LIBERAZIONE è FRUTTO della RESISTENZA
"PER DIGNITA' NON PER ODIO"
VIVA L'ITALIA ANTIFASCISTA
LIBERAZIONE è FRUTTO della RESISTENZA
"PER DIGNITA' NON PER ODIO"
VIVA L'ITALIA ANTIFASCISTA
LIBERAZIONE è FRUTTO della RESISTENZA
Come gruppo "Associazione Rita Atria Pinerolo" continuiamo ad occuparci di gestione del territorio poiché, a nostro parere, questo può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi, il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale e, di conseguenza, quello della sua comunità. Non solo: avere cura e amore per i territori è un primo fondamentale strumento per opporsi a "mafie e pensiero mafioso".
Cosicché, a pochi giorni dalla celebrazione della "Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", anche a Pinerolo bisognerebbe ricordare "la lezione" attribuita a Peppino Impastato a coloro che, con rozzezza culturale che si vorrebbe superata e cancellata, vogliono distruggere quanto resta della bellezza della città: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. E per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».
Ringraziamo pertanto Patrizio Righero, direttore di Vita Diocesana, per aver voluto dare voce a Marco Calliero, autorevole esponente della cultura pinerolese, "una voce" ancora una volte levatasi a difesa di quel che resta della memoria storica-architettonica-urbanistica della città di Pinerolo, dell'ex-merlettificio TURK. Nell'intervista "Ultima chiamata per il Turk", Marco Calliero ribadisce ancora una volta "di cosa stiamo parlando" quando si parla dell'ex merlettificio Turk: "(...) un importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza dell’antico legame tra la città di Pinerolo e l’industria tessile. L’intero stabilimento è meritevole di essere salvato, e non solo una sua parte, rivestendo quell’interesse particolarmente importante, così come previsto dalla normativa vigente in materia di tutela storico/architettonica.".
Marco Calliero “(…) Non si può più tollerare l'arroganza di coloro che, giustificandosi con la necessità di applicare una normativa, oppure di rispettare bilanci economici, oppure ancora sventolando false urgenze igieniche, hanno deciso e decidono che un luogo giunto a noi dopo secoli non valga più nulla. Questo è un autentico crimine legalizzato ai danni dell'identità del territorio, poiché l'identità è la più preziosa delle eredità tramandate da chi ci ha preceduto(…)”.
riportiamo il testo de "Ultima chiamata per salvare il TURK"
Le condizioni dello stabilimento Türck di Pinerolo, nella sua parte visibile, sono sotto gli occhi di tutti. Il suo destino ora sembra segnato. Ma in molti non si rassegnano a perdere per sempre questo edificio, simbolo della storia industriale della città. Tra loro Marco Calliero, autore del libro “Ruote sull’acqua. Storia e localizzazione dei siti industriali lungo il Rio Moirano a Pinerolo” e collaboratore dell’Archivio Diocesano.
Partiamo dall’inizio. Che cosa intendiamo quando parliamo dell’area Türck? Qual è la sua storia?
Il paratore di panni comunale, poi ribattezzato Follone, infine evoluto in merlettificio (noto col nome degli ultimi proprietari, i Türck), per secoli è stato l’ammiraglia della batteria di officine industriali poste lungo il rio Moirano. L’archivio storico del Comune conserva numerosi documenti che ne descrivono lo sviluppo architettonico e tecnologico, le dinamiche imprenditoriali e la produzione. Nacque nel Medioevo, per iniziativa del Comune, nel contesto dell’arte della lana. I pinerolesi andavano fieri di questo edificio, tanto da coinvolgere a inizio Settecento il famoso architetto sabaudo Buniva per i lavori del suo ampliamento; invitando successivamente i reali per celebrarne i tessuti che vi si producevano per vestire l’esercito. I Türck a fine Ottocento ne raccolsero l’eredità e la difesero, fino agli anni Settanta dello scorso secolo. Poi l’aria è cambiata, ed è iniziata l’era degli individui che gli hanno voluto male.
Dopo il fallimento, com’è stato gestito questo patrimonio immobiliare? Qual è stato il ruolo delle diverse Amministrazioni comunali nel tempo?
Complice la generale recessione industriale del tessile, i Türck erano in difficoltà. Nel 1975 il comune di Pinerolo vincolò tutta l’area fino al Lemina a verde pubblico, impedendo loro di vendere alcuni lotti di terreni al fine di risanare le loro finanze. Un vincolo durato due anni, giusto il tempo per condurre al fallimento i Türck. La vasta area fu messa all’asta e acquisita nel 1979 dalla Società Moirano intenzionata a costruirvi sopra un nuovo quartiere senza mostrare interesse nella conservazione della preesistenza. Negli anni Ottanta e Novanta furono prodotte diverse ipotesi, le quali, oltre l’equilibrio tra strutture residenziali e servizi, prospettavano il recupero dell’opificio o parte di esso. Tutte furono scartate: centro culturale, sede universitaria, nuova biblioteca civica, nuovo tribunale, sede dell’Agenzia delle Entrate. Neppure la buona volontà dell’assessore Fantone, fautore di una “Variante di qualità”, calmierante le altezze degli edifici, e di una proposta per il salvataggio dell’involucro dell’intero edificio sulle orme del progetto Eridania di Parma firmato da Renzo Piano, avranno buon fine. Già negli anni 1996-1997 la Soprintendenza aveva chiesto all’Amministrazione comunale che qualsiasi progetto presentato non compromettesse i volumi e le facciate dell’ex Merlettificio, senza tuttavia porre alcun vincolo di tutela. L’Università di Torino, rimarcando il valore assoluto di questa testimonianza della proto industria della lana, a sua volta assegnò numerose tesi di laurea, senza però ottenere alcun riscontro da parte del Comune e dei proprietari. Neanche il concorso di idee Lyda Türck, promosso da Italia Nostra in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Torino e finanziato dagli eredi Türck negli anni 2014-2015, riuscì a mutare gli intenti dei proprietari. Tutte queste iniziative solo nel 2021 hanno convinto la Soprintendenza a porre un vincolo su minime parti del fabbricato. Nel 2008 il Consiglio comunale ha inserito il Merlettificio in un “Piano di recupero” che ha aggirato la normativa vincolante del restauro. Il 13 ottobre 2013 un incendio interessò la porzione ovest dell’edificio. L’incendio venne imputato alla disattenzione di alcuni occupanti abusivi. L’allora sindaco Buttiero si affrettò subito dopo a dichiarare che, vista la pericolosità del sito, «è auspicabile la sua demolizione». A partire dal 2016 la nuova Amministrazione del sindaco Luca Salvai si è dimostrata in linea con le precedenti, reputando prioritario porre rimedio alle questioni di degrado, anche a discapito della conservazione del Merlettificio. Nel settembre 2018 è stato presentato pubblicamente il progetto dell’arch. Bardini di Asti, che prevede la costruzione di 869 nuovi vani. A distanza di sessant’anni siamo così di fronte al rischio che un nuovo scempio venga compiuto. Nel 1960 il sindaco di Pinerolo Bona passò alla storia (solo per questo, altrimenti nessuno lo ricorderebbe più) per aver fatto abbattere il seicentesco Hotel di Cavalleria. Un evento sconcertante, che si stentava a credere che si potesse ripetere.
Per quale motivo il Türck merita di essere tutelato? Quale il suo significato per la città di Pinerolo?
L’ex Merlettificio è il più antico opificio di pannolana, tutt’ora esistente, insediato in Piemonte, mentre gli ampliamenti settecenteschi lo hanno reso il primo lanificio modernamente inteso dello Stato sabaudo. Allo stato attuale l’edificio si presenta visivamente integro nella sua mole, comprese le strutture della parte bruciata. Conserva, in adiacenza alla porzione settecentesca del Follone, gli antichi macchinari idraulici costruiti sul Moirano, testimoni della trasformazione del sistema di produzione di energia da idroelettrico in elettrico. L’intero edificio rappresenta, nella sua integrità e totalità tutt’ora in essere, e proprio per questa sua conservazione complessiva e per la stratificazione plurisecolare derivante dalle funzioni proto-industriali ospitate, un importante esempio di archeologia industriale e una testimonianza dell’antico legame tra la città di Pinerolo e l’industria tessile. L’intero stabilimento è meritevole di essere salvato, e non solo una sua parte, rivestendo quell’interesse particolarmente importante, così come previsto dalla normativa vigente in materia di tutela storico/architettonica.
A tuo avviso, a quali rischi va incontro
quest’area paleo-industriale?
Le intenzioni dell’Amministrazione e dei proprietari si espliciteranno nella quasi totale demolizione di questo simbolo identitario, eccetto una quinta di muro, un minimo suo segmento che - c’è da scommettere - verrà buttato giù e ricostruito e che, assieme a un parco pubblico, costituiscono il “regalo” promesso alla popolazione. Tutto segue il copione tipico dell’ideologia e prassi di chi, con disinvoltura, per decenni ha distrutto l’immagine e la bellezza del nostro Paese. Anche molti cittadini hanno imparato ad argomentare che «non si può fare nulla perché si tratta di un immobile privato», mentre il basilare principio secondo cui proprio il privato deve chiedere una concessione -ossia un permesso per fare qualsiasi cosa- implica che a decidere, almeno sulla carta, sia l’istituzione pubblica. A meno che quest’ultima predisponga strumenti urbanistici fatti in modo da lasciare libertà al privato di decidere. Come è successo. E dire che l’opportunità di mettere mano al Piano regolatore, concretamente e su basi nuove, c’era. A conti fatti rimane sul campo un’Amministrazione, competente o incompetente che sia, debole nel ricoprire la funzione pubblica a cui è stata chiamata. Nel caso del Türck, l’esecutivo ha gestito talmente bene o male l’affare, a seconda del punto di vista rispetto l’incolumità del bene maneggiato, che ad averne il potere sarebbe da chiederne le dimissioni. Purtroppo si può solamente scriverlo.
Associazioni e cittadini pinerolesi continuano ad impegnarsi nella difesa di luoghi che amministrazioni comunali vorrebbero distruggere, cementificare, cancellando con essi elementi identitari della comunità, il "patrimonio-bene comune" su cui deve fondarsi la cultura stessa della comunità. Dietro l'aridità dei documenti urbanistici, infarciti di sigle, commi e articoli di leggi, sono "celati" i luoghi che hanno accompagnato la storia di una cittadina quale Pinerolo. Fra questi, e fra i più importanti, l'area TURK.
Come abbiamo già scritto: "(...)il progetto relativo all'area Turk era stato definito "a guida pubblica", motivo per il quale dovrebbe essere scontato-obbligatorio aspettarsi e riscontrare in quel progetto conclamate utilità a favore della comunità. Tuttavia, esaminando la documentazione progettuale a disposizione, l'impressione che ne abbiamo ricavato è stato quella di essere di fronte all'ultimo atto di una serie di azioni tese anzitutto ad agevolare quanto più possibile quella che molti considerano la più grande speculazione edilizia privata mai avvenuta in Pinerolo"(...). Voci autorevoli (nel campo accademico italiano, e sinanco il TICCIH, Comitato Internazionale per la Conservazione del Patrimonio Industriale) si sono levate pure a difesa dello storico opificio presente nell'area, l'ex merlettificio Turk, vero e proprio monumento-archetipo dell'architettura industriale. Eppure, sinora nulla è valso a fermare quella prevista demolizione, necessaria a consentire la realizzazione del "nuovo quartiere" : uno “scempio culturale", l'ennesimo, compiuto a danno di Pinerolo, cittadina che celebra proprio in questi tempi il millenario della sua fondazione.
Area TURCK: PINEROLO HA BISOGNO DI UN NUOVO QUARTIERE?
NOI DICIAMO DI NO!
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| volantino del COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI PINEROLESI |
Se cosi è assisteremo, forse
già entro quest’anno, all’apertura di un grande cantiere, il più grande negli
ultimi decenni di storia recente di Pinerolo, che consegnerà alla città un
nuovo quartiere,che prevede la costruzione di più di 900 nuovi vani, con alcune
“case alte” di nove piani fuori terra.
Questo intervento si
inserisce in una situazione tuttora di crisi del mercato immobiliare
pinerolese, caratterizzato da svariate centinaia di alloggi vuoti (invenduti e
non utilizzati) e rischia di portare ad un ulteriore svalutazione dei valori
immobiliari del patrimonio edilizio residenziale esistente, che costituisce il
risultato concreto dei risparmi di una vita di migliaia di famiglie pinerolesi.
Chi ci guadagnerà da questa grande operazione immobiliare? Alcuni, pochi, tra i soliti e più noti
costruttori di Pinerolo.
Chi ci perderà da questa iniziativa? La Comunità di Pinerolo nel suo
insieme.
Per quali motivi?
Tutto questo
per quali ragioni?
Perchè l’Amministrazione
Comunale, pur approvando una Variante Generale al Piano Regolatore cittadino,
ad oggi di destino incerto, non ha avuto il coraggio di ridurre le capacità
edificatorie abnormi riconosciute a quest’area di trasformazione.
Di fermare il procedimento in corso dello Strumento Urbanistico Esecutivo (S.U.E) e di ripensare le caratteristiche dell’intervento, nel rispetto dell’iniziativa privata:
SOGGETTI ADERENTI AL COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI PINEROLESI:
Associazioni e gruppi:
- Italia Nostra Sezione del Pinerolese "Ettore Serafino"
- LIPU delegazione di Torino
- Legambiente circolo di Pinerolo
- LAC Lega Abolizione caccia Sezione di Pinerolo
- Osservatorio 0121 - Salviamo il paesaggio
- Comunità "Laudato Sì" Pinerolo
- Associazione Provinciale FederTerziario Torino
- APP - Ambientalisti per Pinerolo
- Gruppo “Ass. Rita Atria Pinerolo”
Liliana Segre scelse la parola INDIFFERENZA affinchè venisse impressa sul muro che accoglie i visitatori del "Binario 21", divenuto il Memoriale della Shoah di Milano .
Qui il filmato della vile aggressione operata da esponenti di gruppi appartenente alla estrema destra
LICEO SCIENTIFICO STATALE "LEONARDO DA VINCI"
- FIRENZE Via G. dei Marignolli,
Comunicazione n. 197
Agli studenti e p. c. alle loro famiglie ai docenti
alla DSGA e al personale ATA
Oggetto: messaggio sui fatti di via della Colonna
Cari studenti,
in
merito a quanto accaduto lo scorso sabato davanti al Liceo Michelangiolo di
Firenze, al dibattito, alle reazioni e alle omesse reazioni, ritengo che ognuno
di voi abbia già una sua opinione, riflettuta e immaginata da se, considerato
che l'episodio coinvolge vostri coetanei e si è svolto davanti a una scuola
superiore, come lo è la vostra. Non vi tedio dunque, ma mi preme ricordarvi
solo due cose.
Il
fascismo in Italia non è nato con le grandi adunate da migliaia di persone. E'
nato ai bordi di un marciapiede qualunque, con la vittima di un pestaggio per
motivi politici che è stata lasciata a sé stessa da passanti indifferenti.
"Odio gli indifferenti" diceva un grande italiano, Antonio Gramsci,
che i fascisti chiusero in un carcere fino alla morte, impauriti come conigli
dalla forza delle sue idee.
Inoltre, siate consapevoli che è in momenti come questi che, nella storia, i totalitarismi hanno preso piede e fondato le loro fortune, rovinando quelle di intere generazioni. Nei periodi di incertezza, di sfiducia collettiva nelle istituzioni, di sguardo ripiegato dentro al proprio recinto, abbiamo tutti bisogno di avere fiducia nel futuro e di aprirci al mondo, condannando sempre la violenza e la prepotenza. Chi decanta il valore delle frontiere, chi onora il sangue degli avi in contrapposizione ai diversi, continuando ad alzare muri, va lasciato solo, chiamato con il suo nome, combattuto con le idee e con la cultura. Senza illudersi che questo disgustoso rigurgito passi da sé. Lo pensavano anche tanti italiani per bene cento anni fa ma non è andata così.
La Dirigente Scolastica
Dott.ssa Annalisa Savino
Continua la battaglia culturale che vede il Coordinamento Associazioni Pinerolesi (C.A.P.) impegnato a difesa delle cicogne, della ciminiera, dello storico opificio Vagnone, della storia architettonica-urbanistica di Pinerolo: la tutela del patrimonio storico, architettonico e urbanistico della nostra città è salvaguardia della identità stessa della nostra comunità. "Quale cultura esprime una amministrazione, una comunità, che permette la distruzione di un nido di cicogne, di una ciminiera, di uno storico opificio, per costruire il 17° supermercato pinerolese?" A chi giova?
Un progetto sbagliato, in un luogo non appropriato
Con la data di metà febbraio ha inizio il nuovo periodo di nidificazione delle specie di volatili selvatici, pertanto sarà vietato rimuovere o distruggere il nido posto sulla sommità della ciminiera esistente nell'area dell'ex setificio Vagnone. Il Coordinamento delle Associazioni Pinerolesi esprime la sua prudente soddisfazione nel rilevare che gli interessi economici, almeno finora, non hanno prevalso sugli ideali mentre invece i sogni e le speranze, almeno in questo caso, hanno prevalso sulla logica brutale di scelte cieche ed insensibili che preferirebbero sostituire un’area di valenza storica per la città con l’ennesima piattaforma commerciale.Il Coordinamento auspica quindi un ripensamento sulla nuova destinazione commerciale dell'area dell’ex setificio Vagnone da parte dell’Amministrazione Comunale, in nome dell'anima ambientalista che sostiene di possedere. Un progetto sbagliato, in un luogo non appropriato!
Di seguito il comunicato stampa "Un altro giro di nido
UN ALTRO GIRO DI NIDO
Anche quest'anno la ciminiera dell'ex setificio Vagnone accoglierà la
nascita di nuovi cicognini nel nido posto alla sua sommità.
Siamo giunti al 15 febbraio e la ciminiera è ancora al suo posto ad
accogliere, come ormai da più di un secolo e mezzo, coloro che si apprestano
all’ingresso nel concentrico di Pinerolo da stradale Fenestrelle. Con la data
di metà febbraio ha inizio il nuovo periodo di nidificazione delle specie di
volatili selvatici, così come convenzionalmente stabilito dall’articolo 42
comma 7 del Regolamento della città di Pinerolo di Igiene ambientale e di
Benessere degli animali, che quanto di seguito prescrive: “(…)in caso di
restauri o ristrutturazioni, possono essere concesse deroghe solo al di fuori
del periodo di nidificazione, ovverosia tra il 15 settembre ed il 15 febbraio,
previa autorizzazione degli uffici competenti ed a fronte della compensazione
obbligatoria con idonei nidi artificiali”.
Da alcune settimane il nido è nuovamente occupato con continuità dalla
coppia di cicogne stanziali, ribattezzate Pina&Raul
a richiamare la loro pinerolesità, che si possono osservare mentre armeggiano
nel nido ed apportano materiali nuovi per riparare i danni dell'inverno che ci
sta finalmente lasciando. Questo è un manifesto indicatore dell'inizio
dell'attività di preparazione alla nuova deposizione delle uova.
Il Coordinamento delle Associazioni Pinerolesi esprime la sua prudente soddisfazione nel rilevare che gli interessi economici, almeno finora, non hanno prevalso sugli ideali mentre invece i sogni e le speranze, almeno in questo caso, hanno prevalso sulla logica brutale di scelte cieche ed insensibili che preferirebbero sostituire un’area di valenza storica per la città con l’ennesima piattaforma commerciale, ossia con un brutto parallelepipedo prefabbricato. Scelte che inoltre sembrano essere state attuate sottovalutando le implicazioni di carattere viabile e sui flussi di traffico che una simile iniziativa indurrebbe su un asse viabile già saturo, qual è quello di stradale Fenestrelle. Ciò è vero, a maggior ragione, ora che apprendiamo dagli organi di stampa che la caserma dei vigili del fuoco rimarrà, a tempo indeterminato, nell'area attuale adiacente all'ex setificio Vagnone: appare evidente che il dovere di garantire una viabilità scorrevole accanto alla caserma, dalla quale i mezzi devono uscire celermente per intervenire in situazioni di emergenza, sia incompatibile con l'aumento del traffico veicolare che la presenza del nuovo supermercato provocherebbe sulle strade circostanti.
Il Coordinamento auspica quindi un ripensamento sulla nuova destinazione
commerciale dell'area dell’ex setificio Vagnone da parte dell’Amministrazione
Comunale la quale, in nome dell'anima ambientalista che sostiene di possedere,
ha l’opportunità ora di tornare sui propri passi modificandone integralmente il
progetto, con il convinto sostegno delle associazioni del territori aderenti al
Coordinamento e dei numerosi cittadini che hanno sottoscritto le petizioni che
chiedono la tutela dell'area e del nido delle cicogne.
Un
progetto sbagliato, in un luogo non appropriato
Pinerolo, 18 febbraio 2023
SOGGETTI ADERENTI AL COORDINAMENTO ASSOCIAZIONI PINEROLESI:
Associazioni e gruppi:
- Italia Nostra
Sezione del Pinerolese "Ettore Serafino"
- LIPU delegazione di
Torino
- Legambiente circolo
di Pinerolo
- LAC Lega Abolizione
caccia Sezione di Pinerolo
- Osservatorio 0121 -
Salviamo il paesaggio
- Comunità "Laudato Sì" Pinerolo
- Associazione
Provinciale FederTerziario Torino
- APP - Ambientalisti
per Pinerolo
- Gruppo “Associazione Rita
Atria Pinerolo”
l’amministrazione del comune di pinerolo chiede il mantenimento della scorta a Giuseppe (detto Pino) Masciari
Premesso che:
●
Pino Masciari è un imprenditore calabrese che, a seguito di
pressioni, estorsioni e minacce subiti, dal 1994 iniziò a denunciare i fatti di
mafia di cui era stato testimone
●
A seguito di tali
denunce, dopo essere stato oggetto di attentati e concrete minacce di morte,
nel 1997 fu sottoposto al programma di protezione per i testimoni
●
Nel 2004 è stato revocato
il programma speciale di protezione
● Pino Masciari è cittadino onorario di moltissime Città e comuni italiani
Tenuto conto che:
●
Avverso la revoca del
programma di protezione Pino Masciari fece ricorso al TAR del Lazio il
quale, nel 2009, gli diede ragione sancendo l’inalienabilità del diritto alla
sicurezza, l’impossibilità di sistemi di protezione o programmi a scadenza
temporale predeterminata e ordinando al Ministero di attuare le delibere su
sicurezza, reinserimento sociale, lavorativo, risarcimento dei danni
●
Successivamente a tale
sentenza continuò ad essere oggetto di intimidazioni da parte della
'ndrangheta, nonostante il programma di protezione
●
Nel 2010 ha concordato
col Ministero dell'Interno l'interruzione del programma di protezione speciale,
pur continuando a vivere sotto scorta
Considerato che:
●
Il 15 ottobre 2022
(con comunicazione n. 353/4/OPS), il Ministero dell'Interno ha dato avvio al
procedimento finalizzato alla revoca del dispositivo tutorio per sé e
per la sua famiglia
●
Pino Masciari attualmente
vive in Piemonte, territorio in cui, oramai, la 'ndrangheta è radicata da tempo
(come dimostrano le sentenze Albachiara, Minotauro, Platinum, ecc.) e quindi
vive in costante pericolo di vita proprio per le denunce da lui avanzate del
sistema mafioso calabrese
● La scorta rappresenta quindi un elemento fondamentale per l’incolumità sua e della sua famiglia, rappresenta inoltre un elemento concreto dello Stato nel contrastare le attività mafiose e un segnale forte e tangibile di protezione nei confronti di coloro che si ribellano alle mafie
Valutato che:
● Il Ministero dell’Interno ha riconosciuto, e da sempre riconosce, la valenza della testimonianza del Masciari e la sua peculiarità quale imprenditore in attività al momento della testimonianza, in difformità dalla quasi totalità degli imprenditori che decidono di testimoniare solo in seguito alla rovina economica delle loro attività (Memorie Ministero dell’Interno n. 434/2005 1^ Sez. Ter. TAR del Lazio)
Visti, quindi, l'enorme importanza che riveste Pino Masciari nella lotta contro i fenomeni mafiosi - il Comune di Pinerolo ha dato la cittadinanza onoraria a Pino Masciari con la Delibera del Consiglio Comunale n. 9 del 26 marzo 2009 - e la sua situazione tangibile di rischio di morte a seguito delle sua attività di denuncia, l’amministrazione di Pinerolo è fortemente contraria alla richiesta di privazione di ogni programma di protezione visto che pongono la vita di Pino Masciari e della sua famiglia in grave rischio.
Firmatari
Amministrazione Comune di Pinerolo
La scorta revocata
Pino Masciari è cittadino onorario di Pinerolo dal 2009
Il 27 Novembre 2008 il Consiglio Comunale di Pinerolo, allora sindaco Paolo Covato e presidente di quel Consiglio il compianto Alberto Barbero, pubblicava le dichiarazioni che si possono leggere di seguito e che avrebbero accompagnato le procedure per conferimento della cittadinanza onoraria a Pino Masciari, imprenditore calabrese, testimone di Giustizia. Ci piace riportare una frase di quel comunicato: “(…)riconoscendo l’elevato valore morale della sua azione (di Pino Masciari, ndr), del suo sacrificio e dell’esempio civico a cui non si può essere indifferenti”. Ma già in quel momento Pino Masciari doveva far fronte a provvedimenti che suscitavano perplessità, come evidenziato dalla richiesta che lo stesso ConsiglioComunale di Pinerolo rivolgeva alle autorità competenti:”(…)Il Consiglio Comunale RIVOLGE appello alla commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata Mafiosa affinché riesamini la posizione del signor Masciari in relazione ad un corretto programma di protezione nei confronti della sua persona e dei suoi familiari(…):
Riunito in seduta straordinaria il Consiglio Comunale di Pinerolo, il 26 marzo 2009 il sindaco di Pinerolo Paolo Covato conferiva la Cittadinanza Onoraria a Pino Masciari, ribadendo le dichiarazioni che avevano accompagnato le procedure per conferimento della stessa onoreficenza.
https://www.pinomasciari.com/diritti-ancora-negati/