mercoledì 4 marzo 2015

Si chiama Santo Palazzolo, pasticciere, e ha dimostrato di essere un uomo "non vile"!



Un uomo non vile, Santi Palazzolo, ha denunciato Roberto Helg, il vicepresidente della società di gestione dell’aeroporto  di Palermo "Falcone e Borsellino". Roberto Helg (leggi qui) aveva chiesto una mazzetta di € 100.000 per consentire al pasticcere di continuare ad avere il suo punto-vendita nell'aereopoorto,  senza temere concorrenti (qui le intercettazioni). L'arresto di un uomo di potere come Helg, segue di pochi giorni la notizia di una indagine pesatnte che  riguarda uno dei "paladini dell'anti-mafia" siciliana, Antonello Montante, "delegato per la legalità" nell'ambito di Confindustria palermitana (leggi qui) 
Santo Palazzolo
"(...) Tuttavia, oggi bisognerebbe parlare, riempire i giornali a lettere cubitali, non di un anonimo “titolare di un esercizio di ristorazione o di una pasticceria”, come si è scritto, ma di Santo Palazzolo, l’imprenditore di Cinisi che ha deciso di non pagare, si è rivolto alla polizia e si è prestato a predisporre la trappola a colui che voleva estorcergli il frutto del suo onesto lavoro. Si tratta del nipote di Don Santo, erede di un’attività che ha quasi un secolo di vita. A Radio Aut, scherzando, lo chiamavamo don Profitterolo(...)" Salvo Vitale

Fonte: Antiamfiaduemila 

di Salvo Vitale - 4 marzo 2015

Roberto Helg

La denuncia di Helg e il suo conseguente arresto ha alzato il velo su quella zona grigia che sta tra chi ricopre cariche pubbliche, cioè è uno dei padroni del vapore, chi usa il suo potere per aumentare la sua ricchezza, oltre che il suo prestigio, e, in questo caso, di chi usa l’antimafia come vetrina e copertura per accreditare un’immagine di legalità che invece nasconde un profilo da volgare delinquente.
Roberto Helg attualmente è presidente della Camera di Commercio di Palermo, oltre che vicepresidente della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto Falcone-Borsellino. Si tratta di uno degli esponenti più importanti dell’imprenditoria siciliana, appartenente all’area del centro destra e molto attivo nella difesa della categoria dei commercianti. E’ rimasto al vertice della Confcommercio di Palermo da 18 anni e, di quella siciliana da 9, gestendo un noto negozi di regali in fallimento da qualche tempo: Helg ha cercato di riprovare a rilanciare l’attività associandosi con la Carrefour per l’apertura di un centro commerciale il cui progetto non è stato approvato dal Comune di Palermo. Ufficialmente ha rappresentato il viso nuovo di quella Sicilia che vuole scrollarsi dall’ipoteca mafiosa, che si è impegnato nella lotta contro il racket, aprendo uno sportello per gli imprenditori vessati da usura o dal pizzo. In tal senso si è schierato con Montante, anche lui industriale antimafia ultimamente indagato per contatti con i boss di Caltanissetta e gli ha espresso solidarietà.  

Una domanda nasce spontanea: siamo davanti a forme raffinate di strategia mafiosa, che si servono di un’apparente facciata di legalità, magari con la denuncia di qualche tentativo di estorsione, o, come si vorrebbe far credere, a singoli casi, a incidenti di percorso che non mettono in discussione la linea scelta dagli industriali siciliani di dire no alle richieste estorsive? Il caso di Helg, colto con le mani nella marmellata, sembra orientare verso la prima ipotesi. Il pensiero va anche ai fratelli Catanzaro, uno dei quali è vicepresidente della Confindustria siciliana, l’altro gestisce una delle più grandi discariche della Sicilia, prima appartenente al comune di Siculiana, poi finita nelle sue mani, con l’assoluzione della magistratura. Anche se non è un teorema, in Sicilia, così come in Campania, non ci si può occupare della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, senza fare i conti con Cosa Nostra. E allora? Allora due più due fa quattro, ma non si può dimostrare. 

Ma torniamo ad Helg, che è componente di una decina di consigli di amministrazione di varie associazioni commerciali, ricopre numerose cariche direttive e pertanto che incassa già laute parcelle, ma che adesso, poverino, dice di avere agito per necessità perché ha la casa pignorata. In verità una necessità per rimediare alla quale ci vuole una mazzetta da 100 mila euro, la metà della quale dilazionata in rate mensili, suscita una spontanea voglia di prendere a calci in culo questo soggetto, di metterlo in cella e di gettare la chiave. Invece è stato trattato con tutte le premure possibili, prima perché malato e poi perché anziano. Una specie di Berlusconi nostrano che non andrà mai in carcere. Il caso pone diverse considerazioni e interrogativi e che ci si augura possano suscitare l’attenzione delle forze dell’ordine: si tratta di un caso isolato, oppure, com’è più logico, conoscendo come funziona in Sicilia, tutti quelli che all’aeroporto hanno in concessione uno spazio commerciale pagano il pizzo? A chi? Solo ad Helg? Non sarebbe opportuno aprire un’indagine sulla Gesap e sulla intera gestione dei servizi aeroportuali, dalle assunzioni, ai lavori di pulizia e manutenzione, alle modalità di concessione degli spazi ed altro?Tutti ieri hanno parlato di Helg, come il corrotto, il corruttore, l’estorsore. Nessuno lo ha definito mafioso, ma sarebbe opportuno discuterne: da secoli sappiamo che la mafia non è solo quella che spara. 

Tuttavia oggi bisognerebbe parlare, riempire i giornali a lettere cubitali, non di un anonimo “titolare di un esercizio di ristorazione o di una pasticceria”, come si è scritto, ma di Santo Palazzolo, l’imprenditore di Cinisi che ha deciso di non pagare, si è rivolto alla polizia e si è prestato a predisporre la trappola a colui che voleva estorcergli il frutto del suo onesto lavoro. Si tratta del nipote di Don Santo, erede di un’attività che ha quasi un secolo di vita.
A Radio Aut, scherzando, lo chiamavamo don Profitterolo, per la sua abilità nel saper preparare i migliori profiterols della Sicilia. Il suo bar, sito tra la piazza e l’inizio del corso, era frequentato dalla Cinisi bene, cioè da professionisti, galantuomini e anche mafiosi che, soprattutto la domenica mattina andavano a comprare la guantiera di dolci per la famiglia o per l’ospite. Una volta Peppino Impastato si nascose in una casa di fronte per scattare di nascosto alcune foto a Tano Badalamenti e agli amici che lo circondavano. Lui, don Santo, aveva un sorriso e una gentilezza per tutti, spesso preparava una sorpresa sul bancone o dentro la vetrina, una torta esotica, un dolce originale, un gelato dal gusto strano, accanto agli immancabili cannoli. Poi tutto venne trasferito sulla strada provinciale, al limite con il semaforo che da accesso al paese. L’attività è continuata con la gestione dal nonno, al figlio, detto l’Avvocato e oggi al nipote, che porta il nome del nonno ed ha cercato di dare al locale una veste più moderna con i giornali del mattino e con attività culturali varie: è stata finanziata anche qualche pubblicazione sulla storia del paese e del bar e sono stati aperti altri punti vendita, uno dei quali quello dell’aeroporto di Punta Raisi e uno negli Stati Uniti.
Che tutto questo sia avvenuto a Cinisi, nel paese di Don Tano Badalamenti, ma anche di Peppino Impastato, significa che il muro una volta indistruttibile della cultura mafiosa comincia a manifestare qualche crepa e che comincia a diffondersi la cultura secondo cui ognuno ha il diritto di godere in pieno dei frutti del proprio lavoro, senza che i parassiti possano profittarne. Il negozio dell’aeroporto rappresenta l’ultimo momento, per chi parte e vuole portare un sapore della Sicilia, una cassata, un cannolo, un frutto di “martorana”, un dolce tipico. Adesso, dopo la denuncia dell’estorsione fatta da Roberto Helg, per il rinnovo del contratto per l’area del negozio, quel dolce assume un sapore più significativo, il sapore della legalità.


 

martedì 3 marzo 2015

In nome del popolo inquinato: subito i delitti ambientali nel Codice penale

Chiediamo al Senato di approvare subito il disegno di legge sull’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale.

L’Italia ha bisogno di una vera e propria riforma di civiltà, che sanerebbe una gravissima anomalia: oggi chi ruba una mela al supermercato può essere arrestato in flagranza perché commette un delitto, quello di furto, mentre chi inquina l’ambiente no, visto che nella peggiore delle ipotesi si rende responsabile di reati di natura contravvenzionale, risolvibili pagando un’ammenda quando non vanno – come capita molto spesso – in prescrizione. Non esistono nel nostro Codice penale, infatti, né il delitto di inquinamento né tantomeno quello di disastro ambienta. Uno squilibrio di sanzione anacronistico, insostenibile e a danno dell’intero Paese, che garantisce spesso l’impunità totale agli ecocriminali e agli ecomafiosi.

 



Oggi, finalmente, siamo vicini a una svolta. Nel febbraio 2014, infatti, la Camera dei deputati ha approvato a larghissima maggioranza un disegno di legge che inserisce 4 delitti ambientali nel nostro Codice penale: inquinamento ambientale, trasporto e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo e disastro ambientale. Il testo, però, è inspiegabilmente fermo da mesi al Senato, per alcuni limiti tecnici che sarebbero facilmente superabili con poche modifiche.
Approvarlo prima possibile rappresenterebbe, invece, una pietra miliare nella lotta alla criminalità ambientale, garantendo una tutela penale dell’ambiente degna di questo nome e, soprattutto, assicurando strumenti investigativi fondamentali per le forze dell’ordine e la magistratura. Serve un ultimo sforzo, perché non c’è più tempo da perdere. In nome di quel popolo inquinato che attende da troppo tempo giustizia, è giunto il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità davanti al Paese.

  i primi firmatari della richiesta al Parlamento Italiano
Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente
Luigi Ciotti, presidente Libera
Vincenzo Vizioli, presidente Aiab
Fulvio Aurora, segretario AIEA - Associazione italiana esposti amianto
Francesca Chiavacci, presidente Arci
Dino Scanavino, presidente Cia - Confederazione italiana agricoltori
Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti
Natale Belosi, coordinatore comitato scientifico Ecoistituto di Faenza
Andrea Carandini, presidente Fai - Fondo Ambiente Italia
Filippo Brandolini, presidente Federambiente
Forum italiano dei movimenti per l’acqua
Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Italia
Gianluca Felicetti, presidente Lav
Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club
Link Coordinamento Universitario
Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu
Roberto Romizi, presidente Medici per l’ambiente - Isde Italia
Piergiorgio Duca, presidente Medicina Democratica
Rete della Conoscenza
Beniamino Ginatempo, presidente Rifiuti Zero Sicilia
Franco Iseppi, presidente Touring Club Italiano
Unione degli Studenti
Donatella Bianchi, presidente WWF Italia
Rossano Ercolini, presidente Zero Waste Italy
Lettera a

domenica 22 febbraio 2015

"Porco ti scrivo per avvertirti che fai la fine del capretto a Pasqua..."


Ancora oggi, nelle terre del Sud Italia, terre un tempo bellissime, ora disgraziate e devastate dalle mafie e da coloro che fanno proprio il "pensiero mafioso", è "pericoloso" costruire lavoro, lavoro vero, lavoro libero da padroni e da padrini. In Calabria, all'indomani dell'appello di Papa Francesco alla conversione (qui), ritornano le minacce dei mafiosi rivolte a Mimmo Nasone, coordinatore regionale di LIBERA.

Fonte : La Repubblica  

Minacce a Libera in Calabria. La 'ndrangheta contro Nasone: "Farai la fine del capretto a Pasqua"

Lettera di tre pagine, in dialetto, consegnata al sindaco di Palizzi, nel reggino, che ha dato al coordinatore regionale la cittadinanza onoraria. Indagano gli inquirenti, rafforzata la sicurezza



REGGIO CALABRIA -  "Porco ti scrivo per avvertirti che fai la fine del capretto a Pasqua, se ancora respiri è perché lo vogliamo noi".  Nuove minacce di morte per il coordinatore regionale di Libera Calabria, Mimmo Nasone. Una lettera manoscritta di tre pagine indirizzata a Nasone e ai volontari dell'associazione di don Ciotti  è stata recapitata nei giorni scorsi al sindaco di Palizzi, paesino in provincia di Reggio Calabria, Walter Scerbo, che ne ha denunciato il contenuto ai carabinieri.

Minacce anonime che però sembrano legate ad episodi specifici. Tre pagine, scritte in dialetto, in cui si annuncia "vi sciogliamo nell'acido, a te Nasone e a tutti i porci senza ritegno di Libera, dovrete saltare in aria tutti" e che gli inquirenti collegano probabilmente all'attività dell'associazione nell'area jonica reggina.
Mimmo Nasone infatti, a dicembre scorso, è stato insignito del titolo di cittadino onorario di Palizzi, e sempre nella stezza zone ha sede una cooperativa agricola, "Terre Grecaniche", che aderisce al progetto di Libera.

Una coop, sostenuta dal coordinamento regionale di Libera, che mettendo a dimora alcuni terreni delle colline di Palizzi ha iniziato a produrre un vino che si è ritagliato una nicchia di mercato interessante anche dal punto di vista economico. Al punto che i soci della cooperativa nei mesi scorsi avevano deciso di acquistare altri 15 ettari di terreno incrementare la produzione.
Idea che, evidentemente, non è piaciuta ai ras locali dei clan. Ed infatti a inizio anno la cooperativa ha subito alcuni di danneggiamenti e furti in stile mafioso. Avvertimenti. A fine gennaio Mimmo Nasone e Libera erano intervenuti con un'iniziativa pubblica di solidarietà nei confronti dei soci della cooperativa a cui è stato garantito il sostegno di Libera. Ora, secondo gli inquirenti, sotto forma di lettera è arrivata la risposta dei clan locali. Un avvertimento chiaro: "E d'ora in poi quando salite sulle vostre belle macchine fatevi il segno della croce, porci".

Un segnale che, fonti investigative fanno sapere, non sarà sottovalutato, e sul quale gli inquirenti sono già a lavoro da alcuni giorni. Da alcuni giorni, su disposizione della Prefettura, è stato potenziato il sistema di sicurezza delle forze di polizia attorno a Nasone che, già in passato, aveva subito una serie di minacce.

lunedì 16 febbraio 2015

I Falò della Libertà del popolo Valdese, simbolo di dialogo fra i popoli

Questa sera, alle ore 21,00 anche a Pinerolo, in Piazza D'Armi,  si accenderà il falò dei valdesi in ricordo dei fuochi di gioia per la firma delle "Lettere Patenti" , avvenuta il 17 febbraio 1848, con le quali il Re Carlo Alberto concedeva, per la prima volta nella storia del Piemonte, i diritti civili alla minoranza valdese e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica. 
Libertà e fratellanza sono insiti nell'accensione del falò, "fuoco della libertà", simbolo gioioso di comunione e dialogo tra popoli, culture e fedi diverse.
La festa, da sempre, non ha un carattere religioso - sebbene i valdesi siano oggi ancora riconoscenti al Signore per la libertà ottenuta - ma civile. Intorno al falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenziazioni politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.  

Fonte: Chiesa Evangelica Valdese

SIGNIFICATO DEI FALO'
È consuetudine che la sera del 16 febbraio nei villaggi e nelle borgate delle Valli valdesi si accendano dei fuochi di gioia in ricordo della firma delle "Lettere Patenti" , avvenuta il 17 febbraio 1848 con le quali il Re Carlo Alberto concedeva, per la prima volta nella storia del Piemonte, i diritti civili alla minoranza valdese e, qualche giorno dopo, anche alla minoranza ebraica.
Questa sera, alle ore 21,00 anche a Pinerolo, in Piazza D'Armi,  si accenderà il falò. La festa, da sempre, non ha un carattere religioso - sebbene i valdesi siano oggi ancora riconoscenti al Signore per la libertà ottenuta - ma civile. Intorno al falò si raduna tutta la popolazione al di là delle differenziazioni politiche, culturali, religiose, per una grande festa popolare.
Libertà e fratellanza sono insiti nell'accensione del falò, "fuoco della libertà", simbolo gioioso di comunione e dialogo tra popoli, culture e fedi diverse.
Quest'anno e, speriamo ancora di più l'anno prossimo, l'auspicio è che quante più persone, provenienti anche da paesi diversi, si uniscano alla gioia della popolazione locale per la libertà che è dono e conquista ad un tempo.
Celebrare oggi quell'evento non vuol dire solo ricordare un momento del passato, ma soprattutto essere consapevoli che la libertà di coscienza è una delle libertà fondamentali di uno stato democratico come del resto viene anche affermato nella Carta costituzionale della Repubblica Italiana. 

"Lettere Patenti": con questo atto il Regno del Piemonte non solo poneva fine ad una secolare discriminazione nei confronti di una parte dei suoi sudditi, ma avviava anche un processo di modernizzazione che lo poneva al livello degli altri stati europei e alla testa del movimento del Risorgimento italiano.
Impossibile dire quanti siano i falò che si accendono la sera del 16 febbraio sui fianchi delle colline del pinerolese e per le pendici dei monti della Val Pellice, della Val Chisone e della Val Germanasca. Qua e là, spontaneamente si formano delle fiaccolate che precedono l'accensione dei falò.
Alle ore 21,00 anche a Pinerolo, in Piazza D'Armi  si accenderà  il fuoco, il falò intorno ai quali la gente si riunisce per cantare, ascoltare brevi messaggi e riscaldarsi con un bicchiere di "vin brulé" generosamente offerto dalle associazioni locali. Suggestivo è lo spettacolo dei tanti fuochi che illuminano la notte.

giovedì 12 febbraio 2015

L'appello di Arci, Cgil, Libera e Uil dopo le ultime stragi nel Mediterraneo

L'ppello di Arci, Cgil, Libera e Uil dopo le ultime stragi nel Mediterraneo


A Federica Mogherini 
perché si adoperi per l’apertura di canali d’ingressoumanitari.
A Matteo Renzi 
perché riattivi l’operazione Mare Nostrum

Si apre con una nuova tragedia il 2015 nel Mediterraneo, con centinaia di profughi morti, assiderati o annegati. Una tragedia che non può essere attribuita soltanto al cinismo di chi ha costretto queste persone a imbarcarsi nonostante il freddo invernale e le condizioni avverse del mare.
Questa ennesima strage poteva essere evitata se il governo italiano non avesse deciso di sospendere Mare Nostrum, sostituendo un’azione dedicata alla ricerca e al soccorso in mare con l’operazione Triton, le cui finalità sono tutt’altre, e cioè il controllo e la sicurezza delle frontiere entro un raggio assai limitato.      
Ricordando le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo discorso di insediamento, su cosa debba intendersi per emergenza umanitaria, chiediamo all’Unione Europea, e facciamo appello in particolare alla vice Presidente della Commissione Federica Mogherini affinché promuova l’attivazione di canali d’ingresso regolari in grado di mettere in salvo i profughi, consentendo loro di rivolgersi agli Stati e non ai trafficanti.
Facciamo appello anche al Governo italiano affinché scelga la protezione delle persone anziché quella delle frontiere.
Chiediamo al Presidente del Consiglio Matteo Renzi di riattivare l’operazione Mare Nostrum in attesa che gli Stati dell'UE modifichino le loro politiche,  consentendo l’accesso regolare e in sicurezza alle nostre frontiere a chi fugge da guerre e persecuzioni.
Questa è anche l’unica via per per contrastare efficacemente la criminalità e i trafficanti di essere umani.   


Roma, 11 febbraio 2015

lunedì 9 febbraio 2015

“I nodi sono molto grossi, le armi appaiono spuntate: spero di farcela, e presto”

Il dovere della MEMORIA. Dall'elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica, una fotografia in bianco e nero (scattata da Letizia Battaglia, la più importante fotografa italiana) lega la storia del neo- Presidente alla fine tragica di suo fratello Piersanti, ucciso da "cosa nostra" il giorno dell'Epifania del 1980. 
Ma sono le parole pronunciate dai due fratelli nei due momenti cruciali della loro storia che dovrebbero farci riflettere: le parole pronunciate dal primo - da Piersanti-  a poche ore dalla sua uccisione; le parole  di Segio Mattarella nel suo discorso di insediamento alla carica di Presidente della Repubblica, nel passaggio che riguarda il cancro della corruzione e delle mafie. 
Se accostiamo quelle parole, trentacinque anni di storia drammatica di questo paese sembrano essere trascorsi invano, tanto simili sono i riferimenti, i concetti espressi. Accostando quelle parole comprendiamo che troppo poco è stato fatto per vincere la battaglia contro la corruzione, le mafie, la mala-politica. 
O si combattono quelle battaglie o non si combatte niente.
Piersanti Mattarella lo aveva capito e per questo è stato ucciso.
Auguriamo al presidente Sergio Mattarella di combattere le battaglie per sconfiggere corruzione, mafie e mala-politica.
Giuseppe Fava così scriveva di Piersanti Mattarella ne "I cento padroni di Palermo":   
"(...) Indossò tutta la dignità che dovrebbe avere sempre un uomo; dignità significa intransigenza morale, nitidezza nel governo, onestà nella pubblica amministrazione. Piersanti Mattarella fu capace di pensare in grande e pensare in proprio. Figurarsi la società palermitana degli oligarchi, i cento padroni di Palermo. Come poteva vivere un uomo così, e per giunta vivere da presidente? (...)"


La sera di sabato 5 gennaio 1980 il Telegiornale regionale siciliano aveva mandato in onda  l'ultima intervista rilasciata da Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia. Il tema dell'intervista era "Sicilia: nel buio degli anni ’80". L'intervista viene pubblicata in una sintesi dal «Giornale di Sicilia» proprio nell'edizione del 6 gennaio, il giorno in cui Mattarella sarà ucciso. Il titolo scelto era: “I nodi sono molto grossi, le armi appaiono spuntate: spero di farcela, e presto”: sono le parole che Piersanti Mattarella pronuncia in un passaggio della stessa intervista. Riportiamo la parte finale dell'intervista, quando il giornalista incalza Piersanti Mattarella sule azioni messe in atto per contrastare la mafia

Stralcio dell'intervista di Piersanti Mattarella: 
“I nodi sono molto grossi, le armi appaiono spuntate: spero di farcela, e presto”
(...) Domanda. Il ’79 è stato l’anno in cui della mafia, dopo un crescendo di violenza, si è parlato dentro il palazzo. È riconosciuto che il fenomeno si alimenta di un malessere sociale per rispondere al quale sono necessari fatti politici, non solo misure di polizia. Ma quali fatti politici in tal senso la Regione ha prodotto, quali potrà produrre?


Risposta di P. Mattarella. «Fatti politici ci sono stati. Cito soltanto i due dibattiti in Assemblea regionale conclusi con voto unanime. Molte indicazioni concrete per far fronte al fenomeno sono state accolte dai recenti provvedimenti del Consiglio dei ministri in materia di ordine pubblico». 


D. Siamo sempre sul piano delle misure di polizia. I fatti politici riguardano il risanamento del costume pubblico. Il cardinale Pappalardo nell’ultima lettera pastorale ha detto che la mafia è pure quella sensazione di sicurezza prodotta dall’esser «protetti da un amico o da un gruppo di amici che contano». Questi gruppi si insediano pure dentro la classe dirigente.


R. «Il richiamo del cardinale è appropriato. Il problema esiste perché nella società a diversi livelli, nella classe dirigente non solo politica, ma pure economica e finanziaria, si affermano comportamenti individuali e collettivi che favoriscono la mafia. Bisogna intervenire per eliminare quanto a livello pubblico, attraverso intermediazioni e parassitismi, ha fatto e fa proliferare la mafia. Pure è necessario risvegliare doveri individuali e comportamenti dei singoli che finiscono con il consentire il formarsi di un’area dove il fenomeno ha potuto, dico storicamente, allignare e prosperare».

Stralcio del discorso di Sergio Mattarella nel giorno del suo giuramento

"(...) Garantire la Costituzione significa affermare e diffondere un senso forte della legalità.
La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicazione delle regole del mercato.Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci. 
L'attuale Pontefice, Francesco, che ringrazio per il messaggio di auguri che ha voluto inviarmi, ha usato parole severe contro i corrotti: «Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini».
E' allarmante la diffusione delle mafie, antiche e nuove, anche in aree geografiche storicamente immuni. Un cancro pervasivo, che distrugge speranze, impone gioghi e sopraffazioni, calpesta diritti. Dobbiamo incoraggiare l'azione determinata della magistratura e delle forze dell'ordine che, spesso a rischio della vita, si battono per contrastare la criminalità organizzata. 
Nella lotta alle mafie abbiamo avuto molti eroi. Penso tra gli altri a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Per sconfiggere la mafia occorre una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci. E una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere.(...)"

domenica 1 febbraio 2015

"Per Questo" vogliamo ringraziare!

"Per Questo". Vogliamo ringraziare il pubblico che venerdì sera, in un Teatro Incontro "tutto esaurito", ha assistito allo spettacolo "Per Questo". 
Lo spettacolo presentato da "Nonsoloteatro" nell'ambito della rassegna "DiFesta Teatrando", scritto e recitato Eleonora Frida Milo, tratto dal libro “Per questo mi chiamo Giovanni” di Luigi Garlando, è dedicato a Giovanni Falcone, alla storia del "pool anti-mafia", alla lotta a favore della Giustizia. 
Vogliamo ringraziare il pubblico per averci aiutato a vincere "la scommessa": riempire un teatro dove ragazzine e ragazzini "accompagnassero" genitori ed insegnanti per riflettere -a partire dal mostro del bullismo che diventa "mafia e pensiero mafioso"- su parole e valori quali la Speranza,  la Giustizia, la Libertà, il Coraggio. Valori incarnati da uomini come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Nini Cassarà e altri come loro.  


Per questo avevamo scritto: "il Teatro, lo spettacolo, non dovrebbe mai essere "custode del sonno di una società in catene" ( Guj Deborge).  Il teatro infatti non è solo la magnificenza di "macchine e ingegni" fantastici; sin dalle sue origini, il Teatro è anche uno dei luoghi ove proporre, anche attraverso la satira e il sorriso,  Storie e Idee che aiutino a riflettere, a ricercare e scoprire i valori su cui fondare la comunità nella quale vogliamo riconoscerci."

Eleonora Frida Milo e l'orsacchiotto Bum