lunedì 12 marzo 2018

Giuseppe Costanza autista fidato di Giovanni Falcone: "Non siete venuti per assistere ad uno spettacolo ma per ascoltare una denuncia".


Nella serata del 9 marzo scorso, al Teatro Sociale di Pinerolo, Giuseppe Costanza autista fidato di Giovanni Falcone, ha potuto ricevere l'omaggio di un teatro "al completo", tanti sono stati i pinerolesi accorsi a sentire la sua testimonianza. 


Giuseppe Costanza, ringraziando il pubblico e gli amministratori presenti, ha tuttavia tenuto a sottolinearlo: "Non siete venuti per assistere ad uno spettacolo ma per ascoltare una denuncia". La "denuncia" di Giuseppe Costanza è la stessa richiesta di Verità e Giustizia pronunciata pure da Salvatore Borsellino: "La mafia, i mafiosi, sono solo dei manovali. Ancora non siamo arrivati alle menti raffinatissime ( le parole usate da Giovanni Falcone ad indicare gli ideatori - mai scoperti- del fallito attentato all'Addaura), ai mandanti che hanno organizzato le stragi. Falcone poteva essere ammazzato "facilmente" a Roma, dove si muoveva senza scorta...Invece, l'hanno ammazzato in Sicilia. E allora chi è stato?...facile la risposta: la mafia!". 
Lo sappiamo: non è stata sola la mafia, "cosa nostra", a volere la morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Giuseppe Costanza, come tanti altri, chiede Verità e Giustizia per scoprire i "mandanti" di quelle stragi, di tutte le stragi e di tutte le morti oscure (senza Verità e Giustizia) che infangano la storia di questo paese, l'Italia, "bellissimo e disgraziato".
Riportiamo il resoconto dei giovani di "Ok. Parliamone", grazie ai quali è stata possibile avere a Pinerolo la preziosa testimonianza di Giuseppe Costanza. 
"Un bagno di folla venerdì 9 marzo al teatro Sociale: 548 persone hanno deciso che Giuseppe Costanza meritasse di essere ascoltato e si sono presentate ad un appuntamento prima di tutto con essi stessi. 
"Ok, Parliamone" (Rebecca Marsura, Pietro Vello, Asia Morosinotto, Sandro Baridon) ringrazia nuovamente il pubblico, lo staff che ha lavorato in modo eccellente per rendere possibile la realizzazione del nostro piccolo sogno, il Comune di Pinerolo ed ovviamente ringrazia Giuseppe Costanza, con la speranza di avergli regalato, nei tre giorni di permanenza a Pinerolo, delle emozioni che gli ricordino che non è stato abbandonato e dimenticato proprio da tutti. Ci teniamo a precisare che Costanza svolge questa attività senza alcun tornaconto economico, prendendo in considerazione anche tutto il tempo che dedica agli incontri e che inevitabilmente è sottratto alla sua vita privata. Il fatto che un uomo che ha servito lo Stato, mettendo a disposizione la propria vita, continui a dedicare moltissimo tempo ad un'attività che ha l'obiettivo di rendere lo stesso Stato che lo ha abbandonato un posto migliore, dovrebbe farci comprendere che un dovere grava su tutti noi. Essendo una persona eccezionale non poteva che lasciare dentro ognuno di noi un pezzo di lui, che ci porteremo dietro per tutta la vita.
Noi ce l'abbiamo messa tutta e ci siamo ripromessi che quello che per noi inizialmente sarebbe stato un punto d'arrivo, lo avremmo fatto diventare il nostro punto di partenza. 
E' questo il momento di alzare la testa e rendersi conto che l'orizzonte non è poi così lontano e lo si raggiunge solamente camminando e continuando a guardalo".

Alla fine della "testimonianza" di Giuseppe Costanza, in tanti hanno voluto salutarlo e ringraziarlo personalmente.

Giuseppe Costanza ha incontrato gli studenti delle classi seconde e terze della scuola Puccini di Pinerolo

Come abbiamo già scritto, grazie ai giovani del gruppo "Ok Parliamone" la città di Pinerolo ha potuto accogliere Giuseppe Costanza, l’autista di Giovanni Falcone, sopravvissuto alla strage di Capaci, vivendo così due giorni di riflessione sul tema delle mafie e del "pensiero mafioso".
Nella mattina del 9 marzo scorso, prima dell'incontro pubblico che si sarebbe svolto nella serata al Teatro Sociale, Giuseppe Costanza ha incontrato gli studenti delle classi seconde e terze della scuola secondaria Puccini di Pinerolo e i rappresentanti della scuola media di San Secondo di Pinerolo.
Riportiamo le parole e l'articolo pubblicato da Voce Pinerolese "(..) E’ stato un incontro emozionante per gli studenti e gli insegnanti. Per gli studenti, in particolare, è stata l’occasione per ascoltare dal “vivo” cos’é la mafia, comprendere e valorizzare il sacrificio dei servitori dello Stato e come proseguire nella lotta contro la criminalità organizzata.

Il primo incontro con Costanza è avvenuto nel cortile della scuola “Puccini” e “Lauro” dove nel 2016 è stato piantumato, grazie alla collaborazione della scuola con il Presidio di Pinerolo “Libera” intitolato alla memoria di Rita Atria (la giovane testimone di giustizia siciliana morta il 26 luglio 1992) un ulivo in ricordo del giudice Giovanni Falcone. (...)".
Giuseppe Costanza davanti all'Albero di Falcone
Giuseppe Costanza ha potuto così visitare i locali della scuola che aderisce a LIBERA. Accompagnato dalla dirigente scolastica dott.ssa Roberta Martinno e dalle professoresse Teresa Saieva e Daniela Carano, Giuseppe Costanza ha potuto rendersi conto della peculiarità della scuola: sulla porta di ogni aula è riportata una frase significativa di Vittime Innocenti delle mafie: fra le altre, le parole di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Rita Atria, ricordano agli giovani studenti importanti figure di riferimento, esempi mirabili, di persone che hanno vissuto e lottato affinché i valori di Giustizia e Libertà fossero i valori concreti a fondamento della nostra italia.



Ritornando alla figura di Giuseppe Costanza il suo è uno di quei nomi che sono stati "messi da parte", sconosciuto ai più ("rottamati o scomodi testimoni?") così come lo sono i nomi degli altri tre agenti che viaggiavano sulla terza Croma, le auto della scorta di Giovanni Falcone: Paolo Capuzza, Gaspare Cervello, Angelo Corbo,
Ringraziamo infine I due giornali pinerolesi, "L'eco del Chisone" e "Voce Pinerolese", che hanno voluto seguire l'incontro di Giuseppe Costanza con gli studenti..
Riportiamo uno stralcio della testimonianza di Giuseppe Costanza pubblicato da "L'eco del Chisone" :

Qui anche il servizio di Voce Pinerolese di cui abbiamo riportato alcune fotografie dell'incontro.

venerdì 9 marzo 2018

Giuseppe Costanza, l'autista del giudice Falcone, questa sera a Pinerolo

Questa sera, alle ore 21.00, al Teatro Sociale, Pinerolo ospita Giuseppe Costanza, autista e collaboratore del giudice Giovanni Falcone. Giuseppe Costanza era con il giudice il 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci nella quale, oltre a  Giovanni Falcone, vennero uccisi sua moglie Francesca Morvillo, e tre uomini della scorta: Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani.

In una intervista rilasciata lo scorso anno Giuseppe Costanza così rifletteva: "Al risveglio, dopo l'esplosione, pensavo di aver vissuto il giorno più brutto della mia vita, il 23 maggio 1992". Giuseppe Costanza, l'autista del giudice Giovanni Falcone scampato alla strage di Capaci, scuote la testa. "No, mi sbagliavo. Non era quello il giorno più brutto della mia vita. Restare in vita è stato peggio. Quasi una disgrazia, una condanna.(...)". 
Lo sconforto di Giuseppe Costanza nasceva dal fatto di essere stato "rottamato", come dice lui stesso, messo da parte . 
"Rottamato" o "scomodo testimone"?
Negli ultimi anni Giuseppe Costanza offre volontariamente la sua testimonianza nelle scuole ed in incontri pubblici, percorrendo l'Italia per parlare del "suo" giudice e degli anni difficili a Palermo. Ancora le parole di Giuseppe Costanza, facendo memoria di quel giorno: "C'eravamo sentiti telefonicamente la mattina di quel 23 maggio, per organizzare l'arrivo a Punta Raisi. Alle 17,45 sono all'aeroporto assieme alla scorta. Il giudice ha due borse nelle mani. "Strano", penso. "Non ha il suo computer". Lo portava sempre con sé, lo riempiva di annotazioni. Eppure, l'hanno trovato vuoto, ma questo l'ho saputo molto tempo dopo". 

Ringraziamo i giovani del gruppo "OK: PARLIAMONE" per essersi adoperati affinché fosse possibile avere a Pinerolo la preziosa testimonianza di Giuseppe Costanza 

Anche il presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo partecipa e invita 
all'incontro con Giuseppe Costanza



lunedì 5 marzo 2018

Piera Aiello, testimone di giustizia è stata eletta in Parlamento!

Ogni volta che raccontiamo la storia di Rita Atria, testimone di giustizia, sottolineiamo il fatto che la storia di Rita molto probabilmente non sarebbe stata quella che conosciamo se non ci fosse stato l'esempio di Piera Aiello,  anche Lei -e prima di Rita- testimone di giustizia per aver denunciato gli assassini di suo marito Nicola Atria, il fratello maggiore di Rita. 
Ogni volta che raccontiamo quella storia diciamo che di Piera Aiello non possiamo mostrare il volto perchè, ancora oggi, per motivi di sicurezza Piera Aiello vive sotto protezione, in una località segreta e con false generalità.
Quando l'abbiamo conosciuta, confidò che il suo sogno era quello di potere riavere il suo nome vero. Oggi quel sogno si avvera perché Piera Aiello è stata eletta deputata al Parlamento, proprio nella terra dell’ultimo padrino di mafia latitante, Matteo Messina Denaro: nel collegio uninominale di Marsala, nel Trapanese, Piera Aiello ha raccolto oltre il 51 per cento delle preferenze.
Anche da parte del presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo, un abbraccio, complimenti all'Onorevole Piera Aiello e auguri di buon lavoro a servizio del bene lungimirante del nostro Paese.

Piera Aiello con una fotografia di Rita Atria
  

Sicilia, Piera Aiello eletta con il M5S Stravince la candidata «senza volto»

Testimone di giustizia nella terra di Messina Denaro si afferma con il 51% delle preferenze, raccolte proprio nella terra del padrino mafioso latitanteIl M5S stravince in Sicilia e porta in Parlamento anche Piera Aiello, candidata che fa il pieno di nonostante in campagna elettorale non si sia mai potuta esporre mettendoci la faccia, nel senso letterale dell’espressione. Negli incontri pubblici parlava senza mostrare il suo volto, e la sua foto non era nemmeno sui fac-simile delle schede elettorali e i “santini” per la propaganda: solo il nome, accanto al simbolo del Movimento. Piera Aiello ha sempre dovuto nascondere il suo volto per ragioni di sicurezza, perché è stata testimone di giustizia nella terra dell’ultimo padrino di mafia latitante, Matteo Messina Denaro. Ed è proprio in quelle zone, precisamente nel collegio uninominale di Marsala, nel Trapanese, che è stata eletta, raccogliendo oltre il 51 per cento delle preferenze e distaccando di 20 punti Tiziana Pugliese di Forza Italia e l’uscente Pamela Orrù del centro sinistra, ferma al 13,5 per cento. 

Nuora di un boss.

Rita Atria

Piera Aiello, vedova del figlio di un boss e cognata della collaboratrice di giustizia Rita Atria, morta suicida, si è ribellata alla mafia denunciandone traffici, affari e delitti dopo l’omicidio del marito. «Mi sono ritrovata a essere testimone di giustizia quasi per caso», ha raccontato, «quando ho iniziato a parlare con il capitano dei carabinieri di Montevago, il paese dove vivevo, un far west». Poi c’è stato l’incontro con Paolo Borsellino, e la decisione del magistrato di tutelarla facendola trasferire lontano dalla Sicilia, con la sua bambina. La testimone di giustizia ha vissuto immersa nell’anonimato, in una località protetta, per 26 anni. Della sua storia, raccontata anche nel libro «Maledetta mafia» scritto con il giornalista Umberto Lucentini, si è occupato anche The Guardian e molte tv nazionali. Ora Piera Aiello potrà mostrarsi in Parlamento, e il suo volto piano piano diverrà noto, ma le misure di sicurezza resteranno alte.


venerdì 2 marzo 2018

Salvatore Borsellino e la lezione negata, nascosta, di suo fratello Paolo Borsellino.

Lo scorso lunedì 26 febbraio 2018 , a Pinerolo, la testimonianza di Salvatore Borsellino a fare memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta uccisi nella strage di Via D'Amelio: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Eddie Valter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. A Salvatore Borsellino è stata  pure consegnata la pergamena della Cittadinanza Onoraria di Pinerolo a Nino Di Matteo. Il giudice Nino Di Matteo, lo ricordiamo, ha condotto a Palermo il processo sulla cosiddetta "trattativa Stato-mafia". Un processo "nascosto" all'opinione pubblica, un processo nel quale sono emersi elementi e coinvolgimenti inquietanti,  comprovanti una sorta di "patto" tra mafiosi e uomini delle istituzioni, patto al quale si sarebbe opposto il giudice Paolo Borsellino. 

Lo scandalo dell'uccisione di Paolo Borsellino costituisce una delle pagine fra le più vergognose del nostro Paese. Nell'ultima passeggiata sul lungomare di Carini il ricordo  di Agnese Piraino Leto, la moglie del giudice, è preciso: "Ricordo perfettamente che il sabato 18 luglio 1992 andai a fare una passeggiata con mio marito sul lungomare di Carini senza essere seguiti dalla scorta. In tale circostanza, Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere". 

Questo lo scandalo, fra gli altri, che pesa sulla storia del nostro Paese.

Tutti noi dovremmo avvertire quindi il debito morale che abbiamo nei confronti di uomini quali Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, le loro famiglie. Salvatore Borsellino è il fondatore del Movimento Agende Rosse, presenti all'incontro anche con la referente regionale Carmen Duca, e continua coraggiosamente la battaglia per ottenere Verità e Giustizia per una vicenda drammatica che getta ombre oscure anche sul nostro presente. Sono in molti a ritenere che l'agenda rossa di Paolo Borsellino -agenda scomparsa dalla borsa del giudice- contenesse appunti, nomi e circostanze che hanno permesso, a coloro che ne sono in possesso, di costruire quel sistema di ricatti e relazioni sulle cui fondamenta si regge  il sistema di intrecci vergognosi  fra mafie e "mala-politica".
Ma come ha detto e scritto Salvatore Borsellino: "(...)il sogno di Paolo non morirà mai, perché era soltanto un sogno d’amore. E non potranno mai intentare una bomba che uccida l’amore". Ed il sogno di Paolo Borsellino era davvero un sogno d'amore: quello di farci comprendere come tutti noi, ognuno per quello che può e quello che sa, possiamo contribuire a costruire un Paese più bello e più giusto. 
Un sogno d'amore" che ha emozionato i tanti giovani  che hanno partecipato all'incontro. 




La lezione di Paolo Borsellino
Guardando alla situazione della classe politica italiana, si comprende perchè uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dovessero essere "eliminati", affinchè fosse possibile vivere i giorni che viviamo. Le mafie nascono e prosperano sulle "relazioni" che queste sono in grado di intrecciare con "pezzi" delle istituzioni e le mafie italiane, 'ndrangheta in testa, non sono mai state così ricche e potenti. Eppure, nella campagna elettorale che si sta per concludere le parole mafie-corruzione sono state opportunisticamente scansate dall'intera classe politica italiana. Nessun accenno, nessun impegno concreto contro mafie e corruzione (facce della stessa medaglia) è stato sventolato neppure dalle "maschere dell'antimafia" che affollano i palcoscenici della politica; cosicché indagati, impresentabili, opportunisti, sono presenti nelle liste elettorali dei partiti politici. Ricordiamolo sempre: mafiosi e amici dei mafiosi votano ma, soprattutto, fanno votare!
La lezione di Paolo Borsellino è stata quaindi cancellata, oscurata. La "lezione" a cui si facciamo riferimento è quella che il giudice Paolo Borsellino tenne davanti ai ragazzi dell'Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa, il 26 gennaio 1989. 


“(...) L'equivoco su cui spesso si gioca  è questo: si dice 'quel politico era vicino ad un mafioso', 'quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto'. 
E no! questo ragionamento non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: 'beh... Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria, che mi consente di dire quest'uomo è mafioso'. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: 'questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto'. Ma, dimmi un po, tu non ne conosci gente che é disonesta ma non é mai stata condannata perché non ci sono le prove per condannarlo, però c'è il grosso sospetto che dovrebbe quantomeno indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti anche se non costituenti reati.”

lunedì 26 febbraio 2018

Questa sera a Pinerolo Salvatore Borsellino racconta "Il sogno di Paolo"

Questa sera , alle ore 20.30, al Teatro Incontro , Salvatore Borsellino racconta "Il sogno di Paolo". Lo scorso anno Salvatore Borsellino così scriveva: (...)Venticinque anni e nelle orecchie ancora la voce di mia madre che dice a me e a mia sorella Rita, mentre ancora ha nello orecchie il boato dell’esplosione che le portava via il figlio, “Andate dappertutto, dovunque vi chiamano, a parlare del sogno di Paolo, fino a che qualcuno parlerà di Paolo e del suo sogno vostro fratello non sarà morto. 
Venticinque anni e nel cuore una sola certezza: che il sogno di Paolo non morirà mai, perché era soltanto un sogno d’amore. E non potranno mai intentare una bomba che uccida l’amore»”.
Fra i sogni di Paolo Borsellino c'era certamente quello di rendere più giusta la sua terra, la Sicilia, e l'Italia, il paese nel quale si trovava a vivere la sua esperienza di uomo e giudice onesto. Qualcuno ha detto di Paolo Borsellino, come di Giovanni Falcone, e dei tanti che hanno sacrificato la loro stessa vita per rendere questo paese più giusto: "non eroi ma un esempi". Esempi, "maestri di vita" Paolo Borsellino come Giovanni Falcone, che tante lezioni hanno ancora da trasmettere alle nostre coscienze.
Intiamo a partecipare all'incontro di questa sera: "Il Sogno di Paolo"

Lo scorso anno Salvatore Borsellino: «Venticinque anni, ed è come se fosse successo solo ieri.Venticinque anni, la voce di mia moglie che mi chiama e mi dice: “Corri perché stanno dicendo alla televisione di un attentato a Palermo”. Ed io che non ho bisogno di correre perché da 57 giorni tutti sappiamo quello che sarebbe successo.Venticinque anni e un volo verso Palermo che dura quanta una vita, con la speranza che quelle notizie non siano vere, che mio fratello sia ancora vivo. E invece all’arrivo la voce di mia madre, al telefono, che mi dice: “Tuo fratello è morto”.




Venticinque anni ed è come se fosse successo solo ieri, venticinque anni e le ferite che continuano a sanguinare, venticinque anni ed è come se tutti gli orologi si fossero fermati con le lancette su quell’ora del 19 luglio, come l’orologio nella sala d’aspetto della stazione di Bologna si fermò a segnare l’ora in cui tante vite erano state spezzate su quel treno.
Venticinque anni e i ricordi di milioni di persone si sono fermati come cristallizzati sulla scena di quello che stavano facendo in quel giorno e a quell’ora, un ricordo fermo, immobile, che non potrà mai essere cancellato.
Venticinque anni e non puoi più dimenticare, perché tuo fratello è andato in guerra ma ad ucciderlo non è stato il fuoco del nemico che era andato a combattere, ma il fuoco di chi stava alle sue spalle, di chi avrebbe dovuto proteggerlo, di chi avrebbe dovuto combattere insieme a lui.
Venticinque anni e non c’è tempo per piangere, non è tempo di lacrime perché é solo tempo di combattere per la Verità e per la Giustizia, per quella Giustizia che viene invece irrisa, vilipesa, calpestata da un depistaggio durato per l’arco di ben tre processi. Un depistaggio ordito da pezzi deviati dello Stato, ma avallato da magistrati che se ne sono resi complici, che avrebbero dovuto rigettarlo tanto era inverosimile che potesse essere stato affidato ad un balordo di quartiere il compito di uccidere Paolo Borsellino.(...)Venticinque anni e nelle orecchie ancora la voce di mia madre che dice a me e a mia sorella Rita, mentre ancora ha nello orecchie il boato dell’esplosione che le portava via il figlio, “Andate dappertutto, dovunque vi chiamano, a parlare del sogno di Paolo, fino a che qualcuno parlerà di Paolo e del suo sogno vostro fratello non sarà morto”.
Venticinque anni, e non so quanti anni ancora per obbedire, fino all’ultimo giorno della mia vita, al giuramento fatto a mia madre.
Venticinque anni e nel cuore una sola certezza: che il sogno di Paolo non morirà mai, perché era soltanto un sogno d’amore. E non potranno mai intentare una bomba che uccida l’amore».

domenica 11 febbraio 2018

A Sanremo , Favino recita un monologo tratto da "La notte poco prima delle foreste": una voce dai tanti che non hanno (più) voce

"La notte poco prima delle foreste", La nuit juste avant les forêts, è un atto unico del drammaturgo e regista francese Bernard-Marie Koltès. L'opera teatrale è stata scritta nel 1977 ma, come dimostra l'effetto emotivo che ha suscitato il testo, il monologo letto da Pierfrancesco Favino sul palco di Sanremo, parla alle donne e agli uomini di oggi, di ogni  tempo, dimostrando il significato della vera Arte: costruire immagini nuove, scoprire mondi nuovi, per fissare un'emozione, un valore, che parla alle donne e agli uomini di tutti i tempi. Nelle parole recitate dal Pierfranco Favino, ognuno di noi ha potuto riconoscere i drammi delle moltitudini scacciate dalla propria terra da guerre, politiche predatrici, miseria e fame,- Moltitudini costrette a varcare deserti, steppe, foreste e mari, per giungere semmai si può raggiungere, in un luogo in cui sia possibile la speranza di una vita migliore. 
Parole, quelle recitate da Pierfrancesco Savino, che sono una voce  dai tanti che non hanno più voce ma che avrebbero forse tante cose da raccontare alle vite di ciascuno, in un misto di rabbia, disperazione, solitudine che si vorrebbe rompere, speranza che si vorrebbe ricostruire. magari  sentendosi più vicini  e responsabili delle sorte di chi ci sta accanto e che inceve troppe volte sentiamo "estraneo, diverso, nemico".


Il testo nel monologo
Bisognerebbe stare dall’altra parte senza nessuno intorno, amico mio
quando mi viene di dirti quello che ti devo dire,
stare bene tipo sdraiati sull’erba, una cosa così
che uno non si deve più muovere con l’ombra degli alberi.
Allora ti direi: ‘qua ci sto bene, qua è casa mia, mi sdraio e ti saluto’.
Ma qua, amico mio, è impossibile, mai visto un posto dove ti lasciano in pace e ti salutano.
Ti dobbiamo mandare via, ti dicono, vai là, tu vai là
vai laggiù, leva il culo da là
e tu ti fai la valigia, il lavoro sta da un’altra parte,
sempre da un’altra parte che te lo devi andare a cercare,
non c’è il tempo per sdraiarsi e per lasciarsi andare, non c’è
il tempo per spiegarsi e dirsi ‘ti saluto’.
A calci in culo ti manderebbero via, il lavoro sta là, sempre più lontano, fino in Nicaragua.
Se vuoi lavorare, ti devi spostare, mai che puoi dire ‘questa è casa mia e ti saluto’
tanto che io quando lascio un posto ho sempre l’impressione che quello sarà casa mia,
sempre di più di quello in cui vado a stare.
Quando ti prendono a calci in culo di nuovo, tu te ne vai di nuovo
là dove te ne vai sei sempre più straniero, sempre meno a casa tua.
E quando ti prendono a calci in culo, tu te ne vai di nuovo
quando ti giri a guardarti indietro, amico, è sempre il deserto.
Fermiamoci una buona volta e diciamo ‘Andate a fanculo’
io non mi sposto più, voi mi dovete stare a sentire
se ci sdraiamo una buona volta sull’erba e ci prendiamo tutto il tempo
che tu racconti la tua storia, quelli venuti dal Nicaragua
che ci diciamo che siamo tutti, più o meno stranieri
ma che adesso basta, stiamo a sentire, tranquilli, tutto quello che ci dobbiamo dire
allora sì che capisci che a loro non gliene frega un cazzo di noi.
Io mi sono fermato, ho ascoltato, mi sono detto: ‘Io non lavoro più’
finché non ve ne frega un cazzo di me.
A che serve che quello del Nicaragua viene fino qua e che io vado a finire laggiù
se da tutte le parti la stessa storia.
Quando ho lavorato ancora, ho parlato a tutti quelli presi a calci in culo che sbarcano qua
per trovare lavoro e loro mi sono stati a sentire.
Io sono stato a sentire quelli del Nicaragua che mi hanno spiegato com’è da loro
Laggiù c’è un vecchio generale, che sta tutto il giorno e tutta la notta al bordo di una foresta
gli portano da mangiare perché non si deve spostare
che spara su tutto quello che si muove
gli portano le munizioni quando non ce ne ha più.
Mi parlavano di un generale coi suoi soldati che circondano la foresta
tutto quello che si muove diventa un bersaglio
tutto quello che compare al bordo della foresta
tutto quello che notano che non c’ha lo stesso colore degli alberi
e che non si muove allo stesso modo
Io sono stato a sentire tutto questo e mi sono detto che da tutte le parti è la stessa cosa
più mi faccio prendere a calci in culo e più sarò straniero
loro finiscono qua e io finirò laggiù
laggiù dove tutto quello che si muove sta nascosto nelle montagne
Io ho ascoltato tutto questo e mi sono detto: “Io non mi muovo più, se non c’è lavoro non lavoro
se il lavoro mi deve far diventare matto e mi devono prendere a calci in culo, io non lavoro più
Io voglio sdraiarmi, una buona volta, voglio spiegarmi, voglio l’erba
l’ombra degli alberi, voglio urlare, voglio poter urlare, anche se poi mi sparano addosso.
Tanto è quello che fanno. Se non sei d’accordo, se apri la bocca,
ti devi nascondere in fondo alla foresta. Ma allora meglio così
almeno ti avrò detto quello che ti devo dire.