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domenica 26 marzo 2017

Anche a Pinerolo la Giornata della Memoria e dell'Impegno nel Ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie

Anche quest'anno, il 21 marzo è stata celebrata la Giornata della Memoria e dell'Impegno nel Ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie, promossa da LIBERA e Avviso Pubblico e giunta alla sua XXII edizione.
Nell'edizione appena pubblicata, il giornale VITA DIOCESANA ha voluto porre in prima pagina una riflessione del presidio LIBERA "Rita Atria" sulla celebrazione della Giornata svoltasi anche a Pinerolo. Significativamente, accanto all'articolo sulla Giornata l'appello di mons. Debernardi, Vescovo di Pinerolo: (...) "giungano a Roma le voci dei disoccupati".
L'invito contenuto nella Lettera che mons. Debernardi ha voluto indirizzare ai partecipanti alla Giornata dello scorso 21 marzo rivela, semplicemente e chiaramente, il  senso della Giornata stessa: "Tutti contro le mafie; tutti per costruire una società giusta, libera e solidale! (qui la lettera di mons. Debernardi). 



“Luoghi di speranza testimoni di bellezza”.
La manifestazione nazionale  Giornata della Memoria e dell'Impegno nel Ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie si è svolta quest'anno a Locri, in terra di Calabria, la regione ove nasce la 'ndrangheta, l'organizzazione criminale oggi più potente e pericolosa. In questo modo LIBERA ha voluto dimostrare vicinanza concreta a coloro che, in quella terra, operano contro mafie e corruzione, facce della stessa medaglia. Importante anche il tema-manifesto di questa edizione:“Luoghi di speranza e testimoni di bellezza”. Ce l'ha insegnato Peppino Impastato: Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, (...)”. In una terra come la Calabria, dove l'abusivismo edilizio e la devastazione del paesaggio avviene spesso col fine di riciclare il “denaro sporco” della 'ndrangheta, avere la forza di agire come “cittadini responsabili”, difendendo e tutelando il bene comune paesaggio, significa davvero contrastare culturalmente e concretamente le mafie, la 'ndrangheta. Ma l'insegnamento di Peppino Impastato vale per tutti i territorie e tutte le comunità, anche al Nord.
Come avvenuto negli scorsi anni, anche il presidio LIBERA “Rita Atria” ha celebrato la GIORNATA a Pinerolo. E mai come quest'anno, a nostro parere, il tema “Luoghi di speranza e testimoni di bellezza”, le sue motivazioni, paiono confortare il progetto culturale che il presidio ha cercato di costruire in questi sei anni di attività. A partire dal “fare memoria” (conoscere e comprendere i meccanismi che hanno permesso situazioni e avvenimenti), a partire dalla verità -scomoda- “scoperta" da Rita Atria -"(...) la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci"- arrivare all'impegno negli atti della vita sociale e culturale della nostra comunità. Da qui il nostro impegno a difesa del territorio e del pasesaggio di Pinerolo ( ad esempio ricordiamo la difesa del paesaggio di Monte Oliveto, “battaglia” condotta insieme ad altre associazioni pinerolesi); l'attenzione che abbiamo rivolto all'Ingiustizia sociale ( le riflessioni a partire dal "pensiero mafioso", le riflessioni sul "reddito di dignità", le vecchie e nuove povertà); gli incontri con le ragazze ed i ragazzi nelle scuole pinerolesi, grazie alla sensibilità dei docenti che si sono interessati alla nostra attività.
Pertanto, non si deve guardare a questa GIORNATA come ad un momento di mera commemorazione: facciamo Memoria delle Vittime Innocenti per l'insegnamento che deriva dalla loro vita, impegnandoci per far sì che si avvicini la realizzazione degli ideali, dei principi, per il quali hanno speso le loro vite: più giustiza e più dignita, a partire da coloro che sono i più deboli. Significative le parole che il Vescovo di Pinerolo, mons. Debernardi ha indirizzzato ai partecipanti alla Giornata:   "Tutti contro le mafie; tutti per costruire una società giusta, libera e solidale!
La Giornata della Memoria a Pinerolo ha avuto due luoghi di svolgimento differenti, ciascuno importante per le differenti “fasce di età” di coloro che erano coinvolti: nella prima mattinata, insieme al procuratore Ciro Santoriello, abbiamo incontrato le classi terze della Scuola media “G. Puccini” per rifletterere insieme ai più giovani sul tema del “pensiero mafioso” ( ottenere quello che non ci meritiamo, seguendo “le scorciatoie”, la furbizia). Al termine della riflessione, gli studenti delle medie sono stati raggiunti da alcune clasi elementari dell'Istituto Comprensivo “Lauro” per vivere da protagonisti, tutti inseme, il momento della Lettura dei nomi delle Vittime Innocenti. La lettura è avvenuta proprio dinanzi a”L'Albero di Falcone”, piantato lo scorso maggio 2016 nel cortile della scuola “G. Puccini”.
Il secondo luogo della nostra Giornata è stato il Teatro Incontro dove proprio in questi giorni è in scena lo spettacolo di Guido Castiglia “Una storia disegnata nell'aria. ..per raccontare di Rita che sfidò la mafia con Paolo Borsellino”. Lo spettacolo narra della vicenda e del significato della storia di Rita Atria, una delle figure di più altro valore nella lotta culturale contro le mafie. 
Alla fine dello spettacolo, il palcoscenico del teatro è divenuto il secondo “luogo” della nostra GIORNATA, protagonisti questa volta le ragazze ed ai ragazzi del Liceo Scientifico “M. Curie” .Ed è stato proprio badando a quanto avveniva sul nostro territorio che ci è sembrato giusto porre all'attenzione dei giovani l'essenza del "problema mafioso”. ncora una volta, “facendo memoria: nella sua ultima lettera, scritta proprio la mattina del 19 luglio 1992, Paolo Borsellino ci spiega cosa sono le mafie, essenzialmente: ingiustizia!
Due vicende che riguardano la comunità di Pinerolo, a nostro parere, palesano allora l'ingiustizia dei tempi che viviamo e su cui abbiamo voluto richiamare l'attenzione e dare significato e fondamento alla nostra GIORNATA: il fallimento della fabbrica PMT; l'arrivo a Pinerolo di 17 ragazze profughe, ospitate nei locali offerti dalle Suore Giuseppine e seguite dalla Cooperativa Dua Valata. I lavoratori della PMT, le ragazze profughe: abbiamo definito le storie e le vite di queste donne e questi uomini come “i fantasmi di Pinerolo”. Questi i due temi sui quali abbiamo incentrato gli incontri che avuto quest'anno con le ragazze ed i ragazzi di alcune scuole superiori pinerolesi.
Emblema di ingiustizia è la vicenda legata al "lavoro" che, quando è perduto, in Italia rischia di diventare “dramma” dal momento che manca ancora uno strumento quale il cosiddetto “reddito di dignità” ( o di cittadinanza) che consenta a ciascuno di poter condurre una vita dignitosa, per se stesso e la propria famiglia, anche nell'eventualità di interruzione del lavoro. Interruzione o perdita del lavoro che, purtroppo, può trascinare a condizioni di difficoltà , addirittura diventare causa di povertà che oggi significa anzitutto la negazione della una vita civile, sociale, culturale. Le cosiddette “nuove povertà” hanno questo aspetto crudele: “cancellano” gli individui dalla società, rendendoli “fanstasmi”. Rimarrà nella memoria dei pinerolesi l'immagine dei lavoratori della PMT che , nel primo giorno di protesta davanti ai cancelli della fabbrica, hanno indossato un cappuccio bianco, recando il cartello “I fantasmi della PMT”.
Ingiustizia è il secolare sfruttamento a cui è sottoposto il continente africano e il cosiddeto “terzo mondo” da parte del ricco mondo occidentale; ingiustizia acuita da classi politiche locali spesso corrotte e colluse con coloro che da quelle terre ricchissime e dalle sue genti continuano a strappare ricchezze e guadagni immorali. Ingiustizia è quindi il dramma della violenza indotta e provocata dalle migrazioni a cui sono costrette intere popolazioni per sfuggire da guerre e miserie. Sappiamo bene come anche questo dramma sia divenuto fonte di guadagno per le mafie. Dalla gestione della traversata per giungere presso le coste italiane, i “barconi” sui quali in migliaia depongono la tenue speranza di un futuro migliore, alla tratta degli esseri umani che vede molte donne costrette alla prostituzione, una volta giunte in Italia, in Europa; alle motivazioni criminali di alcune organizzazioni ( associazioni o cooperative che poco o nulla hanno dello spirito umanitario e di servizio che dovrebbe animarle e che spesso si accaparrano la “gestione” dei migranti). Basta per tutti la frase intercettata nell'ambito dell''indagine cosiddetta “Mafia Capitale”, allorquando Salvatore Buzzi, presidente di una delle più potenti cooperatice romane, non sapendo di essere intercettato dichiara :“Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.

E alloraTutti in piedi ad applaudire LA SPERANZA ED IL LAVORO

Le ragazze profughe, erano presenti quattro di loro, e i rappresentanti della PMT ci hanno così offerto testimonianze toccanti e profonde che ci auguriamo possano servire a smuovere le coscienze ed a stimolare volontà di impegno per una crescita morale e culturale della nostra comunità. PINEROLO CONOSCE E ACCOGLIE! Così abbiamo scritto facendo riferimento all'immagine simbolo di quel momento e di questa nostra GIORNATA: le ragazze rivolte con la schiena al pubblico, a nascondere il volto per motivi di sicurezza, e i rappresentanti della PMT che indossano il cappuccio bianco : “i fantasmi di Pinerolo” che vogliamo conoscere e accogliere affinche non ci siano “fantasmi” a Pinerolo!
Infine, tutti insieme, a leggere i nomi delle Vittime Innocenti delle mafie. Questa è stata per noi al Giornata della Memoria e dell'Impegno nel Ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie….
Questo per noi è Memoria. Questo per noi è Impegno.

Arturo Francesco Incurato
referente presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo

venerdì 16 gennaio 2015

GRETA RAMELLI E VANESSA MARZULLO. LIBERE!


LIBERE!





Roberto Saviano a Greta Ramelli e Vanessa Marzullo 


"Care Greta e Vanessa, sono felice per la vostra liberazione. E come me stasera sono felici in tanti. Ma vi aspetterà anche un'Italia odiosa, che vi considera ragazzine sprovvedute che invece di starsene a casa sono andate a giocare in Siria. Diranno che sono stati spesi molto soldi, più del valore delle vostre vite. All'Italia che in questi mesi vi ha offeso, motteggiato, che ha persino parteggiato per i vostri rapitori, non permettete di ferirvi. È il senso di colpa per non aver coraggio, è l’insofferenza dell’incapace che, fermo al palo, cerca di mitigare la propria mediocrità latrando contro chiunque agisca.

Spero saprete sottrarvi a questo veleno.
Un’altra parte di questa Italia è convinta che il vostro sia stato un atto di coraggio e di umanità e che nessuno possa essere considerato causa del proprio rapimento."

domenica 11 gennaio 2015

#CharlieHebdo: "Non è religione quella che non porta Pace e Amore!"

" Noi pensiamo che la migliore risposta che le comunità possono dare alla strage avvenuta nella redazione parigina di Charlie Hebdo sia quella di creare ponti di dialogo fra le religioni, azioni comuni,  rapporti incentrati sulla conoscenza e sul reciproco rispetto". Abbiamo ricordato il gesto del Vescovo di Pinerolo mons. De Bernardi (leggi qui ) e dato notizia del comunicato della Commissione della Diocesi di Pinerolo per il dialogo Islamo-Cristiano che condannava la  strage avvenuta a Parigi (leggi qui). 

Ieri mattina, insieme ad altre associazioni pinerolesi, abbiamo aderito all'invito di  EMERGENCY - Pinerolo a partecipare al presidio che si è tenuto in Piazza Facta.  

 I rappresentanti delle associazioni cominciano a giungere in piazza Facta.
A destra, i rappresentanti della comunità mussulmana

La riflessione di Stefano Ruffinatto 

"In questi giorni sul web e sulla carta stampata si è letto molto sulla tragica vicenda di Parigi: atti terroristici barbari e da condannare . Tuttavia, neppure questa volta sono state evitate  dietrologie improbabili e argomentazioni di stampo razzista, invocando ora fantomatici complotti interni di apparati i governativi francesi ora gli incubi delle guerre tra popoli. Argomentazioni che spesso hanno come unico scopo quello di ricercare il consenso della propria base elettorale La realtà è che si è trattato di un atto criminale nel quale l'aspetto religioso è stato la maschera dietro la quale nascondere la viltà dell'uccisione dei giornalisti di Charlie Hebdo al fine di instillare odio  e paura. 

Per quanto mi riguarda, sono convinto che parte della responsabilità indiretta sia da ricercare nella politica "guerrafondaia" praticata dall'occidente negli ultimi decenni, e negli interessi  occulti  del cosiddetto imperialismo economico. Se è forse vero che "Guerra chiama guerracon altrettanta convinzione si deve tuttavia affermare che nulla giustifica quanto avvenuto a Parigi e quanto sta avvenendo in altre parti del mondo, ad esempio i massacri perpetrati da "Boko Aram" in Nigeria. 

Per uscire da questi "attacchi mediatici" e cominciare a fare qualcosa di concreto, abbiamo accolto l'invito di Emergency-Pinerolo: siamo scesi in piazza per manifestare contro le guerre e i fanatismi. E là, in piazza, abbiamo incontrato i rappresentanti della  comunità di islamica di Pinerolo, presenti anche loro a testimoniare lo sdegno e la condanna per quanto sta avvenendo.  

"Sono semplicemente degli assassini! Parola fondamentale del Corano è Salam, che significa Pace!Questo il concetto col quale i mussulmani pinerolesi intervenuti alla manifestazione hanno esordito nella  conversazione che, spontaneamente, è  nata. 


l'intervento di Amid Taiert, per la comunità islamica pinerolese
Insieme,mussulmani e cristiani, abbiamo parlato e ci siamo confrontati, serenamente. Non è stata una sorpresa scoprire e conoscere persone semplici e con grandi valori morali. 

Se ci fossero ancora dei dubbi, vi assicuro che queste persone sono indignate quanto noi su quanto accaduto e condannano, senza distinzioni, gli atti terroristici. 

Lo hanno ribadito i mussulmani presenti in piazza: L'Islam non è quello che viene descritto in questi giorni da alcuni media.  Chi conosce la religione islamica sa che il principio fondamentale di essa è la Pace, concetto fondamentale nell'Islam come in altre religioni. "Non è religione quella che non porta Pace e Amore!".

Tutti abbiamo poi concordato sulla  strumentalizzazione che gli uomini fanno spesso delle religioni, plasmandone e distorcendone i principi  per propri, strumentali, interessi.

Io che sono un cristiano, ma anche fondamentalmente un laico, non ho problemi ad affermare che il mio sentimento religioso fatica spesso a ritrovare valori corrispondenti negli atti praticati da alcuni esponenti della chiesa, della Curia romana (gli scandali vergognosi e i comportamenti "poco edificanti", stigmatizzati tante volte dallo stesso Papa Francesco).
Consiglio a tutti il dialogo, l'incontro, la conoscenza reciproca, abbandonando  i pregiudizi  e rifiutando le paure che qualcuno vorrebbe inculcarci.  
Un grazie particolare ad Emergency che ha reso possibile questo incontro" 


Stefano Ruffinatto, presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo.

mercoledì 24 dicembre 2014

IL NOSTRO AUGURIO

CHE CI CREDIATE NO AL NATALE,  L'AUGURIO E' SEMPRE LO STESSO:
L’augurio è di godere di buona salute,
di coltivare amichevoli rapporti,
di saper resistere con mitezza alle contrarietà,

di ricevere nelle difficoltà qualche incoraggiante consolazione ,
di continuare a trovare ragioni promettenti 
per vivere con onestà e decoro"


lunedì 15 dicembre 2014

La Mafia dell’Antimafia: l'inchiesta di Telejato audita in Parlamento

Neppure di questo sentirete parlare nei telegiornali: la mafia dell'antimafia
Sono passati pochi giorni dall'ultimo atto intimidatorio subito da Pino Maniaci: i suoi due cani sono stati uccisi uccisi nella modalità di un chiaro avvertimento mafioso, impiccati ad un palo. Ma Pino Maniaci non si ferma, anzi chiede di essere ascolatato dagli organi competenti per gettare una luce, finalmente, su quello che potrebbe rivelarsi come l'ennesimo scandalo: la mafia dell'antimafia. Lo stesso Don Ciotti lo aveva ribadito con forza ( leggi qui) ancora  poche settimane orsono, chiudendo i lavori di "CONTROMAFIE"( leggi qui) : basta parlare di "antimafia" divenuta oramai una parola svuotata di significato proprio da tanti che se ne sono serviti per costruire carriere e intessere affari. Noi preferiamo la parole RESPONSABILITA'! E Pino Maniaci, ancora una volta, ci dimostra che occorre saperla assumere, la responsabilità!
Fonte: Antimafiaduemila e Change.org
Questa petizione sarà consegnata a:
Presidente Commissione parlamentare antimafia
Rosy Bindi
Vicepresidente Commissione parlamentare antimafia
Luigi Gaetti
Vicepresidente Commissione parlamentare antimafia
Claudio Fava
Segretario Commissione parlamentare antimafia
Angelo Attaguile
Segretario Commissione parlamentare antimafia
Marco Di Lello

La Mafia dell’Antimafia: l'inchiesta di Telejato audita in Parlamento


C’è ancora un business di cui non si parla, un business di milioni di euro. Il business dell’Antimafia.
Quattro mesi dopo il brutale assassinio di Pio La Torre, nel 1982, viene approvata la legge Rognoni-La Torre, che consentiva il sequestro e la confisca di quei beni macchiati di sangue. Finalmente, lo Stato aveva le armi per attaccare gli ingenti patrimoni mafiosi. Nel ’96 grazie a Libera nasce la legge 109 che disponeva l’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, e finalmente terreni, case, immobili tornano alla comunità. 
Tutto bellissimo. Nella teoria. Qualcosa però non funziona. Questi beni, sequestrati, confiscati, falliscono l'uno dopo l’altro. Il 90% di imprese, aziende, immobili, finisce in malora spesso prima ancora di arrivare a confisca. 
A non essere rispettata e ad aver bisogno di una riforma strutturale è la Legislazione Antimafia - Vittime della mafia e relativo Decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159.
Parliamo di aziende e imprese sequestrate perché di dubbia legalità: aziende che forse furono acquistate con proventi mafiosi, o che svolgono attività illecito-mafiose, e che per chiarire questo dubbio vengono poste sotto sequestro ed affidate alla sezione delle misure di prevenzione del Tribunale competente. In questo caso, parliamo del Tribunale di Palermo, che amministra la grande maggioranza dei beni in Sicilia. 
I beni confiscati sono circa 12.000 in Italia; di questi più di 5000 sono in Sicilia, circa il 40%. La maggior parte nella provincia di Palermo. Si parla di un business di circa 30 miliardi di euro, solo qui a Palermo. Questi beni sotto sequestro vengono affidati a un amministratore giudiziario scelto dal giudice del caso, che dovrebbe gestirlo mantenendolo in attività e tenerlo agli stessi livelli che precedevano il sequestro. 
Questa fase di sequestro secondo la legge modificata nel 2011 non deve superare i 6 mesi, rinnovabile al massimo di altri 6, periodo in cui vengono svolte le dovute indagini e si decide il destino del bene stesso: se dichiarato legato ad attività mafiose esso viene confiscato e destinato al riutilizzo sociale; se il bene è pulito viene restituito al precedente proprietario. Purtroppo la legge non viene applicata: il bene non viene mantenuto nello stato in cui viene consegnato alle autorità, né vengono rispettate le tempisticheIn media il bene resta sotto sequestro per 5-6 anni, ma ci sono casi in cui il tempo si prolunga fino ad arrivare a 16 anni. L’albo degli amministratori competenti che è stato costituito nel gennaio 2014 per legge dovrebbe essere la fonte da cui vengono scelti questi soggetti: in base alle competenze e alle capacità. Ma la scelta è arbitraria, effettuata dai giudici della sezione delle misure di prevenzione. Ritroviamo molto spesso la solita trentina di nomi, che amministrano decine di aziende e imprese. E non per capacità, perché la maggior parte di quei beni falliscono durante la fase di sequestro. Anche se poi vengono dichiarati esterni alla vicenda e gli imputati assolti da tutte le accuse. 
Telejato, la piccola emittente televisiva comunitaria siciliana che gestisco dal 1999 e che da allora non ha mai smesso di denunciare e lottare contro la mafia, ha sede a Partinico e copre un bacino d’utenza caratterizzato storicamente da una forte presenza mafiosa.
La dichiarazione di fallimento e la messa in liquidazione dei beni confiscati è la strada più facile per gli amministratori, perché li esonera dall’obbligo della rendicontazione e consente loro di “svendere” mezzi, attrezzature, materiali, anche con fatturazioni non conformi al valore reale dei beni, girando spesso gli stessi beni ad aziende collaterali legate agli amministratori giudiziari. 
La pratica di vendere parti delle aziende stesse mentre sono ancora sotto sequestro, è abbastanza consolidata, e ci si ritrova con aziende svuotate e distrutte ancor prima del giudizio definitivo, che sia di confisca o di dissequestro.
Questi sono solo alcuni esempi, alcune storture del sistema; ma molti sono i casi che riflettono un problema strutturale: una legge limitata, da aggiornare, che non permette gli adeguati controlli e conduce troppo spesso al fallimento dei beni per le - forse volute - incapacità del sistema. Posso fare nomi, esempi, citare numeri e casi.
Chiedo alla Commissione Antimafia di essere audito per esporre questa inchiesta che stiamo portando avanti a Telejato, con notevole fatica, perchè non abbiamo nessuno al nostro fianco. Pino Maniaci

mercoledì 10 dicembre 2014

Queste parole non le sentire nei tg. Don Luigi Ciotti " La mafia è nulla senza i politici".

Dopo lo scandalo dell'EXPO a Milano, del MOSE a Venezia,di MAFIA CAPITALE a Roma, il primo ministro annuncia un inasprimento delle pene. Ieri sera , nel corso di uno dei tanti dibattiti televisivi, il teologo Vito Mancuso aveva il coraggio di dichiarare che "il mondo dimezzo" siamo noi tutti! 

Quello che segue invece non lo ascolterete in nessun telegiornale! 

Fonte: Antimafiaduemila - Lettera43.it

Don Ciotti all'Ue: "La mafia è nulla senza i politici"


ciotti-luigi-c-imagoeconomicadi Antonietta Demurtas - 10 dicembre 2014

Tangenti, scandalo di Roma, Expo 2015. Don Ciotti sugli intrecci della malavita: «Renzi? Tutto e il contrario di tutto. Basta compromessi. Meno leggi e più legge».



Può esistere una politica senza mafie. Ma non possono esistere mafie senza il concorso della politica.
È questo il messaggio che don Luigi Ciotti ha portato il 9 dicembre al parlamento europeo di Bruxelles.
In occasione della Giornata mondiale contro la corruzione il presidente nazionale dell'associazione Libera, che è pronto a ricevere il premio come cittadino europeo dell'anno il 12 dicembre, ha presentato l’agenda di priorità per l’Europa contro la corruzione e il crimine organizzato.
SEI PUNTI NEL PROGRAMMA DI LIBERA. Sei sono i punti del programma di Libera per colpire il crimine organizzato: una normativa europea sui beni confiscati, il 21 marzo come Giornata Europea in memoria delle vittime di mafia, i crimini ambientali, la figura del procuratore pubblico europeo, il riciclaggio.
E la proposta per l’Europa di 'Riparte il futuro' (la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione): una direttiva sulla tutela dei whistleblower, ovvero coloro che decidono di denunciare gli episodi di corruzione a cui si trovano ad assistere sul luogo di lavoro.
CORRUZIONE, IN TROPPI SENZA NORMA. Perché oggi, nonostante i passi avanti, solo cinque dei 28 Stati membri dell’Ue hanno una normativa completa sulla corruzione.
E l'Italia non è tra questi (sono il Lussemburgo, il Regno Unito, l'Irlanda, la Slovenia e la Romania). «Eppure già tre anni fa la Banca d’Italia parlò di corrotti che siedono regolarmente nei consigli di amministrazione di enti pubblici», dice don Ciotti a Lettera43.it.
«NE PARLAVA GIÀ ENRICO BERLINGUER». «Già nel 1982 Enrico Berlinguer aveva posto per primo la questione della morale e della trasaparenza all'interno delle forze politiche».
E ancora «nel 1984, quindi ben prima di Tangentopoli, il cardinale Martini parlò delle tre pesti che affliggevano Milano: la solitudine, la violenza e la corruzione bianca».
Interventi fatti anni fa che rappresentano «purtroppo una fotografia del presente».

DOMANDA. Renzi lo definirebbe un selfie. Forse però bosgna smettere di scattare foto e agire...
RISPOSTA.
 Renzi scrisse un articolo di risposta a Roberto Saviano con un'agenda di impegni di contrasto alla mafia, dove c'era tutto e il contrario di tutto. Quei punti erano condivisibilissimi, il problema è che alle dichiarazioni devono seguire i fatti, bisogna dare le risposte concrete.
D. Serve più coraggio?
R. Credo che ci sia il desiderio, ma non mi basta. Io ho bisogno di vedere la concretezza di alcuni passaggi.
D. Il pacchetto anti corruzione e la legge anti riciclaggio non la soddisfano?
R. I temini in cui erano stati presentati erano concreti, chiari, trasparenti, solo che poi il ministro della Giustizia Andrea Orlando è dovuto scendere a compromessi.
D. E quindi?

R. Si rischia di svuotare il valore di tutto quello fatto e proposto sinora. I beni confiscati alle mafie sono bloccati da due anni per colpa della burocrazia, dei ritardi, dei cambiamenti di governo.
D. Dei politici insomma.
R.
 Ci sono troppi venti contrari, che tirano da una parte e dall'altra. Così si va in Commissione, si va in Aula e alla fine si sviliscono gli intenti. Se da un lato c'è davvero chi vuole investire, chi vuole trasparenza, dall'altra si arriva a dei compromessi per galleggiare.
D. A Roma per esempio si è galleggiato tanto nel 'Mondo di mezzo'...
R
. Roma è una delle più grandi ferite, ma io mi stupisco ancora una volta di chi si stupisce, perché tutte le volte che succedono queste cose, tutti dicono: «Mio Dio non sapevo, non pensavo».
D. Invece?
R.
 Invece si sapeva, eccome. Per questo sono contento che la procura di Roma abbia inserito il 416 bis che individua nel nostro Paese i reati di stampo mafioso. Corruzione e mafia sono due facce della stessa medaglia.
D. Basta quindi parlare solo di Sicilia?
R.
 La mafia c'è anche a Roma, Milano, Torino. E 32 anni fa ha ucciso il procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia. Il Comune piemontese di Bardonecchia fu commissariato per infiltrazioni mafiosa nel 1995. Oggi Milano è la terza realtà d'Italia per beni confiscati, che sono il chiaro indicatore di una presenza criminale.
D. L'Expo la preoccupa?
R.
 Nelle grandi opere, la mafia ha sempre cercato di inserirsi. Per fermarla ci deve essere una corresponsabilità da parte di tutti. Il Commissario nazionale Expo Raffaele Cantone, presidente dell'Anticorruzione, è una persona di grande valore. Ma non basta.
D. Che cosa suggerisce?
R.
 Serve una maggiore attenzione da parte di tutti. La prima riforma da fare è una auto riforma, quella delle nostre coscienze. Serve un risveglio sociale, perché abbiamo troppi cittadini a intermittenza.
D. In che senso?
R.
 Quando ci sono le tragedie, la gente si commuove e poi non si muove.
D. In fondo se i politici sono corrotti, c'è qualche cittadino che li corrompe?
R.
 Sì, tutti dovrebbero leggere il libro di papa Francesco, Guarire dalla corruzione, dove invita a pensare chi è il corrotto e chi è il corruttore, una fotografia perfetta di quello che abbiamo davanti ai nostri occhi.
D. Abbiamo i politici che ci meritiamo?
R.
 Sì, la responsabilità non è solo dei politici. Le mafie non riescono a fare nulla se non trovano dei professionisti che li aiutano. Hanno bisogno di imprenditori, tecnici, commercialisti, notai, avvocati, che si rendono complici del sistema, direttamente o indirettamente. Perché la forza della mafia non sta dentro la mafia. Sta fuori.
D. Nella società. Che è mafiosa, ma anche in crisi.
R.
 I mafiosi per raggiungere il loro obiettivo hanno bisogno di trovare alleanze, compiacenza. Poi certo, la crisi economica finanziaria ha favorito molto questo fenomeno, perché i mafiosi hanno tanto denaro, frutto di affari sporchi, crimini, violenze. Anche se oggi sempre di più si mettono i guanti bianchi. Non hanno più la lupara in mano, ma la valigetta 24 ore.
D. Sono ancora più invisibili?
R.
 Sì, ma attenzione: non sono meno sanguinari. Dal 1992 a oggi la guerra di mafia apparentemente più silenziosa e meno appariscente ha fatto 3.500 morti.
D. E secondo lei l'Unione europea rischia di non vedere questi morti?
R.
 L'Ue sbaglia già nel linguaggio, perché anziché mafia preferisce chiamarla criminalità organizzata. Chiamiamola come vogliamo, ma non possiamo permetterci di pensare che il problema non esiste.
D. Forse non si capisce?
R.
 Ci sono certo modalità e forme diverse. Da noi le nostre mafie hanno radici storiche in alcune regioni, ma alla fine gli affari li hanno fatti al Nord, non al Sud. Non dimentichiamo che già nel 1900 don Luigi Sturzo, fondatore della Dc (Democrazia cristiana), aveva profeticamente detto che le mafie sarebbero salite verso il Nord e avrebbero anche varcato le Alpi. Dovremmo rileggere quei documenti.
D. Abbiamo la memoria corta?
R.
 Sì, purtroppo, il vero problema è che non ci chiediamo: perché da 400 anni abbiamo la camorra in Italia? Perché da oltre 150 anni parliamo di mafia? Perché da 120 anni parliamo di 'ndrangheta?
D. Ha una risposta?
R.
 Perchè al di là dell'impegno che molti ci mettono, non viene affrontato il nodo centrale del problema.
D. Quale?
R.
 Che serve davvero una volontà politica ferma, chiara, trasparente. Ci vogliono meno leggi e più legge. E soprattutto più politiche sociali, perché una delle gambe della mafia è rappresentata dalla mancanza di lavoro, dall'ignoranza. L'Italia è agli ultimi posti per dispersione scolastica in Europa. Ci sono sei milioni di analfabeti.
D. L'ignoranza uccide?
R.
 Crea un terreno fertile. Un dato inquietante è che il 61% di disoccupati è disposto ad accettare un posto di lavoro in una attività dove la criminalità organizzata ha investito per riciclare il denaro. C'è gente onesta senza lavoro che non sa dove sbattere la testa.
D. E si fa finta di non vederle queste persone?
R.
 No, si vedono. Il problema è che oggi consapevolezza e responsabilità sono due parole centrali: non si può essere consapevoli senza sentirsi implicati in tutto questo.

Tratto da: lettera43.it

mercoledì 15 ottobre 2014

Elvio Fassone, senatore e giudice:“ La classe politica non è mai all’altezza"

Scriviamo col pensiero rivolto agli ultimi disastri che in questi giorni hanno colpito Genova, la Maremma e tante zone d'Italia. Cordoglio per coloro che hanno perso la vita, condanna per coloro che hanno permesso che ciò avvenisse.
Disastri che solo in parte sono da addebitarsi agli eventi metereologici: la colpa maggiore risiede nelle azioni di coloro che, amministrando quei territori, ne hanno sconvolto gli equilibri e le caratteristiche.
Disastri annunciati, provocati da politiche urbanistiche davvero censurabili, perseguite da frotte di amministratori e classi dirigenti la cui unica preoccupazione pare essere il procacciamento del Potere e il suo mantenimento.  l cosiddetti "beni comuni" - il territorio, il paesaggio, la salute delle comunità- non è (quasi mai) una priorità per la classe dirigente del Paese mentre si preferisce più spesso creare e "gestire" (non significa affatto risolvere"!) le "emergenze": il dissesto idrogeologico, la casa, il lavoro, le "grandi opere"...
La presenza delle organizzazioni mafiose in quei territori è poi un filo conduttore che potrebbe spiegare tante delle cose che accadono in questo Paese. 

Una riflessione, a partire da "una intervista coraggiosa"
Alla luce di queste premesse, continuiamo  iniziata lo scorso anno qui quanto avevamo  scritto ) grazie al contributo del sen. Elvio Fassone e del sostituto procuratore Ciro Santoriello, sul legame che dovrebbe essere imprescindibile fra Legalità, le regole che diventano le Leggi di una comunità, e la Giustizia, i Principi su cui fondare una comunità.

Sen. Elvio Fassone
Una intervista “coraggiosa”di Elvio Fassone
Il giornale Pinerolo Indialogo, nel numero di settembre 2014, riporta una intervista al Sen. Elvio Fassone ( qui il testo integrale dell'intervista). A nostro parere, si tratta di una intervista “coraggiosa” , poiché il il sen. Fassone esprime, fra le altre cose, un giudizio  sugli “eletti”, su coloro che in uno stato democratico sono chiamati a guidare la comunità. Interrogato sulla classe politica (pinerolese) Elvio Fassone dice:“(…) La classe politica non è mai all’altezza. Purtroppo infatti la politica non riesce ad attrarre chi dovrebbe. (…)”.
Aldilà del riferimento alla classe politica "locale", pensiamo  che il concetto espresso dal sen. Fassone debba sollecitare una riflessione più ampia e generale.

Una nazione:"una nave"!
Parliamo per metafora: se una nazione–comunità fosse rappresentata da "una nave", la classe politica-dirigente potrebbe essere il comandante e l’equipaggio di quella nave e noi, comuni cittadini, i passeggeri. Se dovessimo giudicare il comandante e l’equipaggio della nave, di certo saremmo rassicurati dal sapere che –comandante ed equipaggio- hanno dato prova di saper condurre egregiamente la nave soprattutto quando il mare si ingrossa
Le cose sono  ovviamente più complesse. Anzitutto, il comandante della nave-Italia spesso “schettina”. La figura di quel comandante rappresenta egregiamente quegli italiani ( e non solo italiani) che aspirano a posizioni di comando per potersene poi avvantaggiare: sfoggio di divise, abiti di fine sartoria, cene eleganti, battute spiritose. I fatti dimostrano che, sotto il vestito, spesso vi è poca sostanza-capacità. Ma  andiamo a vedere anche gli altri. Nell'equipaggio (la classe dirigente) così come tra i passeggeri (i cittadini) troviamo persone molto diverse tra loro: ci sono persone per bene e persone per male, eroi e farabutti, come anche le indagini sulla tragedia della "Concordia" hanno messo in luce. Osserviamo ora più attentamente l'equipaggio: possiamo distinguere la ciurma dai graduati e concordare nel dire che se il comportamento riprovevole di uno della ciurma è sì disdicevole -ma è difficile che provochi un gran danno- il comportamento scorretto di un ufficiale o un sottufficiale può provocare un danno enorme, perché più si sale nella catena di comando, più si hanno responsabilità e più si dovrebbe avere un alto senso morale, essere i "migliori"!

Ma quali sono le persone migliori? Cosa è "morale" nel Paese-Italia che abbiamo costruito?
La realtà: abbiamo costruito una società che si fonda oramai sull'interesse del “singolo” il quale deve perseguire a qualsiasi costo i propri, personalistici, interessi. Il successo, il denaro, il potere,  paiono essere il solo metro di valutazione, mentre i valori etici e morali vengono piegati -o accantonati- per il  raggiungimento di quegli obbiettivi. "Padroni e padrini” spadroneggiano" alla grande: si distruggono “risorse umane” -i destini degli individui-  e le ricchezze della Terra pur di ottenere privati ed esclusivi vantaggi per la famosa triade: caste-cricche-coste.
Se così è, allora  per certuni “i migliori” sono ovviamente quelli che riescono meglio in simili attività.

Chi sono per noi “i migliori”? 
Per noi i migliori sono quelli che per onestà di comportamento, aderenza a valori etici e morali, capacità di individuare percorsi e progetti corretti e sostenibili, volontà di impegno a favore delle comunità, possono offrire un contributo alla comunità stessa. Servizio e non Potere! Questi sono coloro che, a nostro parere, dovrebbero essere chiamati a guidare le comunità.
Un cammino che ci era stato indicato nei Princìpi Fondamentali della nostra Costituzione. In quel documento, pure frutto di un compromesso necessario fra le varie componenti che ne avevano determinato i cardini, i Principi, il sogno di un Paese per il quale tanti italiani avevano sacrificato la vita. Una Costituzione che, ancora oggi, richiederebbe anzitutto di essere attuata, prima che riformata!

Quali sono "i migliori" per il sistema politico italiano?
Il sistema partitico italiano pare perseguire strade ben diverse da quelle che abbiamo indicato prima. Divenuto  una sorta di “corporazione” di cui si è chiamati a farne parte per “cooptazione”, i partiti che lo compongono producono i cosiddetti "nominati”, di cui tanto sentiamo parlare da quando i cittadini sono costretti ad eleggere soggetti appunto "nominati-indicati" dagli stessi capi-partiti. Come sottolinea il sen. Fassone, cosa grave è che questa chiamata non sempre riguarda “ i migliori” della comunità. La storia (la cronaca) ci insegna che spesso la scelta, la nomina, ricade piuttosto su coloro che si dimostrano fedeli e accondiscendenti ai “desiderata” ( non sempre "ideali") dei “capi del sistema" stesso. Non solo: il “sistema” è poi capace di  legare a sé coloro che ne fanno parte attraverso tutta una serie di privilegi che, alla luce di quanto oramai sappiamo, sono tratto peculiare (e a nostro parere scandaloso) della cosiddetta “casta politica” italiana, una fra tante. Costoro, nominati e privilegiati, sono fra coloro che guidano il Paese! 
Come guideranno la nave-Paese? In quale direzione?

Perché "i migliori"non si fanno avanti? (..."migliori" secondo i parametri  del sen. Fassone e forse anche nostri)
Nel passaggio relativo alla classe politica, Elvio Fassone sottolinea un altro punto fondamentale:”(…) Le elezioni dovrebbero servire, nel senso antico del termine (eligere) a selezionare i migliori. Tuttavia questi dovrebbero farsi avanti, e ciò quasi mai accade.(…)
Ci permettiamo di dire che  è questa una considerazione che abbiamo manifestato sin dall’inizio della nostra ancor breve esperienza condotta come presidio “Rita Atria”: "(...) a fronte della mole di servizio reso alla collettività da associazioni e gruppi di volontariato (...)colpisce la scarsa possibilità di questi di incidere poi realmente negli indirizzi politici della collettività (...)".  ( qui "Esiste la società civile?", l'articolo nel quale ponevamo la questione).
A nostro parere, coloro che ritengono di poter offrire un contributo di idee e di capacità alla propria comunità,  in buona fede e senza mire di tornaconto personale,  alcuni ( molti?) di quei "migliori" spesso preferiscono agire nel mondo del lavoro, del volontariato, dell’associazionismo, piuttosto che entrare in una competizione, in un "sistema", che ha dato ampia prova di saper trovare mezzi e modi per eliminare (o almeno ridurre  in secondo piano) coloro che non si adeguano al sistema stesso o che, addirittura, quel sistema vorrebbero cambiare, visto il suo decadimento.

Sarà colpa della "questione morale"
Non vorremmo "chiudere il cerchio" in maniera troppo frettolosa ma pensiamo che una parziale spiegazione della ritrosia di quei “migliori" a farsi avanti  sia da ricercare nella cosiddetta questione morale”."Questione " irrisolta e anzi spesso accantonata dal patrimonio ideale e reale di tanta politica-partitica italiana. Inutile negarlo: col pensiero andiamo alla celebre intervista  che Enrico Berlinguer  rilasciò a Eugenio Scalfari nel 1981...o alla diversità perduta? Rileggendo quell'intervista, anzicchè "analisi datata" del mondo dei partiti dell'epoca,  le parole di Berlinguer appaiono come "il copione" seguito poi da "pezzi" della nazione, in cui varie componenti "colludono"  in uno scambio di reciproci favori e omissioni, barattando "doveri e diritti", facendo strame dei principi fondativi della nazione stessa.
Il primo passo che oggi porta a dire che "la politica "non è mai all'altezza"?


Arturo Francesco Incurato
Umberto Ottone
Stefano Ruffinatto

domenica 12 ottobre 2014

Nobel per la pace a Malala e Kailash Satyarthi.


Una giovane e coraggiosa studentessa pachistana, Malala Yousafzai, ed un attivista indiano da decenni impegnato a liberare i bambini dalla schiavitù, Kailash Satyarthi, si sono divisi oggi il Premio Nobel per la Pace. I Taleani avevano tentato di uccidere Malala perchè lei voleva andare a scuola; lui, Kailash Satyarthi, ha salvato dalla schiavitù migliaia di bambini. Un premio per dare voce ai milioni di bambini che, in ogni angolo del mondo, non hanno voce  costretti a vivere da schiavi, senza poter riceve istruzione.

Fonte: ANSA

Nobel per la pace a Malala e Kailash Satyarthi. 

Lei, "sono fiera"

 

(di Maurizio Salvi)
NEW DELHI/ISLAMABAD

Malala Yousafzai
La giovane e coraggiosa studentessa pachistana, Malala Yousafzai, ed un attivista indiano da decenni impegnato a liberare i bambini dalla schiavitù, Kailash Satyarthi, si sono divisi oggi il Premio Nobel per la Pace annunciato dal Comitato dei 'saggi' di Oslo. Dopo tre anni di designazioni non fortissime dal punto di vista mediatico, la scelta 2014 è stata senza dubbio più efficace: una musulmana di 17 anni, che
Kailash Satyarthi
un attentato talebano ha trasformato in simbolo dei diritti delle donne, e un operatore sociale hindu di 60 anni, forse meno noto, ma che in anni di lotta nonviolenta ha salvato almeno 80.000 bambini-schiavi
. Molti hanno interpretato il gesto del Comitato norvegese anche come un messaggio a pachistani e indiani a sfruttare questa opportunità per cercare di risolvere le loro controversie per il Kashmir non a cannonate ma con il dialogo. E oggi, per tutta la giornata, lungo il confine indo-pachistano della regione contesa le armi hanno taciuto. Unanime il plauso a livello internazionale, dal segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon alla Santa Sede, dall'Unione europea al ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, per la quale si tratta di "una scelta che deve richiamare tutto il mondo, dalla politica alla società civile, ad uno sforzo quotidiano di difesa dei diritti umani". La motivazione del Premio letta ad Oslo recita che la scelta è caduta su Satyarthi e Yousafzai "per la loro lotta contro la repressione dei bimbi e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all'istruzione: devono andare a scuola, non essere sfruttati". Illustrando il profilo dell'attivista indiano, il Comitato ha sottolineato che "mostrando particolare coraggio, Kailash Satyarthi, coerente con la tradizione di Gandhi, ha guidato varie forme di proteste e manifestazioni, tutte pacifiche, concentrandosi sullo sfruttamento dei bambini a fini di lucro".
Per Malala, i 'saggi' hanno indicato che "nonostante la sua giovane età combatte già da anni per il diritto delle bambine all'istruzione, ed ha mostrato anche che bambini e giovani possono contribuire a migliorare la loro stessa situazione. E lo ha fatto con una lotta eroica in un contesto di grande pericolo". Fondatore di una battagliera ong indiana, 'Bachpan Bachao Andolan' (Salvare i bambini), Satyarthi ha esclamato apprendendo la sua designazione che finalmente "la voce di decine di milioni di bambini è stata ascoltata". E poi ha aggiunto: "Conosco Malala personalmente e la inviterò a lavorare con me". L'attivista ha anche annunciato all'ANSA che la parte in denaro del premio "servirà a finanziare progetti per i bambini". Da parte sua la giovane pachistana, che dopo il tremendo attentato subito vive da due anni in Gran Bretagna, ha messo in riga la stampa facendo sapere che prima di commentare il riconoscimento ottenuto doveva terminare la giornata di studio. Poi, in una conferenza stampa tenuta nel pomeriggio a Birmingham, Malala ha detto di "provare orgoglio per essere la prima pachistana ad avere avuto il Premio Nobel". Questo riconoscimento, ha assicurato, "per me non è il punto d'arrivo ma l'inizio di una più forte battaglia per i diritti dei bambini allo studio. Ce ne sono 57 milioni che non possono studiare". La giovane pachistana ha anche rivelato di aver parlato per telefono con Satyarthi e di aver accettato di lavorare con lui per la causa comune. I due, simbolicamente, hanno concordato anche di invitare i rispettivi premier (il pachistano Nawaz Sharif e l'indiano Narendra Modi) alla cerimonia di consegna del Premio a Dicembre ad Oslo. Un altro ponte lanciato per la pace.