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giovedì 8 gennaio 2015

#CharlieHebdo: "Preghiamo ad una voce sola il Dio Unico"

Noi pensiamo che la migliore risposta che le comunità possono dare alla strage avvenuta nella redazione parigina di Charlie Hebdo sia quella di creare ponti di dialogo fra le religioni, azioni comuni,  rapporti incentrati sulla conoscenza e sul reciproco rispetto . 

Ricordiamo quanto avvenuto a Pinerolo la mattina dello scorso 30 novembre  quando il Vescovo di Pinerolo, mons. Debernardi, aveva inaugurato le aule del Monastero della Visitazione offerte alla "Associazione culturale Moschea Taoub" affinchè le bambine ed i bambini di lingua araba possano apprendere la lingua "dei nonni". qui l'articolo). 

La commissione della Diocesi di Pinerolo per il dialogo Islamo-Cristiano esprime oggi il suo sgomento e la sua condanna per l'a strage avvenuta a Parigi

un momento dell'inaugurazione delle aule concesse dal Vescovo, mons. De Bernardi

Fonte: Vita Diocesana

La commissione per il dialogo della diocesi di Pinerolo: preghiamo ad una voce sola il Dio Unico

08 gennaio 2014
In seguito ai tragici fatti di Parigi, la commissione per il dialogo Islamo-Cristiano della diocesi di Pinerolo, ha rilasciato una nota. Nel testo, a firma di Hamid Tayert e Giorgio D’Aleo, si legge: « Noi, persone del gruppo dell’amicizia islamo-cristiana ci sentiamo profondamente feriti dal terribile attentato di Parigi. In questa azione vediamo l’intervento del demonio che vuole inquinare la Fede e il dialogo esistente, cercando di ostacolare così, il reciproco rispetto che, al contrario, vogliamo consolidare ed accrescere proprio in questa circostanza. Per questo noi, Cristiani e Mussulmani, insieme a tutte le persone di buona volontà, preghiamo ad una voce sola il Dio Unico che ci chiama alla vita, alla reciproca conoscenza e rispetto».
D'Aleo
Da sinistra, il vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, con Hamid Tayert e Giorgio D’Aleo del gruppo di amicizia Cristiano-Islamico

mercoledì 7 gennaio 2015

# CharlieHebdo



La SATIRA deve essere libera: "Ridens castigat mores"

Tratto da "Il Nome della Rosa":  dialogo fra Guglielmo da Baskerville e il venerabile Jorge sulle cose che inducono al riso


Guglielmo da Baskerville







venerabile Jorge

JorgeNon pronunciate parole vane che inducano al riso. Spero che le mie parole non vi abbiano offeso, fratello Guglielmo, ma ho udito persone che ridevano di cose risibili (…) Voi francescani, tuttavia, provenite da un Ordine dove la giocondità è vista con indulgenza.
Guglielmo . Oh, sì è vero, il nostro Francesco era disposto al riso.
J.  Il riso è un vento diabolico che deforma il viso degli uomini e li rende simili alle scimmie.
G.  Ma le scimmie non ridono, il riso è proprio dell’uomo.
J.  Come il peccato… Cristo non rideva mai!
G.  Ne siete così sicuro?
J.  Non c’è nulla nelle Scritture che induca a ritenerlo.
G. Ma non c’è nulla che induca a ritenere il contrario. I santi stessi hanno fatto uso delle burle per mettere in ridicolo i nemici della fede. Per esempio, quando i pagani misero S. Mauro nell’acqua bollente, lui si lamentò che l’acqua fosse troppo fredda, il sultano infilò una mano e rimase ustionato.
J. Un santo immerso nell’acqua bollente non si perde in giochi da bambino, reprime le urla e soffre per la verità.
G.  Tuttavia Aristotele dedica il secondo libro della sua “Poetica” alla Commedia come strumento di verità.
J.  Avete letto quell’opera?
G.  No, naturalmente, sono secoli che è andata perduta.    
J.  No, non fu perduta, non fu mai scritta, perché la Provvidenza non vuole che la futilità venga glorificata. 
G.  Ma no, devo contestare…