sabato 20 luglio 2013

SENTINELLE DEL TERRITORIO. LETTERA APERTA AL SINDACO DI PINEROLO: risposte e commenti

Sentinelle del territorio. 
In attesa di pubblicare la risposta del Sindaco Eugenio Buttiero alla "Lettera Aperta" pubblicata il 17 luglio scorso, e a Lui indirizzata dalle associazioni che si occupano dell'urbanistica e del territorio di Pinerolo, le risposte e i commenti pervenute da altre fonti :
  •  Piera Bessone (consigliera comunale gruppo “Pinerolo Attiva”)
  • Gian Piero Clement (Gruppo Rifondazione Comunista, Vicesindaco, assessore all' ISTRUZIONE E SPORT
  • Agnese Boni ( gruppo PD, assessore al PERSONALE, POLITICHE SOCIALI)
  • · Andrea Chiabrando ( consigliere gruppo “Progetto per Pinerolo”)
  • Dal sito del Circolo PD di Pinerolo
  • giornale  "Voce Pinerolese"
  • Blog GAS pinerolo Stranamore  gruppo di acquisto solidale





  •  Piera Bessone (consigliera comunale gruppo “Pinerolo Attiva”)

Buongiorno.
 Chiedo scusa del disturbo ma poiché “Pinerolo Attiva”, gruppo consiliare di cui io sono l'esponente in consiglio comunale, condivide quanto da Voi evidenziato nella lettera e poiché nessuno dei progetti di riferimento (autorizzazione a costruire in deroga al PRGC sull' area ex PMT, delibera contenente la “valorizzazione” dei “Portici Blu”, progetto di “Social-Housing” di Via Vescovado) ha avuto il nostro voto, Vi invito se potete ed avete piacere a partecipare all'incontro di questa sera del nostro Comitato IN Via Bignone 40 ore 21. Se non è possibile questa sera avremo comunque incontri futuri. Ci potete trovare su facebook oppure contattarci ai  numeri sotto elencati o via mail"
Presidente Romano ALBERTO 
Responsabile organizzativo Mauro PINNA
Consigliere comunale Piera BESSONE 
Cordiali saluti,
Piera Bessone

  • Gian Piero Clement (Gruppo Rifondazione Comunista, Vicesindaco, assessore all' ISTRUZIONE E SPORT,

Su richiesta dell'Assessore Clement si riporta il testo fatto pervenire dall'assessore stesso.
Il 18/07/2013 12.45, Giampiero Clement ha scritto:
> Sembra che l unica questione della quale bisogna discutere a Pinerolo e diventa esiziale per valutare un amministrazione e` l urbanistica .Non ci sono altri problemi. La poverta, il non diritto al lavoro alla casa,le sempre piu grandi difficoltà a garantire a tutti mense, nidi ,sport non esistono. E i servizi sociali la sanità ,gli ospedali che chiudono,tutelare i piu deboli anche attraverso una tassazione "attenta ". Di tutto questo non ve ne importa niente ?
 Clement GP
 Cordiali saluti.
Segreteria del Sindaco di Pinerolo
  • Agnese Boni ( gruppo PD, assessore al PERSONALE, POLITICHE SOCIALI)
Su richiesta dell'Assessore Boni si riporta il testo fatto pervenire dall'assessore stesso alle ore 16,35 in quanto in questo momento è impossibilitata a trasmettere una mail:
"Condivido quanto scritto da Gian Piero Clement; aggiunto questo: chiederei perlomeno che tutti i problemi, i bisogni della Città suscitassero lo stesso tipo di interesse e ricevessero lo stesso tipo di attenzione progettuale.
In Consiglio, la sera in cui ho iniziato il mio lavoro di Assessore, ho dichiarato la mia pena disponibilità a confrontarmi con tutti coloro che avessero avuto idee, proposte, progetti finalizzati a dare un contributo ai problemi sociali e assistenziali della Città: sono trascorsi quasi tre mesi e non ho ne visto ne sentito nessuno, per contro ho avuto modo di sentire e leggere di tutto e di più su problemi urbanistici: non è una situazione un po' disequilibrata?
La Città va presa in carico nella sua totalità, non se ne possono dimenticare dei pezzi o far finta che non esistano!
Firmato Agnese Boni"
 Cordiali saluti.
Segreteria del Sindaco di Pinerolo

  • · Andrea Chiabrando ( consigliere gruppo “Progetto per Pinerolo”) risponde a Gian Piero Clement 


Ci pare che la tua risposta alle Associazioni sia un po' pretestuosa.
Apprezziamo il lavoro svolto da te e dall'Assessore Boni in tema di tutela dei più deboli, ma la richiesta di trasparenza in ambito urbanistico da parte delle Associazioni pinerolesi non va, a nostro avviso, letta nel segno di un disinteresse verso altre importantissime tematiche, fra le quali di certo scottante è quella delle nuove e vecchie povertà.
E' certo un po' curioso il tentativo di sostenere che le Amministrazioni che si sono susseguite a Pinerolo hanno avuto altre priorità rispetto all'urbanistica. Ed ancora quella attuale annovera fra i pochissimi provvedimenti non di ordinaria amministrazione, quasi esclusivamente operazioni urbanistiche (portici blu, pmt, cp7, ecc).
A noi sarebbe piaciuto, caro Assessore, che l'Amministrazione avesse portato in Consiglio Comunale importanti provvedimenti in ambito sociale, educativo e sanitario in luogo delle valorizzazioni PMT e “Portici Blu”, ma purtroppo non è accaduto.
Avremmo desiderato partecipare a moltissime commissioni in tema di lavoro e di servizi sociali ed a pochissime in ambito urbanistico, ma purtroppo, cari Assessori, a Pinerolo, da anni, accade il contrario.
Purtroppo a Pinerolo, da 20 anni la vita amministrativa ruota quasi esclusivamente intorno all'urbanistica, alle varianti di qualità, ponte ed alle CP7, 8, 9... E questa è stata una scelta delle Amministrazioni che hanno gestito la Città.
Da anni diciamo che è necessario cambiare! Meno PEC e più politiche di sviluppo per le imprese, più sostegno ai giovani e più sinergie con il territorio.
Ma, cari Assessori, parlare seriamente di urbanistica vuol dire contribuire a disegnare la città che vogliamo per le future generazioni. Vuol dire creare opportunità per le imprese, per il lavoro, per la qualità della vita. Vuol dire tutelare un territorio che negli ultimi 20 anni è stato massacrato(inutilmente).
Perché il nostro obiettivo deve, certo, essere quello di sostenere i più poveri, ma soprattutto quello di avere meno poveri da sostenere.
Ed in questo senso, di questi tempi, si fa sinceramente fatica a comprendere alcune scelte dell'Amministrazione di Pinerolo, non certo mirate ad una allocazione efficiente delle risorse finanziarie.
Cari Assessori, purtroppo molti poveri sono state creati da scelte scellerate della politica che hanno portato a sprechi, a cattedrali nel deserto, a spese inutili che hanno reso inefficiente la Pubblica Amministrazione e sfiancato le imprese. E questo è accaduto ed accade anche a Pinerolo !
Non vorremmo che questa reazione ad una richiesta di dibattito in Città celasse la poca voglia di affrontare un tema "scomodo" per la nostra Amministrazione. Ed alcune recenti notizie non ci tranquillizzano in questo senso.
Andrea Chiabrando

  •  Gian Piero Clement risponde alle associazioni

 Risposta assolutamente personale e molto sintetica alla vostra sulle problematiche urbanistiche.
A leggervi mi sembra che l'unica questione della quale bisogna discutere a Pinerolo e che diventa esiziale per valutare una amministrazione siano le vicende urbanistiche.
Non ci sono altri problemi?
La povertà, sempre più diffusa, la perdita del diritto al lavoro e del diritto alla casa, le sempre più grandi difficoltà a garantire a tutte/i i servizi di mensa e di nido, la possibilità di praticare sport sono temi che per voi non esistono.
E i servizi sociali, la scuola pubblica, la sanità pubblica, gli ospedali che chiudono?
Tutelare le fasce più deboli anche attraverso una tassazione attenta e la ricerca di nuove risorse?
Di tutto questo non vi interessa niente?
I problemi sono i condomini PMT, Portici blu e le prossime vicende urbanistiche!
Gian Piero Clement


  • Dal sito del PD di Pinerolo
 Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta, relativa ai temi dell'urbanistica di Pinerolo, inviata al Sindaco Eugenio Buttiero da parte di alcune Associazioni Pinerolesi.
Senza voler entrare nei contenuti di un documento indirizzato al Sindaco, riteniamo necessario precisare che il PD di Pinerolo, attraverso il Capogruppo consiliare e il Segretario, ha già avuto modo di esprimere la sua posizione sull'argomento “urbanistica” nelle sedi opportune auspicando che sulla questione del governo del territorio della città, e non solo sull'urbanistica, possa essere avviato un ampio dibattito che coinvolga i cittadini e tutti gli attori che operano in città allo scopo di addivenire ad un disegno “intelligente”, partecipato e condiviso della Pinerolo del futuro. E' peraltro evidente che una "intelligente" politica del governo del territorio urbano, volta a disegnare la Pinerolo di domani, non può prescindere da una altrettanto "intelligente" politica finalizzata a presidiare tutti i settori di competenza dell'Amministrazione comunale, con particolare attenzione a quelli che oggi rappresentano una grave emergenza: servizi a domanda individuale e collettiva, lotta alla povertà, all'emarginazione sociale, alle sempre più crescenti disuguaglianze prodotte dalla crisi economica.
Solo così potremo costruire una città veramente "intelligente", in grado di promuovere benessere sociale, aumentare la qualità della vita e favorire lo sviluppo sostenibile.

  • giornale "Voce Pinerolese"
Critiche al sindaco di Pinerolo sul tema "urbanistica". Le proteste di nove associazioni
Di seguito il testo di una lettera aperta per il sindaco di Pinerolo Eugenio Buttiero, sottoscritta da nove associazioni pubbliche del territorio e relativa alle ultime "scelte-scempio" urbanistiche per la città. Ricordiamo che, a volte, l'arroganza politica di chi governa la città calpesta le più elementari forme di democrazia che sono anche quella di interpellare o far intervenire la cittadinanza con proposte o iniziative. Da molti anni i nostri governanti hanno fatto uno scempio urbanistico sulla città di Pinerolo e ricordo, come esempio indiscutibile, l'orribile costruzione voluta dall'amministrazione Barbero che aveva dato l'ok all’ampliamento dell’ex bar dei viali per realizzare la nuova sede della Comunità Pedemontana Pinerolese. Fabbricato realizzato proprio nell'area del parco giochi dei bambini in via Diaz. Ho detto area verde e destinata ai bambini. Furono raccolte, a suo tempo, oltre mille firme finite nel nulla. Con la questione del mini grattacielo finirà nello stesso modo? Con la solita arroganza? Per le notizie relative al “mini grattacielo, leggi l’articolo del consigliere comunale Massimiliano Puca sul sito del giornale: http://www.vocepinerolese.it/articoli/2013-07-18/ancora-cemento-nel-cuore-pinerolo-3202
Nella foto il parco giochi di via Diaz scippato ai bambini per costruire un "sarcofago" per la comunità pedemontana. E ancora il progetto per il mini grattacielo in via Buniva angolo via Chiappero e il sindaco Buttiero.
Dario Mongiello




Pinerolo (la fascia pinerolese pedemontana in generale) era indicata, in uno studio della Provincia di Torino di qualche anno fa (2010), tra le zone con i maggiori tassi di incremento di consumo di suolo agricolo  dell'intera Provincia. A Pinerolo negli ultimi 15-20 anni si è verificata una indiscriminata e sproporzionata espansione urbanistica, in qualche caso priva dei servizi minimi per garantire un’adeguata vivibilità nei nuovi quartieri. Negli ultimi mesi il consiglio comunale della nostra città si è occupato più volte di urbanistica (PMT - Piano delle alienazioni comprendente la vendita della piazza dei portici Blu - Il social housing di via Vescovado) avviando interventi singoli di discutibile utilità sociale, eseguiti in assenza di programmazione in campo urbanistico. Interventi in cui prevale la facile logica della (s)vendita e/o monetizzazione del territorio come stumento per raggingere il pareggio di bilancio, territorio che però non è infinito.
Sottoscriviamo come GAS l'appello delle associazioni che pubblichiamo, auspicando un cambiamento di rotta da parte dell'amministrazione.  Riteniamo necessario ripensare politiche di rigenerazione urbana finalizzate, attraverso interventi elaborati con il coinvolgimento dei cittadini e di tutti i soggetti pubblici e privati interessati, a privilegiare  il riuso, il recupero e la riqualificazione dell'esistente e ad abbandonare la retorica dello sviluppo inarrestabile.  Ci auspichiamo che su questi temi si apra un ampio dibattito nella città perché il suolo è un bene comune da preservare per i nostri figli.







venerdì 19 luglio 2013

Palermo 19 luglio 1992 Via D'Amelio. "PER AMORE"

Fare memoria. Palermo 19 luglio 1992 Via D'Amelio ore 16.58. Lo scandalo di una Strage di Stato
Giudice Paolo Borsellino (52 anni); Catalano Agostino (43 anni) assistente capo della Polizia di Stato; Emanuela Loi ( 24 anni) agente della Polizia di Stato; Walter Eddie Cosina (31 anni) agente scelto polizia di Stato; Traina Claudio (27 anni) agente scelto della Polizia di Stato;  Vincenzo Li Muli   (22 anni) Agente della Polizia di Stato.
Sappiamo chi li ha uccisi e perchè sono stati uccisi! 
Non abbiamo ancora le prove!

PER AMORE




Se ci chiediamo perchè hanno accetto di morire, la risposta la troviamo nelle parole che  lo stesso Paolo Borsellino pronunciò la sera del 23 giugno 1992, a un mese dalla Strage di Capaci, durante la commemorazione dell'eccidio fatta nel cortile di Casa Professa, a Palermo. 
Quella sera Paolo Borsellino ricorda Giovanni Falcone, l'amico fraterno, il compagno di giochi nei cortili della Khalsa di Palermo, l'amico  dinanzi al cui feretro aveva rinnovato il patto di amicizia "per sempre". Paolo Borsellino parla di Giovanni Falcone ma, lo sappiamo, parla anche di se stesso. 
Le parole di Paolo Borsellino:
"(...) Giovanni Falcone lavorava con perfetta coscienza che la forza del male, la mafia, lo avrebbe un giorno ucciso. Francesca Morvillo stava accanto al suo uomo con perfetta coscienza che avrebbe condiviso la sua sorte. Gli uomini della scorta proteggevano Falcone con perfetta coscienza che sarebbero stati partecipi della sua sorte. Non poteva ignorare, e non ignorava, Giovanni Falcone, l’estremo pericolo che egli correva perché troppe vite di suoi compagni di lavoro e di suoi amici sono state stroncate sullo stesso percorso che egli si imponeva. Perché non è fuggito, perché ha accettato questa tremenda situazione, perché mai si è turbato, perché è stato sempre pronto a rispondere a chiunque della speranza che era in lui? 
Per amore! 
La sua vita è stata un atto di amore verso questa sua città, verso questa terra che lo ha generato, che tanto non gli piaceva. 
Perché se l’amore è soprattutto ed essenzialmente dare, per lui, e per coloro che gli siamo stati accanto in questa meravigliosa avventura, amore verso Palermo e la sua gente ha avuto e ha il significato di dare a questa terra qualcosa, tutto ciò che era ed è possibile dare delle nostre forze morali, intellettuali e professionali per rendere migliore questa città e la patria a cui essa appartiene.(...)
Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro e dobbiamo pagarlo gioiosamente, continuando la loro opera; facendo il nostro dovere, rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che potremmo trarre (anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro); collaborando con la giustizia, testimoniando i valori in cui crediamo, anche nelle aule di giustizia: accettando in pieno questa gravosa e bellissima eredità. Dimostrando a noi stessi e al mondo che Falcone è vivo."

Anche Paolo Borsellino, Catalano Agostino, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Traina Claudio, Vincenzo Li Muli , sono vivi!

mercoledì 17 luglio 2013

SENTINELLE DEL TERRITORIO: LETTERA APERTA AL SINDACO DI PINEROLO

In queste ultime settimane, il tema dell'urbanistica a Pinerolo è tornato prepotentemente alla ribalta: l'area della P.M.T., primo esempio di applicazione delle "infausta" Legge  106/2011. Successivamente, altre due decisioni:  la delibera di valorizzazione ( vendita!) dell'area dei cosiddetti "Portici Blu" e il cosiddetto "Social Housing " in via Vescovado. 
A nostro parere sono criticabili due aspetti: da un lato, il mancato coinvolgimento della cittadinanza su decisioni e temi importanti per la Città. Dall'alto la tempistica dei fatti accaduti: proprio a ridosso delle ferie agostane, la cittadinanza, i cittadini responsabili, sono "invitati" a presentare -entro 15 giorni dalla pubblicazione della delibera adottata- "le osservazioni" addirittura ad una variante urbanistica importante quale quella relativa all'area dei "Portici Blu": ovvero sull'idea di un secondo "grattacielo" a Pinerolo.  
Riteniamo che il tema meritasse davvero altri tempi e altri metodi decisionali
Ne riparleremo presto!



LETTERA APERTA AL SINDACO SULLE RECENTI SCELTE URBANISTICHE

Le associazioni, i gruppi, i cittadini  che si interessano della città di Pinerolo hanno seguito con attenzione e preoccupazione gli ultimi atti dell’amministrazione e in particolare: la autorizzazione a costruire in deroga al PRGC sull’ area ex PMT;  la delibera contenente la “valorizzazione” dei “Portici Blu”; il progetto di “Social-Housing” di Via Vescovado.
Singoli provvedimenti, alcuni di peso rilevante, che tuttavia non sembrano ricondurre ad alcun progetto unitario e  coerente circa il futuro assetto della città. Tutto questo mentre, oramai alla metà del mandato amministrativo, le competenza  dell’Assessorato all’Urbanistica continuano ad essere mantenute dal Sindaco Eugenio Buttiero e la revisione del vigente Piano Regolatore continua ad essere una “chimera”: da tutti evocata e promessa -in campagna elettorale- ma da nessuno ancora intravista. Né si hanno informazioni sulla cosiddetta “Variante ponte”, citata dal Sindaco come primo passo  -fruttuoso e rapido- per muovere in tal senso.
Le decisioni dell’amministrazione sembrano addirittura contraddire, nel metodo adottato, quanto era previsto  dal programma di mandato  del Sindaco Buttiero, laddove si scriveva: “(…) L’impegno è in particolare, di promuovere forme di consultazione e di dibattito pubblico, prima di adottare decisioni su temi qualificanti e fortemente coinvolgenti l’opinione pubblica, in primo luogo dando attuazione alle forme di partecipazione già previste nello Statuto comunale …..”.
A nulla sono valsi  gli inviti ad una maggiore riflessione e cautela, provenienti anche  da esponenti autorevoli dello stesso partito di maggioranza e proprio su temi “fortemente coinvolgenti l’opinione pubblica” quali, ad esempio, il provvedimento di “valorizzazione” (vendita!) dell’area dei “Portici Blu”.
Da oggi, vogliamo far sentire la nostra voce: proporremo riflessioni e analisi sulla città di Pinerolo, come cittadini che vogliono sentirsi responsabili della loro città e offrire il loro contributo alla comunità.
Una premessa: ci pare che chiunque si proponga di gestire razionalmente ed efficacemente un territorio e una comunità, definirne “un progetto possibile”, debba muovere dall’analisi di quello che per un progettista -ma anche per un amministratore- è il rilievo, la conoscenza dello “stato di fatto”.
Qual’ è “lo stato di fatto” della città di Pinerolo?
Notizie utili possiamo ricavarle dalle risposte ad un questionario che l’associazione nazionale “Salviamo il Paesaggio” ha proposto a tutti i comuni italiani. Anche il comune di Pinerolo ha finalmente fornito le risposte richieste e da queste emergono, a nostro avviso, dati importanti. Ne riportiamo alcuni:
a)      adottato nel 1998, il vigente Piano Regolatore Generale Comunale prevedeva un numero di “abitanti teorici”, insediabili nelle aree edificabili generate, pari a circa 55.000. A distanza di oramai 15 anni, i dati Istat disponibili dicono che gli abitanti di Pinerolo sono  36.000
b)      Il numero delle abitazioni presenti sul territorio pinerolese è di 20.284 e di queste almeno 4.000 risultano  oggi “non occupate”, o sfitte.
c)      l’attuale PRGC mette a disposizione cubature “a destinazione residenziale”, cioè destinate agli abitanti residenti, pari a mc 6.485.760 Per capirci: poiché per ogni abitante occorre garantire almeno un vano di mc. 80( secondo le norme urbanistiche)  da quella cifra  deriva che gli abitanti insediabili a Pinerolo potrebbero essere in  totale  addirittura 80.000!
Alla luce di tutto questo è evidente quanto l’attuale PRGC pinerolese risulti sovra-dimensionato, apparendo purtroppo figlio di quella logica aberrante che vedeva nella predazione dei territori, a favore della rendita e della speculazione edilizia, il suo tratto caratteristico.
Ribadiamo quindi la necessità di una immediata revisione del PRGC,  operando un significativo ridimensionamento dei volumi edificabili previsti; auspichiamo una politica di deciso orientamento alla salvaguardia dei suoli liberi e al recupero del patrimonio edilizio esistente; ma –anzitutto- chiediamo l’immediata apertura di un confronto pubblico su questi temi, al fine di rendere possibile e reale il coinvolgimento dei cittadini nelle scelte determinanti per il futuro di Pinerolo.

La Legge 106/2011 e   P.M.T.

In relazione alle recenti scelte dell’ amministrazione,  ci pare opportuno partire da alcune considerazioni sull’ intervento di maggiori dimensioni, l’area ex P.M.T., area alla quale sono state applicate le norme previste dalla Legge  106/201. Una norma da molti ritenuta “infausta” e che, in sintesi, “semplifica” le procedure per il cambio di destinazione d’uso delle aree.

A nostro avviso la scelta compiuta dall’ amministrazione è criticabile anzitutto in quanto l’area interessata non ricade nelle situazioni previste dalla legge citata: non si tratta di un’ area urbana degradata, né dimessa o in dismissione; né viene prevista una totale rilocalizzazione della attività produttiva esistenti nell’area stessa.

Approvando l’iter relativo al “permesso di costruire in deroga” per l’ area suddetta non ci pare siano state adeguatamente motivate neppure le ragioni della “pubblica utilità” dell’ intervento, condizione essenziale affinché la deroga sia concessa. A nostro parere, non può essere oggettivamente considerata  di “pubblica utilità” l’azione di una azienda privata che intraprenda una speculazione edilizia realizzando abitazioni private. Nella delibera adottata dall’Amministrazione non vi è traccia neppure di un impegno dell’azienda a mantenere precisi livelli occupazionali.
E allora: qual’è la pubblica utilità di aggiungere aree edificabili in una città che ne ha già in eccesso? A chi giova?

Nel progetto adottato si prevede la compresenza di attività produttiva  e di edifici residenziali. Tuttavia non è chiaro come possano essere rispettate norme fondamentali quali, ad esempio, quelle riguardanti la tutela dall’inquinamento acustico.
La L. 106/2011, descrivendo le condizioni in cui si deve applicare l’iter del “permesso di costruire in deroga” non trasforma affatto questa scelta in un “atto dovuto”, come alcune parti hanno sostenuto, compreso il Sindaco Buttiero. Il “permesso di costruire in deroga”, costituendo una “eccezione” alle normali procedure, è infatti subordinato alla responsabilità del Consiglio Comunale poiché devono essere comparati due diversi interessi pubblici: quello che è connesso all’ordinato, razionale, sviluppo del territorio (in accordo con la pianificazione urbanistica) e quello (eventuale) connesso alla razionalizzazione e riqualificazione degli ambiti degradati.

Pertanto, a nostro avviso il progetto relativo all’area PMT  non presentava le caratteristiche necessarie all’ applicazione della Legge 106/2011 .
Riteniamo doveroso che il Consiglio Comunale  chiarisca al più presto, e in primo luogo a cittadini, quali sono i criteri di valutazione che intende seguire su questa delicata materia. Una applicazione “selvaggia” della L. 106/2011 provocherebbe infatti un ulteriore aumento delle cubature edificabili, già eccessive rispetto alla popolazione esistente. Il risultato conseguente di un eccesso di offerta abitativa, lo insegnano le leggi di mercato, determinerebbe di certo un ulteriore svilimento del valore patrimoniale delle abitazione dei pinerolesi.
Infine: non dimentichiamo che, anche in Piemonte, l’edilizia è stata lo strumento spesso utilizzato dalle mafie per il riciclaggio del “denaro sporco”. Siamo certi sia preoccupazione di tutti, in primo luogo degli amministratori pinerolesi, che in Pinerolo non si creino situazioni di terreno fertile per “infiltrazioni” e situazioni di opacità, simili a quelle che hanno colpito cittadine e comunità a noi vicine e che il Processo Minotauro, in corso a Torino, sta drammaticamente portando alla luce.
Per coloro  fossero interessati ad approfondire gli argomenti tecnici trattati, si allega una scheda più dettagliata.










SCHEDA TECNICA : Legge 106/2011 e circolare Giunta Regionale 9 maggio 2011

I dati prima riportati sembrano avere avuto poco peso nelle decisioni della amministrazione pinerolese, giacchè vigoroso impulso a nuove edificazioni pare emanare adesso dalla applicazione Legge 106/2011 sulla quale avevamo espresso preoccupazioni nella nostra lettera aperta “Dove ci porterà il Ponte?”. Chiariamo ulteriormente il nostro pensiero esaminando quelli che, a nostro parere, sono gli  aspetti più importanti e critici legati all’area della PMT  e alla applicazione della legge citata.

1) Applicabilità delle norme contenute nella legge
L’applicazione della legge in esame riguarda situazioni e contesti circoscritti quali: “la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente”; “la riqualificazione di aree urbane degradate, con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti”; “la riqualificazione di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare”.
Nel caso della P.M.T. osserviamo:
a) non si tratta della riqualificazione di un area degradata, in quanto l’area industriale P.M.T. di per sé non lo è; la riqualificazione, qualora fosse questo il caso, è solo parziale non essendo estesa a tutto il perimetro dell’area P.M.T.
b) per quanto riguarda il concetto di “ri-localizzazione”, nel caso PMT  questa è solo parziale, in quanto una area produttiva permane e questo suscita anche dei dubbi sulla sua compatibilità con la nuova destinazione residenziale prevista. Così come depone poco oggettivamente a favore dell’applicabilità della legge,a nostro parere, dire che in caso di mancata valorizzazione dell’area la ditta sarebbe costretta a chiudere e quindi dismettere gli edifici.

2) Motivazioni di interesse pubblico addotte nel seguire la procedura
Per dare concreta attuazione alla norma, la Regione Piemonte individua come elemento cardine lo strumento edilizio del “permesso di costruire in deroga” ( in deroga agli strumenti urbanistici vigenti). I Consigli Comunali, il soggetto politico, hanno quindi la responsabilità  gravosa di dover determinare ambiti e discrezionalità entro i quali accogliere progetti che, secondo le norme urbanistiche vigenti, non potrebbero essere di fatto accolti. L’amministrazione è quindi chiamata a motivare fortemente le ragioni di una deroga ( “l’eccezione”)  allo strumento urbanistico vigente ( “la regola”). A contrappeso della discrezionalità riconosciuta ai Comuni, si deve infatti considerare il pregiudiziale carattere di “pubblica utilità” ( l’art. 14 del DPR 380) a cui il progetto in deroga deve rispondere, e seguire quindi la legge di riferimento in materia .
La delibera della PM sembra del tutto carente su questo punto, tenuto conto che l’interesse pubblico non può essere solo quello di razionalizzare un’area degradata. Ne può essere oggettivamente considerata “pubblica utilità” l’azione di una azienda privata che intraprenda una speculazione edilizia realizzando abitazioni private! Né tantomeno può essere “pubblica utilità”sottostare al  “ricatto occupazionale” avanzato da una azienda. Nella delibera adottata, l’azienda privata PMT non è chiamata ad assolvere né a rispondere di nessun impegno in tal senso.

3) Rispetto delle norme di settore
I progetti adottati nell’ambito della L. 106/2011 devono rispettare comunque norme fondamentali ed espressamente previste (Circolare Regionale, comma 11). In particolare: le norme antisismiche; di sicurezza; antincendio; igienico-sanitarie; quelle relative all'efficienza energetica; le norme relative alla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, nonché le disposizioni contenute nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.L. 22 gennaio 2004, n. 42).
Per quanto riferibile alle norme igienico sanitarie andrebbero anche rispettate le norme in materia di inquinamento acustico (Legge 447/95 e della L.R. 52/00): riferimenti importanti considerando che il progetto prevede nuove abitazioni all’interno di un contesto caratterizzato dalla permanenza della fabbrica P.M.T.; della ferrovia e di una  strada di una certa rilevanza come Via Martinat.
Se si fosse operato con una Variante urbanistica si sarebbe anche dovuto valutare il divieto di accostare destinazioni la cui relazione presenta criticità, quella residenziale e produttiva, se non frapponendo “zone cuscinetto”  di almeno mt. 50 di larghezza.
Nella Delibera relativa alla P.M.T. non vi è traccia di questi aspetti!

4) Natura di “atto dovuto” del “permesso di costruire in deroga”.
In Consiglio Comunale il Sindaco si espresso in termini perentori: “Le leggi si subiscono!”. Ergo: il Consiglio Comunale, obbligatoriamente, dovrà accogliere ogni progetto presentato negli ambiti di applicazione della legge Legge 106.
Davvero il “permesso di costruire in deroga” è un atto dovuto?
Le valutazioni portate avanti dall’ANCI, e riprese anche dagli amministratori di Pinerolo, si fondano sulla pretesa che, essendo la L. 106 una legge di “semplificazione e di stimolo alle attività economiche”, il legislatore ha voluto sancire il “pubblico interesse” di qualsivoglia cantiere venga attivato, quale contributo concreto alla crescita economica e occupazionale del Paese.
Ci permettiamo di dire che se una legge venisse adottata in questi termini travolgerebbe interamente il principio della pianificazione urbanistica e del governo del territorio, in contrasto - inaccettabile!- con le disposizioni contenute addirittura nella Carta Costituzionale ove si enuncia che …..
Non solo. E’errato affermare che il “permesso di costruire in deroga” sia atto dovuto: si tratta invece di un atto “eccezionale” perché ha come  fondamento l’interesse pubblico, interesse che deve essere motivato e giustificato da parte dell’amministrazione! Atto dovuto - e per questo rilasciato esclusivamente dai tecnici-dirigenti comunali- è invece un normale “permesso di costruire” in quanto mero atto ricognitivo di presupposti che, se verificati, configurano un diritto ad edificare.
Pertanto, il Consiglio Comunale è chiamato in causa dalla Legge 106/2011 proprio perché deve comparare due diversi interessi pubblici: quello che è connesso all’ordinato, razionale, sviluppo del territorio (in accordo con la pianificazione urbanistica) e quello che è connesso alla razionalizzazione e riqualificazione degli ambiti degradati. Nella Legge 106 non vi è affatto riferimento alla necessità che si aprano “più cantieri possibili”!

Conclusioni

Il nostro parere è che, nel caso della PMT, la logica della Legge 106/2011 pare addirittura tradita in quanto l’area non è particolarmente degradata, né lo sono gli edifici in essa presenti, e soprattutto perché si va a sostituire un insediamento produttivo,  potenziale generatore di un beneficio economico generale e allargato, con la semplice apertura di cantieri edilizi che hanno una portata economica limitata e comunque ristretta a pochi operatori.
Siamo sicuri che la logica della 106 non sia quella di consentire l’apertura di nuove attività economiche, in deroga ai PRGC, piuttosto che sostituirle per fare nuovi condomini?



Italia Nostra 
Legambiente
presidio Libera "Rita Atria " Pinerolo
Forum nazionale “Salviamo il Paesaggio Difendiamo i territori”
Osservatorio 0121
ASPE
Associazione “Stranamore”
Associazione “Salviamo i Tumpi”

Associazione Ecologista per la Sostenibilità

giovedì 11 luglio 2013

Giorgio Ambrosoli. Un Eroe Borghese

«A quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito». 
Era il 25 febbraio del 1975 quando Giorgio Ambrosoli scrisse queste parole in una lettera alla moglie Anna. Aveva appena completato la faticosa ricostruzione dello stato passivo della Banca privata italiana, cuore dell'impero di Michele Sindona, di cui la Banca d'Italia aveva disposto la liquidazione coatta. Intuiva che la sua vita da quel momento era a rischio ma era orgoglioso di quanto era riuscito a fare.
Ambrosoli, che fu nominato commissario della Banca privata nel 1974, era un professionista milanese non molto in vista. Avvocato contro la volontà del padre, che avrebbe preferito una carriera in banca, sposato con tre figli, si era "fatto le ossa" nel 1964 con il fallimento della Sfi, una finanziaria "vicina" a Giuseppe Pella, pezzo da novanta democristiano. Il buco era di 70 miliardi delle lire di allora.
Ambrosoli venne assassinato la sera dell'11 luglio 1979, rincasando dopo una serata trascorsa con amici, Ambrosoli: fu avvicinato sotto il suo portone da un killer italo-americano che gli esplose contro quattro colpi .357 Magnum. Ad ucciderlo fu William Joseph Aricò, pagato da Michele Sindona con 25 000 dollari in contanti ed un bonifico  di altri 90 000 dollari  depositati su un conto corrente svizzero
Ai  funerali di giorgio Ambrosoli non era presente nessun rappresentante delle istituzioni italiane. 
Anni dopo, Giulio Andreotti ebbe a dire che Giorgio Ambrosoli era uno che "se l'andava cercando"


Non un borghese qualunque
Ambrosoli, cresciuto in un ambiente conservatore, da giovane aveva simpatizzato per l'Unione monarchica e per la Gioventù liberale. Era un borghese, sì, ma non qualunque. Era un eroe borghese, come lo dipinse Corrado Stajano in un bellissimo libro del 1991. Quando accettò l'incarico dal governatore Guido Carli, probabilmente non immaginava i guai cui sarebbe andato incontro. Ma gli bastò pochissimo per rendersi conto che dietro quel crac si nascondeva un intreccio di politica, finanza, poteri costituiti e poteri occulti, malavita. Giorno dopo giorno si imbatté in documenti che provavano come il bancarottiere siciliano fosse legato a filo doppio a politici di primo piano (Giulio Andreotti, soprattutto, e la sua corrente Dc, ma anche Amintore Fanfani), banchieri burattini (Ferdinando Ventriglia, Mario Barone, Roberto Calvi), uomini di chiesa troppo legati alle cose terrene (Paul Marcinkus e il suo Ior), torbidi manovratori della massoneria (Licio Gelli e la sua loggia P2 che fu scoperta solo parecchi anni dopo), magistrati manovrabili (Carmelo Spagnuolo, Antonio Alibrandi, Luciano Infelisi), capibastone della mafia.
Conscio del pericolo in cui la sua onestà lo poneva, volendo indagare uomini e fatti del potere oscuro,  nel febbraio 1975 scrisse alla moglie la lettera che costituisce il testamento spirituale lascito alla sua famiglia e all'Italia intera. 

« Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E' indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell'Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo. I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...) Giorgio »

venerdì 5 luglio 2013

Fare memoria. 1992. Quei giorni di calvario, fra Capaci e Via D'Amelio

Il calvario che venne imposto di vivere a Paolo Borsellino dopo l'assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo vide giorni drammatici e giorni nei quali l'umanità di paolo Borsellino pareva rischiarare le tenebre che presto ne avrebbero coperto la luce

Mercoledì 1 luglio 1992
Paolo Borsellino vive in quel giorno uno dei momenti più drammatiche della sua storia. Borsellino quel giorno si trova a Roma  per interrogare Gaspare Mutolo: boss mafioso di primo piano,  Mutolo aveva già iniziato a collaborare con Giovanni Falcone rivelando al magistrato, fra le altre cose,  inquietanti fatti a carico di uno degli uomini più importanti dei servizi segreti italiani. Secondo le dichiarazioni di Mutolo,  Bruno Contrada, numero tre del Sisde, era uomo "a disposizione" della mafia siciliana. Nell'interrogatorio a Gaspare Mutolo, interrogatorio che doveva essere segretissimo, il giudice Borsellino vuole approfondire  e valutare le affermazioni del pentito.  
"(...) Durante l’interrogatorio, Borsellino viene avvertito che il nuovo ministro dell’interno, Nicola Mancino, appena insediatosi, lo vuole incontrare al Viminale. Borsellino dice a Mutolo: Sospendiamo. Torno fra mezzora”.
Al Viminale però non incontra il ministro ma il capo della polizia Vincenzo Parisi e –appunto- Bruno Contrada.
Secondo il racconto di Mutolo, Borsellino torna sconvolto: “L’ho visto fumare e riaccendersi una seconda sigaretta”. Mi ha riferito che Contrada glia ha detto: “ Chieda a Mutolo se ha bisogno di qualcosa…”, ma nessuno doveva sapere dell’interrogatorio". ( tratto da “Il Vile Agguato” di E. Deaglio)


Sabato 4 luglio 1992
Paolo Borsellino si reca al Palazzo di Giustizia di Marsala per la cerimonia di saluto che era già stata rinviata altre volte dopo il trasferimento a Palermo. Borsellino parla a braccio, ricorda i sacrifici che i magistrati devono affrontare per assicurare alla nazione il servizio della giustizia, senza mai nominarlo cita il collega Vincenzo Geraci, il quale aveva scritto che a Marsala Borsellino era andato perché voleva una procura con il mare, e riceve una lettera di saluto dai “suoi” sostituti, i giovani pm cresciuti sotto la sua la protettiva negli anni delle inchieste marsalesi: Giuseppe Salvo, Francesco Parrinello, Luciano Costantini, Lina Tosi, Massimo Russo, Alessandra Camassa.*
Una lettera che Borsellino incornicerà ed appenderà nello studio di casa:
Carissimo Paolo, 
al di là dei saluti ufficiali, anche se sentiti, un momento privato, un colloquio tra noi. Noi tutti siamo qui a Marsala con te fino dal tuo arrivo, ma ognuno di noi porta nel suo cuore un pezzetto di storia da raccontare sul lavoro a Marsala, nella procura che tu hai diretto. Ci piacerebbe ricordare tante situazioni impegnative o tristi o buffe che ci sono capitate in questa esperienza comune, ma l’elenco sarebbe lungo e, allo stesso tempo, insufficiente. Possiamo comunque dirti di aver appreso appieno il significato di questo periodo di lavoro accanto a te e le possibilità che ci sono state offerte: l’esperienza con i pentiti, i rapporti di un certo livello con la polizia giudiziaria, sono situazioni rare in una procura di provincia, e la tua presenza ci ha consentito di giovarci di queste opportunità. Abbiamo goduto, in questi anni, di un’autorevole protezione, i problemi che si presentavano non apparivano insormontabili perché ci sentivamo tutelati. Qualcuno ci ha riferito in questi giorni che tu avresti detto, ironizzando, che ogni tuo sostituto, grazie al tuo insegnamento, superiorem non recognoscet. Sai bene che non è vero, ma è vero invece che la tua persona, inevitabilmente, ci ha portati a riconoscere superiore solo chi lo è veramente. Ci sono state anche delle incomprensioni, e non abbiamo dimenticate nemmeno quelle: molte sono dipese da noi, dalle diversità dei caratteri e dalla natura di ognuno; altre volte, però, è stata proprio la tua natura onnipotente a vedere ogni cosa dalla tua personale angolazione, non suscettibile di diverse interpretazioni.
Tuttavia, anche in questo sei stato per noi un “personaggio”, ti sei arrabbiato, magari troppo, ma con l’autoritàche ti legittimava e che mai abbiamo disconosciuto. Anche nel rapporto con il personale abbiamo apprezzato l’autorevolezza e la bontà, mai assurdamente capo, ma sempre “il nostro capo”.
E poi te ne sei andato, troppo in fretta, troppo sbrigativamente, come se questo forte rapporto che ci legava potesse essere reciso soltanto con un brusco taglio, per non soffrirne troppo. Il dopo Borsellino non te lo vogliamo raccontare: pur se uniti tra noi, in tantissime occasioni abbiamo sentito che non c’eri più, e in molti abbiamo avvertito il peso, talvolta eccessivo per le nostre sole spalle, di alcune scelte, di importanti decisioni. E adesso il futuro, il tuo, ma anche il nostro. Noi ti assicuriamo, già lo facciamo, siamo all’erta, sappiamo che cosa vuol dire “giustizia” in Sicilia ed abbiamo tutti valori forti e sani, non siamo stati contaminati, e se è vero che “chi ben comincia...”, con ciò che segue, siamo stati molto fortunati. Per te un monito: è un periodo troppo triste ed è difficile intravederne l’uscita. La morte di Giovanni e Francesca è stata per tutti noi un po’ la morte dello stato in questa Sicilia. Le polemiche, i dissidi, le contraddizioni che c’erano prima di questo tragico evento e che, immancabilmente, si sono ripetute anche dopo, ci fanno pensare troppo spesso che non ce la faremo, che lo stato in Sicilia è contro lo stato, e che non puoi fidarti di nessuno. Qui il tuo compito personale, ma sai bene che non abbiamo molti altri interlocutori: sii la nostra fiducia nello Stato. 
I “tuoi” sostituti.

Venerdì 5 giugno 1992 . “La cena degli onesti”
Antonio Ingroia racconta che alla sera, durante una cena a Terrasini, organizzata dai carabinieri, il calore delle gente raggiunge Paolo Borsellino in pieno.
«Si parlava di Falcone, delle indagini su Capaci, dei nuovi equilibri dentro Cosa Nostra. Terminiamo di cenare, ed il proprietario del locale si avvicina a Paolo, gli sussurra in un orecchio che il cuoco vorrebbe conoscerlo, nulla di più. Paolo mi sembra imbarazzato dalla insolita richiesta, ma dice di sì. Si alza, va incontro al cuoco, un uomo anziano, dal viso buono. Appena gli stringe la mano, questi si mette a piangere come un bambino. Paolo resta pietrificato per pochi secondi. Poi, commosso, lo abbraccia. I due escono dal ristorante, cominciano a passeggiare parlando fitto fitto, come vecchi amici, in palermitano stretto. “Sai Antonio”, mi racconta in auto mentre rientriamo a Palermo, “stavo per mettermi a piangere anch’io. Ha voluto dirmi che i palermitani onesti, i padri di famiglia, sono al nostro fianco”. Quella cena con i carabinieri, Borsellino, la ricorderà per sempre. La chiamerà “la cena degli onesti”

mercoledì 3 luglio 2013

I mafiosi non esistono se non si è capaci di vederli. "Se un giudice non capisce questo, non può capire la ‘ndrangheta."

Sono passati solo pochi giorni dalla requisitoria di Giancarlo Caselli a conclusione del  primo grado di giudizio del processo "Minotauro" . La revoca, nel processo di primo grado, dell’ordinanza di custodia cautelare per Rosario Marando, boss della 'ndrangheta, ripropone il problema della "percezione" della pericolosità dei mafiosi. Ne parla Maria Stefanelli, testimone di giustizia contro la ‘ndrangheta dal 1998, dopo una vita di violenze e brutalità. Una voce che fuori dai tribunali nessuno ha mai sentito, e oggi, per la prima volta, decide di spezzare il silenzio. Il motivo è la decisione dei giudici di Torino – Paola Trovati, Diamante Minucci e Alessandra Salvadori, chiamate a emettere il verdetto di primo grado nel maxi processo sulla ‘ndrangheta in Piemonte

 Fonte: Il Fatto Quotidiano

Scarcerato boss della ‘ndrangheta Testimone di giustizia: “Sono terrorizzata”

In un'intervista esclusiva parla per la prima volta Maria Stefanelli. La sua decisione dopo la scelta dei giudici di Torino di revocare, nel processo di primo grado, l’ordinanza di custodia cautelare per Rosario Marando, elemento di spicco della famiglia di Platì (Rc) che da 30 anni comanda a Volpiano (Torino)

Carabinieri
“Sono molto preoccupata per l’incolumità della mia cliente”, dice l’avvocato Cosima Marocco. “Rosario Marando ha più volte espresso un fortissimo livore nei suoi confronti, sia al processo Minotauro, dove è imputato per associazione mafiosa, sia al processo Stefanelli, in cui è accusato di omicidio. Era detenuto per narcotraffico, sarebbe dovuto uscire nell’aprile del 2014, invece con un cumulo di pena è riuscito a estinguere i mesi residui e dunque ora è fuori”. Nel processo riaperto per la morte di Antonio e Antonino Stefanelli e Francesco Mancuso – per il quale nel 2000 era già stata pronunciata una condanna per il fratello Domenico Marando e perGiuseppe Leuzzi, condannati all’ergastolo –, Rosario Marando è stato protagonista di un colpo di scena: “So dove sono sepolti i tre cadaveri, ce li ho messi io”, ha affermato lo scorso aprile, interrompendo l’udienza e portando giudici, pm e avvocati nel boschi della Vauda, a Volpiano. Ad oggi le ricerche non hanno portato risultati.
Signora Stefanelli, come ha reagito alla notizia della liberazione di Marando?
Sono terrorizzata. Non dormo e non mangio da giorni, sono ripiombata nell’incubo di anni fa. Rosario Marando appartiene a una famiglia potente di ‘ndrangheta, una famiglia di assassini oltre che di grandi trafficanti di droga. E lo so perché sono sua cognata. Ne ho sposato il fratello, il boss Francesco Marando, di cui sono rimasta vedova nel 1996, quando è stato ammazzato e bruciato nei boschi di Chianocco (To) dai miei familiari, con cui era finita l’intesa negli affari. Il nostro era stato un matrimonio combinato, come avviene nelle famiglie mafiose calabresi. Non ho mai pensato che i Marando dal carcere si fossero dimenticati di me, ma ora mi preoccupa il fatto che Rosario e Domenico si siano palesemente riavvicinati dopo la grossa rottura dovuta alla spartizione del tesoro del loro mitico – in ambienti criminali – fratello Pasqualino. Dalle sue deposizioni ai processi Rosario ha lanciato palesi messaggi, l’ultimo interrogatorio con il pm Roberto Sparagna sembrava un duello. Bisogna interpretarlo il linguaggio della ‘ndrangheta. Sapere che i fratelli Marando sono tornati in sintonia per me è una notizia angosciante. Eppure non è neanche questa la cosa che mi deprime maggiormente.

Che cosa allora?
Ancor più del fatto che sia libero, mi inquietano le motivazioni addotte. Suonano chiaramente come un’anticipazione di una sentenza di assoluzione, e temo non solo per Rosario. Si trattasse di un processo a Reggio Calabria penserei male. Siamo a Torino, voglio credere che semplicemente le tre giudici non sappiano che cos’è la ‘ndrangheta. Mi sembra che non colgano la caratura criminale di questi imputati, che li considerino solo dei bifolchi, dei cafoni, non delle menti più evolute come la guida di un’associazione di stampo mafioso impone. Del resto è un atteggiamento ricorrente nella magistratura giudicante di molti processi al nord. La mia era una sensazione maturata seguendo le udienze a distanza, e questo provvedimento sembra darmi ragione.

Perché è così severa nel suo giudizio?
In quella revoca si mettono in discussione le dichiarazioni mie, di Rocco Marando – il fratello pentito – e di Rocco Varacalli, il collaboratore che ha fatto scoppiare Minotauro. Il punto è questo: io, forse ingenuamente, ho sempre detto la verità. E la verità è che nessuno di loro, non Rosario e neanche mio marito, mi ha mai confessato “sono un affiliato”. Ma io ho assistito a molti rituali, ai “battesimi”, ai brindisi per i nuovi membri. Certo, non ho assistito a quelli dei Marando, anche perché loro erano già dentro l’organizzazione quando sono entrata nella famiglia. E sulla contestazione che non me ne abbiano mai fatto esplicito cenno, bisogna chiarire che nella ‘ndrangheta non funziona così, dell’appartenenza non si parla apertamente, figuriamoci alle donne poi, che sono bistrattate, sottomesse, umiliate, picchiate. Moltissime vanno avanti a psicofarmaci, per sopportare la morte di figli e mariti, o anche solo la prigionia in cui di fatto vivono. Io ero costretta a portare i pizzini fuori dal carcere per conto di mio marito, raggiungerlo nei suoi bunker sull’Aspromonte mentre era latitante. Perché ero la moglie di un mafioso. Se un giudice non capisce questo, non può capire la ‘ndrangheta.

Lei ha scelto di abbandonare quel mondo.
Sì, e l’ho pagato caro. Ma da quel momento nella giustizia ho sempre creduto, per questo quando mi hanno richiamata per i processi Stefanelli e Minotauro, dopo anni in cui mi ero rifatta una vita, benché misera come può essere quella di una fuggiasca sotto protezione, non ho avuto dubbi sull’accettare di testimoniare. E mi sono seduta su quella sedia da cui le giudici hanno visto uomini tremare di paura, imprenditori vessati sconfessare quello che avevano denunciato, addirittura persone rinnegare la propria identità e dire: “Non sono io, è un caso di omonimia”. Si è visto di tutto in quel processo. Purtroppo capita spesso che i giudici dei tribunali del nord sottovalutino la pericolosità e il livello di infiltrazione della ‘ndrangheta nel tessuto sociale ed economico, vanificando il lavoro dei magistrati inquirenti.

Che cosa pensa di fare ora?
Non lo so. Volevo essere dimenticata e dimenticare tutto. E’ stato impossibile. Quello che ho detto nelle aule di tribunale, e che già mi sembrava molto, è un centesimo di quello che ho vissuto. Capisco solo ora come una mancanza di conoscenza delle dinamiche dell’organizzazione possa influenzare le decisioni giudiziarie. Forse è il momento di raccontare come vive una donna di ‘ndrangheta e pubblicare il libro sulla mia vita che da tempo alcune persone di fiducia custodiscono con il mandato di divulgarlo nel caso mi fosse successo qualcosa. Lea Garofalo e Maria Concetta Cacciola (donne uccise per aver parlato, ndr) non hanno fatto in tempo. Lo devo anche a loro.