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lunedì 15 dicembre 2014

La Mafia dell’Antimafia: l'inchiesta di Telejato audita in Parlamento

Neppure di questo sentirete parlare nei telegiornali: la mafia dell'antimafia
Sono passati pochi giorni dall'ultimo atto intimidatorio subito da Pino Maniaci: i suoi due cani sono stati uccisi uccisi nella modalità di un chiaro avvertimento mafioso, impiccati ad un palo. Ma Pino Maniaci non si ferma, anzi chiede di essere ascolatato dagli organi competenti per gettare una luce, finalmente, su quello che potrebbe rivelarsi come l'ennesimo scandalo: la mafia dell'antimafia. Lo stesso Don Ciotti lo aveva ribadito con forza ( leggi qui) ancora  poche settimane orsono, chiudendo i lavori di "CONTROMAFIE"( leggi qui) : basta parlare di "antimafia" divenuta oramai una parola svuotata di significato proprio da tanti che se ne sono serviti per costruire carriere e intessere affari. Noi preferiamo la parole RESPONSABILITA'! E Pino Maniaci, ancora una volta, ci dimostra che occorre saperla assumere, la responsabilità!
Fonte: Antimafiaduemila e Change.org
Questa petizione sarà consegnata a:
Presidente Commissione parlamentare antimafia
Rosy Bindi
Vicepresidente Commissione parlamentare antimafia
Luigi Gaetti
Vicepresidente Commissione parlamentare antimafia
Claudio Fava
Segretario Commissione parlamentare antimafia
Angelo Attaguile
Segretario Commissione parlamentare antimafia
Marco Di Lello

La Mafia dell’Antimafia: l'inchiesta di Telejato audita in Parlamento


C’è ancora un business di cui non si parla, un business di milioni di euro. Il business dell’Antimafia.
Quattro mesi dopo il brutale assassinio di Pio La Torre, nel 1982, viene approvata la legge Rognoni-La Torre, che consentiva il sequestro e la confisca di quei beni macchiati di sangue. Finalmente, lo Stato aveva le armi per attaccare gli ingenti patrimoni mafiosi. Nel ’96 grazie a Libera nasce la legge 109 che disponeva l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, e finalmente terreni, case, immobili tornano alla comunità. 
Tutto bellissimo. Nella teoria. Qualcosa però non funziona. Questi beni, sequestrati, confiscati, falliscono l'uno dopo l’altro. Il 90% di imprese, aziende, immobili, finisce in malora spesso prima ancora di arrivare a confisca. 
A non essere rispettata e ad aver bisogno di una riforma strutturale è la Legislazione Antimafia - Vittime della mafia e relativo Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.
Parliamo di aziende e imprese sequestrate perché di dubbia legalità: aziende che forse furono acquistate con proventi mafiosi, o che svolgono attività illecito-mafiose, e che per chiarire questo dubbio vengono poste sotto sequestro ed affidate alla sezione delle misure di prevenzione del Tribunale competente. In questo caso, parliamo del Tribunale di Palermo, che amministra la grande maggioranza dei beni in Sicilia. 
I beni confiscati sono circa 12.000 in Italia; di questi più di 5000 sono in Sicilia, circa il 40%. La maggior parte nella provincia di Palermo. Si parla di un business di circa 30 miliardi di euro, solo qui a Palermo. Questi beni sotto sequestro vengono affidati a un amministratore giudiziario scelto dal giudice del caso, che dovrebbe gestirlo mantenendolo in attività e tenerlo agli stessi livelli che precedevano il sequestro. 
Questa fase di sequestro secondo la legge modificata nel 2011 non deve superare i 6 mesi, rinnovabile al massimo di altri 6, periodo in cui vengono svolte le dovute indagini e si decide il destino del bene stesso: se dichiarato legato ad attività mafiose esso viene confiscato e destinato al riutilizzo sociale; se il bene è pulito viene restituito al precedente proprietario. Purtroppo la legge non viene applicata: il bene non viene mantenuto nello stato in cui viene consegnato alle autorità, né vengono rispettate le tempisticheIn media il bene resta sotto sequestro per 5-6 anni, ma ci sono casi in cui il tempo si prolunga fino ad arrivare a 16 anni. L’albo degli amministratori competenti che è stato costituito nel gennaio 2014 per legge dovrebbe essere la fonte da cui vengono scelti questi soggetti: in base alle competenze e alle capacità. Ma la scelta è arbitraria, effettuata dai giudici della sezione delle misure di prevenzione. Ritroviamo molto spesso la solita trentina di nomi, che amministrano decine di aziende e imprese. E non per capacità, perché la maggior parte di quei beni falliscono durante la fase di sequestro. Anche se poi vengono dichiarati esterni alla vicenda e gli imputati assolti da tutte le accuse. 
Telejato, la piccola emittente televisiva comunitaria siciliana che gestisco dal 1999 e che da allora non ha mai smesso di denunciare e lottare contro la mafia, ha sede a Partinico e copre un bacino d’utenza caratterizzato storicamente da una forte presenza mafiosa.
La dichiarazione di fallimento e la messa in liquidazione dei beni confiscati è la strada più facile per gli amministratori, perché li esonera dall’obbligo della rendicontazione e consente loro di “svendere” mezzi, attrezzature, materiali, anche con fatturazioni non conformi al valore reale dei beni, girando spesso gli stessi beni ad aziende collaterali legate agli amministratori giudiziari. 
La pratica di vendere parti delle aziende stesse mentre sono ancora sotto sequestro, è abbastanza consolidata, e ci si ritrova con aziende svuotate e distrutte ancor prima del giudizio definitivo, che sia di confisca o di dissequestro.
Questi sono solo alcuni esempi, alcune storture del sistema; ma molti sono i casi che riflettono un problema strutturale: una legge limitata, da aggiornare, che non permette gli adeguati controlli e conduce troppo spesso al fallimento dei beni per le - forse volute - incapacità del sistema. Posso fare nomi, esempi, citare numeri e casi.
Chiedo alla Commissione Antimafia di essere audito per esporre questa inchiesta che stiamo portando avanti a Telejato, con notevole fatica, perchè non abbiamo nessuno al nostro fianco. Pino Maniaci

sabato 4 ottobre 2014

Pino Maniaci e Telejato: il TG contro la mafia


Un esempio di coraggio e di coerenza, di impegno civile a servizio della comunità. Questa la storia pubblica che  Pino Maniaci ha saputo costruire: un irriducibile “scassaminchia “ che, in terra di mafie, si è messo in testa di far prendere coscienza alla sua comunità attraverso la conoscenza e l’informazione. 

Una storia straordinaria realizzata da un uomo per bene. Una storia di Coraggio.



IL TG CONTRO LA MAFIA

A Partinico, in Sicilia, una piccola emittente televisiva combatte Cosa Nostra facendo informazione
Il Tg contro la mafia
(Reuters/Tony Gentile)
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Mentre tiene tra le labbra una sigaretta, si guarda velocemente allo specchio sistemandosi la cravatta, poi afferra i fogli con le notizie del giorno, li appoggia sul tavolo e lancia la sigla.
Si chiama Pino Maniaci ed è il direttore del tg diTelejato, un'emittente con sede a Partinico, un comune della provincia di Palermo, noto per le sue campagne contro Cosa Nostra.
Secondo una classifica stilata dall'Ong Reporters Sans Frontières nel maggio di quest'anno, in difesa della libertà di stampa, è uno dei due giornalisti italiani tra i "cento eroi dell'informazione". Il secondo giornalista è Lirio Abbate, inchiestista dell'Espresso.
Pino Maniaci non ha paura di fare nomi e cognomi dei boss mafiosi. “Così facendo, li feriamo nell’onore, perché rompiamo il muro di omertà che li protegge da ormai troppo tempo”, mi ha raccontato.
Da quando nel 1999 ha rilevato l’emittente tv, Pino Maniaci conduce tutti i giorni dalle 14.00 alle 16.00 il tg di Telejato, attraverso il quale denuncia tutti i fatti di cronaca di infiltrazione mafiosa locale che avvengono a Partinico e dintorni.
Scassa minchia, così sono stato soprannominato", sbotta. "Questo appellativo me lo sono guadagnato perché quando conduco un’inchiesta amo andare a fondo alle cose e non mi risparmio nessuna domanda, nemmeno quelle più scomode”, continua.
Ma il suo racconto senza filtri sulla realtà siciliana e la sua volontà di denunciare attraverso l’informazione il giro d’affari mafioso gli hanno causato diversi problemi. Negli anni ha accumulato più di trecento querele, diverse aggressioni fisiche e minacce di morte.
Sono ormai sette anni che io e la mia famiglia viviamo sotto tutela”, mi confessa. “Non è facile, ma nonostante tutto voglio andare avanti. Per me fare il giornalista in questa terra è diventata una missione”.
Il suo fiuto da giornalista e la sua coscienza lo portano a “dare notizie che altri non danno, perché il giornalismo non può e non deve cedere e adagiarsi alla mentalità omertosa", mi spiega. "Non si possono tralasciare alcune notizie solo perché considerate scomode”, aggiunge.
Il modo di fare informazione di Telejato è stato talmente rivoluzionario che l’ex boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, prima di essere arrestato nel 2006, durante il suo periodo di latitanza si è fatto installare un’apposita antenna per seguire il tg e “ogni 31 gennaio, giorno del suo compleanno”, mi dice Pino Maniaci, “chiudevo la trasmissione facendogli ironicamente gli auguri.
Rompere il muro di silenzio attraverso l’informazione di Telejato ha portato a una presa di coscienza da parte di molti cittadini che hanno deciso di non soccombere più al potere mafioso. Grazie anche ad altre associazioni come Addio Pizzo Libero Futuro, molti imprenditori di Partinico si sono mobilitati e hanno creato associazioni di categoria anti racket come LiberJato, sostenuta e supportata dal tg Telejato.
Inoltre, l’emittente non è passata inosservata ai media internazionali come Bbc e Cnn, che hanno contattato Maniaci per chiedergli di utilizzare il repertorio del tg. “Uno dei punti di forza di Telejato” - dice Pino Maniaci - “è la stretta collaborazione con le forze di polizia. Questo mi permette di segnalare molto velocemente notizie in odore di mafia”.
Ormai la mia scorta è diventata la gente, molti iniziano a capire e a riconoscere il lavoro che facciamo. Ci è voluto tempo, ma ci siamo riusciti”, ammette.
Tuttavia, nonostante la sua determinazione, Pino nutre un grande senso di colpa: “Il mio più grande cruccio è quello di aver coinvolto i miei figli nella gestione del tg, rischiando quindi di esporli a minacce”.
Ma i figli, che secondo il direttore del tg hanno preso la stessa tempra del padre, non vogliono mollare e sono determinati a portare avanti Telejato.


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mercoledì 16 gennaio 2013

TELEJATO: "VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO"


“Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d'accordo”. Paolo Borsellino.

Sin dall’inizio della loro storia, le mafie -dapprima “braccio armato” di pezzi del potere- si sono incuneate nei gangli della società civile proprio attraverso il sistema dell’elezione “democratica” di coloro che sono eletti a guida delle comunità.
Nell’approssimarsi delle elezioni, Telejato ci offre una analisi lucida e non ipocrita di come venga gestito il momento delicatissimo del voto in Sicilia.  
Ma ipocriti non vogliamo esserlo neppure noi: il meccanismo mafioso descritto è così semplice ed efficace da essersi diffuso presto anche in altre regioni italiane. La diffusione e la presenza delle mafie, anche al Nord, si spiega anche con la diffusione e l’efficacia che il sistema mafioso offre. Le mafie votano e fanno votare! 
Pertanto, le situazioni descritte  sono spesso  le medesime sia che quando a condurle siano "mafiosi veri e propri", sia che quando altri soggetti (non propriamente "mafiosi") adottino -consapevolmente o inconsapevolmente- "sistemi e metodi mafiosi". Il risultato è il medesimo!

 fonte. TELEJATO redazione

INCHIESTA: "VOTO DI SCAMBIO POLITICO-MAFIOSO"
Esistono vari tipi di voto di scambio...

PINO MANIACI direttore, anima, di Telejato
Oggi noi di Telejato vogliamo occuparci di "Elezioni e campagna elettorale" relativamente ed in vista delle elezioni di sindaci e consiglieri comunali previste per il mese di giugno del 2013 in alcuni comuni del nostro comprensorio. Ma partiamo dall'inizio che cosa è "L'elezione"? 

L'elezione è un metodo di scelta da parte di cittadini che sono chiamati ad esprimere le loro preferenze attraverso il voto per una o più persone o per un insieme di persone (una lista), voti che vengono poi trasformati in una scelta collettiva sulla base di regole prestabilite.
In passato "il voto dell'elettore" è stato ed è tutt'oggi sotto la lente d'ingrandimento delle forze dell'ordine sono tante le inchieste nate ed i processi avviati in Sicilia ma anche in Italia per "il voto di scambio". 
Esistono vari tipi di voto di scambio: Il voto di scambio "legale" frutto del clientelismo politico e consente, a chi ne usufruisce, di vedere accolta una richiesta in cambio del voto. Si pensi ad un terreno agricolo che diventa edificabile, con l'interessamento del politico neo eletto in seguito alla modifica del piano regolatore territoriale. 
1) Il voto di scambio "illegale" è quello in cui un politico offre in cambio del voto qualcosa che non è legittimato ad offrire. Per esempio un posto al comune, all'aeroporto, in una cooperativa all'ospedale come inserviente, in un call center, con un concorso pubblico addomesticato o il condono di un abuso edilizio non condonabile o il cambio della destinazione d'uso di un immobile in violazione alle norme del piano regolatore territoriale. 
2) Il voto di scambio politico-mafioso è quello che si può manifestare in un rapporto diretto fra politico ed elettore con l'interposizione di interessi della mafia, in cambio di denaro o di una raccomandazione per un posto di lavoro o di aggiudicazione di appalti a favore di imprese in odor di mafia. 
Il voto di scambio politico mafioso è un reato ai sensi dell'art. 416-ter del codice penale. In Sicilia vedi il processo a carico di Cuffaro concluso con la condanna dello stesso e il processo a carico dell'ex Presidente della Regione Raffaele Lombardo e tanti altri. Così come è punita qualsiasi violazione della legge per ottenere un voto, sebbene siano reati di ben differente gravità: il falso in un concorso pubblico per un'assunzione clientelare nella pubblica amministrazione; il falso nelle gare di appalto pubbliche per aggiudicare gli appalti a imprese che fanno assunzioni clientelari; il concorso esterno in associazione mafiosa, sempre per imporre l'assunzione di persone e l'aggiudicazione di appalti ad imprese, segnalati dagli eletti che ricorrono alla mafia, o al contrario segnalati dalle organizzazioni criminali. 
Nel caso di una forma di associazione, il voto di scambio può analogamente avere luogo per ottenere finanziamenti o appalti pubblici, se queste incentivano una convergenza di "massa" per i voti dei loro iscritti. 
Ma scendiamo nei dettagli: come vengono eletti alcuni consiglieri comunali ed alcuni Sindaci dei comuni del nostro comprensorio? 
Consiglieri in carica nei comuni da una vita e riconfermati ad ogni nuova campagna elettorale da parte dei cittadini. La campagna elettorale solo di fatto avviene qualche mese prima dell'elezione, di solito un consigliere comunale è in campagna elettorale tutto l'anno. 
Consiglieri come i cardiologhi, medici, infermieri impiegati presso gli ospedali sono a portata di mano di tutti i cittadini, loro fanno spesso dei favori personali, favori che poi spesso non sono perché dovuti, creando una situazione di debito verso l'elettore da compensare con la richiesta e l'ottenimento del voto. Tanti di loro si recano a casa di cittadini malati per misurargli, la pressione, la glicemia, a mettergli la flebo, a fargli una semplice puntura o addirittura a fargli scrivere la ricetta o portargli i medicinali dall'ospedale.
Poi ci sono i consiglieri che non essendo dottori o medici o infermieri, ma autonomi, tartassano e assillano tutto l'anno il sindaco e gli impiegati comunali al fine di concedere contributi alle famiglie disagiate, che poi di solito tante disagiate non sono perché posseggono 2 auto, casa e posto di lavoro, quando invece ci sono delle famiglie veramente povere che hanno bisogno e non vengono prese in considerazione; famiglie disagiate che domandano per le vie del paese pochi euro per acquistare una busta di latte al figlio o che non possono recarsi all'ospedale da altri paesi per fare una radiografia non avendo i soldi per acquistare il biglietto dell'AST o che non riescono a comprare la mattina il panino alo bambino quando lo accompagnano a scuola. Loro si recano a casa di questi cittadini -chiamati disagiati- alcuni giorni prima che venga recapitata da parte del Comune la lettera per vantarsi e comunicare l'emissione dell'assegno grazie al loro interessamento, naturalmente da compensare in futuro con la richiesta e l'ottenimento del voto.
Poi ci sono i consiglieri che promettono in generale, promettono posti in cooperative, fotovoltaici per i terreni agricoli, posti all'aeroporto, lavori per i disoccupati che non arriveranno mai poiché il giorno dopo l'elezione faranno finta di non conoscerli togliendo anche il saluto per la promessa che non potranno mantenere. 
Vi siete mai chiesti perchè alcuni consiglieri Comunali ed Assessori non rilasciano mai interviste ai nostri microfoni o non parlano mai di legalità, di lotta alla mafia o qualsiasi altra forma di criminalità organizzata? 
Vi siete ma chiesti perché alcuni di loro non partecipano mai alle manifestazioni antimafia mettendoci la faccia o a fiaccolate e conferenze ? 
La risposta ve la diamo noi di TeleJato: I parenti dei mafiosi guardano il nostro notiziario tutti i giorni, presumiamo anche che spesso ci dicano parolacce quando li definiamo pezzi di merda, se un consigliere o un assessore comunale si mettesse contro la mafia e partecipasse ai nostri eventi, se si facesse intervistare e riprendere dalle nostre telecamere mettendoci la faccia sicuramente non potrebbe recarsi nelle loro case per chiedere il loro voto.
Meglio fare come hanno sempre fatto parlare di legalità a telecamere spente per poi recarsi nelle loro case, dispiacersi per il parente detenuto dicendo possibilmente "mischinu nun fici nenti, innoccenti è", fargli avere il contributo previsto dalla legge per le famiglie dei detenuti e poi alla fine richiedere il voto. 
Non è un caso quando a certi politici gli bruciano la macchina, magari fanno delle promesse a queste famiglie in cambio del voto, famiglie che andrebbero isolate e poi quando vengono eletti rinnegano e dimenticano tutto, allora ci chiediamo, sarà perdita di memoria o troppo alcool proveniente dai brindisi per i festeggiamenti di una vittoria? 
Chiediamo ai cittadini, quelli onesti di riflettere prima di votare qualsiasi candidato, il voto deve essere libero e soprattutto non deve essere influenzato da niente e da nessuno.

venerdì 8 giugno 2012

Ci auguriamo sia davvero una certezza: Telejato non chiude, assegnate le frequenze


Telejato non chiude, assegnate le frequenze

Fonte: ANTIMAFIADUEMILA

maniaci-pino-grande
Pino Maniaci: “E' la vittoria della democrazia” 

di Aaron Pettinari - 7 giugno 2012

Ha vinto la democrazia, Telejato, la tv antimafia diretta da Pino Maniaci, è salva e potrà continuare a trasmettere. Il Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per le Comunicazioni ha predisposto la graduatoria provvisoria delle emittenti televisive locali utile per l'assegnazione, nella Regione Sicilia, delle frequenze televisive in tecnica digitale ai sensi dell'art. 4, del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2011, n. 75.
Il forte ritardo con cui è stata comunicata stava facendo pensare al peggio in quanto il passaggio in digitale dell’emittente a conduzione familiare non era affatto scontata. A spiegarlo era stato lo stesso Maniaci nei mesi scorsi in quanto per le tv comunitarie, cioè senza fini di lucro, come Telejato, avere tutti i requisiti per piazzarsi in graduatoria era davvero difficile. Il paradosso voleva che per cause di bilancio ad essere messa a rischio era la libertà di espressione, di cui la televisione partinicese e lo stesso Maniaci erano diventati simbolo nell'intera Nazione. 
Per la sopravvivenza di Telejato si erano mobilitate molte associazioni e singoli politici con alcune interrogazioni parlamentari. Alla fine il telegiornale più lungo d'Italia ha vinto la propria battaglia ed anzi si rilancerà con un servizio ancora maggiore
Ce l'abbiamo fatta – racconta il direttore Pino Maniaci, preso d'assalto dalle telefonate per commentare il buon esito della vicenda – In primis voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo e che hanno portato avanti con noi questa battaglia di democrazia. Per sostenere gli alti costi del passaggio al digitale e aggiudicarsi un posto in graduatoria, diverse emittenti hanno deciso di creare un consorzio: 36 solo in Sicilia. Tra queste anche noi insieme a televisioni di Sciacca, Messina, Catania e Palermo. Il nostro Consorzio in graduatoria si è piazzato 17° in base ad una serie di punteggi basati sul numero di dipendenti, sul capitale sociale e sulla copertura del territorio”. Alla fine il Consorzio ha ottenuto un punteggio di 32.42 entrando nel numero di emittenti che potrà trasmettere anche con il passaggio al digitale terrestre grazie all'assegnazione di un “multiplex”, di quattro o cinque canali. Particolarmente soddisfatta anche Nadia Furnari, del Comitato “Siamo tutti Telejato”: “Adesso non resta che attrezzarsi per trasmettere in digitale. E’ costoso, ma l’importante è avere ottenuto la possibilità di farlo”. “Come canale trasmetteremo sul 273 – continua Maniaci – ma avremo anche altre trasmissioni oltre al nostro telegiornale. Stiamo pensando ad un canale sarà dedicato ai giovani, un altro alla radio con una collaborazione con radio100passi, quindi con la trasmissione dei consigli comunali della zona. Insomma le idee non mancheranno. Per il resto continueremo comunque la nostra battaglia per la pluralità d’informazione. Faremo da testa d’ariete per tutte quelle altre televisioni comunitarie che, non solo in Sicilia, saranno spente”. I termini dello swicht off  per la Sicilia sono stati posticipati dal 1 giugno al periodo compreso tra l’11 giugno e il 4 luglio con 53 canali che rimarranno fuori dalle trasmissioni. Ma Telejato non sarà più oscurata e questo, si può dire, è davvero un successo di tutta la società civile, antimafia e non solo.

lunedì 4 giugno 2012

Lettera degli studenti per salvare Telejato. Anche così si combattono le mafie


Siamo stanchi, Signor Presidente, di essere disincantati’:
Fonte : GIULIO CAVALLI 

Questa lettera sta circolando ora nei licei bolognesi, e via via in molte altre scuole. La trovate anche su diecieventicinque.it, la testata bolognese della rete dei Siciliani. “Dieci e venticinque”, il nome del sito, è l'ora in cui scoppiò la bomba che, il 2 agosto 1980, provocò la strage alla stazione di Bologna.



Riccardo Orioles, insieme a Pippo Fava  fondatore nel 1982 del mensile "I siciliani", la rilancia: "La legga, Signor Presidente. Qua dentro c’è l’Italia che vogliamo".

"Egregio Signor Presidente,
ragazzi di tutt’Italia si rivolgono direttamente a Lei, quale massimo rappresentante dello Stato, per trovare una voce all’onda di rancore che sta seppellendo la nostra generazione. Per l’importanza del documento che Le sottoponiamo, ci auguriamo caldamente che riterrà di renderne note alla Nazione le parole più significative.
Il cuore della presente lettera consiste senza dubbio di un proposito di natura pratica. D’altro canto, la sua causa profonda sta nell’impotenza in cui siamo costretti dalle attuali democrazie rappresentative, sta nell’angoscia di agire, e nella consapevolezza di vivere, proprio per quei principi di progresso che, sebbene continuamente negati da squallore e ottusità, trainano la civiltà europea da che si aprì la ricerca per un criterio di giustizia. E, in verità, il cuore amaro della nostra lettera sta proprio nel valore dell’educazione, della scuola, modello di vita e di politica.
In principio vorremmo tuttavia parlarLe dell’episodio che è stato l’innesco del nostro movimento, e degli interventi che ci siamo auspicati sarebbero seguiti all’appello. Nel corso di un viaggio d’istruzione in Sicilia, all’interno di un itinerario organizzato dall’associazione “Addiopizzo“, alcuni di noi, tra cui i redattori della presente, hanno conosciuto la piccola realtà di Telejato, una rete televisiva comunitaria totalmente dedita all’erosione del potere mafioso. Attraverso lo scherno dei miti e dei bassi modelli dell’illegalità, Telejato ci ha stupiti per determinazione, costanza, per la volontà ferma di migliorare il territorio, e di essere efficace. Valore, l’efficacia, che stiamo lentamente dimenticando, essendo ormai i cittadini italiani abituati a delegare le responsabilità, a lasciare il proprio dovere civico in eredità ad anonime reti amministrative.
Il confronto con Pino Maniaci, proprietario di Telejato, curiosamente, anzichè vertere su temi riguardanti la Mafia in modo specifico, si è concentrato proprio su questo, cioè sulla possibilità dell’individuo di partecipare al bene comune.
Certamente non tutti possono gestire televisioni antimafia, ma l’antimafia vera e propria è forse quella che si crea a partire dall’onestà e dall’interesse per il territorio dei singoli: questa la conclusione cui eravamo insieme giunti, e che, in parte, aveva placato l’insoddisfazione di vederci come al solito disincantati spettatori degli equilibri di potere.
Siamo stanchi, Signor Presidente, di essere disincantati. La conoscenza degli istinti meschini che sembrano dirigere la storia oramai non può più rassicurarci. Quello che le generazioni che ci hanno preceduto ignorano, è che il nostro disimpegno non è stato dovuto a stupidità o leggerezza, ma piuttosto al cinismo nato dalla lucida osservazione della realtà, e dall’abitudine alla sconfitta. Tuttavia, per l’improvvisa incombenza di un disastro sul nostro futuro, quello della crisi, quello di un’inadeguatezza di tutte le istituzioni vigenti – da quelle ideali a quelle concrete – a fronteggiare un passaggio di epoca, guardarvi serenamente non ci è più possibile.
Quando al termine dell’incontro siamo venuti a sapere che Telejato avrebbe chiuso il 30 giugno, al momento dell’entrata in vigore del digitale terrestre in Sicilia, nuovamente siamo rimasti a bocca aperta: nuovamente, le maglie della burocrazia, addirittura le leggi dello Stato sembravano soffocare l’impegno civile da cui esse stesse erano nate. Proprio allora la figlia di Maniaci, Letizia, coraggiosa, rinomata giornalista, è sgattaiolata tra di noi per uscire dallo studio televisivo, a capo chino, come cercando di non farsi notare. Proprio lei che, così giovane, riprende gli scoop e rende possibile il servizio di informazione di Telejato, incurante del rischio che grava sulla famiglia. Per quell’esempio di modestia e di abnegazione in quel momento siamo esplosi in un applauso, ritenendo d’altra parte che null’altro avremmo potuto fare, che le nostre azioni corrette non sarebbero bastate, che Telejato avrebbe chiuso, qualunque cosa ne pensassimo: che il fatto sia giusto o che non lo sia.
Ora, la riflessione che vogliamo proporre alla Nazione è in merito al significato della parola “politica”. In fondo, l’antimafia è politica. Poichè, se si considera la Mafia come quel fenomeno sociale di affidamento del territorio a interessi esclusivamente patrimoniali, l’antimafia è quel dovere di amore per il territorio, per la Nazione, per la propria comunità, che va ben oltre gli egoismi di parte. E se un certo amore per il bene comune è un dovere civico, allora certamente l’antimafia è politica: perchè non dimentichiamo che “politica” non significa insieme di partiti, lotta di classi o di capitali, ma “questioni della vita cittadina”, e che un tempo aveva traduzione “Res Publica”, e che ora, estesisi i nostri Stati da città a popoli interi, trova significato come “vita comunitaria”. Questa la nostra convinzione.
Quale comunità giovanile avremmo potuto chiederLe in merito a giustizia, meritocrazia, rottura delle briglie della finanza, Unione Europea, e a tante delle idee che animano i nostri dibattiti. Invece, La preghiamo di garantire una qualche forma di sopravvivenza a Telejato.
Da atti concreti, mirati vorremo ripartire, e fatti significativi. Riteniamo che dare vita a Telejato, come emittente di diverso genere oppure riservando una percentuale di frequenze alle reti comunitarie, sia oggi, proprio oggi, una priorità. Riteniamo sia questo il momento giusto – il momento di scarse risorse – per investire sullo spirito comunitario, e che solo in questo modo avremo un’occasione per salvare l’Italia, armonizzare l’Europa e governarla.
Infine, per lo meno, La preghiamo di tutelare la famiglia che di Telejato costituisce l’esistenza.
Noi siamo nati da quella famiglia. Se l’Italia ha come nucleo fondamentale la famiglia, allora è in una famiglia che costruisce i valori civici dell’Italia che la Nazione trova le proprie radici. Siamo cresciuti in un sistema di principi tipicamente familiari, nonchè nella nozione di lavoro come riscatto dell’uomo dall’assoggettamento alla sua fame, e alla sua voracità, per i simili che ama. Purtroppo, questi capisaldi della nostra società civile, abbandonati da molte famiglie, li hanno raccolti soltanto le scuole, realtà che sono state volutamente avulse dal potere ma che, lo si voglia o meno, hanno formato i nostri ideali. E noi riteniamo sia maturato il tempo per cui quegli ideali, dalle famiglie che resistono, all’istruzione che li alimenta, passino finalmente al potere effettivo, al potere politico.
Se verrà salvata Telejato e la sua famiglia, si darà un significato alla nostra educazione politica, unica fonte della Nazione stessa. E vedremo fin dove le istituzioni che politiche sono dette, nate per unirci, siano voci della Nazione, e dunque avverse alla Mafia.

1. Liceo Galvani, BO

2. Liceo Minghetti, BO

3. Liceo Fermi, BO

4. Liceo Righi, BO

5. Liceo Copernico, BO

6. Liceo Sabin, BO

7. Istituto Laura Bassi, BO

8. Liceo Manzoni, BO

9. I.I.S. Bartolomeo Scappi, Castel San Pietro Terme (BO)

10. Liceo da Vinci, Casalecchio di Reno (BO)

11. Istituto Giordano Bruno, Budrio (BO)

12. Liceo Mattei, San Lazzaro di Savena (BO)

13. Liceo Tassoni, MO

14. Liceo Parini, MI

15. Liceo Marco Polo, VE

16. Liceo Gioberti, TO

17. Istituto Baldessano-Roccati, Carmagnola (TO)

18. Liceo Cascino, Piazza Armerina (EN)

19. I.I.S. Marzoli, Palazzolo sull’Oglio (BS)

20. Consulta Provinciale Studenti di Brescia



giovedì 3 maggio 2012

Per Telejato, con le parole di Giulio Cavalli


Quante volte abbiamo parlato di Pino Maniaci e Telejato. Questa volta si rischia davvero di vederla chiusa, per il passaggio al digitale terrestre. Facciamo nostre le parole, qui di seguito, dell’amico Giulio Cavalli. Spesso Giulio ha collaborato con Pino e si sono vicendevolmente supportati. Il video del Fatto Quotidiano, che citiamo, è uno dei pochi che raccontano questa vicenda troppo nell’ombra.
E’ di nuovo tempo di far grancassa e tam tam mediatico. E noi non ci sottraiamo!
Per la libertà di informazione e la giustizia. Per Telejato e i siciliani onesti!


  
Pino Maniaci e Telejato devono essere spenti. La notizia è di quelle che gelano il sangue perché Pino Maniaci e Telejato (con il suo telegiornale più lungo del mondo) da anni lottano per non essere spenti dalla mafia e invece alla fine a spegnerli sarà lo Stato. Non si sa se per superficialità, per miopia o per convergenza di interessi: certo quando lo Stato compie l’azione che la mafia ha tanto desiderato ne esce sconfitto il buon senso, la tutela del coraggio e la custodia delle fragilità attive.
Non serve solidarietà pelosa. Telejato, Pino e la sua famiglia ne hanno ricevuta a tonnellate in questi anni (buona e non buona). Serve mobilitarsi con un obiettivo chiaro: sappia il Governo cosa sta spegnendo, decida dopo aver conosciuto la vita, il progetto e le lotte di Telejato e dia delle spiegazioni. La mobilitazione deve puntare a chiunque possa scrivere un’interrogazione, un ordine del giorno o una mozione tra gli scranni del Parlamento. E noi possiamo chiederlo (e dobbiamo chiederlo) con insistenza: come Pino quando tiene in mano il microfono.


Fonte: Libera Piemonte

venerdì 27 aprile 2012

PINO MANIACI. TeleJato è lui. La televisione più piccola e rompicoglioni del mondo.


 TeleJato, Beauty contest, quando l’economia governa vita e libertà
27 aprile 2012
Fonte: Pietro Orsatti. appunti per un racconto sociale  

Dicono che a giugno taglieranno la spina. Dicono che circa 200.000 persone perderanno la loro voce. Dicono che queste sono le leggi del mercato, se non hai i soldi per comprarti un diritto non puoi neanche esercitare un dovere. Dicono che c’è un mare di gente che brinderà quando quella porta sarà chiusa. Dicono che va bene così, i provocatori devono essere isolati. Dicono che la mafia non esiste e se mai è esistita lo è stata solo perché c’era gente che raccontandola le dava importanza. Dicono che non bisogna disturbare il navigatore. Dicono che per andare in video bisogna avere un editore. Dicono che per avere un editore bisogna essere obbedienti. Dicono che non bisogna pensare male del trasformismo. Dicono che il patto con il diavolo non è poi così male basta farci l’abitudine. Dicono che per vivere bisogna andare porta a porta con il cappello in mano. Dicono che la politica “del bene” non può mai essere criticata. Dicono che gli affari sono affari e chi se ne fotte della libertà di informazione. Dicono che chi ha i baffi, parla in dialetto, si fa capire dalla gente, spiega le cose in modo semplice e macina chilometri, impreca, si incazza, ride, vive, sbatte il muso, suda, non dorme e vive di malox e sigarette non abbia diritto di considerarsi giornalista. Dicono che chi mette la propria vita sul piatto della bilancia sia un fesso.
Dicono queste cose nel Belpaese.
Dicono queste cose mentre a Festival del Giornalismo di Perugia sfilano i big (reali e presunti) dell’informazione e si concede ennesimo spazio a chi spazio ne ha da decenni (2000 puntate non bastano?) facendo dell’informazione al servizio del potere farsa e inganno. Ma si sa, in un paese come questo mica si può pretendere che “la questione morale” riguardi anche a se stessi. Anime belle, fottiamocene allegramente di chi informazione la fa sul serio, senza una lira, sul campo, rischiando vita e coglioni per raccontare un frammento di realtà. E se poi lo fanno fuori – e ci hanno provato, eccome se ci hanno provato – poi facciamo un bel premio di giornalismo o un osservatorio o un fiction da mandare in prima serata. In memoria di. Lo spettacolo deve continuare. Spettacolo.
Conosco Pino Maniaci, e Patrizia, Letizia e Giovanni, da un bel po’ di anni. Mi onoro della loro amicizia. Con loro ho diviso risate e lacrime, paura e rischi, successi di un giorno e paure e difficoltà di anni. Con Pino mi sono trovato a scappare come un cretino in mezzo alla campagna per essere andato a filmare una delle tante stalle abusive dei Fardazza (se non sapete chi sono i Fardazza andate a guardarvi il capitolo “strage di Capaci” e “ala militare di Cosa nostra” su Wikipedia visto che ormai a questo contenitore avete delegato la memoria e la semplificazione), mi sono beccato minacce e intimidazioni, fatto chilometri, cercato tracce del fenomeno mafioso, raccontato pezzi di realtà, cagato sotto la notte dell’attentato del 17 luglio 2009.
Cronista di razza Pino, di quelli dalle scarpe sfondate e dai peli sullo stomaco. Uno che non molla. E infatti non ha mollato. Perfino quando l’ordine dei giornalisti siciliani (lo stesso che gli ha dato poi il tesserino da pubblicista dopo la colossale figura di merda che stava facendo) si fece parte in causa in un tentato processo nei suoi confronti per “esercizio abusivo della professione”. Uno che non ha mollato nonostante la fame, le minacce a lui e alla sua famiglia, amici e collaboratori. Uno che per azzittirlo lo dovresti strangolare per strada o fargli saltare in aria la macchina (e ci hanno provato infatti sia a strangolarlo che a fargli saltare per aria la macchina). TeleJato è lui. La televisione più piccola e rompicoglioni del mondo. Oggetto prezioso e delicato, seguito da più di 200.000 persone che senza saltare un giorno preferiscono il Tg di TeleJato ai programmi rassicuranti e politicamente allineati di Rai e Mediaset. Dove? In un triangolo di terra di Sicilia che va da Corleone a Castellammare del Golfo a Cinisi. Con al centro Partinico da dove va in onda. Vi devo spiegare che razza di territorio è? Vi devo raccontare la storia di Cosa nostra dal 1943 in poi? Vi devo parlare di quanto sangue e dolore violenza quel territorio è stato attraversato? Spero di no. Se non sapete un cazzo di quello di cui sto parlando c’è sempre Wikipedia, di lei vi fidate, no?
Bene: Pino Manici a giugno chiuderà TeleJato. Una roba del genere, che dovrebbe essere tutelata e tenuta in vita da un Stato e da una comunità che abbiano un minimo di di dignità, verrà azzittita. Grazie a una leggina dal nome rassicurante di “Beauty contest” che mette all’asta tutte le frequenze televisive con una base di partenza irraggiungibile per un’emittente delle dimensioni di TeleJato. Perché nonostante le promesse di mantenere uno spazio (promessa fatta da questo governo) per le televisioni comunitarie (e questo è formalmente e nei fatti TeleJato) alla fine l’impegno non è stato mantenuto. E TeleJato chiuderà.
E parliamo di informazione? E parliamo di “paese moderno”? E parliamo di svolta morale?  Alla fine i “piccioli”, in questa logica di riduzione della vita di una collettività a una conduzione meramente economica, vincono su tutti. I soldi non puzzano. Anzi, ormai siamo andati oltre. I soldi sono tutto. Tutto il resto è sacrificabile. Anzi, peggio, ignorabile.