martedì 9 ottobre 2012

La relazione presentata al Sindaco di Pinerolo dalla sezione pinerolese di Italia Nostra sul tema dell'urbanistica a Pinerolo


Il presidio "Rita Atria" ha incontrato ieri sera i consiglieri dott. Andrea Chiabrando ( candidato sindaco alle passate elezioni amministrative) e l'ing. Marcello Bruera in rappresentanza del gruppo " Progetto per Pinerolo". 
In attesa di pubblicare il video dell'incontro-intervista che i due consiglieri ci hanno concesso, offriamo alla riflessione il documento prodotto dalla sezione pinerolese di ITALIA NOSTRA sul tema della gestione urbanistica di Pinerolo


Al Sindaco
 Pinerolo 21 settembre 2012
 Preso atto che sono in discussione presso le commissioni comunali competenti i criteri e le procedure di valorizzazione urbanistica delle aree industriali in dismissione, ed in particolare dell’area P.M.T, la Sezione Pinerolese di Italia Nostra formula le seguenti osservazioni.
            Al di là degli strumenti di deroga che la legislazione offre per giungere alla valorizzazione di un’area, segnatamente variandone l’utilizzazione urbanistica da industriale a residenziale/terziaria, Italia Nostra ritiene che sia un grave errore disgiungere il tema della valorizzazione delle aree industriali dismesse o in dismissione dal più generale tema della pianificazione urbanistica e quindi dalla riforma del PRGC vigente, ormai unanimemente considerato obsoleto.
            Così facendo si sottrae innanzitutto una riflessione sull’assetto urbano di aree rilevantissime sotto l’aspetto dimensionale e strategico (collocazione urbana, viabilità e servizi) dalla possibilità di partecipazione dei cittadini e delle associazioni alle scelte di politica urbanistica, che viceversa, ove si ricorresse alla Variante urbanistica sarebbero assicurate tramite il meccanismo della pubblicazione della variante e delle osservazioni.
            Ma soprattutto, per le medesime ragioni, è del tutto improprio che la riconversione di aree così rilevanti passi per un semplice “permesso di costruire”, per giunta in deroga a parte dei parametri urbanistici. Ne è conscia la stessa Amministrazione Comunale che con una delibera di  indirizzo pone delle linee guida per le valorizzazioni che dovrebbero operare per future varianti urbanistiche ma che non è chiaro come possano avere cogenza rispetto ad un permesso di costruire (tanto più se in deroga) come si prefigura per l’area PMT.
            Rispetto alla deroga è  opportuno ricordare che il ricorso al permesso di costruire in deroga, è ipotizzato dalla Regione Piemonte in relazione alla Legge 106/2011 (che comunque dispone che la regione debba legiferare in materia), attraverso una semplice circolare il cui valore giuridico è molto debole e che peraltro demanda in toto al Consiglio Comunale scelte di assoluta responsabilità. In particolare il permesso di costruire in deroga ai sensi dell’art. 14 del DPR 380/01 è sottoposto ad una valutazione circa l’interesse pubblico della deroga stessa che deve essere attentamente valutato.
            Tale interesse pubblico non può essere solo la riqualificazione dell’area o peggio il versamento di oneri, fossero pure aggiuntivi, che si realizzano – o quanto meno dovrebbero realizzarsi  - nella normale pratica urbanistica; per la deroga occorre di più, una concreta e puntuale motivazione che la giurisprudenza ha sinora sempre qualificato in termini di eccezionalità e che comunque è sempre riferita ad un singolo edificio e non ad un’intera area. L’istituto derogatorio non può quindi essere utilizzato per soddisfare esigenze strutturali, miranti a nuovi assetti urbanistici, - per le quali è necessario il ricorso all’ordinario strumento della variante al piano - bensì a regolare situazioni episodiche e contingenti.
 In questo senso non si può quindi invocare la deroga ai fini del mantenimento dei livelli occupazionali o l’impegno ad investimenti da parte delle ditte, che peraltro - quand’anche siano obblighi inseriti in una convenzione con il Comune - non vi è certezza che possano essere rispettati per ovvie ragioni economiche e congiunturali.
In altre parole, l’assetto della città che deriva dalla riconversione/ valorizzazione  di un’area sarebbe più opportuno scaturisse da una variante urbanistica e deve in ogni caso rappresentare un valore aggiunto per la città tutta e non già un prezzo da pagare per mantenere una realtà produttiva sul territorio comunale.
            Pinerolo, a giudizio di Italia Nostra, si avvia quindi su una strada scivolosa e giuridicamente debole che non è bilanciata rispetto alla più generale esigenza di pianificazione del territorio nel suo complesso. Posto che tutti sono a favore della rigenerazione urbana delle aree già costruite e dismesse, è evidente che nel ben noto contesto urbanistico di Pinerolo che presenta un PRG notevolmente sovradimensionato ed un cospicuo stock edilizio invenduto e da riqualificare, le volumetrie che si potranno costruire sull’area PMT o su altre aree analoghe, non possono essere aggiuntive rispetto a quelle che già prevede il Piano Regolatore, ma sostitutive di quantità analoghe che oggi sono sfruttabili in contesti agricoli o in aree poco idonee dal punto di vista idrogeologico (Turck o CP7 per fare un esempio a caso sulla scorta del PAI di recente approvato).
            Solo così si perseguirebbe davvero e con coerenza una strategia di riduzione del consumo di suolo e di messa in sicurezza del territorio comunale che finora è stata solo dichiarata.

 Il Direttivo della Sezione Pinerolese di ITALIA NOSTRA

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