lunedì 16 luglio 2012

“L’UNICO PONTE CHE VOGLIAMO”…IN MEMORIA DI RITA ATRIA.

Una riflessione sul significato della "memoria".

MONASTERACE 28 LUGLIO: “L’UNICO PONTE CHE VOGLIAMO”…IN MEMORIA DI RITA ATRIA.

Targa Rita Atria
sulla lapide di RITA ATRIA
Vent’anni da quel 26 luglio 1992 quando Rita Atria, lasciata sola da tutti (famiglia, concittadini, società “civile” e Istituzioni) ha deciso di non farsi uccidere da quello che sarebbe accaduto dopo la morte del suo giudice, Paolo Borsellino, gettandosi dal 7° piano di viale Amelia a Roma.
L’idea che abbiamo noi di Memoria è quella scritta dal nostro Mario Ciancarella: “ricordare non basta. Memoria è un ricordo “attivo” che vuole comprendere i meccanismi, le cause e dunque le ragioni che  determinarono una storia, e sa rileggerle nel presente per capirne le “mutazioni” e le mimetizzazioni nelle forme nuove in cui quella stessa violenza torna e tornerà ad esercitarsi. Forme diverse sempre più evolute e sofisticate. E’ dunque solo la Memoria a dare senso al proprio impegno per costruire un futuro in cui si possa sperare che quella violenza non torni a mostrarsi, con volti diversi ma la con medesime atrocità, per il nostro passivo ed ignaro consenso. Perdere “la Memoria storica” ci rende estranei a noi stessi, incapaci di riconoscere le nostre radici, di capire il nostro presente, di costruire un qualsiasi futuro.”
Fare Memoria di Rita Atria dunque significa innanzitutto ricordare le cause che l’hanno portata a togliersi la vita e non solo esaltarne il gesto forte della Testimonianza e della rottura con la propria famiglia.  Sarebbe facile, rientrerebbe nella solita prassi ormai consueta che si limita al necrologio” da strumentalizzare, e tanti ne vediamo purtroppo di questi “eventi”.
La Testimonianza, in ogni tipo di settore e nella sua accezione reale, di prassi,  dovrebbe essere supportata dalla presenza sia politica che civile: un Paese dove chi testimonia entra in un programma di protezione non può di certo definirsi “normale”.
Bisogna partire dal riconquistare il senso della “normalità” e abbandonare la comoda e deviante definizione di “eroe”. Borsellino, Falcone, La Torre, Peppino Impastato, Pippo Fava, Rita Atria e tanti come loro non sono eroi, ma persone normali che hanno fatto della coerenza e dell’integrità etica e morale del proprio lavoro e del proprio impegno l’unica linea guida della loro esistenza.
Per troppi anni, chi è stato minacciato dalle mafie o chi ha subito attentati è stato portato agli onori della cronaca solo con lo scopo di fare audience. Per troppi anni abbiamo visto andare via dal territorio i  nostri riferimenti che presi dallo sconforto e dalla solitudine hanno creduto che in Parlamento sarebbero stati più utili. La politica non ha avuto il coraggio di rinnovarsi e spesso i politici italiani si sono comportano come coloro che prima ti inquinano causando tumori e poi ti pagano il letto all’ospedale dicendoti che ti stanno curando. Non possiamo permettere più tutto questo e quindi non è più rinviabile il momento dell’analisi.
Abbiamo pensato che non si può fare Memoria da soli perché la Memoria è un processo collettivo che non può prescindere da chi nei territori si spende ogni giorno per studiare le dinamiche di aggressione del potere.
Così il 28 luglio sera, a Monasterace (RC), ricorderemo Rita Atria cercando di capire come fare rete tra realtà che hanno deciso di essere forza di opposizione alle mafie e di controllo politico e sociale.
Ma non basta opporsi occorre anche dimostrare che l’antimafia e le scelte antimafiose creano sviluppo e maggiori possibilità occupazionali e di qualità della vita.
Ogni associazione, movimento, singolo cittadino non può prescindere, soprattutto nei nostri territori da questa analisi, sappiamo bene che le infiltrazioni mafiose sono dovunque e ci riguardano tutti.
Le scelte della politica nazionale tanto sulla Calabria che sulla Sicilia necessitano l’unione delle forze sane e determinate di queste regioni al fine di dare delle letture più ampie nella consapevolezza che ‘ndrangheta e mafia si alimentano dallo stessa fonte di energia e che solo facendo fronte comune e supportandoci a vicenda possiamo ottenere dei risultati.
L’iniziativa del 28 luglio crediamo possa rappresentare un punto di partenza e speriamo un punto di non ritorno per l’antimafia movimentista e sociale calabrese e siciliana.
Ai sindaci che lottano in terre di mafie chiediamo di avere come unico partito di riferimento il Territorio; che  si chiami Monasterace, piuttosto che Rosarno, piuttosto che Isola Capo Rizzuto, piuttosto che  Barcellona P.G., piuttosto che Palermo.
Alla stampa  chiediamo di seguire quello che Pippo Fava definiva il concetto etico di giornalismo e cioè  “Un giornalismo fatto di verità, impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, sollecita la costante attuazione della giustizia, impone ai politici il buon governo[…]”
Agli abitanti dei Territori chiediamo di essere Cittadini e cioè di partecipare attivamente alla vita politica e sociale senza delegare.
Alle Associazioni chiediamo di essere strumento di coesione e punti di riferimento sociali e soprattutto chiediamo indipendenza dai partiti e dalle istituzioni.
Questo è “L’unico ponte che vogliamo”, quello della forza delle idee, della forza della Resistenza sociale e di una antimafia antifascista e antimilitarista.
Associazione Antimafie “Rita Atria”
Documento nato dal confronto durante l’anno con: Associazione Peppino Impastato e Associazione radio Aut nell’ambito del Forum Sociale Antimafia Felicia e Peppino Impastato, SNOQ – Reggio Calabria, Casablanca (Graziella Proto), “I Siciliani” giovani (Riccardo Orioles), Stopndrangheta.it, Telejato.
Per informazioni e adesioni:
info@ritaatria.it

venerdì 13 luglio 2012

Sentinelle del territorio. Intervista a Massimiliano Puca, l'eletto presidente della "Commissione Consiliare Speciale di promozione della Legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi"

 Intervista a  Massimiliano Puca, l'eletto presidente della  "Commissione Consiliare Speciale di promozione della Legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi" 



Anche questa volta parliamo di mafie, di mafiosi ma anche di Pinerolo; dell'Operazione Minotauro e degli intrecci perversi con la politica e il mondo degli affari piemontesi; della crisi economica; degli appalti; della 'ndrangheta in Val Susa; di "capitali sporchi" da riciclare; di Monte Oliveto; del Piano Regolatore; di "partito del cemento"; di "conflitto di interesse"; della necessità del confrontarsi "coi migliori della classe"...
Di seguito, le domande rivolte a Massimiliano Puca, consigliere del PDL nel Consiglio Comunale di Pinerolo. 
  1. Intervistiamo Massimiliano Puca, eletto consigliere del PDL. Ma questa sera lo intervistiamo in quanto eletto presidente della Commissione antimafia, una commissione che in realtà si vuole occupare anche da un punto di vista culturale del problema della mafie, eventualmente presenti anche nel nostro territorio. Rivolgiamo la domanda fatta anche a Marco Gaido. Perché una commissione antimafia a Pinerolo? La domanda può sembrare retorica ma, a nostro parere, non lo è…
  2. Quali sono le competenze di coloro che compongono la Commissione? ( dal min. 1.47 )
  3. E’ prassi per l’amministrazione di Pinerolo avere contatti o ricevere relazioni da parte dei rappresentanti delle forze dell’ordine presenti sul territorio in merito a fenomeni che possano essere riconducibili ai pericoli derivanti dall’infiltrazione mafiosa? ( dal min. 3.45 )
  4. Quali sono i contenuti di questo "contenitore" che, così com'è presentato ed essendo composto formalmente solo da membri del Consiglio Comunale, a noi parrebbe avere il rischio di essere un contenitore di essenziale significato "politico"? mentre pensiamo e speriamo che così non debba essere...  ( dal min. 5.50)
  5. La Commissione, anche se è solo all’inizio dei suoi lavori ma sfruttando anche quello che è il suo passato biografico ( Massimiliano Puca è stato comandante della stazione dei carabinieri di Pinerolo), è a conoscenza di fatti o situazioni da cui si possano ipotizzare forme di  infiltrazione mafiosa sul territorio pinerolese? ( dal min. 7.00)
  6. La Commissione ha intenzione di avere e stabilire contatti e scambi di esperienze e di conoscenze con i comuni e le istituzioni limitrofe, a volte purtroppo interessate dal fenomeno mafioso? ( dal m. 9.37)
  7. A suo parere, quali sono i settori che meritano maggiore attenzione in riferimento alla problematica dell'infiltrazione mafiosa?  ( dal min. 10.43)
  8. Considerando che l'urbanistica  e l'edilizia, come governo e utilizzo del territorio da parte di una amministrazione, sono purtroppo da sempre – e come Lei ha già ricordato-  i settori privilegiati e maggiormente utilizzati dalle organizzazioni mafiose per il riciclo del "denaro sporco", come posta per il "voto di scambio", ritiene che l'urbanistica e l'edilizia del territorio di Pinerolo siano settori da attenzionare?  ( dal min. 11.43)
  9. Vorremmo ricollegarci a quello che Lei ha appena detto. Più volte non è sfuggito il fatto che Lei abbia parlato dell’attuale maggioranza del Consiglio Comunale di Pinerolo come del “partito del cemento”. Questa definizione è solo "una battuta" o trova conferme, o ipotesi, nell’azione amministrativa dell’attuale maggioranza?  ( dal min. 13.40)
  10. Esistono quindi a suo parere situazioni che potremo definire di conflitto di interesse nell’ambito dell’amministrazione pinerolese? O meglio: interessi che potrebbero distogliere gli atti e le decisioni politiche che vengono assunte dal perseguimento del “bene comune”? ( dal min. 14.57)
  11. Ritornando alla questione urbanistica e territoriale, valuta la Commissione di ascoltare e conoscere esperienze significative ed efficaci, ad esempio sull'uso "virtuoso" dell’urbanistica del territorio? Faccio riferimento all’Associazione dei “comuni virtuosi”, a “consumo suolo zero”  (dal min.17.11)
  12. Ha già elaborato la Commissione un regolamento, un programma attuativo che determini forma e carattere della partecipazione ai lavori della  Commissione da parte dei soggetti esterni dal momento che, come recita il testo delladelibera, la Commissione "(...) è aperta alla collaborazione dell'associazionismo, di esperti delle forze dell'ordine e della magistratura"? (dal min.18.58)
  13. Facendo riferimento alla sua esperienza professionale passata, quali ritiene siano gli strumenti efficaci di cui una comunità deve dotarsi, quali i comportamenti, per impedire infiltrazioni mafiose nel proprio territorio? (dal min.20.00)
  14. Nel passato, e nell’ambito della sua esperienza nell’arma dei Carabinieri, ha avuto occasione di confrontarsi col fenomeni di tipo mafioso o con elementi che potessero farne sospettare la vicinanza al fenomeno mafioso? (dal min.21.25)
  15. Libera ha posto l’attenzione esplicita e specifica su determinate attività commerciali quali, ad esempio, le sale-giochi e gli esercizi commerciali che offrono il servizio del cosiddetto “compro-oro”. Lei ritiene che possano costituire attività da attenzionare? (dal min.24.58)
  16. Ringraziamo Massimiliano Puca per l’intervista che ci ha voluto concedere e ne approfittiamo anche per dare in anteprima una comunicazione: è stata fissata, a quanto sappiamo, la data della prima seduta che terrà la Commissione antimafia di Pinerolo. La seduta è stata fissata per il 19 luglio. Siamo orgogliosi perché questa data, come purtroppo sappiamo tutti, è la ricorrenza della strage di Via D’Amelio nella quale persero la vita il giudice Paolo Borsellino insieme ai ragazzi della sua scorta. Quindi vorremmo salutare Massimiliano Puca e dargli l’occasione di dire ancora due parole su questo evento. (dal min.27.25)
Come ha detto Massimiliano Puca, è stato prontamente accolto il suggerimento del presidio Libera “Rita Atria” Pinerolo di voler impegnare simbolicamente i componenti e l’operato della  “Commissione Consiliare Speciale” facendo sì che l’insediamento  della  commissione avvenga proprio il prossimo 19 luglio,   nel ventennale della strage di Via D’Amelio  nella quale vennero uccisi il  giudice Paolo  Borsellino e i  ragazzi della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano,  Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. 
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare alla seduta di insediamento della "Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi”

mercoledì 11 luglio 2012

Sentinelle del territorio . Intervista a Marco Gaido, il proponente della "Commissione Consiliare Speciale di promozione della Legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi"

Intervista a  Marco Gaido, il proponente  della "Commissione Consiliare Speciale di promozione della Legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi"


Parliamo di mafie, di mafiosi ma anche di Pinerolo; della crisi economica, del Piano Regolatore, dell'edilizia, del Parco Olimpico di Pinerolo, del modo di fare politica, degli anticorpi della società, dei "conflitti di interesse"...
Di seguito, le domande rivolte a Marco Gaido, consigliere dell'IDV nel Consiglio Comunale di Pinerolo. 
  1. La prima domanda può sembrare banale ma secondo noi non lo è: perché una “commissione antimafia” a Pinerolo?
  2. Quali sono le competenze di coloro che compongono o sono stati designati alla Commissione? (dal min. 02.28)
  3. Quali sono i contenuti di questo "contenitore" che, così com'è presentato, ed essendo composto formalmente solo da membri del Consiglio Comunale, ci è apparso sostanzialmente  un "contenitore politico"? (dal min. 04.25)
  4. Lei ha detto che l’idea e l’iniziativa di una Commissione “antimafia” è scaturita anche dall’incontro che abbiamo avuto ( noi del presidio “Rita Atria”) il 21 marzo quando abbiamo celebrato a Pinerolo, per la prima volta, la “Giornata della Memoria”. E allora ci chiediamo se la Commissione ha già elaborato un regolamento programmatico  che determini la forma, i limiti e i contenuti di questa partecipazione che, come lei ha detto e come leggiamo testualmente: "(...) è aperta alla collaborazione dell'associazionismo, di esperti delle forze dell'ordine e della magistratura"?... Proprio perché vorremmo che la commissione avesse un carattere ed una efficacia concreta sul nostro territorio… (dal min. 06.58)
  5. La Commissione è a conoscenza di fatti o situazioni da cui si possano ipotizzare forme di  infiltrazione mafiosa sul territorio pinerolese? (dal min 08.55)
  6. Prima abbiamo parlato di infiltrazioni mafiose, formalmente definite tali. Ma le Operazione Minotauro e Maglio a cui faceva riferimento, e che hanno “rivelato” la presenza delle mafie proprio in provincia di Torino, hanno mostrato come gli esponenti di quasi tutti i partiti si recavano in una sorta di “laico pellegrinaggio” da alcuni personaggi - degli “emeriti sconosciuti” o tali avrebbero dovuto essere- i quali, alla luce delle indagini della magistratura, si sono rivelati essere i capi delle famiglie della ‘ndrangheta in Piemonte. Parliamo di personaggi che non sono professionisti affermati o elementi di rilievo di una comunità. Eppure questi personaggi erano conosciuti nell’ambito politico come referenti a cui doversi rivolgere. Lei ritiene che nel pinerolese ci siano figure di questo genere? Una precisazione: io dico “personaggi” non attualmente e manifestamente implicati in situazioni “mafiose” ma che possano essere ritenuti “collettori di voti”; quali potevano essere considerati questi anonimi personaggi a cui si rivolgevano gli esponenti del PD, dell’IDV, del’PDL. ( dal min. 10.55)
  7. Quindi, a suo modo di vedere, non esistono delle situazioni che potremmo banalmente definire“chiacchierate”? (dal min.14.57)
  8. La Commissione ha intenzione di avere e stabilire contatti e scambi di esperienze e di conoscenze con i comuni e le istituzioni limitrofe interessate dalle inchieste di cui abbiamo parlato? (dal min. 15.37)
  9. Quali sono, secondo lei e a parere della Commissione che si andrà costituendo, i settori che meritano maggiore attenzione in riferimento alla problematica dell'infiltrazione mafiosa? (dal min 16.47)
  10. Libera ha voluto porre l’attenzione anche su altri settori problematici: il gioco d’azzardo, le sale-giochi e altre attività quali i cosiddetti “compro-oro”. Questo perché si sono verificati casi in cui non era chiara la tracciabilità del denaro e della merce presente in queste attività commerciali. Ritiene anche Lei che queste possano essere punti di attenzione della vostra attività? (dal min 17.29)
  11. Vorremmo ritornare un attimo sulla questione “edilizia” o meglio sullo strumento che dovrebbe governare l’edilizia ovverosia l’Urbanistica, visto che l’amministrazione ha “il patrocinio” dell’indirizzo urbanistico di una città. La città di Pinerolo ha un Piano Regolatore che, a detta di quasi tutte le forze politiche che hanno partecipato alle ultime elezioni, risulta essere sovradimensionato. Pertanto, uno dei punti che venivano presentati dalle forze politiche era la necessità di una revisione dell’attuale Piano Regolatore. Le pare che questa politica di revisione e di limitazione dell’attività edificatoria di Pinerolo sia portata avanti? E ritiene che l’attività edificatoria, essendo storicamente uno dei campi a maggior rischio di infiltrazione mafiosa, sia controllata e controllabile con  lo strumento urbanistico di Pinerolo? (dal min 21.42)
  12. Lei ha parlato giustamente di tutela del suolo, di tutela degli aspetti paesaggistici della città di Pinerolo. Nel panorama politico italiano ci sono delle esperienze portate avanti dai cosiddetti “comuni virtuosi”. Ovvero sia comuni che hanno scelto, che hanno attuato, la “crescita zero” per l’edilizia del territorio. Ritenete che possa essere utile e interessante per la Commissione di ascoltare e conoscere esperienze di questo genere? (dal min 27.20)
  13. In conseguenza della sua esperienza professionale, quali ritiene siano gli strumenti efficaci di cui una comunità deve dotarsi, quali i comportamenti -della comunità e dell’amministrazione della comunità- per impedire infiltrazioni mafiose nel proprio territorio? (dal min 33.56)
  14. Rivolgiamo a Marco Gaido la stessa domanda posta nell’intervista a Massimiliano Puca. Ovvero sia: Lei ritiene che nell’ambito della amministrazione di Pinerolo, poiché Massimiliano Puca ha più volte parlato a questo riguardo di “partito del cemento”, esistano “conflitti di interesse”? (dal min 40.15)





domenica 8 luglio 2012

Cena della Legalità: Presidio Libera "Rita Atria" Pinerolo

Il presidio LIBERA "Rita Atria", nel ricordo del ventennale delle stragi siciliane, organizza la Cena della Legalità, il 21 luglio 2012 a partire dalle ore 19.30 : un' occasione per incontrarci, conoscerci,  riflettere. 
La "Cena della legalità" si svolgerà presso l'En Plein Air, Pinerolo, Str.le Baudenasca n.118
La serata vedrà la partecipazione del gruppo musicale "Le Vie traverse".
Il costo della "Cena della Legalità" è di € 15,00 per gli adulti e di € 10,00 per i bambini di età inferiore ai nove anni. 
La prenotazione alla "Cena della Legalità" può essere effettuata entro il 17 luglio 2012 presso il bar "Da Vinci", Pinerolo, C.so Torino n.  82 
Per info.: e.mail liberapinerolo@gmail.com  Arturo Francesco Incurato  tel.338.3116374



venerdì 6 luglio 2012

Sentinelle del territorio: nel ventennale della strage di Via D’Amelio, 19 luglio 2012, a Pinerolo si insedierà la “Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi"


Pinerolo. “Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi”

Il 21 marzo scorso, il presidio Libera “Rita Atria” – congiuntamente al presidio della Val Pellice “Antonio Montinaro”- celebrava a Pinerolo la "Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia" indetta da LIBERA.
In quella giornata, il presidio “Rita Atria” era stato invitato a partecipare alla seduta dei Capigruppo del Consiglio Comunale di Pinerolo per presentare il significato e la valenza della manifestazione. Nell'occasione, il presidio "Rita Atria" aveva ricordato come le operazione della magistratura torinese - le operazioni "Minotauro"  e “ Maglio”- avessero fatto emergere quanto profondi e consolidati siano i rapporti perversi tra le cosche della 'ndrangheta e “pezzi” della politica e del mondo imprenditoriale regionale.  Anche da quelle motivazioni nasceva l’idea presentata dal presidio “Rita Atria” ai Capigruppo: creare a Pinerolo un “Osservatorio della Legalità e della Giustizia”, un luogo di partecipazione a cui invitare le forze sane della comunità  allo scopo di monitorare, studiare ed analizzare quello che accade sul territorio per diventare “sentinelle del territorio”, per prevenire e impedire infiltrazioni mafiose e malaffare nel territorio pinerolese.   



A distanza di poche settimane, un primo risultato pare essere stato raggiunto: il 19 aprile 2012 il consigliere Marco Gaido, eletto nelle fila del IDV, presentava una proposta di delibera allo scopo di creare, a Pinerolo, una “Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi”. Nella proposta di delibera, qui il testo, fra le altre cose così si legge:“(…) la Conferenza dei capi-gruppo nella seduta del 21 marzo 2012, sentiti i responsabili del presidio pinerolese dell’Associazione “LIBERA”, ha ritenuto importante dar vita a forme di collaborazione tra l’amministrazione comunale, le altre istituzioni e le realtà e le associazioni che si occupano della tematica”.
La delibera presentata dal consigliere Marco Gaido è stata approvata all’unanimità nella seduta del Consiglio Comunale svoltati a metà del mese di maggio 2012. Una notizia quasi del tutto ignorata dalla comunità pinerolese, complice il silenzio dei organi di informazione locale. Perché questo silenzio? Per quanto ne sappiamo, insieme al Comune di Torino, Pinerolo è  l’unico comune piemontese che si sia dotato di un organismo dedicato al fenomeno mafioso. E quanto presente, radicato e pericoloso sia quel fenomeno -anche nelle nostra regione- lo dimostrano le operazioni sopra citate. Perché questo silenzio?
Da parte del presidio LIBERA “Rita Atria”, l’impegno e la volontà di continuare ad essere da stimolo nei confronti dell’amministrazione e della neo-nata "Commissione Consiliare Speciale" anche con  l'Osservatorio della Legalità e della Giustizia, affinché l'attività della Commissione sia  reale ed efficace e non si riduca a divenire l’ennesimo pletorico “contenitore politico" di cui sono piene le cronache d’Italia.  
Infine: a presiedere la “Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi” è stato chiamato Massimiliano Puca, consigliere del PDL. Occorre sottolineare come criterio prevalente in questa scelta sia stata certamente la passata esperienza professionale del consigliere Massimiliano Puca, in qualità di Comandante della Stazione dei Carabinieri di Pinerolo.
Il presidio “Rita Atria” ha pertanto ritenuto doveroso rivolgere alcune domande sia a Marco Gaido, proponente della delibera, che all’eletto Presidente della "Commissione Consiliare Speciale”, Massimiliano Puca. Pubblicheremo le due interviste nei prossimi giorni.
Nell’intervista di Massimiliano Puca, l’annuncio: la prima seduta della “Commissione Consiliare Speciale”avrà luogo il 19 luglio 2012 alle ore 18.00 presso la Sala di Rappresentanza del Comune di Pinerolo.
E’ stato prontamente accolto il suggerimento del presidio “Rita Atria”di voler impegnare simbolicamente i componenti e l’operato della “Commissione Consiliare Speciale” facendo sì che l’insediamento della commissione avvenga proprio nel ventennale della strage di Via D’Amelio nella quale vennero uccisi il giudice Paolo Borsellino e i ragazzi della sua scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano,  Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. 
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare alla seduta di insediamento della "Commissione Consiliare Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi”
Arturo Francesco Incurato
presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo


martedì 3 luglio 2012

LA DENUNCIA DEL GIUDICE ANTONIO INGROIA


Ingroia sull'inchiesta trattativa:
"Dalle istituzioni nessun sostegno"

Secondo il magistrato: non tocca alla magistratura appurare la verità storica. La politica dovrebbe anche individuare responsabilità storiche e responsabilità politiche, non certo le responsabilità penali, e invece questo in Italia non è avvenuto
Fonte: La Repubblica

Le istituzioni non hanno sostenuto, "almeno finora", l'azione della magistratura volta ad accertare la verità giudiziaria sulla trattativa tra Stato e mafia. Lo afferma, in un videointervento sul blog di Beppe Grillo, il procuratore aggiunto alla procura distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia.

"In un Paese normale - afferma Ingroia - di fronte a questa azione della magistratura, il paese delle istituzioni e la società si stringerebbero attorno ai magistrati, li si sosterrebbe in questo compito difficile, anzi ciascuno cercherebbe di fare la propria parte. La politica dovrebbe occuparsene, accertando quello che alla politica tocca accertare rispetto al passato, la verità politica, la verità storica. Non tocca alla magistratura appurare la verità storica. La politica dovrebbe anche individuare responsabilità storiche e responsabilità politiche, non certo le responsabilità penali, e invece questo in Italia non è avvenuto".

"Almeno fino a oggi non è avvenuto - prosegue Ingroia - perché per esempio tante e tante commissioni parlamentari antimafia si sono avvicendate in questi vent'anni, ma nessuna di queste ha messo al centro della propria attenzione, al centro della propria indagine, l'accertamento della verità su quel terribile biennio 92/93, che è poi il biennio sul quale è nata questa Repubblica. Perché questa Seconda Repubblica affonda letteralmente i suoi pilastri nel sangue di quelle stragi, in quella trattativa"

E, prosegue il pm, "non solo la politica non ha fatto questo, ma nè dalla politica, nè dal mondo dei mass media, è venuto un sostegno nei confronti della magistratura, anzi queste iniziative di verità, di realtà giudiziaria, sono state accolte con freddezza, fastidio, a volte con ostilità come se questo Paese la verità non la volesse, come se ci fosse una grande parte del Paese che preferisce vivere in quell'eterno presente immobile senza conoscere le proprie origini, forse per la paura di scoprire qualcosa di cui vergognarsi nella propria vita".

lunedì 2 luglio 2012

Lamezia Terme città antimafia? Ma di cosa stiamo parlando…




Mercoledì 20 giugno ritornava a Lametia Terme ''Trame", il festival della letteratura sulle mafie ospitato per il secondo anno dalla cittadina calabrese. ''È un'azione corale contro le mafie - spiegava il direttore Lirio Abbate - perché le azioni pratiche di magistrati, scrittori e giornalisti possa essere da esempio per la gente, affinché si rompa il muro dell'omertà''. 
L'idea è quella di portare i protagonisti in mezzo alla gente. Infatti gli incontri che si susseguiranno fino a domenica prossima si terranno all'aperto nelle strade di Lamezia Terme.
Il programma di ''Trame'' di quest'anno ruotava attorno alla figura della donna e al loro coraggio. ''Parleremo delle vittime innocenti della mafia, delle testimoni di giustizia che hanno avuto l'ardire di liberarsi dai clan e altre tratte nei tranelli e sciolte nell'acido'', spiega il direttore del festival Lirio Abbate.
A pochi giorni dalla fine del festival letterario Trame Roberto Gallullo scrive un articolo apparentemente dissonante. L'intento ci pare essere piuttosto l'ennesimo avvertimento: il rischio che iniziative e momenti -culturalmente anche importanti e lodevoli- possono servire da alibi e paravento al potere mafioso ( Gallullo scrive di una cupola massonica deviata-mafiosa-politica) per continuare a condurre le pratiche abituali.

Fonte: Guardie o ladri di Roberto Galullo Sole 24 Ore

“Via del Regresso”, Lamezia Terme/1 La (vera) capitale calabrese dove la mafia da piovra diventa Medusa
Lamezia Terme, Padova, Vicenza, Montebello Vicentino, Vigonza: tutti questi comuni hanno una strada che si chiama “Via del Progresso”.
Solo una dovrebbe cambiare la toponomastica: Lamezia Terme, che quella strada dovrebbe chiamare “Via del Regresso”.
Debbo essere sincero: non ho mai capito e l’ho sempre scritto, perché questo comune calabrese che capoluogo non è ma capoluogo è, sia diventato negli ultimi anni il simbolo di un’antimafia che non c’è e non ci sarà mai. Misteri della fede oltre che di una pubblicistica – come spesso accade – sciatta, disattenta, credulona, ingannevole e ingannata, poco preparata, influenzabile, inventata. Più passa il tempo – debbo ammetterlo – e più mi rendo conto che la nostra categoria ha prodotto e sta producendo danni inenarrabili nella regressione culturale della lotta alla mafia. Quasi peggio di una certa magistratura manipolatrice e massonica che da Milano a Reggio Calabria approda inevitabilmente a Roma.
Lamezia Terme è tra le capitali mondiali dei traffici di ogni tipo: a partire da quello di armi e droga.
Lamezia Terme è la capitale degli intrecci tra affarismo, malapolitica e malamministrazione, come testimonia la sciagurata indagine “Why Not” dalla quale uno sciagurato “Giginiello ‘o sciantoso” è riuscito a trarre un millesimo del suo potenziale carico devastante.
Lamezia Terme è la capitale di investimenti milionari da 488/92, una legge che ha permesso a centinaia di truffatori di arricchirsi alle spalle dei calabresi onesti.
Lamezia Terme è la capitale dell’abusivismo edilizio alimentato dalle cosche, da un’intera città e da un nugolo di amministratori, consiglieri e politici che hanno chiuso gli occhi fottendosene di tutto e magari sfilando nelle marce antimafia.
Lamezia Terme è la città in cui ci sono stati una sessantina di omicidi (quanti risolti?) in pochissimi anni e dove un giorno si e l’altro pure commercianti, imprenditori e professionisti sono minacciati e pagano.
(Cos’è Lametia Terme?)
Lamezia Terme è una città che ha subito lo scioglimento per mafia per ben due volte.
Lamezia Terme è la città in cui vivono felici parecchie famiglie di ‘ndrangheta.
Lamezia Terme è la città dove la massoneria coperta detta legge dentro e fuori.
Lamezia Terme è la città in cui – parole e musica dell’ex capo della Procura Salvatore Vitello – un residente su 5 è in qualche modo legato, mischiato o coinvolto con le cosche.
Lamezia Terme è la città in cui un Governo (questo come tutti) al quale nulla interessa della vera lotta alle mafie, ha deciso di cancellare il Tribunale, forse l’unico vero presidio dello Stato.
Lamezia Terme è la città in cui persino il Papa tedesco non ha mai nominato la parola ‘ndrangheta e vadano a farsi…il bagno coloro i quali si beano del fatto che non c’era bisogno di nominarla. Ma fatemi il piacere analisti da 4 soldi: le parole sono macigni e colpiscono nel segno molto più delle pallottole. Per Dio – e lo dico onorando Nostro Signore – la ‘ndrangheta, le cosche Torcasio, Cerra, Giampà, Iannazzo e via elencando vanno nominate, strillate, esposte al pubblico ludibrio ogni volta che questo è possibile. Sono loro che uccidono le anime, caro Benedetto XVI!
Don Giacomo Panizza 
Lamezia Terme è la città in cui per i cittadini la Chiesa è soprattutto un prete: don Giacomo Panizza. Mah!
Con queste premesse che – attenzione – non sono cambiate negli anni in cui l’antimafia di facciata camminava e marciava senza produrre – a mio giudizio – “un-solo-atto-uno” degno di questo nome, nessuno può sorprendersi di quanto è emerso dall’Operazione Medusa, con la quale la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha piegato ancora una volta la cosca Giampà. C’è da giurare che sarà l’ennesima ferita, che per quanto profonda, non infetterà il corpo della ‘ndrangheta perché gli anticorpi – quelli che dovrebbe produrre la società civile - sono falsi e finti come una scenografia cinematografica.
Dedicherò a questa operazione una serie di articoli perché – insisto ancora una volta – Lamezia è una delle capitali mondiali della "cupola massonica deviata-mafiosa-politica” che erode giorno dopo giorno la società. Calabrese e no.
Se leggeste – come ho fatto io – le 717 pagine dell’ordinanza firmata il 21 giugno dal Gip Assunta Maiore, vi trovereste uno scenario che – bando alle ciance – è così riassumibile: una città addormentata dove le cosche dettano legge. Punto. Non ci sarebbe null’altro da aggiungere se non complimentarsi - attenzione – oltre che con le Forze dell’ordine (quelle vere) e con la magistratura (quella vera), con quei pochissimi che davvero credono nella legalità, forse anche perché sono passati attraverso la mortificazione della dignità umana.
E mi riferisco – in particolar modo – al buon Rocco Mangiardi, che inconsapevolmente, era intercettato dai Carabinieri di Lamezia all’interno della sede dell’Ala (Associazione antiracket del centro lametino), luogo ove si riuniscono i commercianti dell'hinterland aderenti. Dalla viva voce di questi ultimi, ovviamente ignari del servizio di intercettazione, si legge nell’ordinanza, “è stato possibile ascoltare le diverse vicende e le storie personali che, nel corso degli anni, li hanno visti costretti a sottostare alle angherie dei maggiori esponenti del gruppo criminale in questione e, in definitiva, al pagamento dell'estorsione imposta dalla cosca, certamente egemone su tutta via del Progresso di Nicastro-Lamezia Terme”.
Tutta Via del Progresso. Tutta. Lo scrive la Polizia giudiziaria. Non lo scrivo io. Anche se lo penso da sempre per qualunque paese del Sud dove ci sia da spremere anche un solo centesimo.
L’ASSICURAZIONE
Ma quanto sia grave la situazione non lo si capisce da questo passaggio. No, no, no…
Leggete qui cosa scrivono – verosimilmente con il morale distrutto – i pm della Dda di Catanzaro: “E' sorprendete come l'affermazione che normalmente viene effettuata da qualsiasi cittadino calabrese circa il fatto che tutti pagano il pizzo, abbia tutt'altra valenza quando proviene da chi appartiene alla categoria che è vessata dalla criminalità, cioè commercianti e imprenditori: sentire dal capo dell'associazione antiracket o da uno dei suoi membri che alle riunioni tutti "hanno il problema " (del pizzo da pagare) e ne parlano, ma che poi nessuno fuori abbia il coraggio di denunciare, fornisce la prova piena dell'assoggettamento”.Quando, poi, i due interlocutori intercettati commentano come per alcuni dei loro colleghi pagare sia una sorta di assicurazione, emerge anche il vincolo di omertà indotto dalla forza intimidatoria del vincolo associativo. “Per taluni imprenditori il pagamento dell'estorsione viene accettato e sdoganato - si legge ancora nell’ordinanza - come se fosse il pagamento di una forma di assicurazione. Si tratta di un concetto di non trascurabile importanza, in quanto in esso è racchiusa, a ben vedere, anche la spiegazione più semplice e immediata del perché il fenomeno sia ormai così radicato nella zona di Lamezia e nulla riescono a sortire le periodiche (ma, comunque, nel complesso sporadiche) operazioni di Polizia giudiziaria”.
La conclusione, vergata probabilmente con la disperazione di chi sa che poco o nulla cambia o può cambiare, è devastante. “Il capitale simbolico della cosca – si legge - è e rimarrà elevato sino a quando ci sarà anche un solo imprenditore che percepirà il proprio pagamento dell'estorsione come una forma di assicurazione. Così facendo, la `ndrangheta trova terreno fertile per bloccare lo sviluppo economico effettivo di un territorio”.
Lamezia Terme città antimafia? Ma di cosa stiamo parlando…