lunedì 2 settembre 2013

"Osservazioni alla delibera di variante urbanistica"

Osservazioni alla deliberazione di Consiglio comunale di Pinerolo n. 36 del 2-3 luglio 2013: «Approvazione del piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari – triennio 2013/2015 e relativa adozione di variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della l.r. 56/77»

Al sindaco di Pinerolo
Al Presidente del Consiglio Comunale di Pinerolo
Al Responsabile del procedimento
tramite posta elettronica certificata all’indirizzo

i sottoscritti
- Bertolotti Paolo, nato a Pinerolo il 7 dicembre 1957 e residente in Garzigliana via San Martino, 10, codice fiscale BRTPLA57T07G674I, tel. 3356752257,
- Gardiol Giorgio, nato a Pinerolo il 25 maggio 1942, e ivi residente in viale Rimembranza 29, codice fiscale GRDGRG42E25G674B, tel. 3356341752,
in qualità di componenti del gruppo «Osservatorio 0121», aderente al Forum nazionale «Salviamo il paesaggio – Difendiamo i territori»,

Premesso che:

- con ordinanza n. 284 del Registro delle ordinanze, del 15 luglio 2013, il Dirigente del Settore urbanistico del Comune di Pinerolo, pubblicata nell’Albo pretorio, da disposto la pubblicazione in visione sul sito istituzionale del Comune per quindici giorni consecutivi (dal 18 luglio al 01 agosto 2013) della deliberazione del Consiglio comunale in oggetto con allegati ed estratti del PRGC, e relazioni tecniche costituenti variante urbanistica ai sensi dell’art, 16 bis della legge regionale 56/77.
- nella medesima ordinanza è fissato un periodo di quindici giorni, (dal 02 al 16 agosto) affinché chiunque possa presentare osservazioni alla variante urbanistica deliberata dal Consiglio comunale.
- la deliberazione in oggetto riguarda Il "Piano delle Alienazioni e Valorizzazioni" che dovrebbe essere allegato al bilancio di previsione 2013 (tuttora non ancora pubblicato nell’Albo Pretorio) ed ha l'obiettivo di garantire il riordino, la gestione e valorizzazione del patrimonio del Comune. Esso individua i beni immobili non strumentali all'esercizio delle funzioni istituzionali del Comune, e pertanto suscettibili di essere valorizzati o alienati, tra questi l’area di terreno cosiddetta dei «Portici » via Buniva angolo via Chiappero, che è oggetto delle presenti osservazioni alla variante urbanistica relativa.

Tutto ciò premesso si osserva:

1 – inosservanza della normativa sulla pianificazione territoriale
l’attuale normativa in materia di obblighi di pubblicità, trasparenza delle pubbliche amministrazioni (Decreto Legislativo 14 marzo 2013, n. 33 Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. in GU n.80 del 5-4-2013) entrato in vigore : 20/04/2013, all’Art. 39 (Trasparenza dell'attività di pianificazione e governo del territorio) dispone che:
« 1. Le pubbliche amministrazioni pubblicano:
a) gli atti di governo del territorio, quali, tra gli altri, piani territoriali, piani di coordinamento, piani paesistici, strumenti urbanistici, generali e di attuazione, nonché le loro varianti;
 b) per ciascuno degli atti di cui alla lettera a) sono pubblicati, tempestivamente, gli schemi di provvedimento prima che siano portati all'approvazione; le delibere di adozione o approvazione; i relativi allegati tecnici.
2. La documentazione relativa a ciascun procedimento di presentazione e approvazione delle proposte di trasformazione urbanistica d'iniziativa privata o pubblica in variante allo strumento urbanistico generale comunque denominato vigente, nonché delle proposte di trasformazione urbanistica d'iniziativa privata o pubblica in attuazione dello strumento urbanistico generale vigente che comportino premialità edificatorie a fronte dell'impegno dei privati alla realizzazione di opere di urbanizzazione extra oneri o della cessione di aree o volumetrie per finalità di pubblico interesse, è pubblicata in una sezione apposita nel sito del comune interessato, continuamente aggiornata.
3. La pubblicità degli atti di cui al comma 1, lettera a), è condizione per l'acquisizione dell'efficacia degli atti stessi.
4. Restano ferme le discipline di dettaglio previste dalla vigente legislazione statale e regionale».
La fattispecie disposta dal D.lgs. su menzionato non ha trovato applicazione nella deliberazione di variante approvata. Infatti la pubblicazione dell’iniziativa pubblica della variante è successiva all’adozione delle delibera. Ciò rappresenta un pregiudizio negativo circa la partecipazione popolare alla pianificazione urbanistica che è uno dei punti fondativi della cultura politica urbanistica. IL TU degli enti locali, la direttive europee, (42/2011 e 25/203), lo stesso statuto della Città e del Regolamento del Consiglio comunale prevedono l’attivazione di specifiche forme di partecipazione popolare alle scelte di trasformazione urbanistica della Città. La mancanza di consultazione preventiva circa la possibile vendita dell’area dei «Portici blu», della variante e della possibile costruzione di un secondo «grattacielo» in aderenza all’esistente, ci sembra costituisca una palese contraddizione di quanto affermato nelle indicazioni programmatiche del Sindaco che scriveva : «(…) L’impegno è in particolare, di promuovere forme di consultazione e di dibattito pubblico, prima di adottare decisioni su temi qualificanti e fortemente coinvolgenti l’opinione pubblica, in primo luogo dando attuazione alle forme di partecipazione già previste nello Statuto comunale ….».

2 – errata interpretazione legislativa.
La variante relativa i «Portici blu» si basa sul presupposto della applicabilità alla zona A5.1 «Portici nuovi» del Piano regolatore di Pinerolo della normativa della legge regionale 56/1977, articolo 16 bis, così come modificata dalla L.r. 3/2013. Come è noto le zone di tipo «A» dei piani regolatori costituiscono la zona territoriale omogenea del «centro  storico» (art. 2 del decreto interministeriale. 1444/168) cioè quella parte del territorio comunale interessate da edifici e tessuto edilizio di interesse storico, architettonico o monumentale.
La normativa dell’art 16 bis, escludeva l’applicabilità della procedura ai VAS (valutazione ambientale strategica) per le varianti derivanti dal piano di alienazione e valorizzazione nei casi di «limitate dimensioni» della variante stessa. Non è questo il caso in quanto la variante relativa prevede la costruzione di due edifici alti rispettivamente di 37,50 mt (10 piani f.t) e 26, 50 (6 piani f.t.) di grande impatto paesaggistico e ambientale (come scritto anche nella “Verifica di assoggettabilità alla VAS dell’area Portici blu”. dell’Arch. Guido Geuna che definisce la variante “capace di lasciare un segno forte sul paesaggio cittadino”).
Inoltre l’area dei «Portici blu» è utilizzata da alcuni lustri, in varie ore del giorno a fini sociali ( punto di incontro di giovani) ed è stata destinata con delibera del Comune da area mercatale (mercato dei prodotti biologici) ed ospita manifestazioni di animazione culturali del quartiere.
Né è possibile accedere al ragionamento presente nella relazione secondo cui secondo cui la zonizzazione e le tutela previste per gli interventi presati dall’art. 24 della L.r. 56/1977 si limitano ad «ad alcuni edifici e/o particolari scorci ed ambienti; l’area oggetto di variante urbanistica, non essendo compresa tra queste, non risulta soggetta ad alcun vincolo e quindi la sua trasformazione non incide in alcun modo sulle tutele esercitate dal citato articolo 24».
 Il PRGC, approvato nel 1998, ha incluso nell’area A5.1 l’area cosiddetta del «grattacielo», con annessa «piazzetta» priva di indici edificatori e circondata dai «Portici blu» (disegnati dal prof, Delio Fois), ciò è indice di una volontà di tutela del luogo, Luogo che pertanto ha le tutele generali del «centro storico».
Nemmeno è condivisibile l’argomento contenuto nella Relazione secondo cui « il mancato utilizzo dell’area potrebbe, comunque, indurre la trasformazione di altre aree di elevato pregio agricolo od ambientale». Il PRGC di Pinerolo dispone ancora di molte altre aree disponibili per interventi edilizi di carattere residenziale commerciale.
Pertanto, qualora si volesse procedere alla modifica della destinazione d’uso della zona questa dovrà essere effettuata con le procedure dei piani esecutivi.
Infine il Consiglio regionale del Piemonte, il 2 agosto scorso, ha approvato il disegno di legge regionale «collegato alla finanziaria» che, cancella il comma 6 dell’articolo 16bis della L.R: 56/77,Tale L.R. è in corso di pubblicazione sul BUR della Regione.
Pertanto la variante dovrà essere in ogni caso sottoposta alle procedure relative alla VAS.

3 - carenza di documentazione
La documentazione pubblicata sul sito istituzionale del Comune è carente per quanto riguarda:
- mancanza di perizia estimativa del valore dell’area, comprensiva della dichiarazione dell’esistenza di eventuali servitù fondiarie. È noto che l’area è stata oggetto di un contenzioso tra l’Amministrazione comunale, l’impresa costruttrice, la proprietà de «grattacielo» conclusasi con un atto transattivo che ha trasferito la proprietà dell’area dei «Portici blu» al Comune. Nel sottosuolo dell’area, stando a quanto dichiarano i residenti sono presenti strutture (vasche) di servizio per il «grattacielo»
- manca la/e delibera/e di acquisizione dell’area «Portici blu» da parte del Comune e il relativa progetto di sistemazione dell’area e di realizzazione dei Portici
- manca lo studio di pre-fattibilità redatto dall’Arch. Guido Geuna, che la relazione illustrativa (pag.6) dichiara depositato agli atti, ma che non è disponibile per la consultazione sul sito istituzionale, del Comune
- manca lo studio di conformità alla normativa antincendio degli edifici di possibile edificazione. Ed in particolare per ciò che riguarda gli accessi delle autoscale VVF dell’intera area A5.1 e l’allacciamento alla rete idrica dell’impianto antincendio.
Riteniamo che la conoscenza di questa documentazione sia indispensabile per una valutazione della variante.

4 - Osservazioni
La relazione illustrativa afferma che «la variante urbanistica (Portici blu) ha lo scopo di valorizzare l’area, dotandola di una capacità edificatoria a destinazione residenziale ed altre destinazioni compatibili con la residenza, e di attuare una riqualificazione urbanistica ed edilizia di un terreno che costituisce un “vuoto urbano” generato da un intervento incompiuto poiché l’ampliamento richiesto ed autorizzato del “grattacielo” non è mai stato realizzato».
In realtà il mancato complemento del grattacielo secondo il progetto dell’Arch. Casassa, fu dovuto all’apposizione popolare e politica al progetto fin dagli anni 50 del 1900. Dalle cronache dell’epoca si appende che ci fu una raccolta di firme contrarie all’opera. Ne sorse un contenzioso concluso con la revoca della licenzia edilizia e con la acquisizione al patrimonio del Comune dell’area e la realizzazione a metà degli anni ottanta di un minimo arredo e dei «Portici blu».
Con questa configurazione l’area è stata utilizzata come spazio pubblico dagli abitanti/frequentatori della zona, e da circa 15 anni è sede del mercatino biologico che si tiene il primo ed il terzo sabato di ogni mese.
Secondo la relazione tale area oggi sarebbe un «vuoto urbano», da colmare con altre edificazioni di completamento del costruito. Ci permettiamo di non condividere questa considerazione. Infatti, «vuoti urbani» sono le piazze, i parchi, le strade, gli interstizi non edificati o qualunque altro spazio aperto indipendentemente dalla loro scala. Ciò che li identifica è la ricchezza che hanno, in modo più o meno marcato, di valori simbolici, attività o funzioni. Il vuoto deve essere ripensato e percepito come uno spazio pubblico multifunzionale, come luogo di vita personale in cui trascorrere il proprio tempo, come spazio aggregativo e di crescita della vita sociale collettiva. Una città «intelligente» (smart) non ha orrore dei vuoti, ma li «valorizza» a livello culturale e sociale, non li utilizza per creare «moneta urbanistica».
Inoltre la relazione illustrativa afferma che la «variante si configura come di “ristrutturazione urbanistica” di un’area di “recupero urbano” all’interno della zona normativa A5.1, mediante un intervento edilizio di completamento del tessuto costruito: l’area in oggetto è stata perimetrata come sub-area della zona A5.1 ed identificata con la lettera A (...) trasformandola e dotandola di una capacità edificatoria adeguata e sufficiente per promuovere e realizzare un intervento capace di riqualificare la zona».
Nella Relazione sull’assoggettabilità alla VAS, il professionista incaricato, Arch. Guido Geuna, precisa che l’operazione permetterebbe una «buona operatività edilizia». In altre parole la variante diventa una modalità per realizzare un nuovo tipo di rendita: la «rendita parassitaria di procedura».

5- Osservazioni puntuali alla relazione illustrativa
Vista l’importanza degli argomenti si specificano alcune osservazioni puntuali alla “Relazione illustrativa - Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari: variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della L.R. 05 dicembre 1977 n.56” e i rispettivi riferimenti legislativi/normativi:

- Osservazione 1
Nella relazione illustrativa -al Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari: variante urbanistica ai sensi dell'art. 16bis della L.R. 05 dicembre 1977 n.56 - viene eseguita una verifica sugli standard dei servizi come richiesto dalla normativa urbanistica. Si fa presente che nei vari calcoli non è stata conteggiata la variante della PMT (ex Beloit) approvata dal Consiglio comunale negli scorsi mesi. Richiediamo, per ottemperare alla legislazione vigente, che vengano descritte le aree a servizi al fine di evitare gli artifici (anche questi meramente contabili) volti a far quadrare il bilancio degli standard, attraverso il computo di aree del tutto virtuali o inutilizzabili.
La piazzetta faceva parte degli standard?

- Osservazione 2
Dalla relazione illustrativa si apprende che “la variante urbanistica (Portici blu) ha lo scopo di valorizzare l’area, dotandola di una capacità edificatoria a destinazione residenziale ed altre destinazioni compatibili con la residenza, e di attuare una riqualificazione urbanistica ed edilizia di un terreno che costituisce un “vuoto urbano” generato da un intervento incompiuto poiché l’ampliamento richiesto ed autorizzato del “grattacielo” non è mai stato realizzato”.
Riteniamo non corretto richiamare la vicenda del mancato ampliamento del grattacielo come “un incompiuto”. Come tutte le città, Pinerolo ha una sua storia di urbanizzazione in particolare questo luogo è rimasto per anni un luogo degradato (cantiere), ma nella metà degli anni 80 l’amministrazione comunale lo ha valorizzato come luogo pubblico acquisendolo al patrimonio e trasformandolo in piazza completa di aiuole ed arredo urbano con porticato coperto in continuazione dei Portici presenti.
La licenza edilizia del 24 novembre 1953 che autorizzava la costruzione del “grattacielo”, nella parte oggetto della variante, è sicuramente venuta a cadere sotto tutti gli aspetti (procedurale, economico, urbanistico, paesaggistico) con la costruzione della piazzetta e della struttura denominata “Portici blu”.
- Osservazione 3
Nella relazione viene scritto: “L’area pur essendo di proprietà pubblica, non è vincolata con destinazione a spazio pubblico dal vigente PRGC; è utilizzata come “piazzetta” con una frequentazione non significativa da parte della cittadinanza, è “arredata” da aiuole sopraelevate e pavimentata con massetti in calcestruzzo autobloccanti e contornata sui due lati lungo via dal porticato già descritto.”
Probabilmente il PRGC non ha assegnato all’area la destinazione d’uso quale Piazza ma il porticato e le aiuole sono presenti da un trentennio e l’amministrazione pubblica che le ha realizzate, si può sicuramente affermare, che ha voluto destinare quell’area a piazza (spazio libero, limitato in tutto o in parte da costruzioni, all’incrocio di più strade o lungo il tracciato di una via importante) o piazzetta (piccola piazza). Affermare che la piazza in questione ha una frequentazione poco significativa non corrisponde a verità non sono
infatti presenti dati sulla frequentazione della piazza che possano portare a tale conclusione. Gli scriventi possono tranquillamente affermare il contrario senza timore di essere smentiti. Non viene ad esempio citato in alcuna parte della relazione che ogni sabato mattina ogni 15gg sotto ai Portici viene effettuato un mercatino di prodotti biologici che non è poco frequentato. Si fa presente inoltre che anche piazzetta Verdi non ha una destinazione precisa nel piano regolatore (almeno sulle mappe cartografiche del PRGC) ma non crediamo che per questo “dettaglio” e/o “dimenticanza” cartografica venga considerata non vincolata a spazio pubblico.
Osservazione n.4
Nella relazione illustrativa si spiega che “La variante si propone, pertanto, di individuare un’area di recupero urbano all’interno dell’area contrassegnata con la sigla A5.1 esistente, trasformandola e dotandola di una capacità edificatoria adeguata e sufficiente per promuovere e realizzare un intervento capace di riqualificare la zona”.
Nella relazione illustrativa si scrive poi che la “variante si configura come di “ristrutturazione urbanistica” di un’area di “recupero urbano” all’interno della zona normativa A5.1, mediante un intervento edilizio di completamento del tessuto costruito: l’area in oggetto è stata perimetrata come sub-area della zona A5.1 ed identificata con la lettera “a”. ”
Intanto si fa presente che si tratta di una “trasformazione” piuttosto marcata, con questa variante -che può essere solo di tipo strutturale- nel caso venga approvata nonostante le osservazioni contrarie, si dà capacità edificatoria ad un’area che da PRGC e legislazione regionale- L.R. 56/77- non possiede assolutamente capacità edificatoria, in questo modo si intensifica in modo abnorme il tessuto urbanistico del centro della città compromettendo traffico la vivibilità ed il futuro di quella zona della città.
La “variante” non risponde ad un criterio di miglioramento (“valorizzazione”) urbanistico dell’area; infatti ci sembra che il termine “valorizzazione” sia utilizzato unicamente nella sua accezione economica cioè all'incremento di “valore” conseguente al riconoscimento di “diritti edificatori” ad aree pubbliche che oggi ne sono prive.

Si appongono inoltre le seguenti osservazioni puntuali:
La sub-area “a” è pensata per realizzare “la “valorizzazione dei Portici blu” rimane subordinata e interna alla zona A 5.1; zona A5.1 che nelle norme di attuazione del PRGC (art.36 comma 2 e art.37 punto C - NTA - Piano regolatore generale variante di adeguamento al PAI – luglio 2012) e in una tavola da disegno allegata viene individuata come “Centro storico commerciale- Portici Nuovi” da intendersi come ambito prescritto dal PRGC ai sensi dell'art. 24 della LR. n. 56/77. La zona della piazzetta “Portici Blu” è di fatto una zona commerciale proprio perché in essa si tiene da anni, un mercato contadino che ha cadenza quindicinale.
Non risulta corretta, se è vero come crediamo, quanto sin qui esaminato, l’affermazione presente nella “Verifica di assoggettabilità alla VAS dell’area “Portici blu”” a firma dell’Arch. Guido Geuna secondo cui: “La tutela esercitata dall’art. 24 della L.R. 56/77 smi non è estesa a tutta la superficie della zona centro storico commerciale – Portici Nuovi (Area A5.1) ma è limitata ad alcuni edifici e/o particolari scorci ed ambienti; l’area in oggetto di variante urbanistica, non essendo compresa tra queste, non risulta soggetta ad alcun vincolo e quindi la sua trasformazione non incide in alcun modo sulle tutele esercitate dal più volte citato articolo 24.”
Ai sensi della Legge regionale 56/21977 (modificata dalla legge 3/2013), art. 13 c.5, la “ristrutturazione urbanistica” non è ammessa nelle zone di tipo A (anche classificate secondo 1444/68 vedasi art 27 comma 5 LR 3/2013 – 13 comma 5 LR 56/77) come lo è la zona dei “Portici blu”. che una tavola del PRGC individua come zona “centro storico commerciale” da intendersi come «ambito prescritto dal PRGC ai sensi dell'art. 24 della LR. n. 56/77».
Si fa notare inoltre che invocare il “di recupero urbano” per questa area non è corretto l’area non è degradata. Infatti , per eseguire un recupero l’area dovrebbe essere considerata degradata, e, come richiesto dalla legislazione, dovrebbe essere redatta una analisi (relazione) dello stato di consistenza e di degrado degli immobili e delle opere di urbanizzazione (vedasi tra l’altro art. 41bis-LR 3/13 art 54); relazione che non risulta agli atti.
Realizzare un completamento del tessuto urbano, significa realizzare “nuove opere su porzioni di territorio già parzialmente edificate” (art.13 comma 3 lettera f L.R. 3/13 art.27), completare quindi aree già edificate (ad. es. completare un edificio esistente) ma non aree inedificate come è di fatto la piazza dei Portici blu.
Si tenga poi presente che la normativa regionale per gli interventi ammessi nelle zone A richiede (art. 13 comma 5 L.R. 3/13 art 27) la conformità degli stessi all’art. 24 L.R. 3/13 art.41 (cit. “sono ammessi gli interventi di cui alle lettere a),b),c),d),f) del 3° comma, con le precisazioni contenute nel successivo articolo 24”).
Ricadendo l’area della “piazzetta” all’interno dell’art. 24 della L.R. 56/77 non è possibile sulla stessa area alcuna edificazione e certamente non l’edificazione prevista dalla scheda di variante al PRGC. per la zona Sub-area “a” (vedasi commi 3-4 art. 24 – L.R. 3/13 art.41)
- Osservazione 5
Nella relazione viene scritto: “fissa la dotazione dei parcheggi pertinenziali nelle misure minime di legge.” Richiediamo che venga valutata sin dal progetto preliminare la possibilità di adempiere a questa prescrizione sulla quale l’amministrazione non può/deve fare sconti (almeno per quanto riguarda i parcheggi privati). La carenza di parcheggi nella zona ormai cronica già aggravata dalla costruzione stessa, verrebbe ancora peggiorata dalla mancanza di parcheggi privati.

- Osservazione 6

Nella relazione illustrativa viene scritto: «le distanze tra edifici ammettendo la possibilità di edificare in aderenza anche in riferimento all’art. n.7 delle norme di attuazione delle NTA..”» L’eventuale edificio previsto in variante essendo in Area di tipo A la NTA del PRGC. vigente non ammette la costruzione in aderenza infatti al punto 8 l’art. 7 afferma: “8-È ammessa, nelle zone di tipo B, C, D, NF, E ed EM (sempre salvo diversa prescrizione delle tabelle di area) la costruzione in aderenza al confine di proprietà, se preesiste una costruzione a confine senza finestre o con sole luci purché rientri in uno dei seguenti casi:
1) il nuovo edificio non superi l’altezza massima di m. 6,00 dal piano di campagna confinante 2) il nuovo edificio rientri nei limiti della sagoma dell'edificio esistente a confine
3) il nuovo edificio sia in continuità del fabbricato con fronte cieco in corrispondenza di un filo di fabbricazione su strada consolidato o prescritto 4) vi sia presentazione di progetto unitario per i fabbricati da realizzare in aderenza con vincolo a soluzioni progettuali che valorizzino l'unitarietà con l'edificio preesistente (allineamento piani, ritmo aperture, etc.).”
Le questioni relative alle distanze dai confini e tra fabbricati continuano a dare vita in vari ambiti ad un notevole contenzioso giurisdizionale, per cui le discutibili prescrizioni che contenute nella scheda di variante per la nuova zona “a” saranno oggetti di possibili ricorsi in sede giurisdizionale da parte dei proprietari/inquilini del “grattacielo” e del palazzo “Juvenal”.

6 – conclusioni
Il PRGC di Pinerolo, con questa variante, porta a 54.605 gli abitanti insediabili, mentre gli abitanti rilevati al censimento 2011 erano 34.854. Il totale delle abitazione è di 20.284 e di queste almeno 4.000 risultano oggi “non occupate”, o sfitte. Si tratta dunque di un piano regolatore largamente sovradimensionato rispetto alle esigenze residenziali. Purtroppo la politica del diritto all’abitare dei cittadini non è stato in grado di affrontare i problemi dell’abitazione dei ceti meno abbienti colpiti dalla crisi economica che investe il pinerolese. La precarizzazione della vita lavorativa e l’incertezza di poter disporre di un reddito adeguato impediscono molti giovani ad accedere all’acquisto della casa col mutuo o anche, più semplicemente, di ottenerne una in affitto. Così stiamo assistendo al moltiplicarsi di sfratti, ricerca di soluzioni che producono sovraffollamento abitativo. Così il Comune costretto ad intervenire con provvedimenti di tipo assistenziale. La variante dei «Portici blu» non risponde in alcun modo al problema che si è evidenziato del diritto all’abitare e della casa dei cittadini.
La trasformazione della «piazzetta dei Portici blu» in edifici residenziali e commerciali contraddice il diritto ai servizi collettivi sempre affermato come centrale nella politica amministrativa della città. I cittadini vengono cosi (de)privati di quei beni comuni che costituiscono elementi di qualità della vita associata.

L’«Osservatorio 0121» e il «Forum salviamo il paesaggio – difendiamo i territori» chiedono di poter illustrare le presenti osservazioni alla Conferenza dei servizi. al fine di precisarne il significato. Il territorio, le città e le risorse naturali che consentono la vita associata sono beni comuni non negoziabili. Le istituzioni pubbliche, attraverso le forme della partecipazione attiva
della popolazione, ne sono i custodi e i garanti nel quadro delle specifiche competenze. Per questo inviteremo come «Osservatorio 0121» l’Amministrazione ad un confronto pubblico con la popolazione su questa variante, da tenersi, se possibile, sulla stessa piazzetta oggetto di discussione.
Ringraziamo e porgiamo cordiali saluti
Paolo Bertolotti
Giorgio Gardiol

Pinerolo, 14 agosto 2013

giovedì 29 agosto 2013

Memoria e impegno."Il 29 agosto 1991 è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, un uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall'omerta', dalle associazioni degli industriali, dall'indifferenza dei partiti e dall'assenza dello Stato"

Queste le parole del manifesto che ogni anno viene affisso sul muro nei pressi dell'abitazione dell'imprenditore Libero Grassi, ucciso a Palermo dai killer di Cosa  Nostra  ventidue fa,  per essersi ribellato alla "legge" mafiosa del racket.


Riportiamo Il testo della lettera che Libero Grassi pubblicò sul Giornale di Sicilia in data 10 gennaio 1991
“Caro estortore,
volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui.“ Libero Grassi  


Questo l'articolo pubblicato dall'Unita in data 28 agosto 2011 e nel quale si raccontava l'intervista di Miche Santoro a Libero Grassi, nella trasmissione Samarcanda:


«Caro estortore...non ti pago»:  la lettera che diede inizio alla battaglia 

Il 10 gennaio 1991 Libero Grassi scrisse una lettera al “Giornale di Sicilia”: «Caro estorsore...non ti pago». Dopo 8 mesi, il 29 agosto 1991, Cosa nostra lo ucciderà con cinque colpi di pistola calibro 38. La lettera è una pubblica rottura dell'omertà: l’imprenditore, il cittadino, sottoposto alle minacce degli estorsori, non solo rifiuta di pagare, ma accusa commercianti ed imprenditori siciliani di soggiacere passivamente alla coercizione mafiosa: il pizzo accettato come una tassa dovuta ad un sistema di potere parallelo, in cui sguazzano politici, imprenditori e mafiosi. La cui efficacia impositiva si misura in termini di silenziosa rassegnazione. 

intervista di Libero Grassi ."Samarcanda". 11 aprile 1991

La presa di posizione lo espone ad uno sconcertante isolamento: il presidente palermitano di Assindustria, Salvatore Cozzo, legato a Salvo Lima, minimizza la denuncia: una tammurriata per farsi un po’ di pubblicità. Michele Santoro lo invita a raccontare la sua storia a Samarcanda. È l’11 aprile 1991. Libero è di fronte alle telecamere. Lo sguardo è attento dietro gli occhiali da lettura. Alla domanda del conduttore: Lei si è trovato faccia a faccia con queste richieste di tangenti? Risponde: «Mi sono trovato più volte… ho subito due estorsioni, una rapina e altre intimidazioni».

Poi Libero Grassi sposta il discorso su un tema scottante rivolgendosi al giudice Di Maggio presente in studio: «Il giudice di Maggio ha detto il primato della legge, il primato della politica, il primato della morale. Ma c’è un primato superiore quello della qualità del consenso… la formazione del consenso che poi è l’arma della mafia. La prima cosa che controlla la mafia… è il voto… ad una cattiva raccolta di voti corrisponde una cattiva democrazia… la legge la fanno i politici… se i politici hanno un cattivo consenso faranno delle cattive leggi e allora noi dobbiamo curare la qualità del consenso. La mafia in Sicilia è il maggior interlocutore del problema politico in quanto dispone del voto, dei soldi e degli inserimenti nell’amministrazione, perché oramai è diventata ceto dominante». 




Santoro lo interrompe e lo stuzzica: "Perché non vuol pagare, lei è pazzo?"

Libero non ha sussulti, non si scompone, è quasi immobile: «Non sono pazzo, non mi piace pagare perché è una rinunzia alla mia dignità di imprenditore (significherebbe che) io divido le mie scelte con il mafioso». Si ferma per un istante prende un foglio dalla cartellina e legge una dichiarazione del giudice Luigi Russo in merito alle estorsioni: «Si può anche non pagare, ma chi non paga deve sapere bene cosa gli succede prima o poi… se tutti facessero così (non pagando) dalla Sicilia sparirebbero le imprese e migliaia di piccole aziende andrebbero in fiamme». 

Ora Libero si agita sulla poltrona e sgrana gli occhi guardando fisso il giornalista: «Dico al dott. Luigi Russo che lui dice se tutti si comportassero come me si distruggono le industrie, se tutti si comportano come me si distruggono gli estorsori non le industrie». Con un gesto d’impeto toglie gli occhiali e tira un sospiro ad occhi chiusi. 

Dopo oltre vent’anni la testimonianza di Libero Grassi ci ricorda quanta strada è stata fatta nel campo della prevenzione e dell’assistenza alle vittime del racket. Rimane, tuttavia, di cocente attualità ed insoluto il tema della qualità del consenso elettorale, proprio ora che la «linea della palma», come scriveva Sciascia, ha raggiunto i lembi estremi del profondo nord.

 Marcello Ravvedut

martedì 6 agosto 2013

Ninì Cassarà e Roberto Antiochia 6 agosto 1985. Gaetano Costa, 6 agosto 1980.

Fare Memoria. "Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano". Erano state queste le parole di Ninì Cassarà pronunciate durante i funerali del commissario  Beppe Montana ucciso pochi giorni prima, il 28 luglio 1985., nell'estate in cui la mafia decapitò il vertice della Squadra Mobile palermitana. Quelle parole, una tragica profezia, vennero  ricordate anni dopo dallo stesso Paolo Borsellino nella sua ultima intervista rilasciata nel luglio 1992, pochi giorni prima di essere a sua volta ucciso. 
Paolo Borsellino e Ninì Cassarà

Ninì Cassarà non doveva avere scampo: tre killer, protetti da altri uomini nella strada, si erano appostati nei mezzani di tre piani della palazzina dove Cassarà viveva insieme alla moglie Laura e ai due figli: Cassarà aveva avvertito del suo arrivo sua moglie che, come sempre, era affacciata al baloce per controllare che nella strada tutto fosse tranquillo. Un traditore celato fra gli uomini della Questura, e mai scoperto,rinforò i killer dell'arrivo di Cassarà: 9 uomini e 200 pallottole di kalashnikov fecero a brandelli l'Alfetta del Commissario Cassarà che riuscì solo a lanciarsi verso l'ingresso della palazzina, invano. Il poliziotto Roberto Antiochia, 23enne, fece da scudo con il suo corpo a Ninni e morì subito. Solo l'agente Natale Mondo restò illeso ma sarebbe stato ucciso anch'egli il 14 gennaio 1988 davanti al negozio gestito dalla moglie.
Saveria Antiochia, madre di Roberto ucciso insieme a Ninni Cassarà il 6 agosto 1985, dopo i funerali scrisse una lettera aperta di denuncia al ministro dell'Interno Scalfaro, che la Repubblica pubblicò sotto il titolo "Li avete abbandonati". Gli occhi di quella madre, che successivamente avrebbe girato instancabilmente tutta l'Italia, furono sempre presenti ai processi, e quando toccò lei testimoniare, senza un attimo di esitazione, guardarono dritto quelli degli esecutori e dei mandanti.
In questo video, l'intervista di Mauro Rostagno.



Gaetano Costa

fonte Wikipedia
Di lui scrisse un suo sostituto che era un uomo “di cui si poteva comperare solo la morte”.
Alle 19:30 del 6 agosto 1980, mentre passeggiava da solo ed a piedi, morì dissanguato sul marciapiede di via Cavour a Palermo. Al funerale parteciparono poche persone soprattutto pochi magistrati.[
Non va dimenticato che, pur essendo l'unico magistrato a Palermo al quale, in quel momento, erano state assegnate un'auto blindata ed una scorta, non ne usufruiva ritenendo che la sua protezione avrebbe messo in pericolo altri e che lui era uno di quelli che “aveva il dovere di avere coraggio”.
Nessuno è stato condannato per la sua morte ancorché la Corte di assise di Catania ne abbia accertato il contesto individuandolo nella zona grigia tra affari, politica e crimine organizzato.
Da molti settori, compresa la Magistratura, si è cercato di farlo dimenticare anche, forse, per nascondere le colpe di coloro che lo lasciarono solo e, come disse Sciascia, lo additarono alla vendetta mafiosa.
Il suo impegno fu continuato da Rocco Chinnici, allora tra i pochi che lo capirono e ne condivisero gli intenti e l'azione. E a cui, per questo, toccò la stessa sorte.

lunedì 5 agosto 2013

Fare Memoria: la Strage dell'Italicus. 4 agosto 1974.

La strage dell'Italicus: l' attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto 1974 a San Benedetto Val di Sambro ( Bo)  
Tre giorni fa l’Italia si è fermata per commemorare la strage della stazione di Bologna. Quella commemorazione si accomuna a un altro tragico anniversario, quello della strage del treno Italicus, avvenuta nel 1974, anche quella agli inizi d’agosto Una strage ancora senza colpevoli, soprattuto senza mandanti! Questa come tutte le stragi perpetrate in Italia. 
Una strategia, quella delle stragi, nella quale i protagonisti paiono maschere, attori differenti che recitato tuttavia un copione che ha un identico fine: impedire o indirizzare i  cambiamenti della società italiana. Da Portella delle Ginestre alle stragi siciliane, una scia di sangue ha mietuto vittime innocenti e ignare, servitori dello stato, cittadini che compivano il loro dovere. 
Ignoti i mandanti, oramai chiaro l'obiettivo. Ancora oggi, possiamo starne certi, quei mandanti occupano stanze del potere oscuro che domina l'Italia, coperti da segreti inconfessabili, difesi da depistaggi e occultamento di prove, segreti di stato. Lo Stato. Quale Stato?
Si scelse il treno, la stazione ferroviaria, il mese di agosto, il periodo delle vacanze di quello che allora era un paese simbolo della produzione industriale ed economica, per compiere stragi orrende che avevano lo scopo di annichilire la società italiana, farla sentire in balia di un potere che non è mai stato al servizio del popolo italiano: la strage di Bologna, la strage del Rapido 904, la strage dell’Italicus.
Rimangono i nomi il  dolore delle famiglie distrutte dalla perdita degli affetti più cari, rimane lo scandalo di un Paese che non è capace di difendere la dignità dei suoi cittadini e la trasparenza delle sue istituzioni.

Fonte. del testo: Wikipedia
Una bomba ad alto potenziale esplose alle 1:23 nella vettura 5 dell espresso Roma.-Monaco di Baviera .Nell'attentato morirono 12 persone e altre 48 rimasero ferite.
La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell'ordine di centinaia di morti, se l'ordigno fosse esploso all'interno della grande galleria dell'Appenninonei pressi di San Benedetto Val di Sambro, come avvenuto dieci anni dopo nella strage del Rapido 904


Le indagini
L'attentato venne rivendicato dall'organizzazione Ordine Nero attraverso un volantino che dichiarava:
« Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti. »
 I colpevoli della strage non sono mai stati individuati, ma la Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 ha dichiarato in merito:
« Tanto doverosamente premesso ed anticipando le conclusioni dell'analisi che ci si appresta a svolgere, si può affermare che gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi, così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida, quando vengano integrati con ulteriori elementi in possesso della Commissione, per affermare: che la strage dell'Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale"
Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2
Il processo si concluse con l'assoluzione generale di tutti gli imputati sebbene, stante l'impossibilità di determinare concretamente le personalità dei mandanti e dei materiali esecutori, la sentenza di assoluzione attesti comunque la correttezza dell'attribuzione della strage a Ordine Nero e a P2 definendo come pienamente comprovata una notevole serie di circostanze del tutto significative e univoche in tal senso, al punto da venire esplicitamente richiamata dalla Relazione della Commissione Parlamentare per via di circostanze relative alla strage dell'Italicus e indirizzanti verso l'eversione neofascista e la Loggia P2

Le vittime 
Elena Donatini (58)
Nicola Buffi (51)
Herbert Kotriner (35)
Nunzio Russo (49)
Marco Russo (14)
Maria Santina Carraro (47)
Tsugufumi Fukada (32)
Antidio Madaglia (70)
Elena Celli (67)
Raffaela Garosi (22)
Wìlbelmus Jacobus Hanema (20)
Silver Sirotti (25)

venerdì 2 agosto 2013

2 AGOSTO 1980. BOLOGNA. LA STRAGE ALLA STAZIONE

2 AGOSTO 1980   BOLOGNA 
Fare memoria. Ripetiamo quello che abbiamo già detto più volte: "Morti innocenti, delitti oscuri perpetrati da mani a cui abbiamo dato il nome di mafie, bande, terroristi, servizi segreti deviati, golpisti. E’successo e forse potrebbe succedere ancora: delitti commessi pensando che, in Italia, potesse servire “a qualcosa e a qualcuno” spargere sangue innocente, seminare paure e insicurezza per annientare persone, idee, valori".
Secondo quanto riporta "LA Repubblica" di oggi,  Paolo Bolognesi, l'attuale presidente dell’Unione Vittime Stragi, nell'ambito delle manifestazioni che si terranno oggi a Bologna per commemorare le vittime, pronuncerà dal palco un messaggio di ottimismo, almeno sul fronte delle agognate verità sinora negate. Secondo Paolo Bolognese, grazie alla tenacia di quanti in questi anni hanno proseguito le indagini dovendo superare depistaggi e strategie di occultamento di prove, pezzi di verità stanno emergendo e si sarebbe vicini a individuare addirittura i mandanti di quella strage.
 Oggi Bologna e l'Italia ricordano la strage alla Stazione e le sue vittime innocenti.



Cortometraggio disponibile per gentile concessione dell'Associazione tra i familiari delle vittime strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980.



fonte del testo: 
ASSOCIAZIONE TRA I FAMIGLIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA 2 AGOSTO 1980

Il 2 agosto 1980, alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. 
Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario.
Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere.
Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti.(testimonianze di Biacchesi e da "Il giorno")
La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze.
Marina Trolese, 16 anni, venne ricoverata all'ospedale Maggiore, il corpo devastato dalle ustioni. Con la sorella Chiara, 15 anni, era in partenza per l'Inghilterra. Le avevano accompagnate il fratello Andrea e la madre Anna Maria Salvagnini. Il corpo di quest'ultima venne ritrovato dopo ore di scavo tra le macerie. Andrea e Chiara portano ancora sul corpo e nell'anima i segni dello scoppio. Marina morì dieci giorni dopo l'esplosione tra atroci sofferenze.

Angela Fresu, la vittima
più giovane  della strage
Maria Fresu si trovava nella sala della bomba con la figlia Angela di tre anni. Stavano partendo con due amiche per una breve vacanza sul lago di Garda. Il corpicino della piccola, la più giovane delle vittime, venne ritrovato subito. Solo il 29 dicembre furono riconosciuti i resti della madre.

Torquato Secci, impiegato alla Snia di Terni, venne allertato dalla telefonata di un amico del figlio Sergio, Ferruccio, che si trovava a Verona. Sergio lo aveva informato che a causa del ritardo del treno sul quale viaggiava, proveniente dalla Toscana, aveva perso una coincidenza a Bologna e aveva dovuto aspettare il treno successivo.
Poi non ne aveva più saputo nulla.
Solo il giorno successivo, telefonando all'Ufficio assistenza del Comune di Bologna, Secci scoprì che suo figlio era ricoverato al reparto Rianimazione dell'ospedale Maggiore.
"Mi venne incontro un giovane medico, che con molta calma cercò di prepararmi alla visione che da lì a poco mi avrebbe fatto inorridire", ha scritto Secci, "la visione era talmente brutale e agghiacciante che mi lasciò senza fiato. Solo dopo un po' mi ripresi e riuscii a dire solo poche e incoraggianti parole accolte da Sergio con l'evidente, espressa consapevolezza di chi, purtroppo teme di non poter subire le conseguenze di tutte le menomazioni e lacerazioni che tanto erano evidenti sul suo corpo".
Nel 1981 Torquato Secci diventò presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage.
La città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza per le vittime, i sopravvissuti e i loro parenti.
I vigili del fuoco dirottarono sulla stazione un autobus, il numero 37, che si trasformò in un carro funebre.
E' lì che vennero deposti e coperti da lenzuola bianche i primi corpi estratti dalle macerie.
Alle 17,30, il presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò in elicottero all'aeroporto di Borgo Panigale e si precipitò all'ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie.
Per poche ore era circolata l'ipotesi che la strage fosse stata provocata dall'esplosione di una caldaia ma, quando il presidente arrivò a Bologna, era già stato trovato il cratere provocato da una bomba.
Incontrando i giornalisti Pertini non nasconse lo sgomento: "Signori, non ho parole" disse,"siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia".
Ancora prima dei funerali, fissati per il 6 agosto, si svolsero manifestazioni in Piazza Maggiore a testimonianza delle immediate reazioni della città.
Il giorno fissato per la cerimonia funebre nella basilica di San Petronio, si mescolano in piazza rabbia e dolore.
Solo 7 vittime ebbero il funerale di stato.
Il 17 agosto "l'Espresso" uscì con un numero speciale sulla strage. In copertina un quadro a cui Guttuso ha dato lo stesso titolo che Francisco Goya aveva scelto per uno dei suoi 16 Capricci: "Il sonno della ragione genera mostri". Guttuso ha solo aggiunto una data: 2 agosto 1980.
Cominciò una delle indagini più difficili della storia giudiziaria italiana.
 Marina Gamberini appena estratta dalle macerie della stazione di Bologna. 
Una delle immagine-simbolo della strage di Bologna. 
Nella strage Marina ha perso sei colleghe e per anni ha combattuto contro il senso di colpa: 
“perché io ero viva e le mie colleghe no?" 

l'urlo disperato di una donna sopravvissuta alla strage