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domenica 24 dicembre 2017

L'AUGURIO è SEMPRE LO STESSO

"Natale è riconoscerci nella nostra dignità. Impegnarci tutti per il bene comune. Aprire porte, menti, cuori. Dare Speranza a chi non ce l'ha". 
                                                                                                          Luigi Ciotti
Ancora più grave appare quindi quanto si è verificato ieri nell'aula del senato chiamato a discutere sulla legge dello "IUS SOLI". La mancanza del numero legale, determinata dall'assenza della maggioranza dei senatori ha impedito che i lavori potessero avere luogo.  Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele, esprime sconcerto e tristezza per quanto avvenuto:"Quella che si è verificata in Senato è un'inqualificabile diserzione dalla responsabilità. La politica non può essere un gioco di potere sulle speranze delle persone, un'umiliazione dei loro diritti e delle loro aspirazioni". 
Qui l'articolo di La Repubblica su quanto avvenuto in Senato



CHE CI CREDIATE O NO AL NATALE,  IL NOSTRO AUGURIO 
E' SEMPRE LO STESSO:
"L’augurio è di godere di buona salute,
di coltivare amichevoli rapporti,
di saper resistere con mitezza alle contrarietà,
di ricevere nelle difficoltà qualche 
incoraggiante consolazione ,
di continuare a trovare ragioni promettenti 
per vivere con onestà e decoro".


Auguri a Voi e alle vostre famiglie!

mercoledì 13 aprile 2016

“E’ finita l’era dei fossili? #immischiamoci”! Venerdì 15 aprile alle ore 21.00 presso la Sala “Pacem in terris”

E’ finita l’era dei fossili? #immischiamoci”. A Pinerolo,  venerdì 15 aprile alle ore 21.00 presso la Sala “Pacem in terris”, via Del Pino n.49.
Noi auspichiamo che i candidati-sindaco e tutte le forze politiche pinerolesi agognino sinceramente “il fresco profumo” di una azione politico-amministrativa nuova, saldamente ancorata a principi etici e morali”.
Questo è uno dei passaggi della lettera aperta del Presidio LIBERA “Rita Atria” pubblicata sull’ultimo numero di Vita Diocesana dal titolo significativo “E’ finita l’era dei fossili?” ( leggi qui). Su questa linea si pone anche l’azione dei cattolici democratici del “Comitato Primo Mazzolari” di Pinerolo.


la locandina dell'incontro

Tale azione rivolta alla comunità pinerolese non vuol fare cadere una battaglia significativa sui temi del rinnovamento, della trasparenza, di un “no” netto ai conflitti di interesse, effettivi e potenziali. Su questa linea si pone anche l’azione dei cattolici democratici del “Comitato Primo Mazzolari” di Pinerolo che si è ritrovato nell’azione moralizzatrice di Libera e che sta lavorando ad un documento volto al confronto che parte dall’’hashtag #immischiamoci (riprendendo il richiamo ai cattolici perché si impegnino per il bene comune fatto da Papa Francesco).
Da queste basi nasce l’iniziativa di venerdì 15 aprile alle ore 21.00 presso la Sala “Pacem in terris”, via Del Pino n.49 a Pinerolo: una serata aperta alla cittadinanza in cui il Presidio di Libera ed il Comitato Mazzolari invitano la cittadinanza, i giovani che non lasciano cadere la preoccupazione per la propria città, i politici che non temono il confronto su questi temi e che, anzi, vogliono mettere da parte vecchi e abusati schemi.
Occorre una visione comunitaria, perseguire il bene della comunità, liberandosi dalle ideologie che offuscano le idee.
Il titolo è semplice E’ finita l’era dei fossili? #immischiamoci. Mondi diversi, tradizioni politiche storiche e radicate si aprono al confronto, al dialogo, all’azione: già questa forse è una buona notizia!
Ringraziamo per l'attenzione e porgiamo cordiali saluti.

Giancarlo Chiapello - referente “Comitato Primo Mazzolari
Arturo Francesco Incurato – referente presidio LIBERA “Rita Atria” Pinerolo


lunedì 14 settembre 2015

Dario Seglie e "La Pinerolo degli Indignati": indignarsi e impegnarsi è una forza prodigiosa

Nella settimana di fine agosto, l'articolo della redazione di Vita Diocesana nel quale si ri-proponeva l'immagine di Pinerolo come "capitale" (leggi qui), ha suscitato qualche dibattito nella comunità pinerolese. Comunità già allertata dai titoli dei giornali locali del fatto che, quella che si andava a riaprire, non  sarebbe stata una  stagione come le altre: fra pochi mesi si terranno infatti le elezioni aministrative che eleggeranno il nuovo sindaco! E di già  nomi di candidati si stagliano sulla ribalta....chi "costretto", chi reclamato a gran voce...Tutto questo mentre vecchi e nuovi problemi affliggono una "capitale" in evidente difficoltà: un Piano Regolatore abnorme ma "immutato"; una cosiddetta "Variante ponte" che si è rivelata, a detta delle associazioni che ne hanno seguito l'evolversi, la mera risposta a pochi e "privati interessi" (leggi qui); una città ( conservatrice) che ha subito pesantemente la crisi economica e la perdita di sedi istituzionali. 

Per quanti di quei nomi che "accorrono a servire la città" varrà il principio dell'antica Grecia di Pericle? "(...)Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito (...)". Viene da dire: "Un altro tempo e un altro mondo!". Ben differente dal mondo della politica e della società italiana dei nostri giorni. Un mondo tratteggiato sinteticamente anche dal prof. Dario Seglie nel suo scritto " La Pinerolo degli Indignati", pubblicato da Vita Diocesana, nel numero del 6 settembre 2015.

Il prof. Seglie pare aver raccolto realmente l'invito ad essere "eretici", (leggi qui), giacchè non cela il suo pensiero dietro pietose menzogne. Cosicchè, riconosciamo tutti la società italiana, divisa nelle due fazioni da lui descritte: da un lato coloro che detengono "il Potere" e i loro sodali, gli appartenenti alla casta della politica e/o delle varie oligarghie (locali o nazionali poco importa); dall'altro lato i cosiddetti "cittadini", in realtà più simili a moderni "servi della gleba", sudditi "di una reale oligarchia che non ha fondamento democratico se non l'accaparramento dei voti...". E il prof. Seglie descrive pure le liturgie della "pantomima democratica": la tracotanza del "potere" a negare una partecipazione dei cittadini con la  retorica del"..ma noi siamo gli eletti!"; "commissioni e gruppi di lavoro che esistono solo sulla carta". 

Condividiamo il pensiero: questo è davvero il tempo di essere "eretici", indignarsi e impegnarsi", se si vuole cambiare il corso delle cose. "Nani" che siamo, impariamo a salire sulle spalle di "giganti" come Bertrand Russell: "Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi. Non esiste la verità assoluta. Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro. Siate il peso che inclina il piano. (...) Un Uomo che non dissente è un seme che non crescerà mai."

                                                                                                              

 Fonte: Vita Diocesana

La Pinerolo degli Indignati

Una riflessione critica sul passato, sul presente e soprattutto sul futuro della città

Tensioni e divisioni non solo tra i gruppi storici di riferimento, i partiti, ma divaricazioni e fazioni all'interno di essi, nell'intento di scendere in lizza, sbaragliare gli avversari e conquistare, o riconquistare, o trattenere, il potere, la “governance” come si dice oggi per abbellire ed addolcire il detto medievale “tenere il coltello dalla parte del manico”. Brandeggiare il coltello è comunque, a destra come a sinistra (per usare due categorie politiche desuete ma chiare) l'operazione fondamentale per tracciare il solco, o la ferita, il vallo tra i pochi “stakeholder” (in italiano: i padroni del vapore) ed i molti cittadini, spesso considerati -come se fossimo ancora nell'epoca feudale- non “citoyen”, ma servi della gleba, al massimo sudditi di una reale oligarchia che non ha fondamento democratico se non l'accaparramento dei voti (non solo con il baratto, ma soprattutto con promesse e programmi di facciata e specchietti per le allodole, “ballon d'essai” non per innalzare la mongolfiera, ma “pour épater les burgeois”, per gettare fumo negli occhi) per un “do ut des” (dare e avere, in partita doppia computistica, quella che insegnava la Professoressa di Ragioneria Emma Liggiardi, detta la Tigre del Bengala per la sua severità, all'Istituto Buniva di Pinerolo, subito dopo la seconda guerra mondiale; la ricordo con affetto perché, lei al secondo piano ed io, bambino, al primo di una bella casa seicentesca di fronte al Palazzo del Vescovo, da lei ricevevo regalini e carezze). Decisioni e azioni di imperio che non hanno neppure l'aura del divino che incornicia il monarca, ma solo la caliginosa “nigredo” delle persistenti alchimie elettorali covate negli antri sotterranei profondi dei gruppi di potere.

Dall'alchimia vorremmo passare finalmente alla chimica, non solo in campo scientifico e tecnico, uscire dal Medioevo, saltando il Rinascimento, ed approdando al Risorgimento Democratico Contemporaneo, con esiti inclusivi veraci, soprattutto in campo elettorale, per proseguire con la coerente azione sul territorio, cioè sulla nostra pelle di cittadini liberi ed uguali, con trasparenti, intelligenti, valide, vigorose azioni partecipate e condivise da tutta la gente, perché o siamo in democrazia reale o torniamo in un astorico ad inaccettabile feudalesimo. Governare una città, un territorio, uno stato, non significa, e non deve mai più significare, pensare di essere l' ”unto del signore” ed agire nel chiuso del palazzo, con il ponte levatoio sempre alzato per evitare che la “plebaglia” possa sapere, possa dar noia ai “rappresentanti del popolo” ! Ma dopo il feudalesimo e l'assolutismo ci fu la presa della Bastiglia e su tutti i municipi di Francia, sulla facciata, è ancora oggi scritto a caratteri cubitali Liberté, Egalité, Fraternité”; Pinerolo fu Francia per tre lunghi periodi, nel 1500, nel 1600 ed a cavallo tra 1700 e 1800. Non sarebbe di troppo e tanto meno sconveniente se sulla facciata fascista del Municipio (che maschera l'Arsenale francese del 1650) ci fosse, almeno idealmente, scolpito l'illuministico trinomio rivoluzionario.
Citando un grande “maître à penser”, Herbert Marcuse (ed in particolare il suo testo “L'uomo a una dimensione”, 1964) il padre nobile dei moti rivoluzionari giovanili del '968, iniziati nei campus statunitensi e quindi approdati in Europa, dice che nelle moderne democrazie occidentali i valori, che una volta erano propri di una parte della società (la classe borghese), si sono diffusi a tutti gli altri soggetti sociali. Ma è proprio a questo punto del processo "democratico" che si innesca il meccanismo repressivo: l'azione totalizzante dell'esistenza da parte dei potentati, di fatto, impedisce una scelta che sia veramente libera; si genera un diffuso conformismo che produce l'uomo unidimensionale.
E' una parte della società che condiziona i veri bisogni umani, sostituendoli con altri artificiali, è il consumismo per il mercato divoratore, dove tutto ha un prezzo e nulla ha un valore; questa caduta etica, questo nuovo classismo polarizzato che raggruppa la ricchezza ed il potere in ristretti ambiti, apre le porte a forme estreme di mercificazione includenti la corruzione e l'intollerabile diseguaglianza tra i pochi ricchissimi ed i tanti poverissimi. Questa "democratica non-libertà" permea tutto di sé, niente le sfugge, neanche gli strati tradizionalmente anti-sistema come la classe operaia, che si è ormai pienamente integrata nel sistema stesso; segnale eloquente che non siamo ancora usciti dalla “democrazia bloccata”, dallo stato di ipnosi sociale che ci vede remissivi piuttosto che propositivi, assertivi, attivi per cambiare una società opprimente ed ingiusta.
Ed allora chi ? C'è una nuova classe emergente che sta guadagnando rapidamente la ribalta se non ancora il potere: gli Indignati. Indignarsi è una forza prodigiosa, a costo zero, in grado di farci uscire dalla palude Stigia (alimentata dal Chisone), dove l'unico che gode è ovviamente il nostrano Caron Dimonio ed i suoi Satanassi.
"Immaginazione al potere" divenne una delle parole d'ordine dei giovani del sessantotto, ai quali Marcuse guardò come veicolo attraverso il quale si può realizzare la liberazione, insieme a tutti i soggetti non integrati in esso; ma la rivoluzione generazionale prese altre vie e non sortì gli effetti sperati per migliorare l'umanità.
Chi sono oggi i “non integrati” ? Tutti coloro che si riconoscono e dialogano nei centri della Società Civile; tutti coloro che vengono tenuti lontani, esclusi, anche con tracotanza, confinati in commissioni e gruppi di lavoro che esistono solo sulla carta, coinvolti in riunioni dove l'informazione circola solo unilateralmente, senza confronto dialettico, chiudendo la gente nell'anonimato impotente della massa disinformata dei cittadini, sempre più narcotizzati ed emarginati.  
Tutta gente, la maggioranza silenziosa, che vuole e può diventare maggioranza democratica, nel senso pieno che Pericle, ad Atene, nel 5° secolo avanti Cristo le aveva dato.
Solo gli “Indignati” della Società Civile possono cambiare la situazione che si perpetua da troppo tempo, a livello locale come a livelli più ampi, metropolitano, nazionale, internazionale. Gli esempi di idee intelligenti per il territorio non mancano, ed anche persone intelligenti ed esperte esistono e potremmo fare nomi e cognomi, ma attendiamo che siano i cittadini, che devono essere i protagonisti attivi, a pronunciarsi nell'individuare i nuovi Leader.
La piazza con la fontana, già Piazza d'Armi dell'antico Arsenale di Pignerol, deve tornare ad essere il luogo dell'esercizio del potere partecipato, l'Agorà riconquistato, dopo 2500 anni, per una Governance che alla forza dell'immaginazione marcusiana aggiunga l'intelligenza dinamica e il vigore realizzativo. Il karma negativo che opprime l'anima del Pinerolese, le antiche terre dei Principi d'Acaja, deve svanire per dare finalmente cieli blu ai nostri figli ed ai figli dei nostri figli.
Dario Seglie
Settembre 2015

venerdì 7 settembre 2012

Le mani delle mafie su Roma. Gli affari degli uomini "cerniera". I faccendieri romani legati alle cosche

L'articolo di Tiziano Terzan e Fabio Tonacci pubblicato oggi su La Repubblica, a nostro parere, conferma i contenuti dell'intervento che il dott. Ciro Santoriello, Procuratore della Repubblica di Pinerolo ad interim, ha concesso al Presidio Rita Atria e ai partecipanti della  Cena della Legalità, svoltasi a Pinerolo lo scorso 21 luglio 2012. Anticipiamo uno stralcio della riflessione del procuratore Ciro Santoriello:  
"(...) La mafia non è un fenomeno criminale, è una scelta di vita. Il mafioso è colui che vuole il denaro, il potere, che vuole più di quello che gli spetta per quanto ha lavorato, ha studiato, ha sofferto. Ci sono alcuni che questo denaro, questo potere lo prendono con la forza, con la violenza; altri che, non avendo questa possibilità ma volendo lo stesso godere di beni che non merita, si rivolge ad altri che minaccino, che uccidano per lui. Sono diversi, ma anche uguali, perché per entrambi l'importante è possedere, comandare, imporre, essere potente, apprezzato, invidiato." Ciro Santoriello


Gli affari degli uomini "cerniera". I faccendieri romani legati alle cosche. 
Tiziano Terzan e Fabio Tonacci 
fonte: LA REPUBBLICA - 06 settembre 2012
Sono imprenditori, soprattutto. Ma anche politici, manager, avvocati, traffichini. Affaristi che hanno capito che con la ricca 'ndrangheta possono fare fortuna. In cambio, stanno consegnando le chiavi di Roma ai capi mafiosi

ROMA  - Lavorano come romani, pensano come 'ndranghetisti. Le cosche non li affiliano, gli concedono il grado di "compari". Per gli investigatori dell'Antimafia invece sono "uomini cerniera". Romani nati e cresciuti nella capitale, che nella capitale vivono e fanno affari, ma con la testa rivolta alle cosche di Reggio Calabria. Imprenditori, soprattutto. Ma anche politici, manager, faccendieri, avvocati, traffichini. Uomini che hanno capito che con la ricca 'ndrangheta possono fare fortuna. Oliando gli ingranaggi dell'assegnazione degli appalti, ad esempio. Sfruttando le mille scorciatoie criminali offerte dai clan. In cambio, stanno consegnando le chiavi di Roma ai capi mafiosi. Chi sono i romani che hanno stretto un patto con i padrini calabresi, fornendogli il know how per investire i miliardi della droga? Come operano?

Il compare
Quando il 29 novembre del 2010 viene arrestato per traffico internazionale di cocaina, Federico Marcaccini a Roma è già un gigante. Tutti lo chiamano col suo soprannome, "er pupone". Ha appena 32 anni, ma è straricco e lo fa vedere. È un "self made man" che i soldi li ha fatti con imprese edili, immobiliari e col commercio d'automobili. La Direzione investigativa antimafia gli sequestra un impero di società e immobili che vale 115 milioni di euro. 
Marcaccini è "un compare", è entrato in confidenza con i figli di Giuseppe Pelle, del clan di San Luca, guidato fino al 2009 da quell'Antonio "gambazza" che è stato uno dei boss più influenti della 'ndrangheta. Er pupone parla con Antonio (26 anni, residente a Roma) e Sebastiano. I magistrati di Catanzaro che lo intercettano al telefono nell'indagine "Overloading", che ha portato in carcere una settantina di persone, scrivono: "Tra loro si è instaurato un rapporto di comparaggio". Addirittura Marcaccini gli "affida" la madre in visita in Calabria. "So che viene giù questo fine settimana mia mamma... - dice ad Antonio - giù a fare una passeggiata... magari offrigli un caffè, no?". Favori che si scambiano, affari che nascono. E il "pupone" è il perno romano della cosca.
Secondo l'accusa avrebbe finanziato l'acquisto di partite di cocaina. Insomma un impresario a tutto tondo. Un uomo cerniera, che salda il sottobosco mafioso con il tessuto economico legale. La Dia gli confisca il palazzo che ospita il teatro Ghione, vicino a Piazza San Pietro. Un edificio prestigioso sporcato dai denari della coca. Ma Federico Marcaccini detto "er pupone" è qualcosa di più di un palazzinaro. Nella rete delle proprietà a lui riconducibili figura la So. Ge. Sa, una spa che gestisce servizi aeroportuali nonché ex sponsor della squadra femminile di pallavolo della città quando militava in serie A2.
Il giovane e rampante imprenditore romano è anche socio occulto, secondo i documenti in mano agli investigatori antimafia, di Tiburtina Gestione, società attiva nella raccolta e nel trattamento rifiuti. Anche questa sequestrata. Ad amministrarla c'è una donna indicata negli atti come una fedelissima prestanome di Marcaccini. Si scopre che la Tiburtina Gestione è una creatura di Vittorio Ugolini e Vincenzo Fiorillo, entrambi "ras" del business della monnezza romana. I due imprenditori nel 1997 sono finiti sotto la lente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti per un ritrovamento, il più grande fino ad allora, di fusti contenti rifiuti industriali nocivi nell'area di smaltimento gestita dalla Sir, la loro società. E i due erano in società, in altri affari, con Liborio Polizzi, ex presidente del Palermo calcio condannato per mafia nel 1998. Tasselli del mosaico di relazioni messo in piedi da Marcaccini, il compare dei Pelle, l'uomo che crea contatti, fa parlare le persone tra loro, suggerisce affari, gravita in questo mucchio indistinto dai contorni grigi.
"L'ascesa e la caduta di Marcaccini è emblematica  spiega Giuseppe Borrelli, procuratore aggiunto della procura antimafia di Catanzaro  -  arriva a trafficare droga con la 'ndrangheta, ma non ne fa mai parte organicamente. Non è un affiliato. La sua storia racconta l'esistenza di imprenditori romani che si rapportano da pari con i boss, e viceversa" . Uno scambio che ha un solo collante, il business.
"Le cosche vanno a Roma, la città del potere, per investire  -  ragiona Borrelli  - ma a ma anche per cercare appoggi e ottenere lavori in tutta Italia". 

Il segretario massone. 
Per farlo ci vogliono uomini giusti nei posti giusti. Il nome di Vincenzo Stalteri, calabrese della Locride trapiantato a Roma e attuale segretario generale alla provincia di Roma presieduta da Nicola Zingaretti, spunta in un'informativa del Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria.
Gli investigatori intercettano Domenico Barbieri e Vitaliano Grillo Brancati imputati per 'ndrangheta nel processo Meta, il più importante dibattimento in corso in Calabria. I due tirano dentro Stalteri e il suo passato come segretario comunale a Palmi quando sindaco era Armando Veneto, avvocato di pezzi grossi della 'ndrangheta e politico del Pdl. Lo definiscono - si legge nell'informativa - "professionista fidato" e "massone iscritto alla stessa loggia di Rocco Nasone (boss della provincia di Reggio Calabria ndr)".
Stalteri ha un curriculum ineccepibile, ha ricoperto numerosi incarichi in diverse province e comuni d'Italia, da Nord a Sud. Nel 2008 Zingaretti ha selezionato il suo nome dall'albo nazionale dei revisori dei conti. Dagli atti di Reggio Calabria, però, vengono fuori ombre.
I carabinieri sul suo conto riportano una denuncia risalente al 2000 per reati contro l'amministrazione di Palmi e nel 2008 un deferimento disposto dal Nucleo di polizia tributaria di Catanzaro per abuso d'ufficio, "poiché in qualità di ragioniere pro tempore del comune di Gioia Tauro", approvava l'affidamento di alcuni incarichi a operatori che non ne avevano diritto. Barbieri e Brancati, legati ai De Stefano, ne tracciano il profilo, profilo presunto perché Stalteri non è stato indagato nell'indagine Meta. "Qua (a Palmi, ndr) mi sono inserito io tramite il Dottor Stalteri - racconta Barbieri a Brancati, durante un viaggio in macchina - era un segretario comunale massone". Inserito nell'assegnazione degli appalti, intende Barbieri. E il Ros li elenca uno per uno, nell'informativa. Millanterie di due imprenditori della 'ndrangheta o una conoscenza reale?
06 settembre 2012

venerdì 8 giugno 2012

L'Anpi ricorda le vittime del nazifascismo con una festa che guarda all'attualità


Dal 14 al 17 giugno a Marzabotto la terza festa nazionale 

dell'Anpi. Lo slogan: "La memoria batte nel cuore del 

futuro". Ma nel programma c'è ampio spazio alla contemporaneità

Fonte : LA REPUBBLICA 






L'Anpi ricorda le vittime del nazifascismo  con una festa che guarda all'attualità






"LA MEMORIA batte nel cuore del futuro". Non è solo lo slogan che accompagna la terza festa nazionale dell'Anpi 1, organizza dall'Associazione nazionale partigiani dal 14 al 17 giugno a Marzabotto, dove i tedeschi il 5 ottobre del 1944 uccisero 770 civili. Ma anche un modo per raccogliere sempre più giovani - e non è un caso che siano migliaia i ragazzi e le ragazze iscritti negli ultimi anni a sempre nuove sezioni territoriali - intorno ai valori dell'antifascismo, della Resistenza e della Costituzione. "Cioè i veri capisaldi della democrazia e del suo futuro", come ha sottolineato a Roma, presentando il programma, il presidente nazionale Anpi Carlo Smuraglia

Mentre il programma prevede quattro giorni di dibattiti, lezioni, spettacoli - tra cui un concerto dei Modena City Ramblers - il segnale forte vuole essere anche quello della solidarietà, visto che ci si trova in territorio emiliano: tra gli invitati, anche i sindaci di Novi e di Cento, devastati dal terremoto 2, a cui l'Anpi donerà parte dei fondi raccolti durante la festa. 
Più che testimonianza e ricordo, politica vera: quella che i partiti sembrano fare poco o nulla, e che spiega la grande attenzione - da parte dei giovani e non solo dei vecchi partigiani - verso l'Anpi. I temi su cui si concentreranno i dibattiti sono la richiesta di verità e giustizia per le stragi naziste, il diffondersi dei neofascismi in Europa, il destino delle donne islamiche dopo la primavera araba (non così positivo come ci si augurava durante le rivolte, come ha sottolineato  Smuraglia presentando il dibattito che include giornaliste, studiose, blogger e attiviste, da Farian Sabahi a Francesca Caferri, da Leena Ben Mhenni a Aya Homsi) e, infine, la cultura della legalità contro la mafia (tra gli altri parteciperanno Armando Spataro, Nando dalla Chiesa, Benedetta Tobagi).                                          
"Il tema della giustizia alle vittime - spiega il presidente dell'Anpi - resta la nostra principale preoccupazione. Basti pensare che il prossimo 15 giugno si svolgerà a Roma l'udienza preliminare per la strage di Cefalonia. Un ritardo inaccettabile che l'Anpi farà presente al governo italiano".
Ci sarà spazio anche per parlare di legge elettorale e "voglie" di presidenzialismo - che Smuraglia boccia, come ogni altra suggestione dirigistica che tolga peso alla figura attuale del presidente della Repubblica - nonché di respingere ancora una volta ogni proposta di accorpare in un'unica ricorrenza le date del 25 aprile e 2 giugno, come vorrebbe il Pdl. 
Ma è vero che la crisi economica è uno dei grandi temi e dei rischi da non sottovalutare: e rafforzare la memoria è necessario. Perché "fu la crisi economica e sociale a portare alle grandi dittature dei primi del Novecento. I rigurgiti neonazisti in Grecia, e quello che sta accadendo in Ungheria in questi anni, sono un campanello d'allarme da non sottovalutare".
Anche se la festa è dedicata a tutte le vittime delle stragi nazifasciste (inaugurazione alle 16.30 di giovedì 14 nella sala consiliare del comune di Marzabotto), si parlerà quindi più di attualità che di storia. A partire dalla "normalità" della Resistenza. Quella da cui - insistono i promotori - far ripartire il futuro. 
DONATELLA ALFONSO

lunedì 4 giugno 2012

Lettera degli studenti per salvare Telejato. Anche così si combattono le mafie


Siamo stanchi, Signor Presidente, di essere disincantati’:
Fonte : GIULIO CAVALLI 

Questa lettera sta circolando ora nei licei bolognesi, e via via in molte altre scuole. La trovate anche su diecieventicinque.it, la testata bolognese della rete dei Siciliani. “Dieci e venticinque”, il nome del sito, è l'ora in cui scoppiò la bomba che, il 2 agosto 1980, provocò la strage alla stazione di Bologna.



Riccardo Orioles, insieme a Pippo Fava  fondatore nel 1982 del mensile "I siciliani", la rilancia: "La legga, Signor Presidente. Qua dentro c’è l’Italia che vogliamo".

"Egregio Signor Presidente,
ragazzi di tutt’Italia si rivolgono direttamente a Lei, quale massimo rappresentante dello Stato, per trovare una voce all’onda di rancore che sta seppellendo la nostra generazione. Per l’importanza del documento che Le sottoponiamo, ci auguriamo caldamente che riterrà di renderne note alla Nazione le parole più significative.
Il cuore della presente lettera consiste senza dubbio di un proposito di natura pratica. D’altro canto, la sua causa profonda sta nell’impotenza in cui siamo costretti dalle attuali democrazie rappresentative, sta nell’angoscia di agire, e nella consapevolezza di vivere, proprio per quei principi di progresso che, sebbene continuamente negati da squallore e ottusità, trainano la civiltà europea da che si aprì la ricerca per un criterio di giustizia. E, in verità, il cuore amaro della nostra lettera sta proprio nel valore dell’educazione, della scuola, modello di vita e di politica.
In principio vorremmo tuttavia parlarLe dell’episodio che è stato l’innesco del nostro movimento, e degli interventi che ci siamo auspicati sarebbero seguiti all’appello. Nel corso di un viaggio d’istruzione in Sicilia, all’interno di un itinerario organizzato dall’associazione “Addiopizzo“, alcuni di noi, tra cui i redattori della presente, hanno conosciuto la piccola realtà di Telejato, una rete televisiva comunitaria totalmente dedita all’erosione del potere mafioso. Attraverso lo scherno dei miti e dei bassi modelli dell’illegalità, Telejato ci ha stupiti per determinazione, costanza, per la volontà ferma di migliorare il territorio, e di essere efficace. Valore, l’efficacia, che stiamo lentamente dimenticando, essendo ormai i cittadini italiani abituati a delegare le responsabilità, a lasciare il proprio dovere civico in eredità ad anonime reti amministrative.
Il confronto con Pino Maniaci, proprietario di Telejato, curiosamente, anzichè vertere su temi riguardanti la Mafia in modo specifico, si è concentrato proprio su questo, cioè sulla possibilità dell’individuo di partecipare al bene comune.
Certamente non tutti possono gestire televisioni antimafia, ma l’antimafia vera e propria è forse quella che si crea a partire dall’onestà e dall’interesse per il territorio dei singoli: questa la conclusione cui eravamo insieme giunti, e che, in parte, aveva placato l’insoddisfazione di vederci come al solito disincantati spettatori degli equilibri di potere.
Siamo stanchi, Signor Presidente, di essere disincantati. La conoscenza degli istinti meschini che sembrano dirigere la storia oramai non può più rassicurarci. Quello che le generazioni che ci hanno preceduto ignorano, è che il nostro disimpegno non è stato dovuto a stupidità o leggerezza, ma piuttosto al cinismo nato dalla lucida osservazione della realtà, e dall’abitudine alla sconfitta. Tuttavia, per l’improvvisa incombenza di un disastro sul nostro futuro, quello della crisi, quello di un’inadeguatezza di tutte le istituzioni vigenti – da quelle ideali a quelle concrete – a fronteggiare un passaggio di epoca, guardarvi serenamente non ci è più possibile.
Quando al termine dell’incontro siamo venuti a sapere che Telejato avrebbe chiuso il 30 giugno, al momento dell’entrata in vigore del digitale terrestre in Sicilia, nuovamente siamo rimasti a bocca aperta: nuovamente, le maglie della burocrazia, addirittura le leggi dello Stato sembravano soffocare l’impegno civile da cui esse stesse erano nate. Proprio allora la figlia di Maniaci, Letizia, coraggiosa, rinomata giornalista, è sgattaiolata tra di noi per uscire dallo studio televisivo, a capo chino, come cercando di non farsi notare. Proprio lei che, così giovane, riprende gli scoop e rende possibile il servizio di informazione di Telejato, incurante del rischio che grava sulla famiglia. Per quell’esempio di modestia e di abnegazione in quel momento siamo esplosi in un applauso, ritenendo d’altra parte che null’altro avremmo potuto fare, che le nostre azioni corrette non sarebbero bastate, che Telejato avrebbe chiuso, qualunque cosa ne pensassimo: che il fatto sia giusto o che non lo sia.
Ora, la riflessione che vogliamo proporre alla Nazione è in merito al significato della parola “politica”. In fondo, l’antimafia è politica. Poichè, se si considera la Mafia come quel fenomeno sociale di affidamento del territorio a interessi esclusivamente patrimoniali, l’antimafia è quel dovere di amore per il territorio, per la Nazione, per la propria comunità, che va ben oltre gli egoismi di parte. E se un certo amore per il bene comune è un dovere civico, allora certamente l’antimafia è politica: perchè non dimentichiamo che “politica” non significa insieme di partiti, lotta di classi o di capitali, ma “questioni della vita cittadina”, e che un tempo aveva traduzione “Res Publica”, e che ora, estesisi i nostri Stati da città a popoli interi, trova significato come “vita comunitaria”. Questa la nostra convinzione.
Quale comunità giovanile avremmo potuto chiederLe in merito a giustizia, meritocrazia, rottura delle briglie della finanza, Unione Europea, e a tante delle idee che animano i nostri dibattiti. Invece, La preghiamo di garantire una qualche forma di sopravvivenza a Telejato.
Da atti concreti, mirati vorremo ripartire, e fatti significativi. Riteniamo che dare vita a Telejato, come emittente di diverso genere oppure riservando una percentuale di frequenze alle reti comunitarie, sia oggi, proprio oggi, una priorità. Riteniamo sia questo il momento giusto – il momento di scarse risorse – per investire sullo spirito comunitario, e che solo in questo modo avremo un’occasione per salvare l’Italia, armonizzare l’Europa e governarla.
Infine, per lo meno, La preghiamo di tutelare la famiglia che di Telejato costituisce l’esistenza.
Noi siamo nati da quella famiglia. Se l’Italia ha come nucleo fondamentale la famiglia, allora è in una famiglia che costruisce i valori civici dell’Italia che la Nazione trova le proprie radici. Siamo cresciuti in un sistema di principi tipicamente familiari, nonchè nella nozione di lavoro come riscatto dell’uomo dall’assoggettamento alla sua fame, e alla sua voracità, per i simili che ama. Purtroppo, questi capisaldi della nostra società civile, abbandonati da molte famiglie, li hanno raccolti soltanto le scuole, realtà che sono state volutamente avulse dal potere ma che, lo si voglia o meno, hanno formato i nostri ideali. E noi riteniamo sia maturato il tempo per cui quegli ideali, dalle famiglie che resistono, all’istruzione che li alimenta, passino finalmente al potere effettivo, al potere politico.
Se verrà salvata Telejato e la sua famiglia, si darà un significato alla nostra educazione politica, unica fonte della Nazione stessa. E vedremo fin dove le istituzioni che politiche sono dette, nate per unirci, siano voci della Nazione, e dunque avverse alla Mafia.

1. Liceo Galvani, BO

2. Liceo Minghetti, BO

3. Liceo Fermi, BO

4. Liceo Righi, BO

5. Liceo Copernico, BO

6. Liceo Sabin, BO

7. Istituto Laura Bassi, BO

8. Liceo Manzoni, BO

9. I.I.S. Bartolomeo Scappi, Castel San Pietro Terme (BO)

10. Liceo da Vinci, Casalecchio di Reno (BO)

11. Istituto Giordano Bruno, Budrio (BO)

12. Liceo Mattei, San Lazzaro di Savena (BO)

13. Liceo Tassoni, MO

14. Liceo Parini, MI

15. Liceo Marco Polo, VE

16. Liceo Gioberti, TO

17. Istituto Baldessano-Roccati, Carmagnola (TO)

18. Liceo Cascino, Piazza Armerina (EN)

19. I.I.S. Marzoli, Palazzolo sull’Oglio (BS)

20. Consulta Provinciale Studenti di Brescia



venerdì 4 maggio 2012

AMMINISTATIVE 2012: Libera interroga la politica

Tra qualche giorno si svolgeranno le elezioni amministrative in ottantadue comuni piemontesi. Dopo gli esperimenti degli anni scorsi (L10 Piemonte, L10 Torino, C6 Moncalieri ed L10 Novara), anche altri presidi si sono attrezzati per affrontare questo appuntamento, mobilitando la società civile sui temi della legalità e della trasparenza nell’amministrazione.
Sono nate così le piattaforme AL10 Alessandria, L6 Saluggia, L10 Chivasso, AT8 Asti, L5 Santena, L8 Rivalta, che riprendono alcuni contenuti delle piattaforme precedenti e introducono nuove questioni. I punti più diffusi sono: la richiesta di non candidare personalità indagate o rinviate a giudizio per reati di mafia o contro la pubblica amministrazione, la revisione dei criteri di aggiudicazione degli appalti pubblici (abolizione del massimo ribasso e trasparenza di subappalti, sub-contratti e dettagli delle forniture), l‘adesione ad Avviso Pubblico, l’istituzione della Giornata della Memoria e dell’Impegno nel 21 marzo, la costituzione del Comune come parte civile nei processi per mafia, racket ed usura, il recupero dell’evasione e la destinazione dei proventi per iniziative sociali e culturali e per la partecipazione democratica dei cittadini.
L’appuntamento elettorale, che giunge dopo mesi intensi, segnati dall’accresciuta consapevolezza circa la presenza mafiosa in Piemonte grazie alle operazioni Maglio e Minotauro, assume contorni particolarmente importanti. Alcuni dei comuni al voto sono coinvolti nelle indagini, altri (come Chivasso) sono al vaglio della commissione governativa di accesso agli atti per verificare eventuali condizionamenti mafiosi o, ancora, sono soggetti a commissariamento, per altri motivi.
Santena, cittadina alle porte di Torino, nota per il dilagare del fenomeno dell’usura, è stata commissariata nel maggio scorso, in seguito alle dimissioni di undici consiglieri su venti. Il sindaco uscente, Nicotra, è accusato di truffa aggravata. Le liste sono cinque, ma l’unica che riporta un simbolo noto è la Lega Nord. Nonostante la delicata situazione, in città c’è voglia di cambiamento, e la società civile si sta mobilitando. Il presidio di Libera ha denunciato condizionamenti del voto nei seggi durante la precedente campagna elettorale, e per questo motivo ha proposto, con il sostegno della rete regionale, di vigilare sulla legalità del processo di voto, presidiando costantemente l’ingresso del seggio.
Anche la giunta di Saluggia è stata da poco commissariata, il sindaco Marco Pasteris è inquisito per abuso d’ufficio e imputato per 61 capi d’accusa. Nelle indagini attualmente in corso sembrano coinvolti anche alcuni studi tecnici esterni all’amministrazione. I partiti si sono frammentati e le alleanze ricomposte. Le questioni più sensibili per la cittadinanza attengono alla nota vicenda del deposito di scorie radioattive e alla prospettiva di insediare nella zona un deposito per lo smaltimento dei rifiuti. Il presidio locale ha fatto la scelta di non concentrarsi sulla polemica politica e giudiziaria, ponendosi sul piano propositivo, chiedendo il sostegno delle realtà di volontariato esistenti sul territorio e un impegno per creare spazi idonei per l’esercizio delle attività di formazione e partecipazione.
A Chivasso i candidati sindaco sono 6 e le liste, inizialmente 17, dopo lo scandalo delle firme doppie risultano 15: i Pensionati, di Sabrina Margherita Giovine (sorella di Michele), sono stati ricusati per un numero di firme valide inferiore a quanto stabilito dalla legge, insieme al Movimento No Euro – Lista del Grillo, vicina alla Lega Padana Piemont. Dopo soli sei mesi di mandato, il sindaco Gianni De Mori (centrosinistra), eletto a sorpresa nello scorso maggio grazie all’apparentamento con l’UDC, si è dimesso per motivi di salute, e il comune è stato commissariato. Vicesegretario del partito “decisivo” per la vittoria era Bruno Trunfio, già Assessore ai Lavori Pubblici nella storica giunta di centrodestra (membro, allora, del PdL), figlio di Pasquale Trunfio, arrestato nell’ambito dell’operazione Minotauro in quanto capo-locale di Chivasso. Oggi l’UDC, dopo aver sospeso Trunfio da ogni incarico, torna ad allearsi con il PdL. Nella serata pubblica, tutti i candidati hanno sottoscritto la piattaforma, ad eccezione di Enzo Falbo (lista civica), che si è astenuto dal rispondere, e di Marco Marocco (Movimento Cinque Stelle) che non ha voluto pronunciarsi sull’adesione ad Avviso Pubblico.
Ad Asti vi sono 8 candidati per 21 liste, sembra probabile il ballottaggio, i candidati più quotati sono Brignolo (centrosinistra), Cotto (liste civiche) e Galvagno (centrodestra). La città non sembra avere problemi particolari né scandali in corso. Il coordinamento di Libera, insieme a Legambiente, ha creato una piattaforma che ha sottoposto, durante la serata pubblica, agli otto candidati con domande ad estrazione. Tra i punti che si distinguono maggiormente, vi è quello della riduzione del costo della politica con il taglio delle consulenze, delle indennità e delle spese di rappresentanza, nonché quello del passaggio dell’ASP (la società che gestisce acqua, trasporti, raccolta e smaltimento rifiuti) a gestione pubblica.
Ad Alessandria, comune di circa 95.000 abitanti, si presentano ben 16 candidati sindaco con 34 liste, per oltre 900 candidati consiglieri: non a caso, la scheda elettorale “da record” misura 96×31 cm. A sostenere Fabbio, il sindaco uscente, troviamo anche i Pensionati di Michele Giovine, reduce dalla condanna in primo grado a due anni e otto mesi per firme irregolari, raccolte in occasione delle ultime elezioni regionali a sostegno di Cota. Una folta rete di associazioni (21) e soci collettivi ha contribuito a scrivere, con tanto di votazione finale, una piattaforma complessa ed innovativa, frutto di un percorso avviato nel luglio 2011, che sarà monitorata da un apposito “smart-team”. I candidati sindaco sono stati intervistati con video, mentre i candidati consiglieri, considerato il numero proibitivo, compileranno un questionario scritto. Tra le risposte critiche alla piattaforma, c’è quella di Fabbio (PdL), che ha sottoscritto per metà il punto 1, concernente il divieto di candidare “persone rinviate a giudizio o condannate, anche solo in primo grado, per reati di mafia o contro la pubblica amministrazione”, perché contrario all’esclusione di questa seconda tipologia, mentre Prigione (La Destra) non ha risposto su Commissione Antimafia e recupero dell’evasione fiscale.
A Rivalta si presentano 8 candidati sindaco, con 350 candidati consiglieri. Tra i punti più originali della piattaforma – elaborata e sostenuta da un intraprendente gruppo di 18-20enni – vi è la richiesta (fatta anche da AT8) di provvedere ad un censimento degli edifici e del loro stato di utilizzo, per meglio indirizzare la politica urbanistica, nell’ottica di ridurre le concessioni edilizie e incentivare gli affitti. Durante la serata di pubblica interpellanza dei candidati, sono state integralmente sottoscritte le richieste presentate, salvo i punti 7 (senza motivazione) e 3 da parte del candidato Stella (Lega Nord), favorevole “con riserva” alla lotta all’evasione, fenomeno a suo parere necessario per la sopravvivenza economica di molti professionisti e lavoratori autonomi che non riescono ad ottemperare agli obblighi fiscali in ragione dell’elevata tassazione e della grave situazione economica.
Insomma, c’è in gioco la democrazia e la legalità del nostro spazio vitale, e ciascuno è chiamato a fare il proprio dovere. Il 6 e 7 maggio vota con consapevolezza!

Fonte: Libera Piemonte