Si chiama Santo Palazzolo, pasticciere, e ha dimostrato di essere un uomo "non vile"!
Un uomo non vile, Santi Palazzolo, ha denunciato Roberto
Helg, il
vicepresidente della società di gestione dell’aeroporto di Palermo "Falcone e Borsellino". Roberto Helg (leggi qui) aveva chiesto una mazzetta di € 100.000 per consentire al pasticcere di continuare ad avere il suo punto-vendita nell'aereopoorto, senza temere concorrenti (qui le intercettazioni). L'arresto di un uomo di potere come Helg, segue di pochi giorni la notizia di una indagine pesatnte che riguarda uno dei "paladini dell'anti-mafia" siciliana, Antonello Montante, "delegato per la legalità" nell'ambito di Confindustria palermitana (leggi qui)
Santo Palazzolo
"(...) Tuttavia, oggi bisognerebbe parlare, riempire i
giornali a lettere cubitali, non di un anonimo “titolare di un
esercizio di ristorazione o di una pasticceria”, come si è
scritto, ma di Santo Palazzolo, l’imprenditore di Cinisi che ha
deciso di non pagare, si è rivolto alla polizia e si è prestato a
predisporre la trappola a colui che voleva estorcergli il frutto del
suo onesto lavoro. Si tratta del nipote di Don Santo, erede di
un’attività che ha quasi un secolo di vita. A Radio Aut,
scherzando, lo chiamavamo don Profitterolo(...)" Salvo Vitale
Fonte: Antiamfiaduemila
di Salvo Vitale - 4 marzo 2015
Roberto Helg
La
denuncia di Helg e il suo conseguente arresto ha alzato il velo su
quella zona grigia che sta tra chi ricopre cariche pubbliche, cioè è
uno dei padroni del vapore, chi usa il suo potere per aumentare la
sua ricchezza, oltre che il suo prestigio, e, in questo caso, di chi usa
l’antimafia come vetrina e copertura per accreditare un’immagine
di legalità che invece nasconde un profilo da volgare
delinquente. Roberto Helg attualmente è
presidente della Camera di Commercio di Palermo, oltre che
vicepresidente della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto
Falcone-Borsellino. Si tratta di uno degli esponenti più importanti
dell’imprenditoria siciliana, appartenente all’area del centro
destra e molto attivo nella difesa della categoria dei commercianti.
E’ rimasto al vertice della Confcommercio di Palermo da 18 anni e,
di quella siciliana da 9, gestendo un noto negozi di regali in
fallimento da qualche tempo: Helg ha cercato di riprovare a
rilanciare l’attività associandosi con la Carrefour per l’apertura
di un centro commerciale il cui progetto non è stato approvato dal
Comune di Palermo. Ufficialmente ha
rappresentato il viso nuovo di quella Sicilia che vuole scrollarsi
dall’ipoteca mafiosa, che si è impegnato
nella lotta contro il racket, aprendo uno sportello per gli
imprenditori vessati da usura o dal pizzo. In tal senso si è
schierato con Montante, anche lui industriale antimafia ultimamente
indagato per contatti con i boss di Caltanissetta e gli ha espresso
solidarietà.
Una domanda nasce spontanea:siamo davanti a forme
raffinate di strategia mafiosa,che si servono di un’apparente
facciata di legalità, magari con la denuncia di qualche tentativo di
estorsione, o, come si vorrebbe far credere, a singoli casi, a
incidenti di percorso che non mettono in discussione la linea scelta
dagli industriali siciliani di dire no alle richieste estorsive? Il
caso di Helg, colto con le mani nella marmellata, sembra orientare
verso la prima ipotesi. Il pensiero va anche ai fratelli Catanzaro,
uno dei quali è vicepresidente della Confindustria siciliana,
l’altro gestisce una delle più grandi discariche della Sicilia,
prima appartenente al comune di Siculiana, poi finita nelle sue mani,
con l’assoluzione della magistratura. Anche se non è un teorema,
in Sicilia, così come in Campania, non ci si può occupare della
raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, senza fare i conti con Cosa
Nostra. E allora? Allora due più due fa quattro, ma non si può
dimostrare.
Ma torniamo ad Helg, che è componente di una decina di
consigli di amministrazione di varie associazioni commerciali,
ricopre numerose cariche direttive e pertanto che incassa già laute
parcelle, ma che adesso, poverino, dice di avere agito per necessità
perché ha la casa pignorata. In verità una necessità per rimediare
alla quale ci vuole una mazzetta da 100 mila euro, la metà della
quale dilazionata in rate mensili, suscita una spontanea voglia di
prendere a calci in culo questo soggetto, di metterlo in cella e di
gettare la chiave. Invece è stato trattato con tutte le premure
possibili, prima perché malato e poi perché anziano. Una specie di
Berlusconi nostrano che non andrà mai in carcere. Il caso pone
diverse considerazioni e interrogativi e che ci si augura possano
suscitare l’attenzione delle forze dell’ordine: si tratta di un
caso isolato, oppure, com’è più logico, conoscendo come funziona
in Sicilia, tutti quelli che all’aeroporto hanno in concessione uno
spazio commerciale pagano il pizzo? A chi? Solo ad Helg? Non sarebbe
opportuno aprire un’indagine sulla Gesap e sulla intera gestione
dei servizi aeroportuali, dalle assunzioni, ai lavori di pulizia e
manutenzione, alle modalità di concessione degli spazi ed
altro?Tutti ieri hanno parlato di Helg, come il corrotto, il
corruttore, l’estorsore. Nessuno lo ha definito mafioso, ma sarebbe
opportuno discuterne: da secoli sappiamo che la mafia non è solo
quella che spara.
Tuttavia oggi bisognerebbe parlare, riempire i
giornali a lettere cubitali, non di un anonimo “titolare di un
esercizio di ristorazione o di una pasticceria”, come si è
scritto, ma di Santo Palazzolo, l’imprenditore di Cinisi che ha
deciso di non pagare, si è rivolto alla polizia e si è prestato a
predisporre la trappola a colui che voleva estorcergli il frutto del
suo onesto lavoro. Si tratta del nipote di Don Santo, erede di
un’attività che ha quasi un secolo di vita. A Radio Aut,
scherzando, lo chiamavamo don Profitterolo, per la sua abilità nel
saper preparare i migliori profiterols della Sicilia. Il suo bar,
sito tra la piazza e l’inizio del corso, era frequentato dalla
Cinisi bene, cioè da professionisti, galantuomini e anche mafiosi
che, soprattutto la domenica mattina andavano a comprare la guantiera
di dolci per la famiglia o per l’ospite. Una volta Peppino
Impastato si nascose in una casa di fronte per scattare di nascosto
alcune foto a Tano Badalamenti e agli amici che lo circondavano. Lui,
don Santo, aveva un sorriso e una gentilezza per tutti, spesso
preparava una sorpresa sul bancone o dentro la vetrina, una torta
esotica, un dolce originale, un gelato dal gusto strano, accanto agli
immancabili cannoli. Poi tutto venne trasferito sulla strada
provinciale, al limite con il semaforo che da accesso al paese.
L’attività è continuata con la gestione dal nonno, al figlio,
detto l’Avvocato e oggi al nipote, che porta il nome del nonno ed
ha cercato di dare al locale una veste più moderna con i giornali
del mattino e con attività culturali varie: è stata finanziata
anche qualche pubblicazione sulla storia del paese e del bar e sono
stati aperti altri punti vendita, uno dei quali quello dell’aeroporto
di Punta Raisi e uno negli Stati Uniti. Che tutto questo sia
avvenuto a Cinisi, nel paese di Don Tano Badalamenti, ma anche di
Peppino Impastato, significa che il muro una volta indistruttibile
della cultura mafiosa comincia a manifestare qualche crepa e che
comincia a diffondersi la cultura secondo cui ognuno ha il diritto di
godere in pieno dei frutti del proprio lavoro, senza che i parassiti
possano profittarne. Il negozio dell’aeroporto rappresenta
l’ultimo momento, per chi parte e vuole portare un sapore della
Sicilia, una cassata, un cannolo, un frutto di “martorana”, un
dolce tipico. Adesso, dopo la denuncia dell’estorsione fatta da
Roberto Helg, per il rinnovo del contratto per l’area del negozio,
quel dolce assume un sapore più significativo, il sapore della
legalità.
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