 3 ottobre del 2013, a mezzo miglio dalle coste di Lampedusa vicinissimo al porto, una barca naufragava con a bordo 540 persone circa, la maggior parte di nazionalità eritrea, provocando 366 morti accertati e circa 20 dispersi presunti. Un documentario nato nei giorni della tragedia. I racconti fatti dai sopravvissuti e dai soccorritori nell'immediatezza della tragedia sono inquietanti: parlano di due imbarcazioni che si sono dappprima avvicinate per poi allontanarsi senza prestare soccorso; di orari discordanti con quelli ufficiali per quanto concerne la richiesta d’aiuto fatta dall’imbarcazione Gamar."
La proiezione del documentario "Lampedusa 3 ottobre 2013 i giorni della tragedia" viene organizzata in varie parti d’Italia per chiedere di aprire un’indagine per mancato soccorso sulla strage del 03/10/2013 e riflettere profondamente sulle cause delle migrazioni e sulla gestione di quello che ha tutte le connotazioni di un dramma epocale.


 

mercoledì 9 settembre 2015

"Capitale corrotta, nazione infetta" ma "Sono tutti uomini d'onore..."

Ieri sera, in prima serata è andata in onda la prima puntata di Ballarò per la stagione 2015/2016. Il contributo dei "comici"  sembra essere divenuto l'ingrediente indispensabile nei cosiddetti talk-show politici; laddove tutti ci siamo oramai accorti -da tempo- di quanto sia importante "lo spettacolo-vetrina -passerella" del politico di turno, metre scomparsa -da tempo- è proprio la politica, quella attività nobile che avrebbe lo scopo di mirare e perseguire il bene della collettività.  
La Tv moderna,  e un poco-tanto cafona dei nostri giorni, ha tuttavia affidato proprio alla figura del "comico" lo stesso ruolo che nel teatro greco svolgeva "la satira", la commedia grassa. licenziosa e volgare, ma nella quale tante libertà-verità erano permesse, consentite. Così come più tardi, nell'epoca mediovale, il giullare di corte aveva licenza di proferire la verità scomoda anche dinanzi al sovrano...tanto, il popolo, la corte e i cortigiani, avrebbero certo stemperato lo scandalo della verità, il dolore della verità, nella risata! 
Ed è già sintomo di "coraggio", per la televisione dei nostri giorni, ingaggiare il comico-giullare che pronuncia quella verità, o almeno una parte della verità...
E allora, ieri sera, ecco andare in scena Enrico Brignano, "comico romano", il quale, finalmente, ha il coraggio di pronunciare il fatidico concetto: "Sono tutti uomini d'onore..."


Ascoltate le parole pronunciate da Enrico Brignano, i nomi, i fatti, le situazioni...non si può non essere daccordo con lui: a Roma, per quel che appare, "sono tutti uomini d'onore"! Ma anche a Venezia ( e nel resto del settentrione) non è che si stia tanto meglio!
"Capitale corrotta, nazione infetta". Bel titolo! D'effetto!...è quello spesso utilizzato per etichettare lo scandole delle mafie che si sono impossessate di Rome-capitale ! Geniale!...Peccato, peccato mortale, perchè era il titolo di un articolo comparso addirittura nel 1995! Così ce lo ricordava la rivista Miocromega nello scorso dicembre 2014, nei giorni in cui l'inchiesta riempiva le pagine dei giornali e gli schermi delle Tv:

Fonte : MicroMega

Capitale corrotta, nazione infetta

di Angelo d’Orsi

"Capitale corrotta, nazione infetta": era il titolo, divenuto presto famoso, di una mirabile inchiesta de “l’Espresso”, apparsa l'11 dicembre 1955. L'articolo era firmato da Manlio Cancogni, grande letterato e giornalista (bellissimo il suo libro "Squadristi" del 1972, abile fusione di giornalismo e storiografia). L'inchiesta documentava, in modo efficace e accorato, gli illeciti negli appalti immobiliari di Roma, nei quali, tra l'altro, era coinvolta una società immobiliare del Vaticano. Ne nacque uno "scandalo" che forse non servì a cambiare il quadro politico, ma se non altro scosse la pubblica opinione, anche se poi ci pensava Lascia o raddoppia? e i festival canori a riaddormentarla.

Allora, appunto, si chiamavano "scandali", per indicare l'eccezionalità di quegli eventi. Oggi, come constatiamo, sono la norma, l'indefettibile regola della nostra quotidianità: la collusione tra malaffare, criminalità organizzata, classe politica. “Capitale corrotta, nazione infetta”: le notizie provenienti da Roma, che si rivela una cloaca maxima, sono sconfortanti, avvilenti. Ovviamente vi sono coloro che – i Salvini di turno – si fregheranno le mani, ripetendo il "Roma ladrona", loro che a Roma ci sono, come sono a Bruxelles, e in ogni ganglio del potere, condividendone gioie e nefandezze.

Lasciamoli gongolare, mentre le Procure della Repubblica mandano, ormai settimanalmente, avvisi di garanzia che svelano la capillare presenza di mafia e ndrangheta nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni del Settentrione.(...) Leggi qui l'articolo integrale

venerdì 12 giugno 2015

Enrico Berlinguer e la "questione morale": sentinella inascoltata

Ieri ricorreva l'anniversatrio della morte di Enrico Berlinguer uomo-simbolo di quella corrente di pensiero politico che una volta chiamavamo Sinistra. Enrico Berlinguer muore l'11 giugno 1984 alla guida del Partito Comunista.Enrico Berlinguer muore lasciando una eredità morale e umana che nessuno è stato in grado di raccogliere. Non è un caso che la sua memoria, il suo ricordo, proprio nella giornata di ieri sia apparso "sbiadito e scomodo" per un Paese come l'Italia dei nostri giorni, sconquassato dagli scandali di una classe politica e dirigente indegna del confronto con uomini quali Enrico Berlinguer: un paese che ha rinunciato a confrontarsi con la "questione morale" che Enrico berlinguer aveva avuto il coraggio di denunciare. sentinella inascoltata
Ce li ricordiamo gli anni di Berlinguer? Erano anni cruciali. Gli anni che seguirono il boom economico degli anni sessanta sono anni di cambiamenti profondi, segnati e accompagnati da storie drammatiche che insanguinano l'Italia già a partire dalll'immediato dopoguerra: la strategia del terrore inaugurata dalla strage di Portella dellae Ginestre, guerre di mafie, il terrorismo. 
Sono anni di cambiamenti tumultuosi  che investono la cultura stessa delle comunità italiane e i valori su cui si fondano i rapporti fra gli individui. Cambiamenti su cui pare riflettere solo l'analisi di alcuni protagonisti del mondo culturale dell'epoca: poche sentinelle, inascoltate! Nel campo dell'arte cinematografica, l film “Le mani sulla città”, del regista Francesco Rosi, descrive e spiega meglio di tanti trattati cause e fatti di quanto avveniva, tratteggiando anche le conseguenze che ne sarebbero poi derivate. Nel panorama della cultura letteraria vano e sottovalutato fu l’allarme di Pier Paolo Pasolini verso i falsi miti della modernità, nei confronti della trasformazione “antropologica” che gli italiani subivano, aderendo a modelli di cui oggi avvertiamo -con colpevole ritardo- la vacuità e la insostenibilità.
Conseguenza di questo fu l'ascesa e l'affermazione di una classe dirigente, politica ed economica, il cui degrado etico sarà denunciato proprio da Enrico Berlinguer. Nella celebre intervista rilasciata ad Eugenio Scalfari (28 luglio del 1981) Berlinguer parla chiaramente: “(...) I partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune(...)”. 
In quella intervista Enrico Berlinguer ha ancora la possibilità di difendere "una diversità" del suo partito, della sua Sinistra, che, alla luce dei fatti accaduti è stata poi offesa e cancellata dalle tante "iene e sciacalleti" rappresentati da coloro che spesso ne hanno preso il posto. Qui il testo integrale di quella intervista .
Ripetiamo quanto abbiamo già detto: "Rileggendo quell'intervista, anzicchè "analisi datata" del mondo dei partiti dell'epoca,  le parole di Berlinguer appaiono come "il copione" seguito poi da "pezzi" della nazione, in cui varie componenti "colludono"  in uno scambio di reciproci favori e omissioni, barattando "doveri e diritti", facendo strame dei principi fondativi della nazione stessa". Facile ora riconoscere nelle parole di Berlinguer quel ceto politico inquietante, e con tratti a volte eminentemente “criminali”, incarnato da amministratori che diedero vita al cosiddetto “Sacco di Palermo”, anni Sessanta dello scorso secolo, e che oggi ritroviamo protagonisti delle tante “mafie capitali”, “provinciali e cittadine” portate quotidianamente alla luce da scandali e inchieste della magistratura. E mai che una voce di denuncia si levi prima dell'intervento della magistratura, da ambienti che appaiono spesso più “complici” che “vittime” di un sistema corruttivo che non ha eguali nel mondo occidentale. 
 

mercoledì 20 maggio 2015

Riflettiamo sul tema dei migranti: conoscere, comprendere , accogliere

Invitiamo a riflettere sul tema dei migranti alla luce di tre parole: "conoscere, comprendere e accogliere”. La richiesta di Giustizia che muove coloro che fuggono da guerre, presecuzioni e povertà -lontane e vicine- investe l'intera Umanità. Quella richiesta di Giustizia chiama tutti noi alla responsabilità di metteere al primo posto quel principio essenziale, la GIUSTIZIA, affinche si creino condizioni di DIGNITA' e LIBERTA' per tutti.

Pinerolo, 21 maggio 2015, ore 21.00 presso l'Auditorium Baralis, via Marro n. 4
 "CORSI E RICORSI DELLA STORIA: IL VIAGGIO DALLA FUGA ALL’ACCOGLIENZA



La persecuzione e l’esilio dei Valdesi di ieri e la fuga dei migranti di oggi dalle guerre civili e da una realtà priva di diritti e di libertà: la Storia non ci ha ancora insegnato a rispettare “la diversità” e la persona nel suo essere fedele ai propri ideali e valori.
Assistiamo ancora oggi alla prevaricazione dell’uomo contro i suoi simili e all’annullamento di ogni forma di dignità umana, in particolare in quei Paesi dove non esiste la democrazia.
La nostra unica arma, per non continuare a perseverare con errori e orrori del passato, è “conoscere, comprendere e accogliere”.
Gli alunni della classe I TURISTICO dell’Istituto PORRO di Pinerolo e quelli della III Media dell’ISTITUTO COMPRENSIVO PIOSSASCO 2, presenteranno il loro viaggio verso la conoscenza di queste realtà, attraverso l’uso di immagini, fonti storiche e testimonianze orali, mirate all’acquisizione e alla condivisione di valori e principi come l’accoglienza, il diritto, la libertà, il rispetto del ”diverso”.

venerdì 1 maggio 2015

Primo Maggio 1947: Strage di Portella delle Ginestre.

La Costituzione Italiana pone il tema del Lavoro ai primi quattro punti dei  Principi Fondamentali. Rileggiamo quei Principi
Comprenderemo allora perché, alla luce delle vicende storiche passate e presenti, proprio il Lavoro in Italia sia stato usato come arma di ricatto dalle forme di potere -palesi e occulte- che dominano la storia di questo Paese. 
Anche contro questo, contro il ricatto del lavoro, manifestavano i contadini di quel I maggio del 1947 a Portella delle Ginestre. 
La Strage di Portella delle Ginestre viene considerata il primo esempio di "strage di stato", l'inizio di quella, negli anni successivi verrà detta "strategia della tensione": spargere sangue innocente per impedire che le cose cambino, oppure per indirizzare il cambiamento nella direzione voluta da un potere oscuro e criminale.

la stele che ricorda la strage di Portella delle Ginestre avvenuta il 1 maggio 1947
la scena della strage tratta dal film di Francesco Rosi

La connivenza, la complicità, fra mala-politica e mafie è poi un corollario drammatico, scandaloso, inequivocabile, provato. 
Scandaloso è vedere come i comportamenti del "potere" abbiano ricalcato spesso esattamente i principi del potere mafioso: così come i capi-mafia siciliani distribuivano  le terre ai contadini - ingiustamente, non per merito bensì per "appartenentza o contiguita", per ricatto!- così il "potere" concede spesso il Lavoro
Da principio a fondamento di una nazione, il Lavoro è diventato merce di scambio, regalia per compensare e premiare amici e servi del potere: uno scambio che appare "ricatto".
Anche contro questo, contro il ricatto del lavoro, manifestavano i contadini di quel I maggio del 1947 a Portella delle Ginestre.

mercoledì 10 dicembre 2014

Queste parole non le sentire nei tg. Don Luigi Ciotti " La mafia è nulla senza i politici".

Dopo lo scandalo dell'EXPO a Milano, del MOSE a Venezia,di MAFIA CAPITALE a Roma, il primo ministro annuncia un inasprimento delle pene. Ieri sera , nel corso di uno dei tanti dibattiti televisivi, il teologo Vito Mancuso aveva il coraggio di dichiarare che "il mondo dimezzo" siamo noi tutti! 

Quello che segue invece non lo ascolterete in nessun telegiornale! 

Fonte: Antimafiaduemila - Lettera43.it

Don Ciotti all'Ue: "La mafia è nulla senza i politici"


ciotti-luigi-c-imagoeconomicadi Antonietta Demurtas - 10 dicembre 2014

Tangenti, scandalo di Roma, Expo 2015. Don Ciotti sugli intrecci della malavita: «Renzi? Tutto e il contrario di tutto. Basta compromessi. Meno leggi e più legge».



Può esistere una politica senza mafie. Ma non possono esistere mafie senza il concorso della politica.
È questo il messaggio che don Luigi Ciotti ha portato il 9 dicembre al parlamento europeo di Bruxelles.
In occasione della Giornata mondiale contro la corruzione il presidente nazionale dell'associazione Libera, che è pronto a ricevere il premio come cittadino europeo dell'anno il 12 dicembre, ha presentato l’agenda di priorità per l’Europa contro la corruzione e il crimine organizzato.
SEI PUNTI NEL PROGRAMMA DI LIBERA. Sei sono i punti del programma di Libera per colpire il crimine organizzato: una normativa europea sui beni confiscati, il 21 marzo come Giornata Europea in memoria delle vittime di mafia, i crimini ambientali, la figura del procuratore pubblico europeo, il riciclaggio.
E la proposta per l’Europa di 'Riparte il futuro' (la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione): una direttiva sulla tutela dei whistleblower, ovvero coloro che decidono di denunciare gli episodi di corruzione a cui si trovano ad assistere sul luogo di lavoro.
CORRUZIONE, IN TROPPI SENZA NORMA. Perché oggi, nonostante i passi avanti, solo cinque dei 28 Stati membri dell’Ue hanno una normativa completa sulla corruzione.
E l'Italia non è tra questi (sono il Lussemburgo, il Regno Unito, l'Irlanda, la Slovenia e la Romania). «Eppure già tre anni fa la Banca d’Italia parlò di corrotti che siedono regolarmente nei consigli di amministrazione di enti pubblici», dice don Ciotti a Lettera43.it.
«NE PARLAVA GIÀ ENRICO BERLINGUER». «Già nel 1982 Enrico Berlinguer aveva posto per primo la questione della morale e della trasaparenza all'interno delle forze politiche».
E ancora «nel 1984, quindi ben prima di Tangentopoli, il cardinale Martini parlò delle tre pesti che affliggevano Milano: la solitudine, la violenza e la corruzione bianca».
Interventi fatti anni fa che rappresentano «purtroppo una fotografia del presente».

DOMANDA. Renzi lo definirebbe un selfie. Forse però bosgna smettere di scattare foto e agire...
RISPOSTA.
 Renzi scrisse un articolo di risposta a Roberto Saviano con un'agenda di impegni di contrasto alla mafia, dove c'era tutto e il contrario di tutto. Quei punti erano condivisibilissimi, il problema è che alle dichiarazioni devono seguire i fatti, bisogna dare le risposte concrete.
D. Serve più coraggio?
R. Credo che ci sia il desiderio, ma non mi basta. Io ho bisogno di vedere la concretezza di alcuni passaggi.
D. Il pacchetto anti corruzione e la legge anti riciclaggio non la soddisfano?
R. I temini in cui erano stati presentati erano concreti, chiari, trasparenti, solo che poi il ministro della Giustizia Andrea Orlando è dovuto scendere a compromessi.
D. E quindi?

R. Si rischia di svuotare il valore di tutto quello fatto e proposto sinora. I beni confiscati alle mafie sono bloccati da due anni per colpa della burocrazia, dei ritardi, dei cambiamenti di governo.
D. Dei politici insomma.
R.
 Ci sono troppi venti contrari, che tirano da una parte e dall'altra. Così si va in Commissione, si va in Aula e alla fine si sviliscono gli intenti. Se da un lato c'è davvero chi vuole investire, chi vuole trasparenza, dall'altra si arriva a dei compromessi per galleggiare.
D. A Roma per esempio si è galleggiato tanto nel 'Mondo di mezzo'...
R
. Roma è una delle più grandi ferite, ma io mi stupisco ancora una volta di chi si stupisce, perché tutte le volte che succedono queste cose, tutti dicono: «Mio Dio non sapevo, non pensavo».
D. Invece?
R.
 Invece si sapeva, eccome. Per questo sono contento che la procura di Roma abbia inserito il 416 bis che individua nel nostro Paese i reati di stampo mafioso. Corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia.
D. Basta quindi parlare solo di Sicilia?
R.
 La mafia c'è anche a Roma, Milano, Torino. E 32 anni fa ha ucciso il procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia. Il Comune piemontese di Bardonecchia fu commissariato per infiltrazioni mafiosa nel 1995. Oggi Milano è la terza realtà d'Italia per beni confiscati, che sono il chiaro indicatore di una presenza criminale.
D. L'Expo la preoccupa?
R.
 Nelle grandi opere, la mafia ha sempre cercato di inserirsi. Per fermarla ci deve essere una corresponsabilità da parte di tutti. Il Commissario nazionale Expo Raffaele Cantone, presidente dell'Anticorruzione, è una persona di grande valore. Ma non basta.
D. Che cosa suggerisce?
R.
 Serve una maggiore attenzione da parte di tutti. La prima riforma da fare è una auto riforma, quella delle nostre coscienze. Serve un risveglio sociale, perché abbiamo troppi cittadini a intermittenza.
D. In che senso?
R.
 Quando ci sono le tragedie, la gente si commuove e poi non si muove.
D. In fondo se i politici sono corrotti, c'è qualche cittadino che li corrompe?
R.
 Sì, tutti dovrebbero leggere il libro di papa Francesco, Guarire dalla corruzione, dove invita a pensare chi è il corrotto e chi è il corruttore, una fotografia perfetta di quello che abbiamo davanti ai nostri occhi.
D. Abbiamo i politici che ci meritiamo?
R.
 Sì, la responsabilità non è solo dei politici. Le mafie non riescono a fare nulla se non trovano dei professionisti che li aiutano. Hanno bisogno di imprenditori, tecnici, commercialisti, notai, avvocati, che si rendono complici del sistema, direttamente o indirettamente. Perché la forza della mafia non sta dentro la mafia. Sta fuori.
D. Nella società. Che è mafiosa, ma anche in crisi.
R.
 I mafiosi per raggiungere il loro obiettivo hanno bisogno di trovare alleanze, compiacenza. Poi certo, la crisi economica finanziaria ha favorito molto questo fenomeno, perché i mafiosi hanno tanto denaro, frutto di affari sporchi, crimini, violenze. Anche se oggi sempre di più si mettono i guanti bianchi. Non hanno più la lupara in mano, ma la valigetta 24 ore.
D. Sono ancora più invisibili?
R.
 Sì, ma attenzione: non sono meno sanguinari. Dal 1992 a oggi la guerra di mafia apparentemente più silenziosa e meno appariscente ha fatto 3.500 morti.
D. E secondo lei l'Unione europea rischia di non vedere questi morti?
R.
 L'Ue sbaglia già nel linguaggio, perché anziché mafia preferisce chiamarla criminalità organizzata. Chiamiamola come vogliamo, ma non possiamo permetterci di pensare che il problema non esiste.
D. Forse non si capisce?
R.
 Ci sono certo modalità e forme diverse. Da noi le nostre mafie hanno radici storiche in alcune regioni, ma alla fine gli affari li hanno fatti al Nord, non al Sud. Non dimentichiamo che già nel 1900 don Luigi Sturzo, fondatore della Dc (Democrazia cristiana), aveva profeticamente detto che le mafie sarebbero salite verso il Nord e avrebbero anche varcato le Alpi. Dovremmo rileggere quei documenti.
D. Abbiamo la memoria corta?
R.
 Sì, purtroppo, il vero problema è che non ci chiediamo: perché da 400 anni abbiamo la camorra in Italia? Perché da oltre 150 anni parliamo di mafia? Perché da 120 anni parliamo di 'ndrangheta?
D. Ha una risposta?
R.
 Perchè al di là dell'impegno che molti ci mettono, non viene affrontato il nodo centrale del problema.
D. Quale?
R.
 Che serve davvero una volontà politica ferma, chiara, trasparente. Ci vogliono meno leggi e più legge. E soprattutto più politiche sociali, perché una delle gambe della mafia è rappresentata dalla mancanza di lavoro, dall'ignoranza. L'Italia è agli ultimi posti per dispersione scolastica in Europa. Ci sono sei milioni di analfabeti.
D. L'ignoranza uccide?
R.
 Crea un terreno fertile. Un dato inquietante è che il 61% di disoccupati è disposto ad accettare un posto di lavoro in una attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro. C'è gente onesta senza lavoro che non sa dove sbattere la testa.
D. E si fa finta di non vederle queste persone?
R.
 No, si vedono. Il problema è che oggi consapevolezza e responsabilità sono due parole centrali: non si può essere consapevoli senza sentirsi implicati in tutto questo.

Tratto da: lettera43.it