giovedì 24 aprile 2014

LIBERAZIONE è RESISTENZA

LIBERAZIONE è RESISTENZA 
"E' bene che si sappia cosa è stata la Resistenza:
la rivelazione di ciò che un popolo può fare 
quando prende in mano il destino del paese nelle  sue mani." 
Giorgio Bocca 

Vi invitiamo a partecipare alla fiaccolata il 24 APRILE 2014  a Pinerolo


Lo  scorso 22 marzo, nel corso della celebrazione della "Giornata della Memoria e dell'Impegno nel Ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie",  gli studenti pinerolesi hanno letto i Principi della Costituzione Italiana. 
Abbiamo voluto che la lettura dei Principi precedesse la lettura dei Nomi delle Vittime Innocenti per sottolineare il legame forte fra le Vittime Innocenti delle mafie e il sacrificio di coloro che hanno combattuto affinchè quei principi divenissero fondamento dell'Italia. 
Ancora oggi, l'applicazione di quei Principi è  ben lontana dall'essere stata raggiunta. Per questo motivo occorre continuare a impegnarsi, tutti insieme, affinché i Principi fondamentali della Costituzione Italiana diventino realtà. 
Per questo motivo Vi invitiamo a partecipare alla fiaccolata del 24 APRILE 2014
"(...) Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle  montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono  impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione." Piero Calamandrei.

gli studenti pinerolesi leggono i Principi della Costituzione Italiana

martedì 22 aprile 2014

Sentinelle del Territorio. Commento alla delibera "Linee programmatiche per la pianificazione urbanistica"

Stemma della città di Pinerolo
Torniamo ad occuparci di Urbanistica perché, come abbiamo scritto sin dall'inizio, "(...) può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale".
Riportiamo quindi il commento delle Associazioni  e dei gruppi che partecipano al Forum pinerolese per l’Urbanistica e il  Paesaggio  alla delibera approvata lo scorso 25 marzo 2014, e vogliamo sottolinearne un passo : "(..) le azioni sinora condotte ( dall'Amministrazione) appaiono ben lontane dalla cosiddetta “urbanistica partecipata”: il coinvolgimento concreto e reale delle comunità al momento progettuale e decisionale partendo dall’analisi delle situazioni esistenti, dall’individuazione di obbiettivi rispettosi della vocazione dei territori, obbiettivi condivisi dalla comunità e “sostenibili”, sia dal punto di punto di vista economico che ecologico". 

panorama di Pinerolo

Commento del forum pinerolese alla delibera 
"Linee programmatiche per la pianificazione urbanistica"

Il 25 marzo scorso il Consiglio Comunale di Pinerolo ha approvato le “Linee programmatiche per la pianificazione urbanistica”, documento la cui bozza era stata presentata alla Cittadinanza nel dicembre 2013. Anche le Associazioni e i gruppi che partecipano al Forum pinerolese per l’Urbanistica e il  Paesaggio avevano fatto pervenire proprie osservazioni a quel documento. Fra le Osservazioni presentate, ci pare essere stata realmente accolta solo quella riguardante il Piano Particolareggiato della collina: come richiesto dalle Associazioni, nel documento è stato esplicitato il mantenimento dei vincoli più gravosi in caso di contrasto tra gli strumenti comunali e quelli provinciali.Le altre osservazioni da noi presentate sono state ignorate nella sostanza. In particolare:
  •  Non è stata quantificata, al di là delle dichiarazioni di principio, la quota di riduzione della capacità edificatoria rispetto al piano regolatore vigente e la conseguente riduzione del consumo di suolo. Inoltre non è stata esclusa l’individuazione di nuove aree residenziali.
  •  In relazione alle cosiddette “valorizzazioni immobiliari”, le Associazioni chiedevano fossero definiti criteri oggettivi che provassero l’esistenza di reali condizioni di “interesse pubblico”  nel momento in cui si adottassero varianti urbanistiche puntuali e “permessi di costruire in deroga alle attuali destinazioni d’uso del PRG. Inoltre, si chiedeva di favorire il ricorso allo strumento della “variante” anzicchè i “permessi di costruire in deroga” previsti dalla LR106/2011.
  •  Nella delibera approvata viene ribadita la necessità di reperire una nuova area industriale. Al contrario, le Associazioni chiedevano di verificare la possibilità di riportare in città alcune delle attività di tipo terziario ( uffici, servizi) che – impropriamente!- sono state insediate nell’area industriale della Porporata. Si chiedeva inoltre di evitare ulteriore consumo di suolo agevolando l’insediamento di piccole/medie industrie nelle aree produttive dismesse, già presenti sul territorio. La previsione di una nuova area industriale ci pare ingiustificata e da doversi considerare solo in conseguenza di specifici e reali progetti, o proposte industriali, che possano assicurare un cospicuo e sostenibile sviluppo occupazionale.
  • Nella delibera approvata nulla di concreto anche sul tema della mobilità sostenibile. Le Associazioni chiedevano l’adozione delle soluzione già prospettate nel lavoro condotto dagli uffici comunali con l’ Associazione Salvaciclisti: un progetto  che stimolava soluzioni nuove nel campo dell’ accessibilità e dell’attraversamento dello spazio cittadino.
  • Le Associazioni richiedevano una maggior attenzione al verde cittadino, con la realizzazione di una “fascia verde” attorno al centro abitato a salvaguardia delle residue zone agricole, per riportare in luce le cascine storiche, per valorizzare e salvaguardare i cosiddetti “coni visivi” e il paesaggio della città.
  • Nel capitolo “obiettivi”, la delibera approvata introduce il tema del cosiddetto “miglioramento della qualità degli ingressi in città “. Le Associazioni paventano che sotto quelle parole si celi piuttosto l’alibi per individuare, ri-definire, nuove e grandi aree a destinazione commerciale.
A seguito di quanto esposto, pensiamo che le linee programmatiche approvate dal Consiglio Comunale risultino generiche e poco incisive. Ancora una volta manca l’idea, la visione, della Pinerolo “a venire”. Inoltre, se da un lato abbiamo inizialmente apprezzato la dichiarazione  dell’Amministrazione di voler adottare il metodo del confronto nell’affrontare un tema fondamentale quale è tratteggiare la Città “ a venire”, le azioni sinora condotte appaiono ben lontane dalla cosiddetta “urbanistica partecipata” , pratica a nostro parere fondamentale per indirizzare eticamente le “pre-visioni” e il carattere della città futura. Alla necessità di prevedere la partecipazione concreta delle comunità al momento progettuale e decisionale fanno oramai riferimento i migliori e più moderni strumenti di gestione dei territori: partire dall’analisi delle situazioni esistenti; individuare obbiettivi rispettosi della vocazione dei territori, obbiettivi condivisi dalla comunità e “sostenibili”, sia dal punto di punto di vista economico che ecologico.
Questi alcuni dei “fondamenti” necessari per iniziare il processo della revisione - anche “culturale”- dell’attuale Piano Regolatore: un Piano ipertrofico, non rispondente alla realtà attuale,  frutto di una idea meramente speculativa del bene comune “Territorio-Paesaggio”.  Pinerolo ha bisogno di un progetto che ne difenda e ne rivitalizzi la sua Bellezza.

Le Associazioni e i gruppi del forum pinerolese sull'Urbanistica e il Paesaggio  

domenica 20 aprile 2014

Auguri per una Pasqua di vero cambiamento

Auguri per una Pasqua che acquisti il suo significato nel segno di un vero cambiamento: Giustizia, Dignità, Libertà per l'intera Umanità. 


"(...) Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo".  Rita Atria
Continuiamo ad agire per sognare!
                                                                                           presidio LIBERA " Rita Atria" Pinerolo

sabato 19 aprile 2014

Quale Pasqua a Cassano allo Ionio? "Cocò? Dimenticatelo!”

Un viaggio allucinante in un luogo che pare lontano dal mondo, un modo "altro" da quello  nel quale molti immaginano di vivere. L'articolo di Niccolò Zancan inizia con la domanda-risposta che pare annientare ogni speranza di possibile redenzione:  "«Cocò, chi?». In piazza alzano il mento al cielo. Il tabaccaio si rintana in negozio. Le mamme scappano via, trascinandosi dietro figli e sacchetti. Non è cosa. Non sono domande. Non ci sono segni di lutto. Niente.  (...)".  

Invece, dobbiamo essere capaci di riempire quel niente! Dobbiamo essere capaci di sentire quel "niente" come la conseguenza di aver permesso che lo Stato si potesse dimenticare di quel pezzo d'Italia dove non si piange la morte di un bambino di tre anni. Non serve a niente commuoversi se non ci si muove per cambiare.

Fonte : La Stampa

"Cocò? Dimenticatelo!” La legge delle cosche è più forte del dolore

A Cassano tre mesi dopo l’omicidio del piccolo Nicolas
Il pm: “Dovreste vivere qui per capire questa città”

Il piccolo Cocò.Nicolas Campolongo aveva tre anni È stato trovato carbonizzato in auto. Foto Francesco Mollo

INVIATO A CASSANO ALLO IONIO (CS)
«Cocò, chi?». In piazza alzano il mento al cielo. Il tabaccaio si rintana in negozio. Le mamme scappano via, trascinandosi dietro figli e sacchetti. Non è cosa. Non sono domande. Non ci sono segni di lutto. Niente.  
Neppure in contrada Fiego, a due chilometri dal centro storico, dove si è compiuto il massacro. C’è soltanto una grande macchia scura di asfalto carbonizzato e un fiore giallo di plastica, appoggiato sul moncherino del radiatore di una Punto liquefatta. Tutto quello che resta.  

Tre mesi dopo, ancora non conosciamo gli assassini di Nicolas Campolongo detto Cocò. Era un bambino di tre anni, viveva in questo paese in mezzo ai grandi. Però adesso sappiamo con certezza perché è stato ucciso. L’hanno ammazzato per farci «spagnare», come dicono qui. Per farci avere paura. A Cocò hanno sparato in testa. Come a suo nonno Giuseppe Iannicelli, come alla fidanzata di suo nonno Ibissa Tous. Giustiziati e bruciati dentro una macchina, come i mafiosi fanno con i loro peggiori nemici. «Lo stupore sarebbe una reazione ingenua», dice il pm Vincenzo Luberto, uno dei tre magistrati titolari dell’inchiesta. «Le violenze non sono mai inspiegabili. Non c’è niente di casuale. La ’ndrangheta, quando è giovane, ha bisogno di terrore per guadagnare credibilità, la carica di intimidazione è centrale. Lavora come un’azienda: se l’idraulico usa la chiave inglese, il mafioso si serve della paura. L’omicidio di un bambino è un moltiplicatore di paura». Ecco perché hanno ammazzato Cocò. Un ottimo lavoro, bisogna ammetterlo.  
Cassano allo Ionio è un posto spaventoso. Perché la paura è un contagio. E se tu entri dentro un ristorante armato di una domanda e il ristoratore corre in cucina imprecando e supplicando, per favore, di non nominare il suo locale e neppure il nome di quel bambino, è ovvio che alla fine ti spagni. Tutti ci spagniamo qui. È una parola che deriva dall’epoca degli aragonesi, che usavano la sciabola come strumento di persuasione. «Voi giornalisti avete sempre fretta - dice ancora il pm Luberto -, ma per capire Cassano dovreste piantare le tende in piazza per un mese. Dovreste ricordarvi che qui è già stato ammazzato un altro bambino. Ammesso che a qualcuno importi qualcosa di questo pezzo di Italia».  

La scuola elementare di Cassano è chiusa per rischio crolli. L’unico ospedale della zona è una clinica convenzionata. Arriva a fatica il segnale Rai. Tutto avviene lontano dal mondo. Spesso badanti marocchine si trasformano in fidanzate a suon di botte. Può capitare di fare figli sia con la moglie sia con la nuora all’interno dello stesso nucleo famigliare, e tutti restano insieme, sotto lo stesso tetto, in piccole case con televisioni giganti e poltrone per massaggi a sette velocità. Persino il parroco don Silvio Renne non si fa problemi a mostrare la sua insofferenza: «Ancora Cocò? È una storia chiusa. Abbiamo fatto il funerale. Io non sono un investigatore. Non spetta a me dire chi è stato. E poi è ancora tutto da dimostrare se c’entra la droga o la ‘ndrangheta...». Che è un po’ come negare che adesso è notte fonda.  

La madre di Cocò si chiama Antonia Iannicelli, è agli arresti domiciliari per spaccio, in un convento lontano da qui. Il padre di Cocò si chiama Nicola Campolongo ed è in carcere per aver ammazzato il tabaccaio di Lauropoli, Giuseppe Cirigliano, durante una rapina a mano armata. Il nonno di Cocò era, appunto, Giuseppe Iannicelli detto Peppe, 52 anni, già arrestato per traffico di sostanze stupefacenti. Lo zio Tommaso Iannicelli detto «il calciatore», ritenuto anello di collegamento fra le cosche locali e il clan degli zingari, è noto per aver pronunciato questa frase in un’intercettazione: «Portami l’arma, fra tre giorni ammazziamo Luberto». Intenzioni confermate, anche in successive, conversazioni: «Non abbiamo potuto agire perché pioveva, lui era sotto casa come un coglione». Riferito al magistrato. Che in effetti, quel giorno, era sotto casa in attesa della scorta.  

Questo è il contesto. Qui a giugno verrà in visita Papa Francesco. Entriamo a casa dei parenti di Cocò, nella parte vecchia e umida del paese. Stanno preparando il pranzo domenicale: agnolotti al sugo, bistecche e patatine. «Questi carabinieri sempre con noi ce l’hanno», dicono. «Sempre droga, sempre perquisizioni. Questa non è giustizia». Il capofamiglia si chiama anche lui Tommaso Iannicelli, ha una grossa catena d’oro al collo e sul braccio tatuata una frase in dialetto calabrese: «Chi sbaglia, non merita perdono». Tommaso Iannicelli, dice: «Quelli che hanno sparato a Cocò non sono cristiani, sono talebani». La ’ndrangheta? «Non c’entra. Dovremmo farla noi», dicono scoppiando in una risata fragorosa. La madre di Cocò ci ha scritto una lettera dal convento: «Non ho la minima idea di chi possa essere stato. Se la giustizia esistesse, riuscirebbe a trovare gli esseri che hanno commesso quel gesto. Ma io nella giustizia non credo». Qui si crede solo alla paura.  
Su quella macchina carbonizzata in borgata Fiego, c’era anche la baby-sitter di Cocò con tatuato sul braccio «Peppe Iannicelli è il mio uomo». L’avevano fatta sposare con un prestanome, in modo che potesse avere il permesso di soggiorno. Era incinta al quinto mese. E quindi, ora si può dire, anche il conto dei morti bambini va aggiornato. I resti di Ibissa Tous sono chiusi in una cella frigorifera. Nessun parente ha ancora fornito il Dna per l’identificazione.  

Cassano allo Ionio, visto da lontano, potrebbe sembrare un vecchio paese incastonato sotto la montagna, nella Calabria interna, fra Cosenza e Sibari. Placido. Senti abbaiare i cani, ti commuovi per quanto sono dolci le colline. Pensi a Cocò qui davanti, con la lattina di Fanta in mano e il suo cane maculato alla catena. Ma è uno dei posti a più alta concentrazione criminale d’Italia. Per questo nessuno piange un bambino di tre anni. Perché succede di morire ammazzati. Come era successo al sedicenne Carmine Pepe, freddato a colpi di kalashnikov il 3 ottobre 2002. Sbagliando, lo avevano ritenuto coinvolto - in qualità di vedetta - in un agguato con altri due morti ammazzati. Faide. Affari. Paura da incutere. Paura da riscuotere. E questa massima, quasi come un epitaffio: morto il cane, morta la rabbia. Ha ragione il pm Luberto: abbiamo sempre dimenticato questo pezzo di Italia. Come per l’operazione «Harem»: 90 donne fatte arrivare qui dall’Albania, violentate, massacrate, schiavizzate e mandate a prostituirsi. Neanche una riga. Neanche un Tg. Come per Cocò. Saluti, baci e sentite condoglianze.  
Twitter@NiccoloZancan  

giovedì 17 aprile 2014

Comunicato Presidenza LIBERA. Articolo 416/ter: una buona notizia, un errore da correggere.

Articolo 416/ter: una riforma sostenuta da oltre 475mila cittadini che hanno firmato la petizione della campagna Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele.
Riportiamo il comunicato ufficiale che l'Ufficio di Presidenza di LIBERA ha rilasciato a commento dell'approvazione tormentata della legge che modifica l'Art. 416/ter.
riparte

L’approvazione al Senato della modifica del 416ter contiene una buona notizia e un errore da correggere. 
La buona notizia è l’inserimento, dopo un iter tormentato, delle due parole “altra utilità”, che colpiscono al cuore il voto di scambio politico mafioso, finora limitato all’erogazione di denaro. 
Grazie a queste due parole si potrà contrastare in maniera più efficace il “mercato dei voti”, venduti e comprati in cambio di favori, a partire dalle prossime elezioni di maggio, europee e soprattutto amministrative.
L’errore, su cui Libera ha espresso fin da subito le sue perplessità, è quello della riduzione delle pene, che vanno inserite, invece, in un più generale inasprimento di tutti i reati di mafia, a partire dal 416 bis, oggi sanzionato con condanne inferiori a quelle previste per l’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. L’auspicio, già sottolineato prima del voto di oggi a Palazzo Madama, è che il governo intervenga quanto prima, come suggerito dalla commissione Garofoli, perché siano previste per i reati di mafia sanzioni più severe ed efficaci, nel rispetto del principio della proporzionalità della pena.
Si tratta comunque solo di un primo passo, anche se importante, e di un doveroso atto politico di trasparenza e bonifica delle istituzioni democratiche. Reati diffusi al punto da diventare costume, chiedono non solo leggi all’altezza ma l’impegno di tutti noi a volerle e sostenerle attraverso le scelte e i comportamenti quotidiani. È necessario a questo punto, fare un ulteriore scatto e arrivare prima possibile, a una più generale legge sulla corruzione dotata di quelle misure (confisca dei beni ai corrotti; pene adeguate per “reati civetta” come il falso in bilancio, la disciplina sulla prescrizione, l’autoriciclaggio, l’evasione fiscale) per rendere il nostro Paese una comunità dovel’interesse economico coincida finalmente con l’interesse sociale, con la dignità e la libertà di tutti.
Ufficio di Presidenza Libera

martedì 8 aprile 2014

Giornata della Memoria e dell'Impegno in Ricordo delle Vittime Innocenti delle mafie". Il racconto della mattina , a Pinerolo.

"Radici di memoria, frutti d'impegno"
E' quanto abbiamo cercato di fare anche noi, a Pinerolo, la mattina del 22 marzo 2014: "Fare memoria" Fare memoria vuol dire conoscere i fatti,  comprendere i meccanismi, le cause, che hanno determinato gli  avvenimenti e impegnarsi affinché avvenimenti simili non debbano più accadere. 
Ecco cos'è stato per noi il lavoro che ha preceduto la celebrazione della GIORNATA DELLE MEMORIA: "(...) Un cammino ricco di impegno e speranza, che ci vede al fianco di studenti, insegnanti, dirigenti scolastici, a riscrivere nella quotidianità la nostra scelta per la lotta alle mafie e per l'affermazione della giustizia sociale.(...)". E insieme a questo, l'agire del presidio "Rita Atria" nella nostra comunità; agire per diventare cittadini responsabili: cittadini che si assumono responsabilità. 
A simboleggiare il significato della GIORNATA, i due Alberi realizzati dagli studenti dei plessi scolastici dell'Abbadia Alpine e di san Secondo,della scuola media  "F. Brignone" di Pinerolo e su cui affiggeranno "biglietti di impegno"; i Limoni, simbolo scelto dagli studenti del Liceo Scientifico "M. Curie"; i Principi della Costituzione Italiana. Questi gli Omaggi alle Vittime Innocenti, i cui nomi sono stati letti dagli studenti degli Istituti presenti quella mattina: il Liceo Classico "Porporato", che ospitava la celebrazione; il Liceo Scientifico "M. Curie"; la Scuola media Statale "F. Brignone"; la Scuola media Statale "D. Carutti" di Cumiana; l'istituto "M. Buniva".

Il racconto della mattinata
Quest'anno la celebrazione si è svolta all'Auditorium Baralis, per evitare una pioggia incombente che non è poi arrivata. Ma l'Auditorium ha reso ancora più profondi i momenti che abbiamo vissuto.
Nello stesso momento, a Latina, nel Lazio, si svolgeva la manifestazione nazionale della XIX GIORNATA.  Perchè a Latina, perchè il Lazio? Terre di straordinarie risorse ambientali e di grande vocazione agricola, anche grazie alle fatiche e ai sacrifici di migliaia di migranti, di ieri e di oggi, oggi sono terre segnate da una presenza sempre più grave e diffusa delle mafie, in particolare camorra e 'ndrangheta. Le mafie  inquinano l'economia e la politica, distruggono il paesaggio e avvelenano l'ambiente.
A Latina, anche nel ventennale dell'uccisione di don Peppe Diana, avvenuta il 19 marzo 1994. Come don Pino Puglisi, don beppe Diana ha pagato con la vita il coraggio della testimonianza e delle denuncia. Abbiamo letto alcuni brani della sua lettera "Per Amore del mio Popolo" una denuncia aperta e chiara. Ne  riportiamo alcuni brani:
Per amore del mio popolo
don Beppe Diana
"Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di  diventare componente endemica nella società campana(...)
Precise responsabilità politiche. E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi(...)
Un appello. (...) l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale (...). Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili. (...)"

                                                                Le riflessioni degli studenti
In questi mesi , tanti sono stati gli incontri nelle scuole Pinerolesi che hanno aderito al nostro progetto. Alla lettura dei Principi della Costituzione seguono le  riflessioni degli studenti di alcuni degli Istituti presenti.

Scuola media "F. Brignone", plesso scolastico Abbadia Alpina. Teresa e Nicolò leggono le riflessioni    
"I nomi che oggi leggiamo , Radici della Memoria, hanno dato frutti di Impegno. Vogliamo essere noi questi frutti e ci impegniamo a rispettare le regole. Rita nel suo diario, prima di morire scrive: "Tutti hanno paura ma io ‘unica cosa di cui ho paura  è che lo stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci".
Questo vogliamo dire a chi, tra noi ragazzi, si diverte alle spalle dei più deboli, a chi non prende le difese di chi non può.
Questo vogliamo dire a chi passa col rosso, “tanto non c’è nessuno”; a chi non rispetta la fila d’attesa; a chi non dà lo scontrino; a chi lavora o assume “in nero”; a chi costruisce sugli argini; a chi dice “Ritorna da dove sei venuto”; a chi pensa che tutto gli è dovuto; a chi dice “Chi se ne frega!”…Ai corrotti e ai corruttori; a chi cerca soldi facili; a chi mette in mano ai ragazzi promesse di “sballo”; a chi guarda solo a propri interessi anche se calpesta quelli degli altri
Noi vogliamo crescere in un mondo giusto e onesto, che ci dia la possibilità di realizzarci come persone, di poterci affermare grazie all’impegno, al lavoro guadagnato col merito
Vogliamo essere liberi nelle nostre scelte, vogliamo che i diritti della Costituzione diventino la strada maestra dei nostri comportamenti
Condanniamo le scorciatoie, i favori, i furbi che si fanno strada grazie alle raccomandazioni…
Ancora Rita nel suo tema di maturità, scritto dopo la morte di Giovanni Falcone: “…L’unica speranza è non arrendersi mai…Forse un mondo onesto non esisterà mai, MA CHI CI IMPEDISCE DI SOGNARE? Forse , se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo"
Allora AFFERMIAMO CON FORZA che faremo di tutto perchè i nostri sogni si realizzino, ce la metteremo tutta per cambiare  questo mondo...anzi VOGLIAMO URLARLO: ....
CI VEDIAMO GRANDI: CHI OPERAIO O PARRUCCHIERA, CHI MEDICO O INSEGNANTE, CHI GUARDIA FORESTALE O IMPIEGATO, CHI ARCHITETTO  O CAMPIONE DI HOCHEY...
NON IMPORTA CHE COSA SAREMO PURCHE’ CITTADINI DI UNO STATO FINALMENTE LIBERO DAGLI ARROGANTI E DAI PREPOTENTI."                                                                                   
Scuola media "F. Brignone", plesso scolastico di San Secondo di Pinerolo. Giorgia e Lorenzo leggono "Io ho paura", scritto da Matteo e Lorenzo.
“Io ho paura
-         -Io ho paura della mafia perché uccide, uccide con il suo silenzio.
-         - Io non ho paura perché siamo liberi di parlare senza aver bisogno di seguire delle regole.
-        - Io ho paura perché si può avere la mentalità mafiosa senza essere un criminale; la mafia possiamo essere anche noi
-        - Io non ho paura perché sono sicura delle azioni che compio contro di essa e so di non commettere errori.
-        - Io ho paura della mafia perché agisce a spese della società civile e a solo vantaggio dei suoi membri.
-        - Io non ho paura perché so di non accettare i suoi compromessi
-        - Io paura della mafia perché rovina la bellezza, il nostro futuro…
-         - Io non ho paura della mafia perché niente e nessuno può rovinare il nostro futuro
-        - Io ho paura perché la mafia manipola le coscienze e anche la nostra salute… la terra dei fuochi… i frutti della nostra terra inquinata dai rifiuti… solo per miserabili interessi.
-        - Io non ho paura della mafia perché ci sono uomini come Falcone e Borsellino che ci hanno insegnato che la mafia si può sconfiggere
-         - Io ho paura perché la mafia uccide i nostri sogni.
-         - Io non ho paura perché Rita Atria ci ha insegnato che i sogni vanno inseguiti
-         - Io ho paura perché a volte siamo soli con i nostri ideali e le nostre battaglie.
-         - Io non ho paura perchè al mondo ci sono gli ideali di legalità e giustizia
-         - Io ho paura perché la mafia ha ucciso grandi uomini come Falcone e Borsellino e continuano  minacciare magistrati coraggiosi come Nino Di Matteo.
-         - Io non ho paura, guarda oggi , siamo tanti, siamo forti, siamo uniti, più forti della mafia
     - Io non ho più paura!

Scuola Media "F. Brignone" di Pinerolo,  plesso scolastico San Secondo di Pinerolo. Sara legge la sua riflessione
"La mafia, come abbiamo potuto capire con l’Associazione Libera e con i molti lavori svolti quest’anno, è un modo di ragionare e di comportarsi che implica il non rispetto delle regole, l’approfittare dei più deboli e la ricerca di scorciatoie che permettano di raggiungere il proprio obiettivo con facilità.
La mafia entra nella vita delle persone che, piano piano, ci fanno l’abitudine finché tutto non diventa cosa normale perché, come disse Rita Atria:“La mafia siamo noi...”.
Per poter vivere bene tutti insieme occorre seguire le regole che permettono ad un piccolo ma anche ad un grande gruppo di funzionare in armonia e gli esempi di Borsellino, Falcone, Don Pugliesi, Impastato hanno inciso sulla società proprio in questo senso.
Per loro, così come adesso per Nino Di Matteo, è stato molto difficile combattere la mafia ma, una volta entrati nella lotta, non si sono tirati indietro trovandosi, molto spesso, di fronte al tacito appoggio della gente comune, l’omertà.
Oggi vogliamo testimoniare, con la nostra voce e la nostra presenza, che ciò che loro hanno seminato germoglia, ogni giorno, nelle nostre scelte e nei nostri comportamenti 

Scuola Media "F. Brignone" di Pinerolo,  plesso scolastico San Secondo di Pinerolo. Valentina legge la sua riflessione.
Grazie ai due incontri con “libera” noi ragazzi abbiamo finalmente conosciuto la mafia per quella che è in realtà, ovvero un’organizzazione criminale.
Siamo stati informati della storia di persone vittime della mafia: magistrati, poliziotti, giornalisti, ragazzi, adulti, sacerdoti, anziani e persino ex mafiosi che hanno avuto la forza e il coraggio di riprendere la strada giusta.
Quest’organizzazione criminale non esce alla scoperto perché è formata unicamente da codardi che agiscono nel buio, che uccidono e feriscono, che non sanno confrontarsi, che non sanno parlare; queste persone sono maschere senza volto, corpi senz’anima, senza il coraggio di affrontare la vita e i problemi che essa pone. Noi ci chiediamo…..perché, per quale motivo sentono il bisogno di mutilare la vita di altri esseri umani?
La verità è che non esiste una risposta a questa domanda, infatti non c’è giustificazione che regga contro famiglie disperate che piangono i loro cari deceduti, contro genitori che perdono i loro figli per un tema scritto contro la mafia.
Loro dicono di aiutare l’Italia ma dov’è l’Italia se non nel diritto di parola, di stampa e di pensiero? Come possiamo noi chiamare Repubblica un Paese dove si deve camminare con la testa bassa, dove bisogna ubbidire ai potenti per non essere colpiti alle spalle da una coltellata o un colpo di pistola? Come possiamo noi definirci fieri della nostra patria se essa viene associata a questa piaga della società?
Si definiscono una grande famiglia ma una famiglia assicura un futuro ai propri figli non gli tarpa le ali impedendogli di volare. All’estero parlano della mafia italiana e hanno paura, subito dopo magari lodano i nostri monumenti; ma un Paese non è formato solo dalla sua architettura ma soprattutto dai suoi cittadini.
Dobbiamo dire basta alla paura, BASTA! Non possiamo essere schiavi dei nostri timori, delle nostre insicurezze o il “mostro” così si ingrandirà sempre di più, fino a schiacciarci. Unendoci vinceremo questa guerra perché l’unione fa’ la forza! Il futuro è il nostro, tocca a noi difenderlo!

Liceo Scientifico di Pinerolo "M. Curie: Alyna legge la sua riflessione
"Anche quest'anno molte classi del liceo scientifico hanno intrapreso un percorso in collaborazione con l'associazione Libera di Pinerolo, finalizzato all'educazione alla legalità.
Il progetto è stato un momento di grande riflessione sui temi riguardanti la legalità e su come essa possa aiutarci concretamente  a migliorare le nostre vite e il nostro Paese.
Il percorso si è articolato in tre fasi. Nella prima abbiamo letto alcuni romanzi, saggi, assistito ad uno spettacolo teatrale e visto il film “I Cento Passi”, il cui protagonista è Peppino Impastato, una delle vittime. La seconda fase invece ha visto la partecipazione delle classi alle conferenze dei volontari dell'associazione Libera, che si sono tenute con un excursus storico che dalle origini del fenomeno è giunto fino alla più stretta attualità, in parallelo con una riflessione di Peppino Impastato sulla difesa della bellezza. Alla terza fase hanno partecipato le classi quinte del Liceo. Il tema  affrontato è stato: “Dalle parole alle regole”. Partendo dalla bellezza minacciata dalle associazioni mafiose si è riflettuto sulla legalità attraverso la definizione del concetto di regole e l'analisi del rapporto tra principi e regole nella nostra Costituzione.
L'esperienza è risultata a nostro parere particolarmente significativa per il suo agire nella direzione di una saldatura tra scuola e società, tra teoria e pratica.
Infatti crediamo sia stato proprio questo il motivo che ci ha permesso di seguire le lezioni con molto interesse, poiché il loro fine non era un compito in classe o un'interrogazione, ma piuttosto una proposta per migliorare le nostra vite rendendoci consapevoli che le più grandi organizzazioni criminali al mondo, le mafie,  devono essere combattute e annientate da noi giovani attraverso l'unica arma a nostra disposizione, l'informazione.
“Radici di memoria, frutti d'impegno”: questo lo slogan scelto da Libera quest'anno per la celebrazione della giornata della memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Nel corso della lettura dei nomi delle vittime, il nostro liceo ha scelto il limone come elemento chiave. Perché i limoni?
gli studenti depongono i limoni, omaggio alleVittime Innocenti
Il limone frutto solare per eccellenza rimanda alla Sicilia, è in senso metaforico l'emblema dell'energia vitale, è ben visibile.
I limoni frutti maturi caduti dall'albero come le vittime delle mafie alle quali noi oggi vogliamo ridare visibilità , celebrandone la memoria.
Limoni depositati in una cesta da ognuno di noi con delicatezza come fiori sull'acqua per non dimenticare...
Per concludere vorremmo riportare una citazione di Rita Atria a cui peraltro è dedicato il presidio di Libera di Pinerolo.: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”.

Scuola Media di Cumiana "D. Carutti". Arianna e Niccolò leggono un brano tratto dal libro "Per questo mi chiamo Giovanni" di Garlando:  Cecilia commenta i cartelloni realizzati in classe.
La riflessione di Cecilia.: "In classe parlando dell'adolescenza abbiamo riflettuto sul tema del bullismo che a volte si presenta tra i ragazzi della nostra età. Siamo giunti a definirlo come un sistema di atti di violenza fisica o psicologica da parte di uno o più individui verso uno più debole. Abbiamo poi individuato alcuni suoi aspetti  come la prepotenza, gli atti di estorsione, la legge del più forte, la violenza. Infine abbiamo riflettuto sul fatto che il bullismo ha caratteristiche simili al comportamento mafioso perchè in entrambi prevale la legge del più forte. Ci siamo resi conto del fatto che spesso il ragazzo violento lo è a causa di problemi del suo vissuto, di problemi familiari o di cattive frequentazioni. Abbiamo capito che per stare bene insieme dobbiamo fare riferimento a un sistema di regole che, se rispettate fanno vivere in pace e armonia una comunità. Esse sono un limite necessario per la vita della società.

  I Principi Fondamentali della COSTITUZIONE ITALIANA
Rileggendo la lettera-denuncia "Per Amore del mio Popolo" rimaniamo sgomenti: la situazione descritta da don Beppe Diana non solo non è cambiata ma  si è consentito che si aggravasse e  si estendesse ad altri territori, come dimostra il Processo Minotauro che vede "svelate" le mafie il Piemonte. Criminalità e corruzione! Quante ipocrite e inutili parole  sono state dette (anche) da quel 1994!
Per questo motivo, dopo il saluto del Sindaco di Pinerolo Eugenio Buttiero, e le riflessioni, gli studenti delle scuole presenti leggono quello che consideriamo il "testo antimafia" più bello, più vero, ma ancora tutto da realizzare: I Principi Fondamentali della COSTITUZIONE ITALIANA

gli studenti leggono i Principi della Costituzione Italiana
I nomi delle Vittime Innocenti delle mafie. 
Dopo la lettura di Principi della Costituzione Italiana, leggiamo i nomi delle vittime Innocenti delle mafie: morti per mano delle mafie perché colpiti inermi, senza colpa alcuna; morti per mano delle mafie perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere in nome dei  Principi della Costituzione Italiana. Ma sappiamo che da questo elenco mancano ancora moltissime vittime.
Vogliamo ricordarli tutti. Quelli di cui conosciamo le storie e i tanti dei quali non abbiamo ancora conoscenza: “ A Voi, alle vittime Innocenti di cui abbiamo letto i nomi, e a tutte le Vittime innocenti che ancora ci sfuggono, la nostra memoria e il nostro impegno”
Il collage è composto dalle immagini in nostro possesso del momento della lettura dei nomi delle VittimeInnocenti . 
Ci scusiamo con coloro che non sono presenti nelle fotografie e invitiamo chi fosse possesso di altre immagini,
se lo vuole, di farcele avere per aggiungerle al collage.
La conclusione della manifestazione mattutina avviene con le parole di Paolo Borselino, ascoltate con commozione -ancora una volta-  prima di  omaggiarle, tutti in piedi, col lungo applauso di tutti i presenti. 


“Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro; questo debito dobbiamo pagarlo giosamente continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere; la lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e quindi della complicità; ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse "La gente fa il tifo per noi"; e con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze"

Ascoltiamo le parole di paolo Borsellino




giovedì 3 aprile 2014

"Anche noi siamo con Nino Di Matteo". La fotografia, la nona

Al Liceo Scientifico "M. Curie" di Pinerolo  la nona fotografia a sostegno di Nino Di Matteo.

Anche agli studenti più giovani abbiamo fatto conoscere la lettera aperta con la quale  don Luigi Ciotti, lo scorso 14 novembre 2013,   ha espresso la vicinanza di Libera  al giudice Nino Di Matteo e agli altri giudici che conducono il processo sulla “trattativa”, minacciati di morte da Totò Riina. 
Anche noi del presidio Libera “Rita Atria” Pinerolo, accogliendo le parole di don Luigi Ciotti, vogliamo manifestare a favore Nino Di  Matteo e agli altri giudici. Pertanto,  dopo aver letto la lettera di don Ciotti,  chiediamo agli studenti che condividono quelle parole di scattare una fotografia. Questa è la nona fotografia



Lettera aperta di don Luigi Ciotti a Nino Di Matteo

CARO Nino Di Matteo, devi sapere che non sei solo, che tutti voi a Palermo, e in ogni angolo d`Italia, non sarete mai più soli. Dalla stagione delle stragi è cresciuta nel nostro paese la consapevolezza che la questione delle mafie non è solo di natura criminale. È un problema più profondo, anche culturale e sociale. Una questione che non sarebbe ancora cosi grave se a contrastare le mafie ci fossero stati, oltre alla magistratura e alle forze di polizia, la coscienza pulita e l`impegno della maggior parte degli italiani. Questa coscienza e questo impegno, lentamente e faticosamente si sono negli anni moltiplicati. 
Devi dunque sapere caro Nino, anche se qualcuno—mafiosi o complici dei mafiosi — continua a minacciare e lanciare messaggi inquietanti, che oggi tu e tutti gli altri magistrati siete meno soli. Che minacciare voi vuoi dire minacciare tanti di noi, tanti italiani, che nei più vari ambiti si sono messi in gioco. Cittadini che non si limitano a scendere in piazza, a indignarsi o commuoversi, ma che hanno scelto di muoversi, di trasformare il loro "no" alle mafie in un impegno quotidiano per la democrazia, per la libertà e la dignità di tutti. Le luci non nascondono però le molte ombre. In tanti ambiti prevale ancora l`indifferenza o una semplice e facile risposta emotiva. Anche la politica non sempre ha saputo affrontare la questione con la pulizia morale e il respiro necessario: pensiamo solo ai troppi compromessi che hanno impedito un`adeguata riforma della legge sulla corruzione e ai patti sottobanco. Lo Stato, tutto lo Stato, deve proteggere se stesso e i suoi cittadini. Ma negli ultimi tempi, come molti segnali lasciano intendere, le mafie — indisturbate nei suoi livelli più alti: economia, finanza, appalti, affari—hanno approfittato per organizzarsi in silenzio. 
Quelle minacce dall`interno di un carcere dicono perciò una verità imbarazzante: se nell`ambito repressivo e giudiziario importanti risultati sono stati ottenuti, sul versante del contrasto politico e sociale c`è ancora molta strada da fare. Perché di una cosa dobbiamo essere certi: sconfiggeremo le mafie solo quando sapremo colmare le disuguaglianze sociali che permettono il loro proliferare. Le mafie non vanno solo inseguite: vanno prevenute. Prevenzione vuoi dire anche realizzare la condizione di dignità e di libertà responsabile prevista dalla Costituzione, il primo e più formidabile dei testi antimafia.Altrimenti, nello scarto fra le parole e i fatti, continuerà a insinuarsi la più pericolosa e subdola delle mafie: quella della corruzione, del privilegio e dell`abuso di potere. A te un forte abbraccio da parte mia e dalle oltre 1600 realtà associate a Libera.
Luigi Ciotti