mercoledì 4 giugno 2014

Una lettera per "LIBERA...le emozioni...senza lacrime a pugni chiusi"

Una settimana fa andava in scena "LIBERA...le emozioni...senza lacrime a pugni chiusi". Pubblichiamo una lettera che l'autore ha voluto condividere con noi. 


La lettera di M. O.

Carissimi (...)
Ieri sera ho assistito a uno spettacolo degli alunni delle classi terze medie delle sezioni San Secondo e Abbadia, tra le quali c’è mio figlio M.
La piece è stata costruita non come soggetto unico ma in segmenti, tutti col comune denominatore della “sopraffazione”. I ragazzi hanno affrontato il tema del “bullismo”, dell’”emarginazione del diverso”, dei “sogni irraggiungibili” e della “lotta alle mafie”.
La serata è stata confezionata in collaborazione con l’associazione Libera, presidio" Rita Atria" di Pinerolo, che ha voluto affrontare gli argomenti più sentiti dai ragazzi nel modo che sembrerebbe persino scontato: una recita.



Ebbene non è stato così. Con pochissime prove a disposizione, i mini-artisti sono stati davvero fantastici: coreografie, musiche, recitazione, canti; una prova eccellente per ragazzi di quell’età. Ma al di là delle performance, singole e corali, siamo tutti rimasti stupiti della partecipazione emotiva di coloro che erano sul palco ma anche di tutto il pubblico, ed io, in particolar modo dai coetanei dei protagonisti che erano seduti in platea.
In un sipario particolare, un ragazzino veniva deriso perché vestito in modo eccentrico e additato da tutti come un debole e “sfigato”. La scena veniva dapprima accolta dalle risate dei compagni in sala mentre il “bulletto” dipingeva la faccia del malcapitato col rossetto. L’azione veniva ripetuta e ripetuta, con lentezza, evidenziando la crudeltà del gesto, mentre altri ragazzi sullo sfondo facevano finta di nulla per paura di rappresaglie; il tutto accompagnato con le percussioni del musicista.
Ma a poco a poco le risate si sono spente ed un senso di angoscia traspariva dai volti dei ragazzi nelle poltrone. Si sarebbe sentita volare una mosca.
Credo che questo sia stato l’obiettivo. Più che un seme è stato posto nei loro cuori, più che una speranza per tutti noi, in particolare per i genitori: il messaggio è arrivato forte e chiaro. E subito ho visto concretizzarsi il lavoro e la passione di Francesco e i suoi collaboratori, confortati da un gruppo di insegnanti preparate, appassionate e lungimiranti che hanno capito l’importanza di azioni di questo genere sulla società e si sono impegnate, per questa produzione, senza risparmio di energie. E vi assicuro che non è retorica o piaggeria.
Pensate che mi sono addormentato con ancora negli occhi e nelle orecchie lo splendido finale con tutti i ragazzi seduti sul palco e una ragazza sul proscenio che interpretava, e ripeto, interpretava egregiamente: “La libertà” di Giorgio Gaber. E questa mattina ho detto a mia moglie che se ci fosse stata una replica sarei andato volentieri a rivederla.
Mi scuso se questi pensieri vi appaiono sdolcinati ma vi garantisco che l’emozioni si potevano quasi toccare: forse solo le associazioni di volontariato sanno far esprimere ai cittadini, in questo modo, il senso di comunità e solidarietà che la società d’oggi ha relegato ai margini. (...)  è importante avere dei sogni abbastanza grandi da non perderli di vista mentre si perseguono. (O.Wilde)
Con stima.
M. O.
La nostra risposta

Ha ragione M.O.
E' stato un privilegio assistere allo spettacolo realizzato dalle ragazze ed i ragazzi delle delle classi terze dei plessi Abbadia Alpina e San Secondo della Scuola Media "F. Brignone". Uno spettacolo che si è così trasformato in una lezione di vita regalata a noi "adulti" e che ci ha fatto comprendere il grande debito che abbiamo nei confronti delle nuove generazioni: una colpa grande nei loro confronti a causa della società "malata" che abbiamo costruito.
La realtà, il mondo che attende  le speranze, i sogni,  di quelle ragazze e quei ragazzi  non è fatta per "accoglierli". Lo sappiamo bene "noi grandi" come vanno davvero le cose: in scena, nella vita, tante volte ritorneranno gli opportunisti, gli indifferenti, "i bulli" divenuti cosche-cricche-caste, "a rubare la scena" all'Amicizia, alla Solidarietà, all'Impegno, alle Capacità di ciascuno, all'Amore, alla LIBERTA'.
Proviamoci! facciamo lo sforzo, tutti insieme, di provare a saldare, almeno in parte quel debito! Questo chiedono quelle ragazze e quei ragazzi! Proviamo a cambiare qualcosa...!
Prima della canzone di Giorgio Gaber, una ragazza pronunciava le parole conclusive del tema di maturità di Rita Atria: "(....)Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.
Arturo Francesco Incurato 
per il presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo

alcune foto di  "un sipario particolare"...

                                      "Io sono la paura di non essere amato..."
                        "Guardate la femminuccia!...ma lo capite chi sono? Io sono l’Odio…"
Io sono l'Odio...colui che la gente divide,
che le strade spezza,
che la fratellanza uccide,
io, il signore dell’ amarezza.
Nella negatività primo sul podio.
Eccomi, sono l’ odio!

"Io mi chiamo amore..." 
...sono la voce del tuo cuore.
Miglioro la vita delle persone,
non sento nessuna ragione,
non seguo nessuna logica;
io sono una cosa magica.
Io mi chiamo amore...

La Libertà 
La Libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
Libertà non è uno spazio libero
Libertà è Partecipazione


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