lunedì 5 dicembre 2016

Don Luigi Ciotti: "Urge una rivoluzione culturale nel Paese, etica e sociale..."

Sul tema del Referendum Costituzionale LIBERA aveva deciso di non prendere posizione, contro oppure a favore del quesito referendario, lasciando (come sempre) libertà di coscienza a ciascuno. Don Luigi Ciotti, fondatore di LIBERA, era stato tuttavia chiaro nel suo pensiero a riguardo della riforma che il governo avrebbe voluto imporre: "Chi ha voluto questa "nuova" Costituzione vede la democrazia come un ostacolo, e il bene comune come una faccenda in cui il popolo non deve immischiarsi".
 Del resto, la grande manifestazione a difesa della Costituzione tenuta nell'ottobre del 2013, La Via Maestra, lo aveva visto protagonista, fra gli altri, insieme,  a Lorenza Carlassare, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky. In quella giornata, uno dei passaggi più significactivi era stato il seguente: "La difesa della Costituzione è innanzitutto la promozione di un’idea di società, divergente da quella di coloro che hanno operato finora tacitamente per svuotarla e, ora, operano per manometterla formalmente. [...]. 
Pochi giorni orsono, lo scorso 1 dicembre a Bari, parlando con i giornalisti a margine del convegno 'Nei cantieri della città del noi', don Luigi Ciotti ha dato corpo a quello che è realmente il nodo cruciale della crisi sociale, morale, economica che viviamo. 
Le parole di don Ciotti: "Urge una rivoluzione culturale nel Paese, etica e sociale, che la classe politica attuale, non solo la nostra ma penso all'Europa, non sembra in grado di realizzare ma nemmeno di pensare in questo momento". 
Per don Ciotti oggi c'è il "divorzio della politica dall'etica", ma "la politica è etica" perché "nasce per governare le città, garantire la pacifica convivenza e la giustizia sociale". Don Ciotti ha sottolineato come in Italia "spendiamo 64 milioni al giorno per gli armamenti ma non ci sono soldi per le politiche sociali: il 37% degli italiani prendono meno farmaci perché non possono pagare i ticket, sull'Aids si è smesso di investire in prevenzione e nell'informazione e siamo tornati ai primi posti sia per i contagi tra i giovani sia per la mortalità". "L'inclusione sociale - ha rilevato - sta alla base della democrazia: solo se si ha accesso alle risorse garantite dai diritti sociali si può avere la capacità di sviluppare le proprie potenzialità". "I diritti sociali abilitano a esercitare gli altri diritti, non bastano quelli civili e politici. Ma l'Italia ha sei milioni di analfabeti di ritorno, quattro milioni e 600mila persone in povertà assoluta, un milione e 100mila bambini in povertà assoluta, quasi nove milioni di persone in povertà relativa". E nonostante notevoli miglioramenti - ha concluso - abbiamo la percentuale più alta di dispersione scolastica, e rispetto ad altri paesi i nostri investimenti per la cultura sono inferiori". 

"Sì, No, Perchè"
Come presidio "Rita Atria" , nel confronto proposto insieme ad Officina Pinerolese (vedi qui), avevamo espresso l'opinione che la nostra Costituzione, prima di pensare a come modificarla, occorrebbe pensare a come (finalmente!) attuarla. Sono ancora troppi i diritti sanciti -ma non ancora attuati- che la Costituzione pone invece a fondamento della stessa Democrazia: il lavoro, l'istruzione, l'uguaglianza, la dignità delle persone. Così ci eravamo espressi: "(...) noi pensiamo che le azioni che si compiono sulla nostra Costituzione non debbano avere altro scopo se non quello di rendere evidente, concreta, la volontà di mantenere "le promesse" contenute nella Costituzione. Questa la discriminante, questo il metro di giudizio che ci pare si debba considerare riflettendo, esprimendosi,  su quanto il quesito referendario propone."

venerdì 2 dicembre 2016

Il giudice NINO DI MATTEO sarà cittadino onorario anche di Pinerolo

Nella seduta del Consiglio Comunale del 30 novembre 2016 è stata approvata all'unanimità la mozione per giungere al conferimento della cittadinanza onoraria al giudice Nino di Matteo. 
Esprimiamo la nostra soddisfazione per l'atto di solidarietà espresso dal Consiglio Comunale di Pinerolo . Tuttavia, non dobbiamo pensare che una azione culturale concreta ed efficace contro le mafie,  ma soprattutto contro "il pensiero mafioso" diffusissimo anche tra coloro che "mafiosi" in senso stretto non potrebbero esere definiti, si possa esaurire con questo atto pure significativo. Ribadiamo pertanto quanto avevamo auspicato nell'articolo riportato anche da ANTIMAFIADUEMILA (leggi qui): «Riteniamo – che alla formazione di una cultura della comunità contro “il pensiero mafioso” possa servire anche riprendere quanto avviato nel passato, sia pure con scarsa convinzione: l’azione conoscitiva, culturale, che doveva essere svolta dalla cosiddetta Commissione Consiliare antimafia, formata dalla passata Amministrazione pinerolese. Insediata proprio su proposta del presidio “Rita Atria” il giorno 19 luglio 2012, anniversario della strage di Via D’Amelio, quella commissione si era riunita in realtà una sola volta per poi “sparire».
La battaglia culturale contro le mafie ed il pensiero mafioso abbisogna dell'impegno e dell'assunzione di responsabilità e consapevolezza di ciascuno perchè questo ci insegna Rita Atria: " Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.(...)".


MOZIONE

CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA
AD ANTONINO DI MATTEO

PREMESSO CHE

ANTONINO DI MATTEO, DETTO NINO, È UN MAGISTRATO ITALIANO:

Nato a Palermo nel 1961, è entrato in magistratura nel 1991 come sostituto procuratore presso la DDA di Caltanissetta.- Divenuto pubblico ministero a Palermo nel 1999, ha iniziato ad indagare sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte, oltre che sugli omicidi di Rocco Chinnici ed Antonino Saetta; per l'omicidio Chinnici ha rilevato nuovi indizi sulla base dei quali riaprire le indagini e ottenere in processo la condanna anche dei mandanti, riconosciuti in Ignazio e Antonino Salvo, mentre per l'omicidio Saetta otteneva l'irrogazione del primo ergastolo per Totò Riina;

In seguito alle minacce ricevute, Di Matteo è stato sottoposto ad eccezionali misure di sicurezza (compresa l'assegnazione del dispositivo Bomb Jammer), annunciate alla stampa dallo stesso ministro dell'interno Angelino Alfano nel dicembre 2013, elevando il grado di protezione al massimo livello.- Purtroppo dietro l’ipocrisia delle dichiarazioni ufficiali, le cose non stanno così: da mesi Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via D’Amelio, porta avanti una battaglia per ottenere che sulla jeep blindata di Di Matteo possa essere montato il jammer, meccanismo che intercetterebbe i segnali radio scongiurando così l’eventuale deflagrazione di un esplosivo azionato da un telecomando. “l’unico strumento che potrebbe realmente tutelarlo dal rischio di un attentato”.

Nel settembre 2015 si ha notizia che, dopo due anni di continue intimidazioni, il tritolo per il pm della “trattativa” è pronto, nascosto da qualche parte nelle borgate di Palermo, e che il neopentito Vito Galatolo ha raccontato come il piano di morte per Nino Di Matteo sia pronto a scattare.

E' inoltre notizia di queste settimane che ci sarebbero ulteriori elementi, non divulgati alla stampa, tali da spingere il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, a trasmettere con urgenza gli atti a Caltanisetta e al Consiglio superiore della Magistratura con un invito ad intervenire per l'alto rischio che lo stesso Pm, titolare delle indagini sulla trattativa Stato-Mafia, si trova a correre. Csm che, alla luce dei suddetti avvenimenti, pare aver recepito la gravità della situazione al punto da proporre un trasferimento del Pm per motivi di sicurezza.

CONSIDERATO CHE

Coltivare la passione civile è nostro dovere per evitare di adeguarci alla deriva prevalente di un Paese sempre più indifferente alla giustizia, insofferente alla verità, all’indipendenza della magistratura ed alla tutela vera dei valori costituzionali.
La cittadinanza onoraria al Magistrato Nino Di Matteo, rientra nella logica di non lasciare soli i servitori dello Stato che svolgono con diligenza il proprio lavoro, ed è un atto dovuto, per l’attività che sta svolgendo ed i rischi a cui è esposto, la massima attenzione e vicinanza da parte dei cittadini, come sta avvenendo in questi giorni attraverso la Scorta Civica, dalle Agende Rosse, ma anche e soprattutto dalle istituzioni.
Riteniamo che ogni Comune italiano abbia il dovere di mandare un messaggio forte, chiaro ed inequivocabile di grande solidarietà e chiediamo a tutte le coscienze civili e democratiche del Consiglio Comunale di Pinerolo, di non lasciare solo questo coraggioso magistrato e di sostenere la mozione, mettendo da parte bandiere ed appartenenze politiche.
Ricordando le parole di Paolo Borsellino: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.

Il Consiglio Comunale di Pinerolo
IMPEGNA SINDACO E GIUNTA

ad attivarsi per il conferimento ad Antonino Di Matteo detto Nino, della cittadinanza onoraria, esprimendo con questo gesto vicinanza, piena solidarietà, senso civico e morale di una comunità che intende rendere omaggio ad un uomo, simbolo di un’Italia che con dedizione, impegno e senso del dovere, porta avanti il proprio lavoro di ricerca della verità, nonostante le violente pressioni a cui lui ed i suoi familiari sono sottoposti.



Pinerolo, XX novembre 2016 

Il giudice NINO DI MATTEO sarà cittadino onorario anche di Pinerolo

Nella seduta del Consiglio Comunale del 30 novembre 2016 è stata approvata all'unanimità la mozione per giungere al conferimento della cittadinanza onoraria al giudice Nino di Matteo. 
Esprimiamo la nostra soddisfazione per l'atto di solidarietà espresso dal Consiglio Comunale di Pinerolo . Tuttavia, non dobbiamo pensare che una azione culturale concreta ed efficace contro le mafie,  ma soprattutto contro "il pensiero mafioso" diffusissimo anche tra coloro che "mafiosi" in senso stretto non potrebbero esere definiti, si possa esaurire con questo atto pure significativo. Ribadiamo pertanto quanto avevamo auspicato nell'articolo riportato anche da ANTIMAFIADUEMILA (leggi qui): «Riteniamo – che alla formazione di una cultura della comunità contro “il pensiero mafioso” possa servire anche riprendere quanto avviato nel passato, sia pure con scarsa convinzione: l’azione conoscitiva, culturale, che doveva essere svolta dalla cosiddetta Commissione Consiliare antimafia, formata dalla passata Amministrazione pinerolese. Insediata proprio su proposta del presidio “Rita Atria” il giorno 19 luglio 2012, anniversario della strage di Via D’Amelio, quella commissione si era riunita in realtà una sola volta per poi “sparire».
La battaglia culturale contro le mafie ed il pensiero mafioso abbisogna dell'impegno e dell'assunzione di responsabilità e consapevolezza di ciascuno perchè questo ci insegna Rita Atria: " Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci.(...)".


MOZIONE

CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ONORARIA
AD ANTONINO DI MATTEO

PREMESSO CHE

ANTONINO DI MATTEO, DETTO NINO, È UN MAGISTRATO ITALIANO:

Nato a Palermo nel 1961, è entrato in magistratura nel 1991 come sostituto procuratore presso la DDA di Caltanissetta.- Divenuto pubblico ministero a Palermo nel 1999, ha iniziato ad indagare sulle stragi di mafia in cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte, oltre che sugli omicidi di Rocco Chinnici ed Antonino Saetta; per l'omicidio Chinnici ha rilevato nuovi indizi sulla base dei quali riaprire le indagini e ottenere in processo la condanna anche dei mandanti, riconosciuti in Ignazio e Antonino Salvo, mentre per l'omicidio Saetta otteneva l'irrogazione del primo ergastolo per Totò Riina;

In seguito alle minacce ricevute, Di Matteo è stato sottoposto ad eccezionali misure di sicurezza (compresa l'assegnazione del dispositivo Bomb Jammer), annunciate alla stampa dallo stesso ministro dell'interno Angelino Alfano nel dicembre 2013, elevando il grado di protezione al massimo livello.- Purtroppo dietro l’ipocrisia delle dichiarazioni ufficiali, le cose non stanno così: da mesi Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via D’Amelio, porta avanti una battaglia per ottenere che sulla jeep blindata di Di Matteo possa essere montato il jammer, meccanismo che intercetterebbe i segnali radio scongiurando così l’eventuale deflagrazione di un esplosivo azionato da un telecomando. “l’unico strumento che potrebbe realmente tutelarlo dal rischio di un attentato”.

Nel settembre 2015 si ha notizia che, dopo due anni di continue intimidazioni, il tritolo per il pm della “trattativa” è pronto, nascosto da qualche parte nelle borgate di Palermo, e che il neopentito Vito Galatolo ha raccontato come il piano di morte per Nino Di Matteo sia pronto a scattare.

E' inoltre notizia di queste settimane che ci sarebbero ulteriori elementi, non divulgati alla stampa, tali da spingere il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, a trasmettere con urgenza gli atti a Caltanisetta e al Consiglio superiore della Magistratura con un invito ad intervenire per l'alto rischio che lo stesso Pm, titolare delle indagini sulla trattativa Stato-Mafia, si trova a correre. Csm che, alla luce dei suddetti avvenimenti, pare aver recepito la gravità della situazione al punto da proporre un trasferimento del Pm per motivi di sicurezza.

CONSIDERATO CHE

Coltivare la passione civile è nostro dovere per evitare di adeguarci alla deriva prevalente di un Paese sempre più indifferente alla giustizia, insofferente alla verità, all’indipendenza della magistratura ed alla tutela vera dei valori costituzionali.
La cittadinanza onoraria al Magistrato Nino Di Matteo, rientra nella logica di non lasciare soli i servitori dello Stato che svolgono con diligenza il proprio lavoro, ed è un atto dovuto, per l’attività che sta svolgendo ed i rischi a cui è esposto, la massima attenzione e vicinanza da parte dei cittadini, come sta avvenendo in questi giorni attraverso la Scorta Civica, dalle Agende Rosse, ma anche e soprattutto dalle istituzioni.
Riteniamo che ogni Comune italiano abbia il dovere di mandare un messaggio forte, chiaro ed inequivocabile di grande solidarietà e chiediamo a tutte le coscienze civili e democratiche del Consiglio Comunale di Pinerolo, di non lasciare solo questo coraggioso magistrato e di sostenere la mozione, mettendo da parte bandiere ed appartenenze politiche.
Ricordando le parole di Paolo Borsellino: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.

Il Consiglio Comunale di Pinerolo
IMPEGNA SINDACO E GIUNTA

ad attivarsi per il conferimento ad Antonino Di Matteo detto Nino, della cittadinanza onoraria, esprimendo con questo gesto vicinanza, piena solidarietà, senso civico e morale di una comunità che intende rendere omaggio ad un uomo, simbolo di un’Italia che con dedizione, impegno e senso del dovere, porta avanti il proprio lavoro di ricerca della verità, nonostante le violente pressioni a cui lui ed i suoi familiari sono sottoposti.



Pinerolo, XX novembre 2016 

giovedì 24 novembre 2016

“Una storia disegnata nell’aria. Per raccontare Rita, che sfidò la mafia con Paolo Borsellino”

Dopo la "prima della prima" andata in scena lo scorso 12 febbraio 2016, invitiamo alla "prima" dello spettacolo “Una storia disegnata nell’aria. Per raccontare Rita, che sfidò la mafia con Paolo Borsellino”.
Rita Atria: “(…) Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c'è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci".
Le parole che Rita Atria scrisse sul suo diario dopo la morte diel giudice Paolo Borsellino costituiscono, a parere del presidio "Rita Atria", un testamento spirituale imprescindibile e contengono una verità disvelata con semplicità e limpidezza, un pensiero che dovrebbe essere presente nella coscienza di ognuno: la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. 
La storia di Rita Atria e  di Piera Aiello, cognata di Rita e da cui Rita trasse forza ed esempio per la sua scelta di denuncia e desiderio di giustizia, sono lezioni di vita da cui deriviamo la nostra scelta di impegno, libero e volontario, contro il "pensiero mafioso" che può albergare in ciascuno di noi.  
                                                                                  presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo

Una storia disegnata nell’aria...per raccontare Rita, che sfidò la mafia con Paolo Borsellino



Nonsoloteatro (Torino) 
Di e con Guido Castiglia
Spettacolo realizzato in collaborazione con: Piera Aiello (testimone di giustizia) Libera Associazione contro le Mafie - Presidio “Rita Atria” Pinerolo
Collaborazione alla messa in scena Fabrizio Cassanelli
Scenografia Lucio Diana
Luci e Fonica Franco Rasulo

Una storia disegnata nell’aria” è uno spettacolo nel quale l’arte della narrazione mira diritto al cuore dei ragazzi facendo emergere, con l’intelligenza delle emozioni e con la delicatezza di un linguaggio adeguato, la fragilità di una adolescente trovatasi al centro di uno dei momenti più drammatici della nostra Repubblica: le stragi di mafia.
La storia di Rita Atria, la più giovane testimone di giustizia in Italia, è emblematica; è una storia nella quale emerge forte il desiderio di affermare una realtà libera da veti e mutismi, da intimidazioni velate e soprusi subiti.(...) la sua voglia di vivere e la sua capacità di trasformare, grazie all’aiuto di Paolo Borsellino, il sentimento di vendetta in senso di giustizia. “Una storia disegnata nell’aria” vive il sentimento contemporaneo nelle pieghe degli stati d’animo e nella vitalità caparbia di una diciassettenne che ha visto sgretolare la sua speranza in quel tragico luglio 1992; una storia degna di essere raccontata, oggi, ai ragazzi”

INFO
Biglietti: Intero € 10 - Ridotto € 9 (over 65, Abbonati Stagione 16/17, Cral convenzionati)
Ragazzi € 7 (fino ai 12 anni)
Associati di LIBERA PIEMONTE per un gruppo di minimo 6 persone prezzo speciale € 6,50
Prenotazioni tel. 011.19740285/208 -casateatroragazzi.it

martedì 22 novembre 2016

Salviamo quel che resta della Bellezza di Monte Oliveto. Lettera alla Commissione Urbanistica Regionale

Sentinelle del territorio. Torniamo ad occuparci dell'area di Monte Oliveto . Il Forum delle associazioni si è rivolto direttamente ai componenti la Commissione incaricata della discussione del Piano Paesaggistico Regionale, al fine di presentare le ragioni della propria avversità a qualunque indebolimento del Piano stesso che consentisse l'edificazione nell'area ai piedi di Monte Oliveto. 
Il Paesaggio è bene primario assoluto! leggi qui il primo comunicato 
Nel caso dell'area ai piedi di Monte Oliveto, al principio di tutela del bene Paesaggio si aggiunge un secondo aspetto, non meno importante del primo: la difesa del territorio da dissesti idro-geologici in atto. Troppo spesso in italia assistiamo a politiche e indirizzi urbanistici discutibili, attuate ai danno del bene comune Paesaggio: piani regolatori sovra-dimensionati disegnati a favore delle rendite speculative, del “partito del mattone”; consumo del suolo a fronte di una mole di case sfitte e invendute; edificazioni permesse in "zone a richio", all'origine di tanti disastri a cui si deve poi far fronte.
Alla luce di queste considerazioni, il vincolo di tutela espresso dai tecnici della Regione Piemonte sull'area ai piedi della collina di Monte Oliveto (CP7), acquista ancor più valore: davvero appare come azione volta a perseguire il “bene lungimirante della comunità” dove l'aspetto della tutela del bene primario Paesaggio si unisce alla tutela della Vita umana, bene altrettanto primario.  Questi princìpi non possono trovare "mediazioni al ribasso, compromessi,” e ci pare paradossale che “compromessi al ribasso“ debbano giungere proprio da coloro che adempiono -pro tempore- alla funzione di rappresentanti della comunità stessa di cui dovrebbero invece tutelare il bene comune Paesaggio.
Riportiamo di seguito la lettera indirizzata ai componenti la Commissione Urbanistica Regionale. si invita ad una attenta lettura per comprendere quante e quali siano le criticità presenti sull'area ai piedi di Monte Oliveto

Lettera alla Commissione incaricata alla redazione del Piano Paesaggistico Regionale
Le sottoscritte associazioni, riunite nel Forum Salviamo il Paesaggio di Pinerolo chiedono una audizione al fine di presentare le ragioni della propria avversità a qualunque indebolimento del Piano stesso, che consentisse l'edificazione nell'area ai piedi di Monte Oliveto (CP7).
La Regione Piemonte ed il Ministero dei Beni Culturali hanno infatti riconosciuto che l'area di Monte Oliveto presenta un elevato valore paesaggistico, meritevole di salvaguardia e tutela, tanto che buona parte di quell’area viene dichiarata inedificabile proprio dal Piano Paesaggistico Regionale (PPR) in via di approvazione. E' tuttavia noto che la precedente amministrazione, guidata dal sindaco E. Buttiero, aveva presentato “osservazioni” al suddetto Piano, opponendosi alla dichiarazione di inedificabilità dell'area giacchè il vigente P.R.G.C. prevederebbe invece un'ampia possibilità edificatoria.
Le sottoscritte associazioni avevano pertanto inviato alla Regione Piemonte copia delle firme dei cittadini pinerolesi che si opponevano alla devastazione di “quel che resta della bellezza di Monte Oliveto”.
Nel caso dell'area ai piedi di Monte Oliveto, al principio di tutela del bene Paesaggio si aggiunge un secondo aspetto, non meno importante del primo: la difesa del territorio da dissesti idro-geologici in atto. Parlando in linea generale, siamo tutti a conoscenza di come la mancata azione di contrasto a questo grave problema, che investe l'intero territorio nazionale, continui a provocare ingenti danni alle comunità, sino alla perdite di vite umane nei casi più drammaticamente eclatanti. Occorre quindi ricordare che l'area collinare di cui Monte Oliveto fa parte presenta una particolare fragilità dovuta alla sua intrinseca conformazione: nel 2001, in località Santa Brigida, proprio sopra la zona CP7, parte del versante era franato, causando danni solo alle cose. Tuttavia in una relazione del 2010 dell'adeguamento del P.A.I. si evidenzia come la stessa frana sia in “stato di riattivazione”, classificata come “fa attiva”. Siamo quindi in presenza di uno stato geologico critico e instabile che, a seguito dei cambiamenti climatici in atto, in presenza di precipitazioni violente quali quelle che oramai periodicamente si verificano, potrebbe mettere concretamente a richio l'area abitata sottostante.
Si segnala altresì che sulla collina di Monte Oliveto (Cascina Serena), è presente un bacino di sbarramento (diga) a scopo irriguo autorizzato dalla Regione: una diga permanente con invaso di Cat. A2 (fino a 10 metri di profondità ed un accumulo fino a 30.000 mc.). Immaginiamo tutti quali conseguenze potrebbero derivare qualora, per cause naturali (alluvioni, smottamenti, terremoto), si verificasse un riversamento di quella massa d'acqua nella sottostante area CP7.
allagamento in via Martiri del XXI
La già abnorme edificazione che si è concessa nell'area ha pure aumentato notevolmente la superficie impermeabilizzata, riducendo al contempo la naturale capacità di assorbimento del suolo. E la via Martiri del XXI, la maggiore arteria viaria della zona, è così diventata una sorta di impluvio “innaturale”, obbligato e costretto. A questo proposito è ancora vivo nella memoria dei pinerolesi il ricordo del violento nubifragio avvenuto il 17 giugno 2012 (leggi qui): proprio gli abitanti della zona ai piedi di Monte Oliveto dovettero assistere impotenti al “fiume d'acqua e fango” che, ruscellando dalla collina, allagando strade, sottopassi e cantine, confluiva in Via Martiri, l'impluvio “innaturale”. E lo scorso settembre 2016 sono bastati 15 minuti di pioggia intensa a far “saltare”, letteralmente, un tombino posto al centro della stessa via Martiri.
Gli studi idraulici redatti in questi ultimi anni a supporto degli strumenti urbanistici – lo studio di POLITHEMA (2008), studio GEO SINTESI per adeguamento del PAI al PRGC (2012), studio di fattibilita dell'ing. Ripamonti (2014)- concordano nel rilevare la carenza e il sottodimensionamento delle opere idrauliche esistenti, condizione aggravata dalla evidente cementificazione dell'area. In particolare, nella relazione idrogeologica allegata al PRGC redatta dallo studio POLITHEMA a proposito dell'area di Monte Oliveto così si leggeva:Questa porzione della collina esposta magnificamente a sud-est è stata oggetto di invasive urbanizzazioni. L'urbanizzazione del territorio si è spinta sino all'attaco della collina e gli impluvi che scendevano dalla stessa sono stati completamente cancellati.(...)”.
Lo studio di fattibilita di adeguamento del P.A.I., commissionato nel 2014 dall'Amministrazione Buttiero all'ing. Ripamonti, individuava pertanto come necessarie opere idrauliche importanti: il ripristino del reticolo idrografico di superficie, la realizzazione di opere dei deflusso e di opportune vasche di laminazione, la costruzione di un nuovo grande collettore dell'acqua piovana. E proprio sulla base di quello studio dell'ing. Ripamonti, ( nel quale tuttavia non sono considerate aree eventualmente edificate nella CP7) è stato già richiesto alla Regione Piemonte-Settore Difesa Assetto Idrogeologico un finanziamento delle opere ( importo di € 6.500.000,00). Ovviamente, una ulterione cementificazione determinerebbe un'alterazione sostanziale dei dati oggettivi su cui quello studio si fonda e da cui trae provvedimenti e misure conseguenti. Non solo: le opere individuate come utili ad impedire l'aggravamento della situazione esistente di certo si rivelerebbero insufficienti -se non addirittura inutili- di fronte ad una ulterione nuova edificazione nell'area della CP7. Verrebbe così mancato proprio l'obiettivo a cui tutto doveva tendere: la messa in sicurezza idraulica di un'area già fortemente compromessa. L'eventuale nuova edificazione nella CP7 avrebbe poi un'ulteriore conseguenza negativa: modificare il progetto presentato ed inserito nel R.E.N.D.I.S. (Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo) per l'ottenimento dei contributi da utilizzare per la messa in sicurezza dal richio idaulico l'area ed i suoi abitanti, il che potrebbe determinare l'esclusione dalla graduatoria relativa all'erogazione dei contributi stessi. Dal danno alla beffa! Stentiamo a credere che codesta Commissione voglia accollarsi la responsabilità di un tale risultato, accantonando l'interesse pubblico a vantaggio di un interesse meramente privato.
Alla luce di quanto detto, il vincolo di tutela espresso dai tecnici della Regione Piemonte sull'area ai piedi della collina di Monte Oliveto (CP7), acquista ancor più valore: davvero appare come azione volta a perseguire il “bene lungimirante della comunità” poiché si inquadra in una visione di insieme, complessiva, dove l'aspetto della tutela del bene primario Paesaggio si unisce alla tutela della Vita umana, bene altrettanto primario. Questi princìpi non possono trovare mediazioni “al ribasso”,“di compromesso”. Tali “soluzioni” sarebbero ancora più difficili da accettare, a nostro parere, qualora dovessero giungere proprio da coloro che adempiono -pro tempore- alla funzione di rappresentanti della comunità stessa, ponendosi palesemente in contraddizione con la tutela che i tecnici preposti hanno invece sentito di dover conferire all'area ai piedi di Monte Oliveto (CP7). Il Paesaggio -l'insieme dei valori inerenti il territorio”, le sue comunità, l’ambiente, l’eco-sistema- è bene primario assoluto!
Le sottoscritte associazioni chiedono al Presidente di codesta Commissione di poter essere ascoltate, per meglio esprimere quanto fin qui esposto.
Nell’attesa, porgono cordiali saluti.
Osservatorio 0121- Salviamo il Paesaggio
Italia Nostra
CeSMAP
Legambiente
presidio LIBERA “Rita Atria”- Pinerolo
Centro studi Silvio Pellico

lunedì 21 novembre 2016

Lettera aperta All'amministrazione di Pinerolo: Noi siamo con Nino Di Matteo e i giudici della "Trattativa"

Così scriveva don Luigi Ciotti tre anni orsono, quando venne resa pubblica l'intercettazione ambientale nella quale Toto Riina minacciava di morte il giudice Nino Di Matteo: "Caro Nino Di Matteo, devi sapere che non sei solo, che tutti voi a Palermo, e in ogni angolo d`Italia, non sarete mai più soli. Dalla stagione delle stragi è cresciuta nel nostro paese la consapevolezza che la questione delle mafie non è solo di natura criminale. È un problema più profondo, anche culturale e sociale. Una questione che non sarebbe ancora cosi grave se a contrastare le mafie ci fossero stati, oltre alla magistratura e alle forze di polizia, la coscienza pulita e l`impegno della maggior parte degli italiani. Questa coscienza e questo impegno, lentamente e faticosamente si sono negli anni moltiplicati.(...)"  qui il testo integrale della lettera.
Pur tuttavia, la coscienza e l'impegno di molti non sono serviti a rompere l'isolamento nel quale paiono costretti il giudice Di Matteo ed i colleghi che portano avanti il processo sulla "trattativa".
Lo ripetiamo ancora una volta: mafie, corruzione, mala-politica, ingiustizia sociale, sono facce della stessa medaglia! Alla luce degli scandali gravissimi che emergono quasi quotidianamente, l’impegno di conoscenza e di riflessione su temi come quelli dovrebbe essere fra gli elementi costituenti il corpo centrale dell’agenda culturale di una amministrazione pubblica,  il fondamento etico di ogni comunità.
Persistendo quindi il pericolo sull'incolumità del giudice che conduce un processo  nel quale imbarazzanti silenzi, “non ricordo”, negazione di possibili elementi conoscitivi, sono elementi che hanno costellato la storia di quel dibattimento, chiediamo alla presente Amministrazione, al Consiglio Comunale, di considerare l'opportunità che, anche dalla comunità di Pinerolo, arrivi un atto di solidarietà al giudice Di Matteo e agli altri giudici che conducono il processo sulla “Trattativa”.
Riportiamo l'intervista al giudice Di Matteo, trasmessa su RAI UNO lo scorso 19 novembre


                                       Lettera aperta All'amministrazone di Pinerolo


                        "Noi siamo  con Nino Di Matteo e i giudici della "Trattativa"

- Alla c.a. Del Sindaco di Pinerolo
- Al Presidente del Consiglio Comunale
- Agli Assessori del Comune di Pinerolo: Politiche Culturali e di Cittadinanza Attiva, Istruzione, Politiche Sociali
- p.c. Al Consiglio Comunale di Pinerolo
Oggetto: atto di solidarietà nei confronti del giudice Nino Di Matteo e dei giudici del processo sulla “Trattativa
Il giudice Nino Di Di Matteo ha espresso pochi giorni orsono la volontà di restare a Palermo nonostante l'ennesima intercettazione abbia dimostrato come il progetto mafioso di eliminare fisicamente il giudice sia ancora in atto, concreto e persistente. Il Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.) aveva proposto al giudice Di Matteo il trasferimento a Roma, a ricoprire un incarico presso la Direzione Nazionale Antimafia (D.I.A.).Le parole di Nino Di Matteo, rifiutando la proposta del C.S.M.: “Accettare un trasferimento d'ufficio connesso esclusivamente a ragioni di sicurezza sarebbe stato un segnale di resa personale e istituzionale che non intendo dare". Nino Di Matteo, lo ricordiamo, è pubblico ministero del processo cosiddetto “la Trattativa”, facendo in questo riferimento all'ipotesi che, nell'estate delle stragi siciliane del 1992, “pezzi” dello Stato abbiano “trattato” con cosa nostra per “salvare” dalla vendetta mafiosa esponenti della classe politica di allora.
Le preoccupazioni sull'incolumità del giudice Nino di Matteo nascono quando nel novembre 2013, nel carcere di Opera, Totò Riina viene intercettato durante una “chiacchierata” con un altro detenuto, Antonio Lorusso ( personaggio ambiguo, affiliato salla Sacra Corona Unita ma sospetato di appartenere ad apparati della polizia). In quella conversazione, Riina auspica l'uccisione del pubblico ministero Nino Di Matteo: "(…) deve fare la fine dei tonni". E continua: "E allora organizziamola questa cosa... Facciamola grossa e non ne parliamo più. (…) Perché questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta, e allora se fosse possibile ucciderlo, un'esecuzione come a quel tempo a Palermo, con i militari". La notizia delle minacce al giudice Di Matteo aveva suscitato lo sconcerto di quanti agognano la verità su quei mesi del 1992, fra i più oscuri della storia della Repubblica, nella quale vennero uccisi tanti fedeli servitori dello Stato, primi fra tutti i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Anche don Luigi Ciotti, a nome di Libera, aveva espresso solidarietà a Nino di Matteo in una accorata lettera aperta. Anche noi del presidio LIBERA “Rita Atria” eravamo stati colpiti dalla vicenda. Tanto che agli studenti che avevamo incontrati in quell'anno avevamo fatto conoscere la lettera di Luigi Ciotti chiedendo, nel caso avessero condiviso i contenuti della Lettera, di scattare una fotografia: “Anche Noi siamo con Nino Di Matteo e i giudici della trattativa”. Di seguito il collage di alcune fotografie fatte pervenire al giudice Di Matteo. Questo piccolo segno per continuare a ribadire -a Nino Di Matteo e agli altri giudici che svolgono il loro lavoro a servizio della Verità e della Giustizia- quanto scrive nella sua lettera Luigi Ciotti:”Non sarete mai più soli”.

Riteniamo importante che anche oggi si voglia manifestare -con segni e azioni concrete- la volontà di Verità, fondamento della Giustizia. Lo ripetiamo ancora una volta: mafie, corruzione, mala-politica, ingiustizia sociale, sono facce della stessa medaglia! Alla luce degli scandali gravissimi che emergono quasi quotidianamente, l’impegno di conoscenza e di riflessione su temi come quelli dovrebbe essere fra gli elementi costituenti il corpo centrale dell’agenda culturale di una amministrazione pubblica. Il cammino intrapreso da codesta Amministrazione con l'adesione alla Carta di Avviso Pubblico, a nostro parere, percorre quel sentiero.
19-07-2012  insediamento Commissione Consiliare antimafia"
Riteniamo inoltre che alla formazione di una cultura della comunità contro “il pensiero mafioso” possa servire anche riprendere quanto avviato nel passato, sia pure con scarsa convinzione: l’azione conoscitiva, culturale, che doveva essere svolta dalla cosiddetta "Commissione Consiliare antimafia", formata dalla passata Amministrazione pinerolese. Insediata il 19 luglio 2012 proprio su proposta del presidio “Rita Atria”, nel ventennale della strage di Via D’Amelio, quella commissione si era poi  riunita in realtà una sola volta per poi “sparire”.
Per quanto esposto, persistendo il pericolo sull'incolumità del giudice che conduce un processo nel quale imbarazzanti silenzi, “non ricordo”, negazione di possibili elementi conoscitivi, sono elementi che hanno costellato la storia di quel dibattimento, chiediamo alla presente Amministrazione, al Consiglio Comunale, di considerare l'opportunità che, anche dalla comunità di Pinerolo, arrivi un atto di solidarietà al giudice Di Matteo e agli altri giudici che conducono il processo sulla “Trattativa”.
Auspicando l'attenzione sua, Signor Sindaco, della presente Amministrazione e del Consiglio Comunale, a quanto da noi presentato, cogliamo l'occasione per porgere cordiali saluti.  
Arturo Francesco Incurato
referente presidio LIBERA "Rita Atria" Pinerolo 

domenica 20 novembre 2016

Confronto del 17 novembre sul referendum Costituzionale. Riflettiamo!

Il confronto proposto da "Officina Pinerolese" e presidio LIBERA "Rita Atria"- Pinerolo sul tema del Referendum Costituzionale si è svolto in una cornice di pubblico davvero lusinghiera: tanta è stata la partecipazione del pubblico che Il Salone dei Cavalieri non ha potuto accogliere tutti coloro che avrebbero voluto assistere alla riflesione offerta dai relatori. Ringraziamenti doverosi quindi al sen. Elvio Fassone ( relatore per le ragion del Sì), al prof. Ermanno Vitale ( relatore per le ragioni del No), al dott. Giancarlo Chiapello che ha moderato il confronto, al pubblico che ha partecipato attento, rivolgendo poi numerose domande ai relatori.
La significativa presenza del pubblico giovanile ha mostrato chiaramente come il tema referendario susciti interesse anche nelle nuove generazioni. Non potrebbe essere altrimenti giacchè quello su cui saremo chiamati ad esprimerci il prossimo 4 dicembre, le modifiche proposte alla Carta Costituzionale, riguarda proprio il documento fondamentale, "la regola delle regole" in cui tutti dovremmo riconoscervi il fondamento della convivenza civile e democratica nel nostro Paese. 
E il difficile momento storico che viviamo, una crisi sociale ed economica che rende precario e problematico il presente ed il futuro di larghe fasce della comunità italiana (e dei giovani in particolare) non può non richiamare alla nostra memoria le parole, il monito, di uno dei padri della nostra repubblica, Piero Calamandrei.  
Nel suo celebre discorso sulla Costituzione rivolto a giovani studenti Calamandrei così dichiarava: "(...) dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità (...) non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società(...) la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi (...) Però, vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La costituzione è un pezzo di carta: la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse (...)". qui il testo integrale di quel discorso, fondamentale nella storia della nostra Repubblica
Quante volte, alla luce di queste parole, diciamo che la Costituzione prima di pensare a come modificarla occorrebbe forse pensare a come (finalmente!) attuarla, tanto sono "all'ordine del giorno" i diritti concreti -e non rispettati- che la nostra Costituzione pone a fondamento della stessa Democrazia: lavoro, istruzione, uguaglianza, dignità delle persone.
Principi bellissimi, mirabilmente sottolineati da Piero Calamandrei come principi ineludibili  della Democrazia ma, sino ad oggi, non siamo ancora stati capaci di attuarli; anzi, in questi anni le diseguaglianze e le ingiustizie sociali sono evidentemente aumentate. Allora, proprio facendo memoria alle parole di Calamandrei, noi pensiamo che le azioni che si compiono sulla nostra Costituzione non debbano avere altro scopo se non quello di rendere evidente, concreta, la volontà di mantenere "le promesse" contenute nella Costituzione. Questa la discriminante, questo il metro di giudizio che ci pare si debba considerare riflettendo, esprimendosi,  su quanto il quesito referendario propone.