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venerdì 19 giugno 2015

Un impresentabile di "casa nostra" a Moncalieri?

Un "impresentabile" candidato di "casa nostra", della nostra regione, eletto nell'ultima tornata elettorale a Moncalieri? Il contenuto dell'articolo che ha portato alla luce la vicenda è tale che dovrebbbe fare riflettere non solo il partito che ha presentato il candidato, il PD,  ma anche la cosiddetta società civile  che si dimostra ancora una volta "inutile sentinella", incapace di pretendere qualità, eccellenza, onorabilità, nella "formazione e selezione" della classe dirigente ( non solo politica) della nazione.
Il Sen. Elvio Fassone  in una intervista rilasciata alcuni mesi orsono al giornale Pinerolo Indialogo (qui l'articolo) rifletteva, fra le altre cose, sulla classe politica:“(…) La classe politica non è mai all’altezza. Purtroppo infatti la politica non riesce ad attrarre chi dovrebbe. (…)”.
Eppure, quando si  formano liste elettorali e nomine per qualsivoglia incarico pubblico, a nostro parere basterebbe seguire la "lezione" di Paolo Borsellino per comincare ad operare una necessaria "scrematura"!... 
Ce la ricordiamo quella "lezione"?:


 "L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E no! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: 'Beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso'. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c'è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati." Paolo Borsellino 


fonte : La Repubblica

Un consigliere "impresentabile"imbarazza il Pd a Moncalieri

Mario Nesci, imprenditore edile, è parente e amico di importanti boss della ‘ndrangheta di cui secondo i giudici potrebbe essere stato anche "consulente politico"




Il Pd che vince alle elezioni a Moncalieri, e già vacilla per le rese di conti interne, si ritrova anche il problema di un candidato "impresentabile". Dopo la nomina del giovane Giuseppe Messina ad assessore all'Istruzione e Sport, è infatti subentrato in Consiglio comunale il primo escluso, Mario Nesci, 527 preferenze. Nesci che si è appena dimesso da presidente del Consiglio comunale di Ciminà, cuore della Locride, in Calabria. Imprenditore edile a Moncalieri, è noto ai magistrati di Reggio Calabrliberaia per la parentela (e la vicinanza politica) con Nicola Nesci, arrestato nell'ottobre 2012 nella monumentale indagine "Saggezza" che ha svelato l'esistenza di una struttura organizzativa utilizzata dalle ‘ndrine del mandamento jonico, la "Corona", e i contatti con i massimi vertici della massoneria.

Nicola Nesci, per i magistrati calabresi, è "maestro di Corona e capoconsigliere" e vanta una discreta carriera anche tra i grembiulini: l'uomo, scrivono i magistrati, «è Maestro segreto di 31° grado", nonché «Presidente della camera di 4° grado». Ed è «legato a tre soggetti, tre "fratelli" massoni, uno dei quali, Giuseppe Siciliano, finito agli arresti perché ritenuto un uomo del clan di Ardore.

Fin qui, solo la parentela. Ma basta sfogliare le duemila pagine dell'inchiesta di Reggio per trovare molti, forse troppi, riferimenti anche a Mario Nesci, classe 1948, cugino di Nicola, con una passione per la politica che risale al 2006 quando nelle piazze di Ciminà si cominciava a discutere di una discesa in campo del "locale" guidato dalla famiglia Nesci-Spagnolo. «Il capo cosca Antonio Spagnolo, trafficante di stupefacenti ma anche imprenditore edile, si occupa di opere pubbliche»: scrive il magistrato di Reggio Calabria. Si rende a quel punto necessario controllare l'amministrazione comunale. «In questo contesto si inserisce la candidatura di Nicola Nesci: un ''azzardo'' rispetto alle regole di ‘ndrangheta, ma che inizialmente non appare un rischio per il sodalizio, perché maturato in un clima di assoluta serenità. Come dimostrano le conversazioni con il cugino Mario, altro candidato poi risultato eletto». «La tua disponibilità sarà importantissima" dice Mario a Nicola. «Ci vuole un'inversione di tendenza forte - aggiunge - dev'essere nel pensiero di tutti perché questo nostro paesello è un malato terminale che ha bisogno di assistenza continua". Il candidato nella lista del Pd di Montagna vive già , a quel punto, nel Torinese. Non è indagato, ma le tante conversazioni telefoniche coi parenti nella Locride lo fanno spiccare per il ruolo centrale che ha nelle trattative per la formazione della lista e negli accordi con i politici locali.

Mario e Nicola parlano, ad esempio, della necessità di trovare un accordo con Giuseppe Fudoli, ex sindaco di Ciminà e personaggio carismatico sulla scena politica locale. Mario, che fa da consigliere per l'avventura politica dei Nesci, suggerisce di coinvolgerlo nel loro disegno. Poi a ridosso delle elezioni, a marzo 2007, "scende" nel paese d'origine per dare un assetto definitivo all'intera coalizione. Le elezioni del maggio 2007 vanno bene. E Nicola Nesci comunica i risultati al cugino lontano: appena si conclude lo spoglio. «Eh! E com'è andata Nicola?". «La lista ha preso intorno ai 250 voti. Tu 24 o 25 preferenze». Mario Nesci è eletto in consiglio a Ciminà con il cugino Nicola. E dal 2012 diventa assessore. 
Nel frattempo la Procura di Reggio Calabria infligge un duro colpo all'amministrazione del piccolo paese. Durante una perquisizione i carabinieri di Locri troveranno in casa di Nicola Nesci, ordinatamente piegati e custoditi in camera da letto, i paramenti per i gradi della loggia del Grande Oriente. Dell'ex operaio forestale conoscevano i precedenti per armi e tentata estorsione, le frequentazioni con pregiudicati della zona, gli affari nel noleggio delle slot-machine e l'interesse per la politica. Ne conoscevano bene, per averlo arrestato con l'accusa di narcotraffico, anche il cognato Antonio Spagnolo, boss di Ciminà. Sapevano dei rapporti con i familiari emigrati al Nord. 
Anche la Commissione nazionale antimafia che si è pronunciata da poco sui candidati impresentabili alle i regionali, ha un riflettore acceso sulla partita politica di Moncalieri. Toccherà al nuovo sindaco trovare il modo di spegnerlo.



mercoledì 15 ottobre 2014

Elvio Fassone, senatore e giudice:“ La classe politica non è mai all’altezza"

Scriviamo col pensiero rivolto agli ultimi disastri che in questi giorni hanno colpito Genova, la Maremma e tante zone d'Italia. Cordoglio per coloro che hanno perso la vita, condanna per coloro che hanno permesso che ciò avvenisse.
Disastri che solo in parte sono da addebitarsi agli eventi metereologici: la colpa maggiore risiede nelle azioni di coloro che, amministrando quei territori, ne hanno sconvolto gli equilibri e le caratteristiche.
Disastri annunciati, provocati da politiche urbanistiche davvero censurabili, perseguite da frotte di amministratori e classi dirigenti la cui unica preoccupazione pare essere il procacciamento del Potere e il suo mantenimento.  l cosiddetti "beni comuni" - il territorio, il paesaggio, la salute delle comunità- non è (quasi mai) una priorità per la classe dirigente del Paese mentre si preferisce più spesso creare e "gestire" (non significa affatto risolvere"!) le "emergenze": il dissesto idrogeologico, la casa, il lavoro, le "grandi opere"...
La presenza delle organizzazioni mafiose in quei territori è poi un filo conduttore che potrebbe spiegare tante delle cose che accadono in questo Paese. 

Una riflessione, a partire da "una intervista coraggiosa"
Alla luce di queste premesse, continuiamo  iniziata lo scorso anno ( qui quanto avevamo  scritto ) grazie al contributo del sen. Elvio Fassone e del sostituto procuratore Ciro Santoriello, sul legame che dovrebbe essere imprescindibile fra Legalità, le regole che diventano le Leggi di una comunità, e la Giustizia, i Principi su cui fondare una comunità.

Sen. Elvio Fassone
Una intervista “coraggiosa”di Elvio Fassone
Il giornale Pinerolo Indialogo, nel numero di settembre 2014, riporta una intervista al Sen. Elvio Fassone ( qui il testo integrale dell'intervista). A nostro parere, si tratta di una intervista “coraggiosa” , poiché il il sen. Fassone esprime, fra le altre cose, un giudizio  sugli “eletti”, su coloro che in uno stato democratico sono chiamati a guidare la comunità. Interrogato sulla classe politica (pinerolese) Elvio Fassone dice:“(…) La classe politica non è mai all’altezza. Purtroppo infatti la politica non riesce ad attrarre chi dovrebbe. (…)”.
Aldilà del riferimento alla classe politica "locale", pensiamo  che il concetto espresso dal sen. Fassone debba sollecitare una riflessione più ampia e generale.

Una nazione:"una nave"!
Parliamo per metafora: se una nazione–comunità fosse rappresentata da "una nave", la classe politica-dirigente potrebbe essere il comandante e l’equipaggio di quella nave e noi, comuni cittadini, i passeggeri. Se dovessimo giudicare il comandante e l’equipaggio della nave, di certo saremmo rassicurati dal sapere che –comandante ed equipaggio- hanno dato prova di saper condurre egregiamente la nave soprattutto quando il mare si ingrossa. 
Le cose sono  ovviamente più complesse. Anzitutto, il comandante della nave-Italia spesso “schettina”. La figura di quel comandante rappresenta egregiamente quegli italiani ( e non solo italiani) che aspirano a posizioni di comando per potersene poi avvantaggiare: sfoggio di divise, abiti di fine sartoria, cene eleganti, battute spiritose. I fatti dimostrano che, sotto il vestito, spesso vi è poca sostanza-capacità. Ma  andiamo a vedere anche gli altri. Nell'equipaggio (la classe dirigente) così come tra i passeggeri (i cittadini) troviamo persone molto diverse tra loro: ci sono persone per bene e persone per male, eroi e farabutti, come anche le indagini sulla tragedia della "Concordia" hanno messo in luce. Osserviamo ora più attentamente l'equipaggio: possiamo distinguere la ciurma dai graduati e concordare nel dire che se il comportamento riprovevole di uno della ciurma è sì disdicevole -ma è difficile che provochi un gran danno- il comportamento scorretto di un ufficiale o un sottufficiale può provocare un danno enorme, perché più si sale nella catena di comando, più si hanno responsabilità e più si dovrebbe avere un alto senso morale, essere i "migliori"!

Ma quali sono le persone migliori? Cosa è "morale" nel Paese-Italia che abbiamo costruito?
La realtà: abbiamo costruito una società che si fonda oramai sull'interesse del “singolo” il quale deve perseguire a qualsiasi costo i propri, personalistici, interessi. Il successo, il denaro, il potere,  paiono essere il solo metro di valutazione, mentre i valori etici e morali vengono piegati -o accantonati- per il  raggiungimento di quegli obbiettivi. "Padroni e padrini” spadroneggiano" alla grande: si distruggono “risorse umane” -i destini degli individui-  e le ricchezze della Terra pur di ottenere privati ed esclusivi vantaggi per la famosa triade: caste-cricche-coste.
Se così è, allora  per certuni “i migliori” sono ovviamente quelli che riescono meglio in simili attività.

Chi sono per noi “i migliori”? 
Per noi i migliori sono quelli che per onestà di comportamento, aderenza a valori etici e morali, capacità di individuare percorsi e progetti corretti e sostenibili, volontà di impegno a favore delle comunità, possono offrire un contributo alla comunità stessa. Servizio e non Potere! Questi sono coloro che, a nostro parere, dovrebbero essere chiamati a guidare le comunità.
Un cammino che ci era stato indicato nei Princìpi Fondamentali della nostra Costituzione. In quel documento, pure frutto di un compromesso necessario fra le varie componenti che ne avevano determinato i cardini, i Principi, il sogno di un Paese per il quale tanti italiani avevano sacrificato la vita. Una Costituzione che, ancora oggi, richiederebbe anzitutto di essere attuata, prima che riformata!

Quali sono "i migliori" per il sistema politico italiano?
Il sistema partitico italiano pare perseguire strade ben diverse da quelle che abbiamo indicato prima. Divenuto  una sorta di “corporazione” di cui si è chiamati a farne parte per “cooptazione”, i partiti che lo compongono producono i cosiddetti "nominati”, di cui tanto sentiamo parlare da quando i cittadini sono costretti ad eleggere soggetti appunto "nominati-indicati" dagli stessi capi-partiti. Come sottolinea il sen. Fassone, cosa grave è che questa chiamata non sempre riguarda “ i migliori” della comunità. La storia (la cronaca) ci insegna che spesso la scelta, la nomina, ricade piuttosto su coloro che si dimostrano fedeli e accondiscendenti ai “desiderata” ( non sempre "ideali") dei “capi del sistema" stesso. Non solo: il “sistema” è poi capace di  legare a sé coloro che ne fanno parte attraverso tutta una serie di privilegi che, alla luce di quanto oramai sappiamo, sono tratto peculiare (e a nostro parere scandaloso) della cosiddetta “casta politica” italiana, una fra tante. Costoro, nominati e privilegiati, sono fra coloro che guidano il Paese! 
Come guideranno la nave-Paese? In quale direzione?

Perché "i migliori"non si fanno avanti? (..."migliori" secondo i parametri  del sen. Fassone e forse anche nostri)
Nel passaggio relativo alla classe politica, Elvio Fassone sottolinea un altro punto fondamentale:”(…) Le elezioni dovrebbero servire, nel senso antico del termine (eligere) a selezionare i migliori. Tuttavia questi dovrebbero farsi avanti, e ciò quasi mai accade.(…). 
Ci permettiamo di dire che  è questa una considerazione che abbiamo manifestato sin dall’inizio della nostra ancor breve esperienza condotta come presidio “Rita Atria”: "(...) a fronte della mole di servizio reso alla collettività da associazioni e gruppi di volontariato (...)colpisce la scarsa possibilità di questi di incidere poi realmente negli indirizzi politici della collettività (...)".  ( qui "Esiste la società civile?", l'articolo nel quale ponevamo la questione).
A nostro parere, coloro che ritengono di poter offrire un contributo di idee e di capacità alla propria comunità,  in buona fede e senza mire di tornaconto personale,  alcuni ( molti?) di quei "migliori" spesso preferiscono agire nel mondo del lavoro, del volontariato, dell’associazionismo, piuttosto che entrare in una competizione, in un "sistema", che ha dato ampia prova di saper trovare mezzi e modi per eliminare (o almeno ridurre  in secondo piano) coloro che non si adeguano al sistema stesso o che, addirittura, quel sistema vorrebbero cambiare, visto il suo decadimento.

Sarà colpa della "questione morale"
Non vorremmo "chiudere il cerchio" in maniera troppo frettolosa ma pensiamo che una parziale spiegazione della ritrosia di quei “migliori" a farsi avanti  sia da ricercare nella cosiddetta “questione morale”."Questione " irrisolta e anzi spesso accantonata dal patrimonio ideale e reale di tanta politica-partitica italiana. Inutile negarlo: col pensiero andiamo alla celebre intervista  che Enrico Berlinguer  rilasciò a Eugenio Scalfari nel 1981...o alla diversità perduta? Rileggendo quell'intervista, anzicchè "analisi datata" del mondo dei partiti dell'epoca,  le parole di Berlinguer appaiono come "il copione" seguito poi da "pezzi" della nazione, in cui varie componenti "colludono"  in uno scambio di reciproci favori e omissioni, barattando "doveri e diritti", facendo strame dei principi fondativi della nazione stessa.
Il primo passo che oggi porta a dire che "la politica "non è mai all'altezza"?


Arturo Francesco Incurato
Umberto Ottone
Stefano Ruffinatto

giovedì 18 settembre 2014

Pensieri e Osservazioni alla Variante "Portici Blu"

Ancora una volta ci pare necessario ricordarlo: "Sentinelle del territorio, ci interessiamo dell'urbanistica del nostro territorio perchè  proprio l’urbanistica - intesa come la gestione del territorio e definizione dei gradi di tutela che a questo si riservano- può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale". 
Pinerolo - area dei "Portici blu "  
Come abbiamo anticipato a inizio settimana, sono state presentate le Osservazioni alla deliberazione del Consiglio Comunale di Pinerolo n. 33 del 29 luglio 2014 ( qui il testo integrale), riguardante la "valorizzazione" ( che significa "vendita"!) dell'area dei cosiddetti " Portici blu" di Pinerolo.
Vogliamo ritornare sul tema invitando a riflettere su considerazioni  che vanno al di là delle pur necessarie questioni tecniche, giuridiche e legislative della materia urbanistica,  ma che muovono invece da quanto abbiamo imparato da due nostri concittadini: il sen. Elvio Fassone e il sostituto procuratore dott. Ciro Santoriello. 



Il sen. Elvio Fassone, già valente magistrato, in occasione un incontro-riflessione dello scorso dicembre 2013 con gli studenti del Liceo "M. Curie" di Pinerolo, ci ha ricordato come il cammino della democrazia altro non è stato se non il lungo, faticoso, drammatico, ancora in parte incompiuto, tentativo di cambiare il detentore del Potere: dal "re", dal potente di turno, al Popolo!
Non solo ma "regola prima" di uno stato democratico è che "jus" deve coincidere con "justium": quel che "è comandato" (la regola che si vuol far diventare "legge") deve tendere a coincidere -necessariamente - con ciò che è "giusto" per il bene della comunità

Nell'ambito di quegli incontri il sostituto procuratore della repubblica dott. Ciro Santoriello continuava la riflessione sul tema della "Legalità", tema e aspetto fondamentale per la storia e il futuro del nostro Paese, offrendoci una sintesi rappresentativa del ragionamento iniziato dal sen. Fassone: la Legalità, la Legge, da sola non basta! Occorre che le regole-leggi emanate siano ispirate a principi di Giustizia, perchè il Principio ha una "eccedenza deontologica" rispetto alla regola: "il Principio contiene doveri ( regole) morali assolute!  la Regola è un Sogno!...quando, e "se", si ispira ad un Principio.  

Elvio Fassone e Ciro Santoriello sottolinearono in quegli incontri il richiamo obbligatorio ai principi fondamentali della Costituzione Italiana: la "regola delle regole", la bilancia "ideale" su cui pesare il grado di Giustizia contenuto in una "regola" che  diviene "legge".  
E allora, quanti di quei Principi (Sogni!) contenuti nella Costituzione siamo riusciti a trasformare in realtà, nonostante la mole di leggi che quotidianamente vengono emanate ? Quanta Giustizia vi è in quello che diviene "Legalità"?
Dov'è il Sogno? Dov'è, qual'è, il Progetto offerto al nostro Paese, alle nostre comunità? 
Abbiamo reso concreto il "sogno-aspirazione" del Lavoro ( vero" onesto e dignitoso!) come fondamento della dignità degli individui e delle comunità? Abbiamo costruito una Legge uguale per tutti? Abbiamo  riconosciuto "il premio" ai più capaci e ai più meritevoli,? Abbiamo saputo difendere il Paesaggio?
Oggi sentiamo parlare di decreti che dovrebbero rilanciare l'economia del paese puntando sul "rilancio dell'edilizia", sulla "valorizzazione" dei beni comuni. Salvatore Settis, fra gli altri, sottolinea da tempo la  continuità di intenti inquietante che, sul tema, pare guidare "governi e governanti" degli ultimi decenni: "Questa cieca, suicida devastazione dello spazio in cui viviamo, la «progressiva trasformazione delle pianure e delle coste italiane in un'unica immensa periferia», non avverrebbe impunemente se vi fosse fra i cittadini «una chiara percezione del valore della risorsa e dell'irreversibilità del suo consumo».Salvatore Settis, Paesaggio Costituzione cemento
Sulla scorta dei  pensieri dai quali siamo partiti, pensieri "fuori luogo, invitiamo a riflettere su alcune questioni "politiche" poste nel documento Osservazioni e di cui anticipiamo la conclusione: "(...) Il territorio, le città e le risorse naturali che consentono la vita associata sono beni comuni non negoziabili. Le istituzioni pubbliche, attraverso le forme della partecipazione attiva della popolazione, ne sono i custodi e i garanti nel quadro delle specifiche competenze".  
Abbiamo imparato che è necessario provare a rispondere ad un quesito fondamentale: quanto di ciò che è reso "legale" è in realtà "giusto"?


Condiderazione iniziale
In un’economia di mercato gli edifici vengono costruiti per essere venduti! 
(...) ignorando totalmente i più elementari fondamenti della pianificazione urbanistica, la delibera sui “portici Blu” non fa certo riferimento a una “domanda abitativa da soddisfare” ma definisce -a priori- una ulteriore “offerta edilizia” rappresentata dai molti nuovi vani previsti. Nella realtà, a Pinerolo come altrove, non esiste affatto una richiesta di ulteriori costruzioni, stante la sovrapproduzione edilizia degli anni passati e il grande numero di alloggi vuoti posti in vendita o in affitto, spesso vanamente, dai proprietari. Non solo: a ulteriore conferma di quanto detto, numerose sono concessioni edilizie già approvate ma non ritirate dai proponenti. 
Soltanto un segmento della domanda di abitazione non trova soddisfazione, un segmento di mercato che la crisi che attraversiamo rende piuttosto consistente e in continua crescita: la richiesta di edilizia economico-popolare, abitazioni di costo contenuto o con affitti calmierati, categoria di abitazioni che tuttavia non sembra rientrare nelle intenzioni dell’Amministrazione a riguardo dell’area in questione.
Anche il procedimento seguito per arrivare a quantificare il presunto valore dell’area dei cosiddetti “Portici Blu” è del tutto inverso a quanto avviene nell’ordinaria gestione del territorio. (...) capovolgendo il procedimento, si fissano “a priori” le caratteristiche degli edifici dai quali “poi” scaturirà la tabella. Il motivo di questo strano modo di operare è del tutto evidente: si vuole arrivare a una cifra notevole da porre in Bilancio e, in conseguenza di quella, sono ipotizzate le caratteristiche dei “nuovi grattacieli”. Scriviamo “grattacieli” -sia pure commisurati “al metro pinerolese”- perché solo con edifici di elevata altezza si può raggiungere la prefissata rendita fondiaria. Un “modus operandi” capace di suscitare l’invidia di qualsiasi immobiliarista! …
La scelta (per altro obbligata dall’elevato costo di ciascun vano) di destinare una consistente parte degli edifici a uffici e servizi sembra poi andare in direzione contraria a quella consolidatasi negli ultimi anni: l’attuale tendenza, assai evidente in Pinerolo, è infatti quella di trasferire servizi e uffici in periferia, laddove minori sono i costi di gestione e più facile risulta anche trovare-offrire parcheggio agli utenti-clienti.
Da quanto sopra esposto, appare improbabile il coinvolgimento di uno o più operatori capaci di impegnare nell’impresa le risorse economiche necessarie. La crisi di liquidità di cui soffre il mercato (almeno per quel che riguarda il denaro “pulito”) è tale da scoraggiare qualsiasi imprenditore capace di valutare il rapporto costi-benefici: benefici incerti, costi sicuramente assai elevati e aleatori, almeno in parte, anche in virtù delle diverse problematicità che l’area presenta. Allora perché affrontare gli oneri di una variante ( oneri rilevanti a carico della comunità anche a causa dell’affidamento del progetto ad un professionista esterno) se questa difficilmente potrà trovare attuazione?
Perchè compromettere per sempre il carattere di "bene comune" di una piazza (rendendola edificabile) pur sapendo che il progetto ipotizzato difficilmente verrà attuato?
Infine, ci preme una considerazione di carattere “macroeconomico”. Le cosiddette “politiche della casa” prevalenti (da sempre) in Italia, hanno prodotto in verità effetti deleteri. Esaurito il loro ruolo storico nella fase di ricostruzione del dopo-guerra e nella loro funzione anticiclica durante il “miracolo economico”, hanno finito con l’ingenerare processi di sovrapproduzione del patrimonio edilizio. Si è costruito tanto, troppo rispetto ai bisogni reali. Bisogni che spesso sono stati quantificati neppure correttamente: si vedano, ad esempio, le previsioni del tutto errate del Piano Regolatore della Città di Pinerolo. Rendita fondiaria, tassi di profitti altissimi per i costruttori e rimunerazione di un capitale finanziario che difficilmente trovava altre forme d’impiego, per molti anni l’hanno fatta da padroni senza che le Istituzioni riuscissero a frenare “la colata di cemento” che si è conseguentemente abbattuta sul nostro Paese. Ma le istituzioni hanno mai voluto frenare quella colata di cemento, causa di tanti dissesti idrogeologici e della devastazione di tanta parte del territorio italiano? La domanda è  evidentemente retorica.
Gli effetti di quella politica sono stati anche altri. Alla devastazione del territorio si è aggiunto un massiccio trasferimento di risorse: dal reddito “da lavoro” e dal “risparmio” delle famiglie verso la rendita speculativa. Spinti all’acquisto della casa, all’investimento nel “mattone”, in molti –e soprattutto i proprietari delle abitazioni di minor pregio- oggi si ritrovano con un bene-casa il cui valore è assai inferiore di quanto era stato pagato (o che continua a essere pagato tramite i ratei dei mutui). (...) Promuovere nuove costruzioni, tutt’altro che necessarie in un mercato stagnante e con una offerta nettamente prevalente sulla domanda, a nostro parere significa perpetuare una politica irresponsabile e che, proprio alla luce di quanto esposto, appare cinica e affatto rispondente ai bisogni delle fasce più deboli della comunità, coloro che -più degli altri- avrebbero invece necessità di una politica accorta e lungimirante.

 Infine, un estratto della parte  conclusiva del documento Osservazioni:
Conclusioni
"(...) La variante dei «Portici blu» non risponde in alcun modo al problema che si è evidenziato, l’emergenza abitativa, e che riguarda sostanzialmente il diritto dei cittadini ad avere condizioni di vita dignitose e la conseguente possibilità  di accedere al bene-casa.
"(...) La “trasformazione” della piazzetta dei Portici Blu in edifici residenziali e commerciali contraddice il diritto ai servizi collettivi sempre affermato come centrale nella politica amministrativa della città. I cittadini verrebbero infatti (de)privati di uno di quei beni comuni che costituiscono elementi di qualità della vita associata. 
" (...) Il territorio, le città e le risorse naturali che consentono la vita associata sono beni comuni non negoziabili. Le istituzioni pubbliche, attraverso le forme della partecipazione attiva della popolazione, ne sono i custodi e i garanti nel quadro delle specifiche competenze".  

giovedì 9 gennaio 2014

Ripartiamo, ricordando. Gli incontri del presidio "Rita Atria" Pinerolo. Legalità deve essere Giustizia!

A partire dallo scorso novembre 2013 sono ripresi gli incontri del presidio Libera " Rita Atria" Pinerolo con le scuole pinerolesi. 
Il 4 e il 6 dicembre 2013 Il presidio Libera "Rita Atria" ha incontrato alcune classi del Liceo Scientifico "M.Curie" Pinerolo.  Ospiti relatori  il sen. Elvio Fassone e il sost. procuratore Ciro Santoriello. Vorremmo soffermarci su questi due ultimi incontri perchè le parole dei due ospiti hanno fornito importanti elementi di riflessione sul tema della Legalità-Giustizia, e quindi sui Principi, elementi su cui fondare il nostro dovere-diritto di essere "cittadini responsabili"

Dalle Parole...alla "Regola delle Regole": La Costituzione Italiana! 
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Abbiamo fatto Memoria.
Negli incontri abbiamo fatto Memoria! A partire dalle rivelazioni del pentito della camorra Carmine Schiavone  e dal dramma della "Terra dei Fuochi". Abbiamo fatto memoria di Vincenza  Maisto per ricordarci che "Combattere le mafie significa difendere la Bellezza della nostra vita". Vincenza  Maisto, era divenuta simbolo della battaglia per la Terra dei Fuochi. “Acerra non deve morire: salviamola” era la scritta che si leggeva sul biglietto che Vincenza mostrava mentre era nel letto dell’ospedale dove era ricoverata a causa del tumore che l'aveva colpita all'età di dodici anni. Vincenza Maisto è morta lo scorso 26 novembre 2013. 
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Vincenza Maisto
Abbiamo fatto memoria della sentenza di  Processo Minotauro
Nevio Coral
Le mafie esistono e sono radicate anche al Nord, anche in Piemonte.  
"Pezzi" della politica, dell'imprenditoria, della cosiddetta "società civile" si avvalgono dei servizi offerti dalle organizzazioni mafiose. La condanna  in primo grado a dieci anni di reclusione dell'ex sindaco di Leinì Nevio Coral dimostra la "qualità" -oltrecchè la "quantità"- della presenza mafiosa nei nostri territori. Importante sarà poi conoscere le motivazioni che hanno portato i giudici torinesi alle decisioni della sentenza



Riflettiamo insieme agli studenti : "REGOLA"!
Abbiamo invitato gli studenti a offrirci la loro definizioni della parola "Regola".
Partendo da queste, l'appassionato contributo di Elvio Fassone, già giudice e senatore, ci ricorda come il cammino della democrazia altro non è stato se non il lungo, faticoso, drammatico, tentativo di cambiare il detentore del Potere - che deve avere-prevedere "regole": dal "re", o dal potente di turno, al Popolo!
Riflettiamo sul fatto che, come il sen. Fassone sottolinea, "regola prima" di uno stato democratico è che che "jus" deve coincidere con "justium": cio che è "comandato" deve coincidere -necessariamente (!) -con ciò che è "giusto"! I principi  fondamentali contenuti nella a Costituzione Italiana sono "la bilancia" su cui pesare la Giustizia delle regole-leggi ( la Legalità) che vengono emanate. Infine l'invito rivolto agli studenti: siate soggetti politici, appassionatevi alla politica! Perchè questa, la Politica, è il sistema-modo, in cui si può cambiare democraticamente una società. Se lasciamo e deleghiamo esclusivamente ad altri la gestione della politica , ecco che "il potere" può ricadere nelle mani di chi può utilizzarlo per usi personalistici:  leggi "ad personam", leggi che non perseguono il bene comune della collettività!
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il sen. ELVIO FASSONE

Nell'incontro del 6 dicembre col sostituto procuratore della repubblica CIRO SANTORIELLO continua la nostra riflessione sul tema della Legalità, tema fondamentale per la storia e il futuro del nostro Paese. 
Il dott.Santoriello ne sottolinea  un importante aspetto: la Legalità, la Legge, da sola non basta!. Occorre che le regole-leggi emanate siano ispirate a Pricipi di Giustizia, perchè il Principio ha una "eccedenza deontologica" rispetto alla regola: il Principio contiene doveri ( regole) morali assolute! 
Ed ecco la definizione che ci regala il dott. Santoriello: la Regola è un Sogno!...quando, e "se", si ispira ad un Principio. 
Il richiamo obbligato è, ancora una volta, ai principi fondamentali della Costituzione Italiana: il Principio del lavoro come fondamento della comunità, una Legge uguale per tutti, il premio riconosciuto ai più capaci e ai più meritevoli, la difesa del Paesaggio. Quanti di quei Principi (Sogni!) contenuti nella Costituzione siamo riusciti a trasformare in realtà, nonostante la mole di leggi che quotidianamente vengono emanate. Dov'è il Sogno? Dov'è, qual'è, il Progetto offerto al nostro Paese? 
Anche il dott. Santoriello invita ad essere donne e uomini responsabili: questo il dovere a cui ci chiama il rispetto dei Principi. Nella vita che conduciamo, ciascuno di noi è chiamato a compiere scelte, operare decisioni; ma queste non devono essere ispirate solamente dal rispetto di regole-leggi ( e magari solo per il timore di incorrere in sanzioni). Importante è comprendere su quali Principi fondare le azioni-scelte della nostra vita. 

il sost. procuratore CIRO SANTORIELLO
E alla fine di questi due interventi comprendiamo, tutti insieme, perchè la scuola è così importante: 
Perchè la scuola deve servire a sviluppare conoscenza e intelligenza! 
Perchè conoscenza e intelligenza sono necessari a comprendere e interpretare quanto accade!  ( e per questo motivo sono elementi scomodi "al Potere")
Perchè conoscenza e inteligenza sono gli strumenti necessari per trasferire democraticamente il Potere: "dal più forte" al Popolo. 
Perchè conoscenza e intelligenza sono gli strumenti  necessari per costruire Principi e Sogni che guidano un Paese!
E comprendiamo perchè la conoscenza e l'intelligenza ci aiutano a difendere la Bellezza delle nostre vite!...anche contro le mafie!