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lunedì 27 maggio 2013

Strage di Via De' Georgofili. Firenze. 27 maggio 1993

Il dovere della memoria.
Nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993, a Firenze, viene fatta esplodere una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo nei pressi della storica Torre dei Pulci, tra gli Uffizi e l'Arno, sede dell'Accademia dei Georgofili.
Nell'esplosione, perde la vita Caterina Nencioni (50 giorni di vita), Nadia Nencioni (9 anni), Angela Fiume (36 anni), Fabrizio Nencioni (39 anni), Dario Capolicchio (22 anni). Rimangono ferite 48 persone 
Fonte : LA Repubblica. maggio 2012

LAURA MONTANARI
" Ricordare non è un esercizio di ripetizione perché nessun anniversario è uguale al precedente.(...) Stanotte ha un senso restare svegli, mescolarsi al corteo che partirà all’una da piazza della Signoria per arrivare sotto la torre de’ Pulci. Ha un senso ricordare l’esplosione, le sirene, il fuoco, il tappeto di vetri e calcinacci sulla strada. Ha senso tornare alla notte in cui abbiamo creduto che fosse «soltanto» una fuga di gas e ricordare invece la mattina dopo quando ci hanno detto che invece era una bomba." 
Morirono Angela e Fabrizio Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente in architettura Dario Capolicchio. Quarantuno persone rimasero ferite. Furono danneggiati gli Uffizi, Palazzo Vecchio, la chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio e tutte le abitazioni intorno. 
(...) "Le istituzioni dovrebbero cercare quello sviluppo e quella crescita che permettano ai giovani di inserirsi nel mondo del lavoro, senza dover ricorrere alla mafia." Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, parlando con gli studenti nell'incontro a Firenze. Grasso ha ricordato di quando un boss gli raccontò di un padre di famiglia che, per sfamare la figlia, gli chiese un lavoro, finendo poi per prestarsi alle richieste della malavita. "Quel boss mi disse - ha ricordato Grasso - che la mafia sarà sconfitta quando, in quelle condizioni di difficoltà, ci si rivolgerà allo Stato e non alla criminalita".
"Come posso parlare di legalità - ha poi aggiunto - a chi non sa come sfamare la figlia? Poter avere un lavoro rende liberi". "La mafia è un fenomeno criminale - ha spiegato Grasso - ma c'è anche chi va chiedere un lavoro alla mafia, anche perchè a volte non ci sono alternative".

Gli ultimi dieci minuti prima della bomba
fonte: Corriere della Sera


FIRENZE - Dario alza lo sguardo verso le lancette dell’orologio in cucina. Segna l’una meno cinque di notte. «Francesca, smettiamo un po’?». Lei accarezza le pagine del libro che sta studiando, sorride e lo guarda: «Dai, ancora una mezzora e poi ce ne andiamo a dormire». Hanno vent’anni, vengono da Sarzana, erano al liceo insieme e insieme si sono iscritti ad Architettura, a Firenze. Vivono in affitto in via dei Georgofili, all’ombra dei grandi finestroni degli Uffizi. Un piccolo appartamento al terzo piano, condiviso con un altro studente che stasera non c’è: il treno da Carrara è stato soppresso e lui non è riuscito a tornare a Firenze. Dario e Francesca non sono proprio partiti, la settimana prossima hanno un esame importante e hanno deciso di non perdere neanche un giorno. Quella casa è il loro sogno: le travi di legno, i quadri da appendere alle pareti, la vita quotidiana passata tra una colazione veloce, i quaderni degli appunti, l’armadio troppo piccolo per due, le cene con gli amici dell’università. «Va bene Frà, facciamo un altro quarto d’ora, dai».

La signora Giovannella ha 84 anni. È la direttrice della pensione «Quisisana», a due passi da Ponte Vecchio. Quella che ha ispirato lo scrittore Edward Morgan Foster per il romanzo «Camera con vista» e poi il celebre film di James Ivory. Ormai tutti i turisti vogliono passare almeno una notte nella «camera 22», proprio davanti al Corridoio Vasariano. Stasera ci dorme una coppia di americani, la ragazza è incinta di sei mesi. Per prendere la stanza ripetevano insistentemente «Ivory, Ivory». Giovannella non ha sonno. Apre una finestra e guarda San Miniato al Monte, respira l’aria di primavera che sembra ancora più bella a Firenze. Passeggia nel corridoio, butta un occhio sulle camere. Stanotte ci sono sessanta ospiti. Il latte, ci sarà il latte? Scappa in cucina, apre il frigo. Sì, c’è latte per tutti. Giovannella ha già apparecchiato la stanza delle colazioni. Poi si siede ad uno dei tavoli. Apre una rivista di enigmistica e comincia a fare due parole crociate. Così, per ingannare il tempo, che stanotte non la fa dormire.
Nadia invece a letto c’è da un po’. È la figlia di Angela, la custode dell’Accademia dei Georgofili. Vive nella Torre dei Pulci, ha nove anni. Suo papà Fabrizio è un vigile. L’ha sentito che si svegliava perchè Caterina piangeva. I bimbi così piccoli, pensa Nadia nel dormiveglia, piangono sempre e che urla che tirano. Oggi la mamma le ha detto che è stata brava: oltre a guardare la sorellina nata da due mesi, ha scritto anche una poesia. La recita al suo orsacchiotto: «Il pomeriggio se ne va/ il tramonto si avvicina/un momento stupendo/il sole sta andando via (a letto)/è già sera/tutto è finito».
All’Accademia regna un gran silenzio. È quello dei libri, più di 70mila volumi e dodicimila manoscritti dal 1700 ad oggi. Stanno lì e aspettano gli studiosi che domani verranno. Il Corridoio Vasariano invece, aspetta i suoi turisti. Pochi, scelti, perché lì si va solo per appuntamento. Da lì i granduchi si muovevano liberamente tra un palazzo e l’altro.
L’orologio della notte si ferma alle 1.04. Marco, da piazzale Michelangelo vede due lampi bianchi e una fiamma. Poi, Firenze muore.
Alessandra Bravi

sabato 16 marzo 2013

FIRENZE 16 marzo 2013: XVIII Giornata della memoria e dell'Impegno in ricordo delle Vittime innocenti delle mafie


Firenze 16 marzo 2013. 

Semi di Giustizia, fiori di Corresponsabilità


Quest'anno saranno ricordati a Firenze gli oltre 900 nomi di vittime delle mafie: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali: m

orti per mano delle mafie perché colpiti inermi, senza colpa alcuna; morti per mano delle mafie perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.
“Ma da questo terribile elenco - sottolinea Libera - mancano tantissime altre vittime, impossibili da conoscere e da contare”.





Libera, per la XVIII edizione della Giornata della Memoria e dell'Impegno in Ricordo delle Vittime delle mafie", ha scelto la Toscana, ha scelto Firenze ."Semi di Giustizia, fiori di Corresponsabilità" è lo slogan della manifestazione.
La piazza si riempirà di fiori colorati di vita, colorati di impegno grazie ai lavori realizzati dagli studenti di tutte le scuole d'Italia  in  memoria delle vittime. Sui fiori sarà scritto il nome della vittima, una frase, un disegno, per ricordare e far vivere il sacrificio della persona uccisa dalla criminalità mafiosa. Nel pomeriggio si svolgeranno 17 seminari tematici dalla corruzione al doping, dall'intreccio mafia e politica all' ecomafie, dall'educazione ai beni confiscati, dall' informazione all' etica delle professioni. Sono previsti sette  spettacoli teatrali. 
Perché Firenze? Le ragioni sono tante. Firenze è, la città sfregiata dalla strage di via Georgofili, nella notte del 26 e 27 maggio 1993 e di cui quest'anno ricorre il ventennale. Vittime del terrorismo mafioso, morirono cinque persone: la famiglia Nencioni composta dal papà Fabrizio e mamma Angela, le figlie Nadia di 9 anni e Caterina di soli 50 giorni. Morì Dario Capolicchio, studente siciliano di architettura trasferitosi in Toscana, amante della montagna e impegnato nella difesa dell'ambiente. 
Firenze è la città adottiva del giudice Antonino Caponnetto, l'uomo che succedette a Rocco Chinnici- anche lui ucciso dalla mafia-  alla guida della Procura di Palermo, l'uomo che strutturò il "pool antimafia" di Falcone e Borsellino
Firenze ha dato i natali anche  a un altro valoroso magistrato, Pier Luigi Vigna, da poco scomparso, nonché al giudice Gabriele Chelazzi, morto anni fa, e alle cui strenue indagini sulla strage di Via dei Georgofili  si devono molti dei risultati dell'inchiesta. 
Faremo memoria di tutti. Li ricorderemo insieme a tutte le altre vittime innocenti delle mafie, stretti attorno ai loro parenti e famigliari.



domenica 27 maggio 2012

La lettera che Giovanna Maggiani Chelli scrisse nel 2009 all’”Egregio Signor Salvatore Riina”:”Desidero informarla che mia figlia si è laureata”!

 All’”Egregio Signor Salvatore Riina”: "Desidero informarla che mia figlia si è laureata”!
Fonte:  Bruna Italia Massara on lug 13th, 2009 archiviato in Cronaca, Lazio, Palermo, Regionale, Roma, Sicilia.
Roma, 13 luglio 2009.
Giovanna Maggiani Chelli
«Desidero informarla che mia figlia, colei alla quale i suoi uomini hanno rovinato la vita in via dei Georgofili il 27 Maggio 1993, si è questa mattina a Firenze presso la Facoltà di Architettura , con 110 e Lode». Così Giovanna Maggiani Chelli, mamma di Francesca,  la fidanzata di Dario Capolicchio, lo studente ucciso in Via dei Georgofili. Giovanna Maggiani Chelli è  presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Via dei Georgofili, scrive pubblicamente in una drammatica lettera all’«Egregio Signor Salvatore Riina». 
Si tratta, come ricorda la stessa Giovanna Maggiani Chelli, della «terza volta che le scrivo pubblicamente nel corso di questi 16 anni». «Naturalmente -continua- tutte le mie lettere sono cadute nel vuoto: Lei non si pentirà mai. Questo ho sempre chiesto nelle mie lettere: il suo ‘pentimentò, ma lei mai e poi mai collaborerà con la giustizia perchè, ne sono certa, ritiene di non essere ‘un infamè. È una questione di punti di vista. Lei i collaboratori li chiama ‘infamì, io non li amo, ma li ritengo persone che hanno il coraggio di guardare in faccia la realtà, che hanno preso coscienza del fatto di aver ucciso tante persone e, con le loro azioni, di aver pesantemente condizionato la vita democratica del nostro Paese». 
Nella lettera, la Maggiani Chelli, che rivolgendosi a Riina scrive inoltre, «lei una coscienza non ce l’ha. Ma, se può consolarla, fra i politici, nelle Istituzioni, fra i dirigenti di aziende importanti e di finanziarie ancora più importanti, fra i direttori di banca come tra gli alti prelati, sono in tanti a non avere una coscienza, come lei», spiega di voler informare l’ex ‘capo dei capì della laurea della figlia, perchè «suo cognato Leoluca Bagarella brindò quando esplosero le bombe nel 1993. Oggi sappiamo che tutti brindaste perchè sapevate che vi avrebbero abolito il ’41 bis’, quel famigerato ’41 bis’ che tanto fa dannare la mafia perchè teme che chi non sopporta il carcere duro si faccia ‘sbirrò. Come Gaspare Spatuzza ultimamente o come Giovanni Brusca che, sia pure con difficoltà, ogni tanto qualcosa di buono dice. Io brinderò pubblicamente quando moriranno coloro che nel 1993 ci hanno messo nelle mani della mafia, ogni volta che ne morirà uno solleverò un calice e urlerò come fece Bagarella quando morirono i nostri figli». 
In un altro passaggio, dedicato alla laurea della figlia, che nell’attentato di via dei Georgofili rimase gravemente ferita, riportando in seguito alcune gravi malattie degenerative, la Maggiani Chelli scrive che, «pur fra mille difficoltà, con uno Stato spesso disattento, mia figlia ce l’ha fatta a raggiungere quell’obiettivo che si era prefissata. Posso oggi ben dirlo: quella mattina del 27 Maggio 1993, mia figlia doveva affrontare un importante esame di architettura. Il sistema marcio, colluso con ‘cosa nostra’, colluso con lei , ha cercato di fermarla, ma non ce l’avete fatta. (...) Non è una laurea in architettura che restituirà la vita rubata alla mia grandissima figlia ma lo sforzo compiuto per ottenere questa laurea in Architettura, per non darla vinta a Lei e ai suoi arroganti mafiosetti, per non darla vinta a quei politici che hanno fatto e fanno affari con lei comprandosi barche da mille metri e ville faraoniche in mezzo al verde, a quei banchieri che i soldi li hanno messi sul tavolo di trafficanti di armi che hanno le case piene di quadri preziosi, e ancora per non darla vinta a quei capi militari che giocano a chi compra il diamante più grosso alla propria moglie e a quegli uomini di Chiesa che si sono venduti per avere più oro sulle mitre e infine a quegli uomini delle Istituzioni che si sono venduti anche solo per risultare più importanti, ebbene quello sforzo compiuto è riuscitoQuesta laurea di mia figlia è la rivincita su quei 300 chili di tritolo usato sulla pelle di innocenti per nascondere ancora una volta le miserie di chi ha dato alla mafia la possibilità di andare in Parlamento. Ne approfitto mentre ho la penna in mano -conclude- dica a sua figlia di trovarlo lei il coraggio di raccontare tutto quello che sa, di dirci con chi il padre andava a braccetto e anche sua figlia ce l’avrà fatta, ce l’avrà fatta alla faccia di chi, ogni giorno, dice fra sè e sè ‘tanto i Riina non parlano, perchè sono mafiosi con la coppola e loro non tradiscono, noi invece con i colletti bianchi li sappiamo tradire eccome’. I politici ci hanno traditi, diceva spesso Leoluca Bagarella in aula a Firenze, durante i processi per le stragi del 1993. Io c’ero»  (Adnkronos)