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giovedì 24 maggio 2012

"SONO MORTI PER NOI..."


Ad un mese dalla morte del giudice Giovanni Falcone, a Capaci, il 23 giugno 1992i boyscouts organizzano un raduno a piazza Magione, nel cuore del quartiere della Kalsa di Palermo. 
Paolo Borsellino pur arrivando in ritardo riesce ad essere presente e viene invitato a prendere la parola, per ricordare l’amico. Tra fiaccole accese, le parole di Paolo Borsellino:



  “(…)  Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro. Questo debito dobbiamo pagarlo, gioiosamente, continuando la loro opera, facendo il nostro dovere. Rispettando le leggi, anche quelle che ci impongono sacrifici. Rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro. (…)
La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le nostre giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. 
Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse: "La gente fa il tifo per noi." E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale della popolazione dava al lavoro del giudice, significava qualcosa di più: significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze." 
Paolo Borsellino


giovedì 3 maggio 2012

Per Telejato, con le parole di Giulio Cavalli


Quante volte abbiamo parlato di Pino Maniaci e Telejato. Questa volta si rischia davvero di vederla chiusa, per il passaggio al digitale terrestre. Facciamo nostre le parole, qui di seguito, dell’amico Giulio Cavalli. Spesso Giulio ha collaborato con Pino e si sono vicendevolmente supportati. Il video del Fatto Quotidiano, che citiamo, è uno dei pochi che raccontano questa vicenda troppo nell’ombra.
E’ di nuovo tempo di far grancassa e tam tam mediatico. E noi non ci sottraiamo!
Per la libertà di informazione e la giustizia. Per Telejato e i siciliani onesti!


  
Pino Maniaci e Telejato devono essere spenti. La notizia è di quelle che gelano il sangue perché Pino Maniaci e Telejato (con il suo telegiornale più lungo del mondo) da anni lottano per non essere spenti dalla mafia e invece alla fine a spegnerli sarà lo Stato. Non si sa se per superficialità, per miopia o per convergenza di interessi: certo quando lo Stato compie l’azione che la mafia ha tanto desiderato ne esce sconfitto il buon senso, la tutela del coraggio e la custodia delle fragilità attive.
Non serve solidarietà pelosa. Telejato, Pino e la sua famiglia ne hanno ricevuta a tonnellate in questi anni (buona e non buona). Serve mobilitarsi con un obiettivo chiaro: sappia il Governo cosa sta spegnendo, decida dopo aver conosciuto la vita, il progetto e le lotte di Telejato e dia delle spiegazioni. La mobilitazione deve puntare a chiunque possa scrivere un’interrogazione, un ordine del giorno o una mozione tra gli scranni del Parlamento. E noi possiamo chiederlo (e dobbiamo chiederlo) con insistenza: come Pino quando tiene in mano il microfono.


Fonte: Libera Piemonte