venerdì 19 ottobre 2012

Il presidio “Rita Atria” incontra il dott. Andrea Chiabrando e l'ing. Marcello Bruera, consiglieri eletti per il gruppo "Progetto per Pinerolo."

Sentinelle del territorio. Le vicende urbanistiche della città di Pinerolo.
L’urbanistica ci pare un tema importante in quanto, a nostro parere, può rappresentare un indicatore utile ad individuare gli scopi, gli indirizzi,  il “progetto generale” che guida e determina il carattere di una amministrazione locale.
A questo proposito il presidio “Rita Atria” incontra il dott. Andrea Chiabrando e l'ing. Marcello Bruera, consiglieri eletti per il  gruppo "Progetto per Pinerolo".

Le domande rivolte al gruppo “PROGETTO per PINEROLO”

  1. Introduzione all'incontro
  2. (dal min. 3.30) Perché a vostro parere non è stato posto in discussione l’attuale Piano Regolatore Generale di Pinerolo da tutti considerato -a parole- superato e sovradimensionato ?
  3. (dal min. 9.45) Nell’ultima seduta della Commissione urbanistica (seduta del 1 ottobre 2012) è stato detto dal vostro gruppo che l’applicazione della legge 106/2011 contiene elementi che rischiano di depotenziare il disegno e gli indirizzi del Piano Regolatore. Perché?
  4. (dal min. 18.45) Il principio della edificazione regolamentata prevede che colui che detiene il diritto di edificare, impresa o privato, debba versare degli “oneri alla collettività”: in termine tecnico, oneri di urbanizzazione (primaria e secondaria). Quali sono, se vi sono, i cambiamenti introdotti dalla nuova legge?
  5. (dal min. 22.20) Si è detto che si potrebbero creare disparità fra gli operatori del campo edilizio, cioè fra coloro che fruiscono delle agevolazioni previste dalla legge e coloro che non ne possono fruire. Quali sono queste agevolazioni e queste disparità?
  6. (dal min. 24.20) Perché nell’ultima seduta della Commissione Urbanistica la maggioranza politica di Pinerolo ha espresso chiaramente l’intenzione di volersi esprimere su di un caso “particolare e specifico”, l’area della PMT, prima ancora che sia definito il quadro regolamentare generale sul tema delle valorizzazioni?
  7. (dal min. 29.40) Il ricatto occupazionale: una azienda quale la PMT -che impiega circa 250 dipendenti nello stabilimento pinerolese- può davvero fondare il suo piano industriale a medio termine, quindi il mantenimento dei posti di lavoro, sul ricavo derivante da una “speculazione edilizia” quale quella derivante dal cambiamento di destinazione d’uso richiesto per una sua aerea?
  8. (dal min. 30.15) Quali sono a vostro parere gli strumenti coi quali l’amministrazione può vincolare le aziende al mantenimento occupazionale a medio termine, dal momento che sembra essere questo spesso l’oggetto del patto fra impresa e collettività?
  9. (dal min. 37.00) Il momento storico che viviamo: la crisi. Ci è parso interessante il quesito posto alla maggioranza da un consigliere dell’opposizione:  quello proposto dalla PMT, e gli altri interventi abbozzati,  sono “progetti virtuosi” per la città di Pinerolo?”. Ovvero: rispondono davvero quei progetti ai bisogni di una comunità nella quale esistono già 4.000/5.000 alloggi sfitti e che presenta fasce della popolazione già interessata da una crisi economica e quindi dalla cosiddetta “emergenza–casa” ?
  10. (dal min. 44.00) Perché le banche continuano a finanziare l’edilizia generando un eccesso di offerta, mentre invece questi fondi potrebbero esse impiegati più utilmente in altre attività o nel ricercare altre attività? Quali altri e nuovi strumenti da adottare?
  11. (dal min. 51.40) Riproponiamo una domanda che avevamo posto a Marco Gaido e a Massimiliano Puca, promotore e presidente della neo-nata Commissione Consiliare Speciale: “Poichè l'urbanistica  e l'edilizia, come governo e utilizzo del territorio da parte di una amministrazione, sono purtroppo da sempre i settori che maggiormente hanno risentito dell’infiltrazione mafiosa, per il riciclo del "denaro sporco" e come posta per il "voto di scambio", ritenete pertanto che l'urbanistica e l'edilizia del territorio di Pinerolo siano settori da “attenzionare”?
  12. (dal min. 59.40): cenno sulla riflessione del Procuratore della Repubblica dott. Ciro Santoriello sulla penetrazione delle mafie al Nord
  13. (dal h. 01.02.00): Massimiliano Puca ha parlato più volte dell’attuale maggioranza del Consiglio Comunale di Pinerolo come delpartito del cemento”. Questa definizione è solo una battuta o trova conferme, o ipotesi, nell’azione amministrativa dell’attuale maggioranza?  
  14. (dal h. 01.07.50): Come amministratori, vi sentite responsabili della bellezza di questa città? Quali sono le azioni che potrebbero essere intraprese per cercare di superare questo momento di crisi che pare aver scolorito i colori dei nostri orizzonti e dei nostri pensieri?
  15. (dal h. 01.10.50): La domanda di  Andrea Chiabrando rivolta al presidio "Rita Atria"

giovedì 18 ottobre 2012

Ndrangheta in Piemonte: al via il maxi processo


Prima udienza del dibattimento ordinario. Tra gli imputati alla sbarra ci sono l’ex sindaco di Leini’, Nevio Coral, e  Antonino Battaglia ex segretario comunale di Rivarolo (Torino)


fonte : LA Stampa

’Ndrangheta, al via il maxi processo


Il procuratore Gian Carlo Caselli
Sono 75 gli imputati alla sbarra
Altri 58 sono già stati condannati con rito abbreviato il 2 ottobre scorso
TORINO
Si è aperto con il lungo appello dei 75 imputati fatto dal giudice Paola Trovati, la fase dibattimentale del processo nato dall’operazione Minotauro, contro le infiltrazioni della `ndrangheta in Piemonte. Presente nell’aula bunker del carcere delle Vallette di Torino, vicino al pool di magistrati che sostiene l’accusa, coordinato dal procuratore aggiunto Sandro Ausiello, anche il procuratore capo Gian Carlo Caselli.  

Ad assistere all’udienza, anche il presidente del Tribunale di Torino, Luciano Panzani. Dietro i vetri a lato dell’aula ci sono gli imputati ancora detenuti mentre il pubblico, tra cui diversi parenti che cercano di salutare i loro congiunti detenuti, si trova in fondo all’aula, separato da un vetro dalla zona riservata agli avvocati. In tutto circa un centinaio i difensori che nei prossimi mesi saranno impegnati nel dibattimento.  

Una prima tranche del processo Minotauro si è chiusa lo scorso 2 ottobre con 58 condanne, con pene fino a 13 anni e sei mesi in rito abbreviato e con 14 assoluzioni. Tra gli imputati alla sbarra ci sono l’ex sindaco di Leini’, Nevio Coral e l’ex segretario comunale di Rivarolo (Torino) Antonino Battaglia. A Leini’ e Rivarolo, la scorsa primavera, i consigli comunali sono stati sciolti per mafia. In apertura del processo si sono costituiti parte civile la Regione Piemonte, la Provincia e il Comune di Torino, e i comuni di Leini’, Volpiano, Chivasso e Moncalieri, oltre all’associazione Libera di don Luigi Ciotti.  

mercoledì 17 ottobre 2012

Processo Minotauro, il Comune di Torino si costituisce parte civile

fonte; CITTAGORA', Periodico del Consiglio comunale di Torino

Processo Minotauro, il Comune di Torino parte civile

16-10-2012
Giovedì 18 ottobre alla prima udienza interverrà il presidente della Commissione Antimafia Roberto Tricarico
La seduta del 16 ottobre 2012








“Come chiesto dalla Commissione Speciale di promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi, la Città di Torino ha formalizzato con una deliberazione di Giunta l’impegno a costituirsi parte civile nel cosiddetto Processo Minotauro”. Lo ha riferito il presidente della Commissione Roberto Tricarico, durante la seduta del 16 ottobre, dedicata ad approfondire il tema delle opere pubbliche e delle grandi infrastrutture nel settore dei trasporti, in cui Giancarlo Guiati, a.d. di Infra.To srl, ha presentato la bozza di protocollo per la prevenzione di infiltrazioni della criminalità organizzata nei lavori della linea 1 della metropolitana, nel tratto Lingotto-Bengasi.
Il processo Minotauro mira ad accertare fatti di reato di estrema gravità, perché l’indagine svolta dalla Procura della Repubblica ha disvelato l’esistenza di un’associazione per delinquere di stampo mafioso che, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà, si proponeva di commettere una serie di reati nel territorio di Torino e Comuni limitrofi.
Il Comune di Torino – ha spiegato Roberto Tricarico – ha subito danni patrimoniali e non patrimoniali riconducibili ai fatti di reato contestati, anche in quanto Ente esponenziale della collettività residente sul territorio. La costituzione di parte civile era un atto doveroso, per affermare la cultura della legalità nel nostro territorio”.
Giovedì 18 ottobre, alla prima udienza avanti alla Quinta sezione penale del Tribunale di Torino, l’avvocatura del Comune di Torino depositerà la richiesta al magistrato. Presenzierà nell’aula giudiziaria il presidente Tricarico.
Diversi i reati contestati: delitti in materia di armi, esplosivi e munizionamento, contro il patrimonio, la vita e l’incolumità individuale, in particolare commercio di sostanze stupefacenti, estorsioni, usure, furti, abusivo esercizio di attività finanziaria, riciclaggio, re-impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, corruzioni, favoreggiamento di latitanti e di persone attinte da ordine di esecuzione pena, corruzione e coercizione elettorale, intestazione fittizia di beni, ricettazione, omicidi; gestione e/o controllo di attività economiche, in particolare nel settore edilizio, movimento terra, esercizi commerciali, locali di intrattenimento, ristorazione, sale da gioco e distribuzione e installazione di apparecchi videopoker; acquisizione di appalti pubblici e privati; ostacolo al libero esercizio del voto, procurando a sé oppure ad altri voti in occasione di competizioni elettorali, convogliando le preferenze su candidati direttamente o in via mediata contattati ovvero su candidati a loro vicini in cambio di future utilità.

Nella foto: La seduta della Commissione Speciale del 16 ottobre 2012.
Massimiliano Quirico


Yvan Sagnet. L'eroe qualunque, il ragazzo africano che si è ribellato ai "caporali" del Sud



Quando gli stranieri ci insegnano le regole della democrazia: rischiare la vita per una democrazia diversa. Una battaglia che molti italiani hanno rinunciato a combattere. 
Accadde già con Anne Marie Tsagueu, la  donna che ebbe il coraggio di testimoniare contro gli agenti nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Federico Aldrovandi, sebbene all'epoca fosse una "clandestina"


Fonte : LA Repubblica
di ROBERTO SAVIANO
L'eroe qualunque, il ragazzo africano che si è ribellato ai "caporali" del Sud
la copertina del libro
Yvan Sagnet arriva dal Camerun anche grazie alla passione per il calcio. Ma scopre il lato peggiore dell'Italia. La sua storia è diventata un libro che racconta la rivolta contro lo sfruttamento dei migranti nelle campagne pugliesi. http://www.migrantitorino.it/?p=16753
 QUESTA è una storia d'amore nata per caso tra un bambino e un Paese, la racconta Yvan Sagnet nel suo libro Ama il tuo sogno (Fandango). Il bambino è Yvan che nel 1990 aveva 5 anni e il Paese è l'Italia. È una storia d'amore che parte dal calcio. Yvan è nato Douala, in Camerun, nel 1985 e nel 1990, come molti bambini camerunensi, visse la cavalcata trionfale dei Leoni d'Africa nel mondiale, dalla prima partita con l'Argentina di Maradona fino ai quarti di finale contro l'Inghilterra. Napoli, domenica primo luglio. Ancora oggi chi c'era ricorda i tifosi del Camerun, coloratissimi, sportivi e con l'espressione di chi non poteva credere a ciò che stava accadendo. 
Essere arrivati fino a lì aveva del miracoloso: il Camerun era la prima squadra africana a raggiungere i quarti di finale in Coppa del Mondo. E Napoli, dove si svolse la partita, tifò con loro sperando nel miracolo. La partita fu incredibile, con il Camerun in vantaggio per 2-1 fino a otto minuti dal termine dei tempi regolamentari. Poi il primo rigore all'Inghilterra, i supplementari, il secondo rigore e la sconfitta. A Yvan quella partita ha cambiato la vita. Il ricordo del rientro in patria della nazionale, che pur non avendo vinto il mondiale aveva ottenuto il rispetto di tutto il mondo, per Yvan significava una sola cosa: un nuovo sguardo sul suo paese, maggiore attenzione su un Camerun in crisi economica e politica. E questo nuovo sguardo era stato possibile proprio grazie al mondiale e al paese che lo aveva ospitato.A scuola il programma di economia dei licei camerunensi prevedeva lo studio del sistema economico francese, ma lui decise per conto suo di specializzarsi sull'economia italiana. 

Dal calcio all'economia. Yvan impara l'italiano e con un permesso di studio si iscrive all'università di Torino perché vuole diventare ingegnere. Finalmente può conoscere dal vivo il calcio italiano che ha amato da bambino. Tifa Juventus ma la prima partita dal vivo della sua vita la vede di spalle, come steward, allo stadio. Sono i primi di luglio del 2011 e i soldi della borsa di studio non bastano. Alcuni amici di Torino gli dicono che al Sud si può andare a lavorare per la raccolta del pomodoro perché serve manodopera. Così Yvan decide di trasferirsi nelle campagne salentine, a Nardò, dove sa di una masseria che accoglie i braccianti che fanno la stagione, togliendoli dalla strada, dove spesso dormono accampati sotto gli alberi, dentro case di cartone, senza acqua né corrente elettrica. Eppure anche alla Masseria Boncuri, nonostante l'impegno di tante associazioni di volontariato, la longa manus dei caporali detta le sue leggi.

   Appena arrivati, i caporali requisiscono i documenti ai braccianti e li usano per procurarsi altra mano d'opera, altri immigrati, ma clandestini. Il rischio che i documenti vadano persi è altissimo e quando accade i braccianti diventano schiavi. Le condizioni di lavoro sono agghiaccianti: diciotto ore consecutive, di cui molte sotto il sole cocente. Chi sviene non è assistito e se vuole raggiungere l'ospedale deve pagare il trasporto ai caporali. Il guadagno è di appena 3,5 euro a cassone, un cassone è da tre quintali e per riempirlo ci vuole molto tempo, ore. Si lavora con questi ritmi anche durante il Ramadan, quando molti lavoratori di religione islamica non bevono e non mangiano. In Italia la disoccupazione è una piaga che sembra insanabile. Eppure questi ragazzi trovano lavoro, trovano un lavoro a condizioni inaccettabili per quasi la totalità dei disoccupati italiani.
Si crede che i ragazzi africani siano abituati a una vita di disumanità, sporcizia, alloggi immondi e quindi questa attitudine alla suburra la sopportino in Italia perché medesima nel loro paese. 
Nulla di più falso. Yvan scrive: "Mentre nel mio paese la dignità è sacra, a tutti livelli della scala sociale, il sistema dei campi di lavoro (in Italia, ndr) è appositamente studiato per togliere ai braccianti anche l'ultimo scampolo di umanità". Ma accade qualcosa che i caporali non hanno previsto. I braccianti in genere strappano le piantine alla radice per batterle sulle cassette così che i pomodori cadono tutti. Ma quel giorno il caporale impone un altro metodo. Servono pomodori da vendere ai supermercati per le insalate, quindi devono essere presi e selezionati uno a uno. Si tratta di riempire gli stessi cassoni di sempre, ma selezionare i pomodori significa raddoppiare la fatica. Il caporale impone tutto questo lavoro allo stesso prezzo: Yvan e gli altri braccianti non trovano alternative, si sollevano. È l'inizio della rivolta e Masseria Boncuri ne diventerà il simbolo con l'enorme striscione "Ingaggiami contro il lavoro nero". Ma lo sciopero non è facile da gestire soprattutto perché è quasi impossibile comunicare tra i diversi gruppi etnici. Gli unici a esprimersi facilmente in italiano sono i tunisini; per altri (bukinabé, togolesi, ivoriani, ghanesi, nigeriani, etiopi, somali) è necessario parlare in inglese e francese; altri capiscono solo la lingua araba. Eppure, nonostante le diversità, lo sciopero continua: tante culture e tante visioni della lotta hanno finito per essere non la debolezza ma la forza della protesta, che a un anno e mezzo da quella di Rosarno, è più organizzata e riesce a guadagnare un'eco nazionale.
Gli italiani sembrano prendere finalmente coscienza delle condizioni difficili di chi lavora nei campi e le istituzioni sono costrette ad ammettere che il problema caporalato esiste.

La magistratura trova la forza per continuare le indagini già in corso, spesso protette da omertà e scarsa collaborazione, e a maggio 2012 i carabinieri del Ros arrestano 16 persone  -  presunti caporali e imprenditori agricoli  -  nell'ambito dell'operazione "Sabr" che ha colpito un'organizzazione criminale attiva tra Rosarno, Nardò e altre città della Puglia. Ma la reazione alla rivolta, allo sciopero, al clamore mediatico, all'inchiesta della magistratura e agli arresti, non si fa attendere. Alessandro Leogrande (autore peraltro di un importante reportage Uomini e caporali sui desaparecidos polacchi nel triangolo del pomodoro vicino Foggia) nell'intervista finale che accompagna il libro di Yvan Sagnet, svela che c'è un piano per uccidere Yvan e lo hanno ordito alcuni caporali tunisini che ancora operano a Nardò. 
La vita del primo leader nero italiano è, oggi, seriamente in pericolo. 
Quello che sento di poter fare con queste righe è non lasciarlo solo. Senza il suo impegno, senza questo ragazzo africano e gli altri che hanno lottato con lui, non esisterebbe la legge contro il caporalato, eppure i caporali esistono al Sud da più di un secolo. 
La speranza del mezzogiorno italiano sta proprio in questa parte d'Africa che arrivata al Sud, trasforma il Sud e rimette in gioco interi territori, migliorandoli.
Rischia la vita per una democrazia diversa, una battaglia che molti italiani hanno rinunciato a combattere

martedì 16 ottobre 2012

Corruzione: all'Italia costa 60 miliardi. Appalti gonfiati del 40%

Mentre la crisi economica segna la vita di molti italiani, per i quali "non si trovano le risorse" che possano acconsentire a misure di sostegno del reddito, corrotti e corruttori, cosche-cricche e caste continuano a godere di immensi guadagni illeciti.
Il "libro dei sogni" di come potrebbe essere l'Italia se, a strangolarla, non ci fosse l'Idra a tre teste della corruzione ( a cui si aggiunge il mostro delle mafie) 

fonte: La Repubblica
Il libro bianco del governo sarà presentato lunedì prossimo a Palazzo Chigi. Oltre 400 pagine frutto del lavoro della commissione del ministero della Funzione pubblica: "Intervenire ora con la prevenzione". Il premier: "Il diffondersi di pratiche corruttive mina la fiducia dei mercati, scoraggia gli investimenti, danneggia la competitività". Deleghe subito dopo l'ok al testo Severino. Stop ai condannati nelle liste elettorali

ROMA - Lo apre una prefazione di Monti. Lo chiude un elenco dei più importanti documenti internazionali sulle politiche anti-corruzione. In mezzo c'è il "libro dei sogni" di come potrebbe essere l'Italia se, a strangolarla, non ci fosse l'Idra a tre teste della corruzione. Quella che condanna le imprese grandi e medie del nostro Paese a perdere il 25% del loro tasso di crescita, che sale al 40% per quelle più piccole. Il rapporto sulla corruzione in Italia - di cui Repubblica anticipa i contenuti - sarà presentato lunedì 22 ottobre, a palazzo Chigi, e poi ancora il 6 novembre alla Treccani. Le oltre 400 pagine sono il frutto del lavoro della commissione costituita presso il ministero della Funzione pubblica dal titolare Filippo Patroni Griffi. Con l'obiettivo, come ha detto più volte lo stesso ministro, di "contrastare il fenomeno con la prevenzione, perché la repressione arriva ormai a danni già fatti".

L'ALLARME DI MONTI
Non servono molte parole al capo del governo per etichettare la corruzione per quello che è e per gli effetti che produce. Scrive: "Il diffondersi delle pratiche corruttive mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall'estero, determina quindi, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese". Per questo, dice ancora Monti, "la lotta alla corruzione è stata assunta come una priorità del governo".
I dati parlano chiaro: nella classifica del Corruption Perception Index di Trasparency International l'Italia è al 69° posto con Ghana e Macedonia. E nell'indice di percezione della corruzione che va da 1 a 5, come scrive il rapporto, "le rilevazioni attribuiscono 4,4 ai partiti, 4 al Parlamento, 3,7 al settore privato e della pubblica amministrazione".
la campagna di Libera contro i corrotti
Nel volume si ammette che il 64% degli intervistati "ritiene inefficace la risposta del governo ai problema della corruzione".

SUBITO LE DELEGHE
Al richiamo di Monti la commissione anti-corruzione - l'ha coordinata il capo di gabinetto Garofoli, ne facevano parte i magistrati Granelli e Cantone, i professori di diritto amministrativo Mattarella e Merloni, di procedura penale Spangher - risponde mettendo in cantiere un pacchetto di deleghe che il governo potrà esercitare un minuto dopo che la legge contro i corrotti sarà votata a Montecitorio. Innanzitutto sulla non candidabilità dei condannati (Patroni Griffi ha lavorato con il ministro dell'Interno Cancellieri), sulla trasparenza nella pubblica amministrazione, sulle incompatibilità dei dirigenti, sulle sanzioni disciplinari per chi sgarra, sul codice di condotta, il primo dopo quello famoso di Sabino Cassese.

STATO DESTABILIZZATO 
Parla chiaro il rapporto quando si addentra nella disamina dei costi della corruzione. Che certo sono sotto stimati rispetto al loro effettivo ammontare perché bisogna considerare "il dato della scarsa propensione a denunciare i fatti di corruzione propria delle vittime che pure ne siano a conoscenza". Ma ai 60 miliardi di euro all'anno valutati dalla Corte dei conti vanno aggiunti quelli "indiretti". Scrive il rapporto: "Si pensi a quelli connessi ai ritardi nel definire le pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici, all'inadeguatezza, se non inutilità, delle opere pubbliche, dei servizi pubblici, delle forniture pubbliche". Eccoci ai "costi striscianti", al "rialzo straordinario che colpisce le grandi opere, valutabile intorno al 40 per cento". Sta qui quella che Monti chiama "la perdita di competitività del Paese". Si legge nel rapporto che "la corruzione, se non combattuta adeguatamente, produce costi enormi, destabilizzando le regole dello Stato di diritto e del libero mercato".

CODICI E TRASPARENZA
Per pagine e pagine il "libro dei sogni" di Patroni Griffi discetta di dirigenti obbligati a rigide regole di incompatibilità, di draconiani codici di comportamenti nel settore pubblico, della mannaia disciplinare che, appena passa la legge anti-corruzione e la relativa delega, colpirà i funzionari infedeli. Alle "gole profonde" sarà garantita copertura, ma la vera scommessa è quella della trasparenza online, "nella possibilità per tutti i cittadini di avere accesso diretto all'intero patrimonio informativo delle pubbliche amministrazioni", fatta salva solo la privacy più stringente. Gli enti locali dovranno diventare un libro aperto disponibile per chiunque voglia curiosare sul web. L'Italia potrà sfidare altri paesi che, come gli Usa, già si sono incamminati su questa strada. Chi sarà eletto, a qualsiasi livello, dovrà garantire la totale trasparenza della sua vita e dei suoi averi
Un Grande Fratello che potrebbe evitare in futuro gli ormai innumerevoli casi di patrimoni e ricchezze improvvise costruite grazie al denaro pubblico.

SCURE SU APPALTI E SANITA'
Diventa un "super libro dei sogni" quello che descrive i futuri interventi sulla sanità e sugli appalti pubblici. Rispetto alla totale "insindacabilità odierna" la commissione ipotizza automatismi nella selezione e nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie. Un albo nazionale o regionale e soprattutto nessun incarico "eterno". Controlli incrociati su acquisti e commesse. Idem per gli appalti pubblici dove la commissione prevede "una drastica riduzione delle stazioni appaltanti, la centralizzazione delle gare, un regime più severo delle varianti, l'azionariato esclusivamente pubblico delle Soa", le società che certificano i requisiti complessivi di un'impresa e la sua ammissibilità a una gara pubblica. E qui il rapporto si chiude.

lunedì 15 ottobre 2012

Quella cronista che sfida i boss. Per sua fortuna, qualcuno ha scoperto un po' di mafia anche lì, alle porte di Milano.


Le minacce del sindaco amico dei boss: " Tu non devi più scrivere contro di me".
fonte : La Repubblica
Ester Castano
CHE cosa può fare contro la 'ndrangheta una giovane giornalista del profondo Nord? 
Può scrivere o stare zitta. Se scrive però, si può fare molto male. Sollevare polvere è pericoloso nei dintorni di Milano, soprattutto se il sindaco è amico di quelli là: i mafiosi. In quest'Italia che sembra capovolta è quasi più difficile parlare di boss e di «amicizie» nelle grandi periferie lombarde contagiate da cosche e ' ndrine piuttosto che laggiù, nel labirinto di Reggio o nella soffocata Palermo. Leggete cosa è capitato a una reporter di Sedriano, il paese vicino a Magenta dove l' altro giorno hanno arrestato il sindaco Alfredo Celeste per i suoi ravvicinati rapporti con Eugenio Costantino, uno degli uomini in odore di ' ndrangheta coinvolti nell' inchiesta che ha portato in carcere anche l' assessore alla Casa della regione Lombardia Domenico Zambetti. Leggete bene come si muoveva nel suo reame quel sindaco accusato di avere preso voti in cambio di favori agli emissari del clan, come pretendeva il silenzio, l' omertà.
Lei, la giornalista, si chiama Ester Castano e ha 22 anni, lavora per l' Altomilanese che è un settimanale. Per mesi ha fatto una vita d' inferno in un comune di poco più di diecimila abitanti, pendolari, una quiete apparente e tanta ' ndrangheta. La colpa di Ester: scrivere. Scrivere sul sindaco e i suoi compari. Troppe domande. Troppi articoli. Troppa curiosa quella ragazzina con il vizio del giornalismo. Così il sindaco di Sedriano si è scatenato con querele e diffide contro Ester, richieste di risarcimento danni, false accuse di molestie, persino l' intimazione- attraversoi solerti carabinieri della locale stazione - a non avvicinarsi fisicamente a lui. L' ultimo «consiglio» di Alfredo Celeste a Ester Castano: cambia zona, scrivi d' altro. Ogni volta che lei pubblicava un articolo partiva subito la chiamata del comandante dei carabinieri. Ricorda lei: «Era sempre la stessa storia: "Vieni in caserma il prima possibile", mi dicevano i carabinieri e poi mi notificavano una nuova diffida». Così Alfredo Celeste ha tentato di sbarazzarsi di una cronista che aveva intuito prima di tutti gli altri chi aveva allungato le mani sul Comune di Sedriano.
La «campagna» contro Ester e l' Altomilanese - rivelata con molti dettagli ieri mattina da un articolo di Alberto Spampinato su Ossigeno per l' Informazione, l' Osservatorio sui giornalisti minacciati - è iniziata dopo una cronaca del maggio 2011 su Nicole Minetti a Sedriano
La consigliera regionale amica di Ruby era stata invitata da Celeste- laureato in teologia, devotissimo alla Madonna di Medjugorie, insegnante di religione che non ha mai voluto sposare coppie nel suo comune («Per me il matrimonio è solo quello davanti a Dio») - per una serata sulla «creatività femminile». Siccome il sindaco aveva paura di polemiche, ha avuto l' idea di chiamare in suo soccorso il suo amico «calabrese» Eugenio Costantino - così scrivono i magistrati milanesi nella loro ordinanza di custodia cautelare - «per portare con sé un certo numero di persone per poter far frontea eventuali contestatori». La Minetti arriva a Sedriano e la temuta protesta c' è. Una suora e una maestra vengono maltrattate dal servizio d' ordine, quello organizzato dal sindaco e dalla  ‘ndrangheta.
Loro presentano denuncia per violenza, Ester Castano scrive. E scrive pure che il Comune stanzia 7.020 euro per l' ingaggio di un legale incaricato di querelare suora e maestra. Un' altra denuncia parte contro la giornalista (Ester riporta nella sua cronaca che l' avvocato «è amico del sindaco») e tutti gli edicolanti di Sedriano vengono diffidati da Celeste a esporre le locandine dell' Altomilanese.
Ma non è finita. Pochi mesi dopo a Sedriano qualcuno esplode sei colpi di pistola contro un' automobile, è parcheggiata davanti a un locale collegato al giro delle slot machine. Ester prova a chiedere ad Alfredo Celeste «che cosa sta accadendo» nel loro tranquillo paese, dopo pochi giorni i carabinieri tornano alla carica e la diffidano «a non entrare più in contatto con il sindaco». Ricorda ancora Ester: «Il comandante dei carabinieri mi ha riferito che il sindaco gli aveva espressamente detto che dovevo smetterla di scrivere articoli su Sedriano». Passa qualche settimana ed Ester viene accusata ancora, questa volta di aver dato fuoco ad alcune auto alle spalle del palazzo comunale. Un paio di giorni prima aveva chiesto informazioni su come funzionava il servizio antincendio in Comune. A Sedriano Ester è isolata. Le vietano di parlare con i vigili urbani. Le vietano di avvicinarsi alle fonti. Provano a cucirle la bocca.
Per fortuna, in questo anno di incubo nel paese del sindaco «amico degli amici» Ester Castano è stata più volte difesa dal suo direttore Ersilio Mattioni, con tanti editoriali contro le prepotenze di Alfredo Celeste.
Per fortuna, ha trovato sostegno legale dai colleghi di Ossigeno.
Per fortuna, qualcuno ha scoperto un po' di mafia anche lì, alle porte di Milano.

venerdì 12 ottobre 2012

LA LEGALITA' E' UN'OPINIONE? La lettera di Pippo Callipo, imprenditore calabrese, e le dichiarazioni di Angelino Alfano, segretario nazionale del PdL.


Lo scioglimento per contiguità mafiosa del comune di Reggio Calabria suscita commenti differenti. 
Mettiamo a confronto la lettera indirizzata al ministro Cancellieri da Pippo Callipo, imprenditore calabrese, e le dichiarazioni di Angelino Alfano, segretario nazionale del PdL.

La lettera di  Pippo Callipo 
( fonte: Sole 24 ore - rubrica "Guardie e Ladri" di R. Gallullo )


Pippo Callipo

 Ci voleva un governo tecnico per mettere finalmente a nudo un sistema di potere che per anni ha imperversato nella città più importante della Calabria, emblema insieme dei mali e delle virtù di un’intera Regione. Ci voleva un governo tecnico per fare quello che nessun esecutivo politico avrebbe mai osato fare, mettendosi contro colleghi e sodali politicamente troppo in vista. Certo ci saremmo aspettati che questa decisione fosse giunta ben prima e con maggiore determinazione, poiché è noto che il “sacco” di Reggio Calabria non è certo maturato nei diciassette mesi della consiliatura che oggi viene sciolta, ma tant’è.
E allora grazie caro Ministro Cancellieri. Grazie a nome dei tanti calabresi onesti per questa decisione che, ci auguriamo, possa contribuire a liberare questa città dai ceppi ai quali era vincolata, con uno slancio che possa, magari, contagiare l’intera Regione. Si perché con il tanto decantato “Modello Reggio” che oggi vede la sua impietosa deriva giuridica, viene bollato con il marchio dell’infamia un intero sistema politico: quello che va per la maggiore in questa Regione. Basato com’è sulle clientele, sulle interessenze, sulle commistioni tra zone più o meno grigie, lobby affaristico-mafiose, consorterie di ogni risma.
Dunque, caro Ministro, non dimentichi che se il “Modello Reggio” frana oggi miseramente, rimane ancora in piedi un ben più deforme “Modello Calabria” il quale ha, per molti versi, aspetti identici se non più aberranti di quelli in uso nella città dello Stretto. Ce lo dicono già molte inchieste giudiziarie, il lavoro encomiabile della magistratura, gli avvisi di garanzia, gli arresti in seno al Consiglio regionale. Ecco, caro Ministro, il suo lavoro in questo senso è ancora all’inizio… trovi lei nella sua autonomia politica e decisionale quel coraggio che ad altri, guidati dalle logiche di consenso, è mancato evitando così alla Calabria onesta e all’Italia tutta l’agonia di un’intera Regione.
 Pippo Callipo 


 Le dichiarazioni di Angelino Alfano 
( fonte : La Repubblica) 

"Il provvedimento assunto dal governo riguardo lo scioglimento del consiglio comunale di Reggio Calabria 1, penalizza e condanna un'intera comunità e non rafforza la presenza dello stato in questa parte di Paese". Così il segretario del Pdl, Angelino Alfano. La decisione di azzerare il consiglio è stata presa nei giorni scorsi dal ministero dell'Interno a causa di contiguità con la 'ndrangheta.
Alfano ha espresso la sua solidarietà "a tutti quegli amministratori che, col sindaco di Reggio, Demetrio Arena, hanno fatto della trasparenza, della moralità e della legalità, elementi cardine dell'azione politico amministrativa in questi anni". L'ex ministro della Giustizia ha aggiunto che "il Pdl si stringe ancora una volta attorno ai cittadini reggini, consapevole che quanto accaduto, anche in termini di proiezione mediatica, non rende giustizia del grande processo di crescita avuto negli ultimi dieci anni".
Secondo il segretario del Pdl la città "dal governo di centrodestra, ha ricevuto sempre sostegno", mentre lo stesso "non si può dire di coloro che, orfani di consenso popolare, hanno tifato cinicamente per lo scioglimento, incuranti del bene della citta".

Ci chiediamo: la Legalità è un'opinione?