domenica 2 febbraio 2020

“In Piemonte la mafia è liquida e nessuna città ne è immune”

Dedichiamo la riflessione del procuratore generale Francesco Saluzzo agli amministratori locali, a quelli coraggiosi e a quelli "somarelli"; alle "maschere dell'antimafia da palcoscenico"; ai cittadine e cittadini responsabili e alle associazioni che si impegnao ad essere "sentinelle del territorio".

Dedichiamo al riflessione ai primi, agli amministratori locali coraggiosi, (sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti, ecc....) come ad esempio Matilde Casa che hanno il coraggio di compiere politiche e azioni coraggiose a favore del bene lungimirante delle loro comunità (leggi qui ).
Ma la dedichiamo anche, soprattutto, agli amministratori "somarelli e asinelli" (sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti, ecc....) chè ignorano -o fanno finta di ignorare- la realtà che li circonda. A volte, spesso, sono proprio loro, gli amministratori locali ("asinelli e somarelli") che favoriscono l'infiltrazione e la silenziosa presenza di mafie e "pensiero mafiaoso " nell'ambito delle nostre comunità, appoggiando caparbiamente (!) azioni che sono palesemente lontane dal perseguire il bene lungimirante delle comunità (ma che mirano ad agevolare meri interessi speculativi). Una presenza silenziosa, quella delle mafie e del "pensiero mafioso", addirittura "invisibile", opportunistica, perchè votata a conseguire "vantaggi e "affari" i quali "vanno in porto" ancor meglio quando la situazione è (sembra!) calma, tranquilla.
Eppure lo sappiamo bene e ce lo ricordava Giancarlo Caselli nella sua requisitoria al processo Minotauto: "Pecunia non olet ( i soldi non hanno odore) (...)La mafia c’è perché c’è mercato per i suoi servizi”, ha spiegato, “ci sono tante persone che traggono vantaggio dall’esistenza della mafia, persone che non hanno nessun interesse a denunciarla. Persone, politici e amministratori, che la legge penale non può punire perché la loro colpa è l’opportunismo(leggi qui).

Dedichiamo la riflessione del procuratore Saluzzo, e la memoria della requisitoria  di Giancarlo Caselli nell'ambito del "processo Minotauro", anche alle "maschere dell'antimafia da palcoscenico" per le quali "tacere e sopire" pare essere stato l'ordine sottaciuto a cui obbedire, utile forse per ottenere poi immeritati vantaggi.

Infine, dedichiamo la riflessione del procuratore Saluzzo alle cittadine e i cittadini responsabili e alle associazioni che ancora si impegnano a provare ad essere "sentinelle del territorio", senza altro fine che l'impegno disinteressato a favore delle comunità, la riflessione del procuratore Francesco Saluzzo non può che costituire un significativo sprone a non demordere , a "non arrendersi mai", come ci insegna Rita Atria.



Fonte. "La Stampa"

02.02.2020

Saluzzo: “In Piemonte la mafia è liquida e nessuna città ne è immune” . Giuseppe Legato

Inaugurazione Anno Giudiziario, il discorso del procuratore generale  ripercorre gli ultimi allarmi-criminalità. Deplorazione per le vicissitudini del Csm e una frecciata per le polemiche dell’avvocatura

TORINO. «Di fronte alle consorterie mafiose si registra in molti casi una certa neutralità del territorio e delle sue componenti sociali che hanno nei confronti di questi personaggi un atteggiamento spesso ambiguo, altre volte di soggezione altre ancora purtroppo, come le indagini hanno dimostrato, un’accettazione e una condivisione di fini e strumenti criminali». Per aprire l’anno giudiziario 2020 il procuratore generale Francesco Saluzzo ha rimesso al centro del villaggio la cosa che, prima di diventare un «direttivo» degli uffici giudiziari molto ascoltato anche a livello nazionale, ha fatto per tutta la vita e senza sconti: la lotta alla mafia.
Mafia liquida Che nasce da un dato di fatto ormai inoppugnabile. E cioè: «Non vi è porzione del nostro territorio che sia rimasta immune dalla penetrazione mafiosa». Torino (e cintura) fu la prima con Minotauro, poi il basso Piemonte (Alessandria), Vercelli, Asti, Santhia. L’operazione Carminius ha colpito infine l’asse Moncalieri-Carmagnola fino al Cuneese.
È una mafia moderna. Saluzzo la definisce «trasparente, liquida che più raramente uccide, ma che ha volto il proprio orizzonte operativo agli affari, agli investimenti, al condizionamento dei rappresentanti del potere politico che però, spesso, da condizionati diventano coassociati». 
Ma è anche una mafia «che più della politica, dello Stato, delle imprese ha realizzato una sorta di unità d’Italia – ha detto il pg citando un giornalista – saldando il Nord e il Sud più di quanto non abbiano fatto altri». I numerosi arresti degli scorsi anni non bastano. Da qui l’appello alla magistratura e alle forze di polizia «affinché tengano alto il livello investigativo poiché è noto che le nuove generazioni siano pronte per prendere il posto di quelli che vengono neutralizzati».
L’affondo sulle correnti
Al netto del forte richiamo a un nuovo senso di responsabilità sulle mafie da parte degli attori sociali, è stato il tema del Csm – con la sua tribolata estate – ad arricchire l’intervento di Saluzzo. Che – com’è suo costume – non le ha mandate a dire. Spiegando che «per vero, si è disvelato quel che tutti sapevano frutto del peso e dell’influenza degli apparati e delle correnti che hanno fortemente condizionato molte scelte del Csm». La vicenda legata allo scandalo Palamara «ha creato sconcerto e sfiducia nell’opinione pubblica, ma ancora di più in noi magistrati». Cosa siano diventati quei gruppi «nati per una spontanea aggregazione di magistrati attorno a un’idea» è presto detto: «Si sono trasformati in un meccanismo di potere e di influenza ingaggiando una gara per ottenere la maggiore rappresentatività possibile ed esercitare il proporzionale potere di pressione a tutti i livelli».
La difesa di Davigo
Nei giorni scorsi si sono registrate varie iniziative critiche dell’avvocatura torinese milanese, nei confronti di una serie di dichiarazioni a mezzo stampa del consigliere del Csm Piercamillo Davigo. «Ho trovato molto grave quel tentativo di intimidire Davigo (e non perché io condivida tutto quel che dice) esponendolo ad una sorta di damnatio affinchè venisse allontanato da Milano», sottolinea Saluzzo.
E aggiunge: «Ho letto vari comunicati delle camere penali e mi è venuto in mente che il tono non era dissimile da quello che abbiamo visto – deprecabile e inaccettabile – negli ultimi giorni. Voleva essere una citofonata?». Da qui l’invito all’avvocatura «con la quale condividiamo tanti valori e tante esigenze comuni». Ovvero: «trovare un terreno comune di incontro: il dibattito è fisiologico, le barricate no. E come dice un vecchio proverbio indiano, se ci si vuole stringere la mano non si possono offrire i pugni». Saluzzo ha, poi, ringraziato «la stampa che ci segue e ci sprona nel nostro lavoro anche con critiche che accettiamo e ne facciamo uso, anche per verificare se siano fondate». 

mercoledì 29 gennaio 2020

Le Mafie in Piemonte. Vogliamo parlarne?

Paradossalmente si potrebbe dire che la cronaca delle mafie, anche in Piemonte, è una storia di "straordinario successo".
Non esiste gruppo criminale al mondo che possa vantare una storia lunga come le mafie italiane: segno che il fenomeno non tratta solo di reati penali ma anche di cultura distorta delle comunità.  
Perché, anche in Piemonte, la magistratura è stata lasciata sola a contrastare il fenomeno delle mafie?
Perché "Troncare, sopire...Sopire, troncare", pare essere a volte il sottaciuto ordine nonostante in molti si sappia "tutto" ( o quasi) da anni?
Perché la cosiddetta "società civile" non è capace di produrre anticorpi efficaci contro il fenomeno mafioso?
Perché il "pensiero mafioso" è così diffuso anche fra coloro che non possono essere certo definiti propriamente mafiosi?
Vogliamo parlarne?
A queste e ad altre domande abbiamo il dovere di dare risposta

lunedì 27 gennaio 2020

27 gennaio 1945. Non è Passato è Memoria

IL 27 GENNAIO 1945  UN REPARTO DELL'ESERCITO RUSSO VARCA L'INGRESSO DEL CAMPO DI STERMINIO DI AUSCHWITZ


il cancello di Aushwitz con la scritta "Arbeit macht frei": "Il lavoro rende liberi"

Ma fare Memoria significa conoscenza e coerenza. Pertanto invitiamo a togliere le maschere "pittate a lutto" che nascondono il volto di tanti ipocriti dei giorni nostri: alla luce di quanto accade anche ai nostri giorni, la Storia ci chiederà da che parte eravamo mentre tutto quello che sapevamo si ripeteva sotto i nostri occhi, mentre altri lager, persecuzioni, violenze, venivano costruiti e compiute ai danni di nuovi "diversi". 


Fonte : La Repubblica

Giornata della memoria, Liliana Segre spiega tutto il male dell'indifferenza (vedi qui)

Liliana Segre percorre i corridoi del Memoriale della Shoah di Milano. E’ ambientato qui, nel luogo simbolo della deportazione degli ebrei verso i campi di concentramento e di sterminio, il piccolo cortometraggio che Repubblica mostra in anteprima, nel quale la senatrice a vita racconta la parola “indifferenza” scritta per il vocabolario Zingarelli 2020. Una produzione originale co-prodotta da Sky Arte e Zanichelli che andrà in onda oggi 27 gennaio su Sky Arte, all’interno della programmazione dedicata al Giorno della Memoria. Liliana Segre spiega la sua definizione di “indifferenza” mentre scorrono le immagini del famigerato “Binario 21” da cui partivano i treni piombati verso i lager. “Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò disprezzo, temo e odio gli indifferenti. Le parole di un grande intellettuale e uomo politico, Antonio Gramsci, rendono bene il senso di una malattia morale che può essere anche una malattia mortale. L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c’è limite all’orrore. L’indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori. L’alternativa, diceva Don Milani, è “I care”, me ne importa, mi sta a cuore”. Poi Liliana Segre si ferma davanti alla lapide che ricorda i nomi dei deportati. “La visita a questo luogo storico e le lettura dei nomi di queste persone uccise per la colpa d’esser nate – dice Segre - sono proprio il contrario, invece, del motto fascista, “Me ne frego”. Di Maria Novella De Luca



"(…) Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga." 
 brano tratto da “Se questo è un uomo” di Primo LevI


''La Giornata della Memoria non deve essere un'occasione per manifestare la falsa coscienza e non può essere usata in modo strumentale. Ci deve ricordare la tragedia universale della violenza contro l'uomo e non solo contro gli ebrei.
Io sono ebreo e ho il dovere di ricordare ciò che ha subito la mia gente. Ma proprio perchè questo è stato un massacro di esseri umani, tra cui ebrei, rom, gay e antifascisti, si devono ricordare tutti, soprattutto quelli piu' scomodi. 
Dobbiamo ricordare, tutti i popoli che hanno subito violenza. In questo senso, il destino degli ebrei vale per quello di tutte le minoranze. Primo Levi non ha scritto 'Se questo è un ebreo', ma 'Se questo è un uomo'."  Moni Ovadia

Elie Wiesel, sopravvissuto dei campi di concentramento di AuschwitzBuna e Buchenwald: "Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha trasformato la mia vita in una lunga notte, sette volte maledetta e sette volte sigillata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini, i cui corpi vidi trasformarsi in ghirlande di fumo sotto un muto cielo blu. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumavano la mia fede per sempre. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi privò, per tutta l'eternità, del desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima e trasformarono i miei sogni in polvere. Non dimenticherò mai queste cose, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai". 

Eva Picková, morta ad Auschwitz il 18 dicembre 1943 all’età di 12 anni":
"...mio Dio, noi vogliamo vivere! Non vogliamo vuoti nelle nostre file. Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore. Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!”. 

bambini del Lager mostrano il braccio tatutato
migranti cacciati dal centro di accoglienza

Fare Memoria significa conoscere quanto è accaduto; fare Memoria significa capire i meccanismi" che si celano dietro ai fatti; fare Memoria significa impegnarsi affinché quanto è accaduto non abbia più “il tempo” e “il modo” di ripetersi. Fare Memoria significa conoscere per diventare ed essere cittadini responsabili. 
Come è stato possibile l'orrore dei Lager? 
Come è stato possibile concepire lo sterminio di popoli? 
La cosiddetta "banalità del male", il pericolo che il male possa ripresentarsi,  è un pericolo sempre presente Dopo quelli nazisti, l'Umanità ha sofferto per altri Lager, altri stermini, altre violenze terribili inflitte da uomini ad altri uomini. 
Perchè? Come è possibile che ciò accada dopo quello che è già accaduto? 
Primo Levi si interroga su come sia stato possibile il dramma dello sterminio nel libro “I sommersi e i Salvati”. Luogo di quella ricerca èl'animo umano di ogni tempo; le risposte sono celate nell'eterna -mediocre- lotta per il potere, con attori che si dividono le parti dei"padroni" e dei "servi" alla conquista di un  "privilegio" possibile.
“Il privilegio per definizione difende il privilegio. (…) L’ascesa dei privilegiati, non solo nel Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. E’ compito dell’uomo giusto fare la guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine. Dove esiste un potere esercitato da pochi - o da uno solo- contro i molti, il privilegio nasce e prolifica, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri  e lo incoraggi.(…) la classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura ed insieme l’elemento più inquietante. E’ una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi. (…)”.

venerdì 24 gennaio 2020

"Verità e Giustizia per Giulio Regeni"

Striscioni e cartelli alle finestre in qualsiasi lingua:
"Verità e Giustizia per Giulio Regeni"
Sabato 25 gennaio saranno passati quattro anni dalla scomparsa di Giulio Regeni: il 25 gennaio 2016 Giulio Regeni veniva rapito nella città del CairoCairo. Alcuni giorni dopo, il 3 febbraio, il suo corpo verrà ritrovato con i segni di orribili e continuate torture.
"Europanow!" chiede ancora "verità e giustizia per Giulio" dopo le ultime, deludenti notizie dall'Egitto. 
A Torino la fiaccolata è prevista per domani sera  alle ore 19.00
L'organizzazione invita tutti gli utenti dei social a inviare le loro foto che saranno poi postate tutte insieme. "Ogni mese che passa allontana la speranza di identificare e condannare i responsabili. La magistratura italiana alla fine dello scorso anno ha presentato al parlamento le conclusioni dell’inchiesta, in cui afferma in sostanza che quello di Regeni fu un omicidio di Stato. Tocca a tutti i cittadini e tutte le cittadine europei mobilitarsi per esigere che i loro rappresentanti nazionali e europei facciano sentire un voce coesa, costante e determinata in direzione dal Cairo. Ogni capo di Stato o di governo, ministro o delegato dell'Ue, andando in Egitto o ricevendo un esponente egiziano, dovrebbe essere spronato dall'opinione pubblica e dai media europei a chiedere instancabilmente e con fermezza, verita per Giulio Regeni. La mobilitazione sarà lunga e difficile ma è l'impegno che i cittadini europei sono chiamati a prendersi per Giulio Regeni e per loro stessi. Accanto a Amnesty, è un compito che anche l'associazione EuropaNow! cerca di assumersi".


venerdì 10 gennaio 2020

"PINEROLO SI SLEGA": le sardine a Pinerolo


Domani , sabato 11 gennaio 2020, sarà il turno di Pinerolo. L'appuntamento è alla 16.00 in piazza Facta. "PINEROLO SI SLEGA" è lo slogan della manifestazione indetta dalle "sardine".


"LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE" insegnava l'eterno Gaber.
Alle "sardine" va quindi il nostro augurio, con l'auspicio che l'evento possa davvero costituire l'inizio di un cammino, il levarsi dal torpore e dall'indifferenza che pare aver colpito tante cittadine e tanti cittadini italiani, a volte impegnati sì a coltivare "piccoli orticelli" ma spesso incapaci , non interessati, a levare lo sguardo , alzare la voce, quando questo implica mettere in forse piccole certezze e rassicuranti quotidianità. 
E poi c'è la questione sottolineata in tante dichiarazioni delle sardine: la ribellione necessaria contro il decadimento culturale, morale, indotto da una classe politica spesso becera e meschina, ma bravissima a suscitare odio e paure necessari alla costruzione del nemico, del colpevole, del diverso; una classe politica che -quotidianamente- scopriamo essere a volte composta da meri comitati di affari, ben lontani dall'esprime cura e attenzione nel servire il Paese e le sue comunità.
Anni addietro, nel 2014 (!) "Un Anno Chiamato Coraggio"avevamo scritto: "Riscoprire  e rendere vivi i valori di conoscenza e partecipazione per essere cittadine e cittadini responsabili, perché questi sono tempi in cui "ci vuole Coraggio" anche solo per "fare comunità", per “sentirsi parte di una comunità”. Vorremmo costruire insieme un luogo -una “Agorà”- dove, partendo dalla conoscenza delle situazioni esistenti, si possano condurre analisi e considerazioni; discutere e prefigurare idee che portino a individuare e richiedere priorità. Il sogno è provare a elaborare una visione, un progetto! Perchè "ci vuole coraggio" per mettere in discussione  le riflessioni, le idee di ciascuno; ci vuole coraggio per legare esperienze e non disperderle (...) l’invito ad offrire e mettere insieme l'impegno e le capacità di ognuno al servizio del bene lungimirante della comunità. Questo il sogno".


Il sogno delle "sardine" di oggi, per certi versi, ci pare muovere nella stessa direzione. Auguri!...e arrivederci al "giorno dopo"!


Di seguito il comunicato a presentazione dell'evento:

Eccoci qui! Cari Pinerolesi, è arrivato il momento anche per la nostra città!
L’11 gennaio 2020, alle ore 16.00, si terrà finalmente a Pinerolo la manifestazione delle "sardine" in piazza Facta.
Il nostro desiderio è che scendiate in piazza in tanti, dai giovani agli anziani, per passare due ore insieme e cercare di sconfiggere questo clima di odio con un po’ di allegria, ma anche con tanta consapevolezza.
In un mondo in cui il bullismo, il razzismo, la disuguaglianza sociale hanno molto spesso la meglio e sembrano quasi essere ormai la normalità, non è più possibile rimanere a guardare.
Da soli non possiamo fare molto, ma insieme si. Perché il cambiamento inizia da noi e inizia nel momento in cui ci si rende conto che abbiamo la capacità di cambiare le cose. Per farlo, è necessario non smettere mai di ricordarsi che, al di fuori di qualsiasi bandiera e partito politico, i valori su cui si fonda la nostra società sono sempre gli stessi, uguali per tutti, così come i diritti fondamentali della persona. Valori e diritti non cambiano, non permettiamo agli altri di cambiarli a nostro discapito.
Venite muniti non di bandiere o simboli di partito, ma di allegria e voglia di cantare con noi a squarciagola, di riflettere con noi e di capire che si può sconfiggere questo mondo che ci vuole gli uni contro gli altri.

Vi aspettiamo numerosi in piazza!

domenica 5 gennaio 2020

Cosa nostra uccideva i siciliani coraggiosi anche d'inverno: Giuseppe Fava, detto Pippo, come Piersanti Mattarella

L'assassinio di Piersanti Mattarella venne compiuto il 6 gennaio del 1980, mentre la famiglia Mattarella si stava recando ad assistere alla  messa festiva. 
La sera del 5 gennaio 1984  Giuseppe Fava -detto Pippo-veniva massacrato a Catania da due killer del clan della famiglia Santapaola .
Così si può leggere su Wikipedia alla voce che lo riguarda: "Pippo Fava è stato è stato uno scrittore, giornalista, drammaturgo, saggista e sceneggiatore (...) direttore responsabile del Giornale del Sud e fondatore de I Siciliani, giornale "antimafia" in Sicilia(...) il secondo intellettuale a essere ucciso da cosa nostra  dopo  Peppino Impastato (9 maggio 1978)."
Cosa voglia dire essere intellettuale in Sicilia, intellettuale e siciliano come Peppino Impastato, cosa significa dirigere un giornale antimafia ( non l'antimafia "da palcoscenico" -quella di coloro che indossano la maschera dell'impegno sulle ribalte della politica e della cosiddetta società civile-   nè quella dei "professionisti dell'antimafia"-quella delle carriere politiche o professionali costruite sul tema-mafie) lo si comprende quando si pensa che Giuseppe Fava fu fra i primi a parlare del “terzo livello del potere mafioso”: l'intreccio perverso, le relazioni indicibili, che le mafie riescono a intessere nelle varie componenti delle comunità, l'utilizzo degradato del "potere politico" e il conseguente intreccio tra politica, mafia e Stato. 
Intervistato da Enzo Biagi il 28 dicembre 1983,  fra le altre cose, Fava pronunciò parole "eretiche": «(...) Mi rendo conto che c'è un'enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante (...) ». 


In quella intervista, da intellettuale Fava  sottolineò l'importanza della memoria, della conoscenza,  ricordando gli eroi dimenticati  della lotta secolare che i siciliani, a loro modo, combattono contro la mafia. "Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi(...)". Ricordò uno di quegli eroi dimeticati, Placido Rizzotto :"un sindacalista "pazzo", pazzo alla maniera nobile del termine, (...) che si illudeva di poter redimere i poveri di Corleone e come un pazzo andava all'occupazione delle terre(...), un pazzo che gettava il seme della rivolta in una terra, in un territorio, tradizionalmente dominato dalla mafia", "Fava ricordò come "(...) tutti gli uomini che sono caduti negli ultimi tre o quattro anni sono tutti siciliani, gli eroi della lotta contro la mafia sono tutti siciliani, con l'esclusione di Carlo Alberto Dalla Chiesa il quale, tutto sommato, era anche lui un "siciliano" perchè era stato a comandare i carabinieri di Palermo per tanto tempo(...)".
Giuseppe Fava conduceva la sua battaglia culturale contro la mafia, cosa nostra da intellettuale, da giornalista.  Nel suo ultimo intervento nelle vesti di direttore de Il Giornale del Sud, Egli descrive precisamente quali sono le fondamenta, le radici, su cui deve poggiare a suo parere un "giornale". Il titolo di quell'articolo era: "Lo spirito di un Giornale". Il giorno dopo la pubblicazione di quell'articolo Fava sarebbe stato licenziato. All'inizio del 1983, insieme ad altri, Fava fonderà  a Catania il giornale "I Siciliani", un foglio che si contraddistinguerà per l'analisi e il contrasto culturale al fenomeno mafioso.
Riportiamo uno stralcio de "Lo spirito di un Giornale"

"(...) Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero.
Un giornalista incapace – per vigliaccheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze. le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento! Ecco lo spirito politico del Giornale del Sud è questo! La verità! Dove c’è verità, si può realizzare giustizia e difendere la libertà!

Se l’Europa degli anni trenta-quaranta non avesse avuto paura di affrontare Hitler fin dalla prima sfida di violenza, non ci sarebbe stata la strage della seconda guerra mondiale, decine di milioni di uomini non sarebbero caduti per riconquistare una libertà che altri, prima di loro, avevano ceduto per vigliaccheria. E’ una regola morale che si applica alla vita dei popoli e a quella degli individui. A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, nè la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!”

martedì 10 dicembre 2019

Ce lo auguriamo di cuore: "Torino si Slega". E a Roma ci sarà anche l'ANPI


Dopo, Bologna, Modena, e Genova stasera è il turno di Torino: l'appuntamento è alla 19.00 in piazza Castello. "Torino si Slega" è lo slogan della manifestazione indetta dalle "sardine". 
LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE, insegnava l'eterno Gaber. 
Alle "sardine" va il nostro augurio: che possano davvero costituire l'inizio di un cammino, il levarsi dal torpore e dall'indifferenza che pare aver colpito tante cittadine e tanti cittadini italiani, a volte impegnati sì a coltivare "piccoli orticelli" ma spesso incapaci , non interessati, a levare lo sguardo , alzare la voce, quando questo implica mettere in forse piccole certezze e rassicuranti quotidianità. 
E poi c'è la questione sottolineata in tante dichiarazioni delle sardine: la ribellione necessaria contro il decadimento culturale, morale, indotto da una classe politica becera e meschina, ma bravissima a suscitare odio e paure necessari alla costruzione del nemico, del colpevole, del diverso; una classe politica che -quotidianamente- scopriamo essere a volte composta da meri comitati di affari, ben lontani dall'esprimere cura e attenzione nel servire il Paese e le sue comunità; la necessità di una politica che miri concretamente al "bene lungimirante delle comunità".
Ancora una volta, in italia la Storia pare non averci insegnato nulla 


"Torino si Slega", avrà fra i temi anche quello della violenza fisica e psicologica sulle donne. Per questo, stasera aprendo il flash mob partirà il canto di Bella Ciao, inizialmente con le labbra chiuse, senza aprire bocca, "come tutte quelle vittime di violenza che non ne hanno avuto la possibilità".

Gli organizzatori hanno anche varato un  vademecum per chi parteciperà la dimostrazione:

"Portare un libro (porteremo la cultura lasciando a casa l'insulto), no a piazze piene di immondizia, niente bandiere (vi preghiamo e vi suggeriamo di non portare bandiere e nessun logo di partito), no insulti, no cartelloni offensivi, no violenza.

Saremo tantissimi, senza bandiere o simboli di partito, armati soltanto di sardine di tutti i colori e della nostra voglia di urlare "basta", basta all'odio, alla politica del terrore voluta dalla Lega e dal suo Capitano. Basta con l'uso indiscriminato dei media e dei social per diffondere falsità, per metterci gli uni contro gli altri, cercando di controllarci col terrore. 

Siamo persone libere, siamo persone educate e civili, ripudiamo qualunque tipo di violenza e fascismo e non permetteremo più che il clima voluto dalla destra sovranista inquini la nostra vita. 
Siamo contro il razzismo, la xenofobia, il bullismo, l'omofobia, la transfobia, il sessismo. Siamo contro chi costruisce il consenso sulla divisione, la paura e la manipolazione. 
Siamo per l'ecologia della mente e dell'ambiente, perché vogliamo vivere bene in un posto che sta bene. 
Siamo un mare che non si può più fermare, una forza che costringerà il mondo della politica ad assumersi le proprie responsabilità, a ricominciare a lavorare per il benessere delle persone, soprattutto dei più deboli, nel rispetto dell'individuo e della Costituzione. 
Sardine torinesi, dimostriamo ancora una volta come questa città sia culla di civiltà e libertà, torniamo a impossessarci delle nostre strade, delle nostre piazze, spolveriamo quell'orgoglio che ci ha consentito di essere così centrali nella storia di questo Paese. Amiamo l'Italia e vogliamo con forza dimostrare che possiamo farcela, possiamo battere questo male oscuro che ci hanno imposto e che sta condizionando le nostre vite. 
Siamo giovani, anziani, donne, uomini, italiani, stranieri, siamo Sardine!"

Quale sia la potenziale risorsa espressa dal movimento delle sardine lo conferma anche il comunicato dell'ANPI Nazionale, che ha annunciato la partecipazione alla manifestazione nazionale del "movimento delle sardine" prevista a Roma per sabato 14 dicembre. Di seguito il comunicato: 
"Parteciperemo alla manifestazione nazionale promossa dalle “sardine” sabato 14 dicembre alle 15 a Roma, perché si tratta di un movimento fortemente popolare con una dichiarata passione democratica e costituzionale. Ne condividiamo la natura antiautoritaria, il ripudio dell’odio e di ogni linguaggio offensivo, la spontanea vocazione antifascista che si manifesta nel frequente canto di “Bella ciao”. Soprattutto ne condividiamo l’entusiasmo e il desiderio di riconquista del proprio futuro, ed auspichiamo perciò che duri nel tempo. E’ il contrario dell’antipolitica, perché avanza parole d’ordine di riforma della politica e di fiducia nella buona politica. La fortissima presenza di ragazzi in questo movimento è una interessante novità perché, al pari delle recenti manifestazioni studentesche contro il riscaldamento globale, manifesta una speranza ed una volontà di cambiamento che va incoraggiata e sostenuta. Parteciperemo alla manifestazione di Roma senza bandiere e striscioni d’associazione, come cittadini che rivendicano più democrazia e più giustizia sociale, e che vedono nella Costituzione il punto di riferimento fondamentale per ogni cambiamento"